| Proteste significative dei nostri leaders per l'incredibile leggerezza -
ad essere buoni- dei gestori del servizio pubblico televisivo non c'erano
state. Zitti zitti Rutelli e Veltroni, spumeggianti - e cancellati- i
verdi. Non si può aspirare a governare se non si
sa troncare con chi dà del centrosinistra una immagine così
disdicevole. Voltare pagina subito, per iniziare la
ricostruzione! La sinistra non è chiusura rispetto alla scienza ed
al futuro.
Veronesi : parole ottuse ed irresponsabili Mafai: lo scienziato ed il falso guru Sulle numerose prese di posizione di Veronesi, vedi anche in mondo nuovo, sulle biotecnologie, nonché quelle sulle "verità laiche" Qui sotto: |
Il ministro della Sanità scrive al presidente della tv di Stato bollando il monologo anti-legge sui trapianti come un episodio di «incultura»
«Ottuse e irresponsabili le parole di Celentano»
Veronesi: una beffa i 22 miliardi di denaro pubblico spesi per la realizzazione del programma
Ha usato parole dure, il ministro della Sanità Umberto Veronesi. Ha accusato di «irresponsabilità» e di «incultura» l'operazione fatta da Celentano poiché sono state affrontate tematiche «delicatissime» che non possono essere trattate alla stregua di un «qualunque spettacolo anche se divertente». Dunque, il monologo di Adriano Celentano contro la legge sulla donazione degli organi - pronunciato giovedì nella prima puntata di «125 milioni di caz..te» - non smette di generare polemiche a catena. Così ieri, seppur in forma privata, Veronesi ha preso carta e penna, e ha scritto una lettera al presidente della Rai Roberto Zaccaria, stigmatizzando l’episodio, e chiedendo che i contenuti della puntata siano sottoposti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla Rai. Il ministro ha chiamato in causa direttamente Zaccaria poiché «tra i suoi compiti ritengo che via sia anche quello di garantire al cittadino un’informazione chiara ed obiettiva». Veronesi ha definito «ottuse e irresponsabili» le parole che Celentano ha espresso sulla politica dei trapianti in Italia; «un vero schiaffo a quanti hanno in questi anni lavorato per promuovere in Italia la cultura della donazione». Ha aggiunto: «Temi così delicati come l’attesa di morte certa da parte di ammalati che attendono organi, non si possono lasciare a chi non è competente. E ciò è più grave poiché in materia esiste una legge dello Stato».
E ancora. Veronesi parla di «beffa amara»: «Mi risulta che il programma sia costato 22 miliardi di denaro pubblico versato in buona misura dai cittadini attraverso il pagamento del canone. Una beffa amara per chi contribuisce al sostentamento del servizio pubblico». L'attivazione della rete italiana per i trapianti, fa poi notare il ministro, finora è costata ai contribuenti 18 miliardi, «racimolati faticosamente con il contributo anche della presidenza dei ministri. Questi sono andati buttati dal momento che bastano alcuni minuti di una trasmissione a vanificare gli sforzi fin qui compiuti sul fronte dei trapianti».
Questo nella lettera. Altre riflessioni sono giunte dal ministro che ieri si trovava a Grosseto per partecipare ad una manifestazione elettorale del presidente del Consiglio, Giuliano Amato, dedicato ai temi della sanità. «Ho colto le forti proteste delle associazioni che rappresentano la schiera dei malati - ha detto Veronesi -. La donazione dopo la morte ha sempre turbato molte coscienze. Ma è stato fatto un passo straordinario in questi ultimi anni nel creare una cultura della donazione». Dopo aver riconosciuto al suo predecessore, il ministro Rosy Bindi, di aver portato avanti la legge sul consenso-assenso, Veronesi ha aggiunto: «In Italia sono stati raggiunti risultati straordinari e si sta procedendo bene nonostante alcune difficoltà, come le disavventure per qualche battuta televisiva. Oramai il 90-95% dei trapianti funziona e un domani tutti gli ospedali dovranno avere un centro trapianti».
E proprio a margine della manifestazione anche il Premier è intervenuto indirettamente sulle polemiche sollevate dalle parole di Celentano sui trapianti richiamando tutti sul fatto che la donazione di organi è un fatto di «solidarietà» e che la legge sui trapianti «non lede nessun diritto della persona». Poi, entrando nel merito delle polemiche suscitate dalle parole di Celentano, Amato ha detto: «Ho ricevuto un tesserino riservato a me, come tutti gli italiani, ho messo una crocetta sul sì, ho indicato il numero della mia patente di guida e l’ho firmato. Lo tengo nel mio portafoglio e quando morirò me lo troveranno in tasca».
E la missiva di Veronesi ha procurato scossoni anche in viale Mazzini. Il destinatario della lettera, Zaccaria, ha fatto sapere che risponderà nel dettaglio ma ha precisato che occorre distinguere «tra programmi d’informazione e programmi d’intrattenimento dove gli autori esprimono posizioni personali». Immediato il commento di Mario Landolfi, presidente della commissione di vigilanza sulla Rai: «L’unico in buona fede nella polemica è proprio Celentano». Quanto alla risposta di Zaccaria, Landolfi la definisce «farisaica, perché il presidente della Rai finge di non sapere che, proprio perché di intrattenimento, la trasmissione ha raggiunto un larghissimo numero di telespettatori. Forse sarebbe stato utile dall’inizio accertarsi che su un tema così delicato e controverso ci fosse un contraddittorio».
Maria Volpe
Corriere della Sera
29 aprile 2001
LO SCIENZIATO E IL FALSO GURU
di MIRIAM MAFAI
LO show di giovedì, con il quale Celentano irrideva alla nostra legge sui trapianti mettendo alla gogna i medici che in modo irresponsabile o per errore certificherebbero la morte di un paziente per potere poi procedere a un trapianto, rischia di avere come drammatica conseguenza la diminuzione del numero dei donatori nel nostro paese? E' possibile. Siamo un paese nel quale il livello di cultura scientifica è molto modesto, grande la sfiducia in tutte le istituzioni e dunque in cui l'appello, l'allarme irresponsabile e divertito di un divo della tv può avere, su una parte della pubblica opinione, un impatto maggiore delle dichiarazioni degli scienziati.
Celentano contro Veronesi. O Veronesi contro Celentano. Chi gode oggi di maggiore credibilità? E' drammatico che una parte della pubblica opinione si affidi anche in tema di medicina più alle affermazioni di qualche guru televisivo, o di qualche stregone di passaggio che al suo medico. Ma è inutile fare finta che così non sia. In tema di trapianti, di accertamento scientifico della nostra morte, resistono nella cultura popolare antiche e irrazionali paure, quasi il ricordo di certi feuilleton da strapazzo intitolati alle «sepolte vive». E' inquietante pensare che oggi, nel momento in cui l'uomo va nello spazio, possano sopravvivere. Ma sopravvivono.
E dunque il ministro Veronesi ha fatto bene a intervenire ieri, con la massima durezza, non solo contro le grottesche affermazioni del Molleggiato, trasformatosi in pastore d'anime e di coscienze, ma soprattutto contro questo uso improprio della nostra televisione, un uso improprio e scandaloso in quanto è stato il servizio pubblico a farsi portavoce di posizioni e allarmi che non hanno nessuna validità scientifica. Nessun paziente di cui sia stata certificata la morte (non da un solo medico, come diceva sghignazzando Celentano, ma da una equipe di medici come impone la nostra legge) potrà mai risvegliarsi e stupirsi «perché gli hanno tagliato un braccio». Centinaia di pazienti ormai condannati a morte sono invece tornati a godere di una vita normale grazie alla generosità di un donatore di organi ed alla perizia dei clinici che si occupano di trapianti. Dovremmo ringraziarli tutti, perché nessuno di noi sa se noi stessi o qualcuna delle persone cui vogliamo bene, non dovrà un giorno fare ricorso alla generosità di un donatore ed alle cure di uno specialista di trapianti.
La nostra legge, faticosamente approvata due anni fa dopo un lungo dibattito, ha significato la salvezza per migliaia di uomini, donne, bambini condannati a morte. E' una legge che non obbliga nessuno a essere donatore. Che non consegna il nostro corpo e i nostri organi ad una sorta di Stato Moloch, come giovedì è stato ripetuto. E' una legge che chiede ai singoli cittadini se desiderano, in piena coscienza e lucidità, decidere di donare i propri organi a chi ne avrà bisogno.
La televisione, e in particolare il servizio pubblico, avrebbero il compito e il dovere di migliorare il livello di conoscenza scientifica degli spettatori, soprattutto di coloro che, privi dei necessari strumenti culturali, possono più facilmente subire la suggestione di improvvisati e irresponsabili predicatori. Anche in questo caso – e non è il primo – la nostra Televisione non ha assolto a questo ruolo. Il presidente Zaccaria si è preoccupato soltanto del fatto che il titolo della trasmissione, «125 milioni di cazzate» venisse modificato. Ma davvero qualcuno può credere che l'uso di quella parola comporti alla nostra società più danno della sfiducia nelle leggi approvate dal Parlamento, e negli scienziati e medici che cercano di applicarla?
La Repubblica
29 aprile 2001
Veronesi: "Per battere il cancro l'arma finale è la terapia genica"
Il ministro oncologo: il trend al ribasso continuerà
GIOVANNI MARIA PACE
Milano - I dati indicano progressi limitati ma molto significativi, che derivano in ultima analisi dall'accelerazione impressa alla ricerca e dal maggiore impegno profuso nella prevenzione durante gli ultimi trent'anni. Testimone e in parte artefice di tali progressi è l'attuale ministro della Sanità Umberto Veronesi, che è stato in questi anni cruciali direttore dell'Istituto nazionale dei tumori e poi dell'Istituto europeo di oncologia, entrambi con sede nel capoluogo lombardo.
Professor Veronesi, come vanno interpretati i dati del Registro tumori.
«Va detto in primo luogo che non riguardano tutti i tipi di tumore, nel senso che per alcune patologie non si registra una diminuzione della mortalità. Ma nel complesso le cose vanno meglio. Innanzi tutto grazie alla diagnosi precoce. Oggi riusciamo a controllare il tumore al seno e gli altri tumori ginecologici (utero e ovaio) perché la donna si accorge prima di essere malata, con tutta una serie di esami, fondamentali appunto per accorgersi in tempo della malattia. La diffusione della mammografia e del paptest gioca qui un ruolo fondamentale. Per quanto riguarda i tumori ematologici, cioè il gruppo delle leucemie, si tratta invece di un progresso nelle terapie, che oggi sono più efficaci e tollerabili di un tempo».
E il tumore al polmone, killer tra i più temibili , con 35mila nuovi casi ogni anno?
«Anche questo uccide meno, e per una ragione interessante. Le sigarette, pur rappresentando sempre un grave pericolo, contengono oggi meno condensato di vent'anni fa e quindi si comincia a vedere una lieve caduta della mortalità tra i maschi, anche perché tra i maschi adulti è diminuito il consumo totale di sigarette. Purtroppo il contrario avviene nell'universo femminile, nel quale il tabagismo si diffonde e con esso il tumore al polmone. Come dire che si allarga la forbice tra uomini e donne».
Passando dal particolare al generale, c'è un fattore singolo che più di altri ha contribuito alla positiva evoluzione?
«Il merito fondamentale è della mobilitazione scientifica cominciata nel 1971 con il programma contro il cancro del presidente americano Nixon. Fu in quegli anni che si ebbe reale impegno, anzi un vero e proprio capovolgimento della situazione. Al fatalismo, all'atmosfera di rassegnazione che da tempo regnava tra medici e ricercatori si sostituì un intento di rivincita, una fiducia nell'azione della scienza, corroborata da più adeguati investimenti. Insomma un risveglio che negli anni Ottanta ha posto le basi del progresso di cui oggi cogliamo i frutti».
Vi aspettavate questo risultato?
«E' in linea con le attese di "Europa contro il cancro". Ricorderà che nel 1985 il sottoscritto lanciò, insieme con il collega francese Tubiana, il Progetto che porta quel nome e che è stato finanziato per quindici anni dall'Unione Europea. l'obiettivo era ridurre la mortalità per cancro di circa il 15 per cento entro il 2000. Adesso in Italia siamo un po' sotto, ci troviamo al 13 per cento globale (mentre i paesi scandinavi e in più la Finlandia sono già a una riduzione del 16 per cento). Ma la meta non è lontana. Il Progetto si basava sul controllo della nocività ambientale, sul miglioramento in senso profilattico dell'alimentazione, sulla riduzione del fumo e sulle altre modifiche del comportamento individuale riassunte in un famoso Decalogo che ebbe larga diffusione. Evidentemente quelle prediche hanno avuto effetto. Nel frattempo sono migliorate le tecniche di diagnosi precoce e si è diffusa tra la gente maggiore consapevolezza: un insieme di elementi che ha innescato il circolo virtuoso».
La mortalità è dunque scesa. Il trend al ribasso continuerà?
«Direi di sì. Mi sento di essere ottimista proprio per il modo in cui i dati della mortalità sono andati sviluppandosi. Dapprima c'è stato un assestamento, poi, a partire dai primi anni Novanta, è cominciata la discesa, che si è fatta di anno in anno più accentuata. In questo momento abbiamo una riduzione del 2 per cento all'anno, che non è molto in sé ma appare in accelerazione».
Lei ha detto di recente che entro il 2020 il cancro sarà sconfitto. Rispetto a questa profezia, come vanno letti i dati ora diffusi?
«Si tratta di due strade diverse. Quando diciamo che tra vent'anni avremo la vittoria definitiva sul cancro formuliamo una ipotesi basata sui prevedibili progressi della terapia genica. Che è, questa sì, l'arma definitiva contro i tumori. Si tratta però di una ipotesi: fondata, ma da verificare».
La Repubblica
27 aprile 2001
Veronesi elogia le verdure ogm :"Ci proteggeranno dai tumori"
Milano, biotecnologi riuniti per la presentazione di un libro con la prefazione del ministro
GIOVANNI MARIA PACE
Milano - Riuniti come carbonari in una soffitta del Circolo della stampa, illustri scienziati quali Silvio Garattini, l'ex rettore della Statale Paolo Mantegazza e Francesco Sala commentano il nuovo libro del microbiologo Giorgio Poli sulle biotecnologie (pubblicato dalla Utet). Alla presentazione ha partecipato il ministro Veronesi: «Frutta e verdura, geneticamente modificate - ha dichiarato - ci possono e ci potranno proteggere dal cancro».
«Occuparsi oggi di biotecnologie è una prova di coraggio: si rischia l'incendio o l'invasione dei laboratori», osserva Garattini, recentemente assediato al «Mario Negri» dai Verdi perché «servo delle multinazionali», una accusa che dimentica lo sfoltimento del prontuario operato a suo tempo dal farmacologo come membro della Cuf. «Insieme con la paura per il cibo di Frankenstein si diffonde il culto della «naturalità»», continua Garattini, «e l'asse dei consumi alimentari si sposta verso l'agricoltura biologica.
Ma siamo sicuri che la coltivazione con le tecniche obsolete del «tutto organico» non comporti più rischi per la salute dell'agricoltura moderna?». Le pianta non protetta da fitofarmaci, quando viene attaccata da funghi o virus, elabora da sé, a propria difesa, sostanze con attività pesticida, le quali sono, sì, «naturali» ma altrettanto tossiche per l'uomo. «Con la differenza», osserva Garattini, «che i pesticidi chimici vengono somministrati rispettando le regole mentre l'attività autoprotettiva della pianta ci è parzialmente ignota».
Anche il professor Sala, sperimentatore di vegetali geneticamente modificati in Cina, Stati Uniti e Cuba, diffida dei prodotti organici.
«Personalmente», dice, «preferisco la farina per polenta proveniente da mais transgenico. La ragione è semplice. Il mais tradizionale, e soprattutto il mais biologico, sono spesso contaminati da funghi che possono produrre aflatossine, il cui effetto cancerogeno emerge a distanza di anni. La pianta transgenica, invece, è raramente contaminata da aflatossine perché la resistenza alle infezioni che le è stata conferita la mette al riparo dall'aggressione della piralide, quindi cresce bene e si ammala meno, proprio come noi umani resistiamo meglio alle infezioni quando ci troviamo in buona salute».
Parlando di mucca pazza, «le farine animali sono state usate fino a pochi mesi fa come concime anche nell'agricoltura biologica», rivela il biotecnologo dell'università di Milano. «Ora, si sa che gli agenti patogeni all'origine dell'encefalite persistono a lungo nel terreno e il principio di precauzione, così spesso invocato dai Verdi, vorrebbe dunque che quelle colture fossero tenute sotto sequestro per i prossimi due o tre anni onde scongiurare il pericolo prioni sull'insalata». E' però proprio con l'insalata che in futuro ci proteggeremo dalle infezioni. I vaccini commestibili figurano infatti tra le potenzialità dell'ingegneria biologica. «Nel giro di una ventina d'anni, la maggior parte dei vaccini verrà assunta con la lattuga che mettiamo in tavola», prevede Sala.
Autorizzano l'attesa gli esperimenti con piante del tabacco nelle quali è stato fatto esprimere il gene che codifica per l'antigene di superficie del virus dell'epatite B dell'uomo; o le indagini su patate transgeniche nelle quali è stato prodotto un vaccino costituito da una porzione del battere Escherichia coli capace di attivare le difese immunitarie delle mucose intestinali e combattere la diarrea, una delle principali cause di mortalità infantile. Le patate vengono però mangiate dopo la cottura e ciò denatura le proteine vaccinali. I futuri vaccini saranno più probabilmente allestiti, oltre che nell'insalata, nelle piante di banane, i cui frutti sono consumati perlopiù crudi nei vari paesi, e in particolare in quelli del terzo mondo.
La Repubblica
11 aprile 2001
Veronesi: le mie verità laiche
| La scheda sulle droghe | Il profilattico contro l'Aids | L'intervento di Umberto Veronesi | Sulla clonazione |
"Non sono un taglia-nastri: ecco le mie verità
laiche"
Parla Umberto Veronesi, ministro scomodo "sgridato" da Amato e da
Wojtyla
di CURZIO MALTESE
MILANO - E se fosse lui il candidato ideale? Umberto Veronesi si distende in una
larga risata. "Manca soltanto questo!". Eppure, secondo i sacri
sondaggi, il politico più popolare d'Italia è questo oncologo catapultato dopo
mezzo secolo di professione al vertice del ministero più odiato dagli italiani,
la Sanità. In pochi mesi da politico Veronesi ha sorpassato Rutelli e Berlusconi, appaiati al secondo posto, distaccato il premier Amato, stracciato
tutti i leader di partito, da Fini a Veltroni. Tutto questo in virtù di
un'involontaria strategia che nessun guru della comunicazione, europeo o
americano, approverebbe: dire la verità. Anche la peggiore, com'è costretto a
fare nel suo lavoro. Senza badare a convenzioni e opportunità, come Veronesi ha
fatto lungo tutto l'anno giubilare, forse unica voce davvero laica nel coro
mistico di fine secolo, fino a guadagnarsi una mezza scomunica pontificia con le
posizioni sulla contraccezione e ora una piena scomunica politica dal premier
Amato per un discorso anti proibizionista sulle droghe.
Eppure l'opinione pubblica continua a esprimere fiducia nel professore, titolare
di un terzo polo virtuale dove, sui fatti, si confrontano oltre il pregiudizio
italiani cattolici e laici, di sinistra e di destra, come non succede mai nelle
cerimoniose tribunette politiche televisive. Tanto che Berlusconi lo vorrebbe in
un futuro governo polista e lo infila in tutti gli organigrammi, sorvolando
sulle decise e note simpatie politiche del personaggio.
Cominciamo da qui. Professore, davvero lei si sente un uomo per tutte le
stagioni, potrebbe accettare un incarico in un futuro governo di destra?
"Per carità! Io faccio già fatica ad andare avanti, a terminare il mio
mandato di ministro con questo governo, figurarsi con un altro. Non vedo l'ora
di tornare a casa e dai miei pazienti".
Vuole tornare sulla polemica con Amato? Il premier l'ha sconfessata con una
certa durezza, ha liquidato la sua posizione anti proibizionista sulla droga
come un mero parere tecnico e ha disertato il convegno di Genova. Si aspettava
una reazione tanto polemica?
"Certo che no, ma la capisco. A me è toccato fare il ministro in un
periodo, fra un Giubileo e un'elezione, in cui la ragion politica non permetteva
di affrontare certi temi con serenità, spirito pragmatico e laico, come impone
la mia professione. Potevo adattarmi al quieto vivere, all'ipocrisia generale, e
limitarmi a tagliare i nastri. Ma allora era meglio starsene a casa. E poi in
fondo che cosa ho detto sulla droga? Una serie di prudenti banalità, il minimo
indispensabile".
A giudicare dalla reazione non si direbbe.
"Senta, nel mondo scientifico il fallimento del proibizionismo è un fatto
acclarato. Proibire l'eroina non porta a combatterne la diffusione, storicamente
è servito soltanto a consegnare affari spaventosi alle mafie, a trasformare dei
malati come sono i tossicomani in criminali e ad aumentare il rischio di
infezione da siringa, quindi di Aids, e di morti per sovradose. Chiarito questo,
si tratta di trovare soluzioni alternative".
E le alternative al proibizionismo quali sono e a che cosa sono servite?
"Anzitutto c'è il metadone, che è la migliore. E' una specie di eroina
per bocca. Previene le infezioni, i rischi di sovradose e non costringe i
tossicomani a rubare o a prostituirsi e a finire in carceri che sono soltanto
scuole di criminalità. E ha anche un importante funzione simbolica e
psicologica. Elimina il gesto del bucarsi, che è un rito di violenza su se
stessi, autolesionistico, distruttivo, un primo passo verso il suicidio".
Ma non tutti gli eroinomani accettano di passare al metadone.
"La maggioranza sì. Per gli altri in molti paesi come la Germania, la
Svizzera, l'Olanda e anche la cattolicissima Spagna, si stanno sperimentando le
stanze da iniezione sotto controllo medico. E' una soluzione peggiore del
metadone, ma è un ulteriore passo verso l'accettazione del fenomeno e la
limitazione del danno sociale e del dolore individuale. Pensare di eliminare la
droga dalla società per legge è un'utopia che nei fatti produce effetti
perversi".
Sembra un discorso ragionevole. Perché allora tanto scalpore?
"Non lo chieda a me. Ma la distanza fra il discorso politico sempre più
virtuale, modellato sui media, e il discorso scientifico, legato alle cose, è
evidente. E' successo anche quando ho detto che bisogna ridurre del cinquanta
per cento i posti ospedalieri, altra banalità. Eppure è diventato un affare da
prima pagina: Veronesi vuol chiudere la metà degli ospedali!".
Anche la sua posizione sulla mucca pazza, la richiesta di embargo delle carni e
il divieto di trasfusioni, ha suscitato forti reazioni.
"Sicuramente ho esagerato, ma di fronte a un male dall'origine ancora
misteriosa, alla prima malattia bovina che può infettare l'uomo, l'allarme è
giustificato. E infatti a Bruxelles si sono affrettati ad adottare le nostre
misure. Altro è l'allarmismo che non serve a nulla, anzi".
A proposito di allarmismo, oggi è la giornata mondiale della lotta contro
l'Aids, la cosiddetta peste del Duemila. E il Vaticano torna all'attacco contro
qualunque uso dei profilattici, anche tra coniugi.
"Se oggi la mortalità per Aids è ridotta di un quinto in Europa e nel
mondo occidentale, il merito va in gran parte alla diffusione di massa dei
profilattici. Finalmente, grazie alla propaganda medica e dei governi, i maschi
si sono convinti a usare i preservativi e anche le donne a chiederli. Non
bisogna assolutamente tornare indietro, anzi bisogna trovare il modo di farli
costare di meno".
Oltre a questo, la ricerca scientifica ha fatto progressi?
"Sì, già ora i farmaci retrovirali permettono di tenere la malattia sotto
controllo, e nel giro di pochi anni si spera di sconfiggerla con il vaccino. Il
problema è sperimentarlo su larga scala, su intere popolazioni a rischio, in
Africa. Purtroppo proprio dall'Africa vengono le cattive notizie: l'esplosione
continua e le previsioni sono tragiche. I medicinali costano, la prevenzione è
molto difficile. L'unica speranza è la mobilitazione delle opinioni pubbliche,
perché i governi da soli promettono ma finora hanno fatto poco".
Indro Montanelli ha posto un'altra questione oltre il dolore, il rispetto per la
volontà di morire di un uomo, insomma l'eutanasia. Qual è la sua posizione?
"La volontà di morire è quasi sempre legata al dolore, all'inutilità
della sofferenza dei malati terminali. Io credo che prima di tutto dovrebbe
passare in Parlamento la legge sulla somministrazione della morfina. Se si
elimina il dolore, non si pone più la richiesta di fuggirlo con la morte".
Quando avrà ottenuto i suoi obiettivi, l'aumento dei fondi per la ricerca e
l'adozione di un nuovo modello ospedaliero, tornerà davvero a fare lo studioso
e il medico? E che cosa le rimane di questa esperienza politica?
"Non voglio ipotecare il futuro, ma nonostante i lusinghieri sondaggi non
penso proprio di essere un buon politico. L'esperienza però mi è servita
moltissimo. Soprattutto a capire che fra scienza e politica occorre trovare un
terreno d'intesa. E' chiaro che i politici sono più interessati al consenso elettoralistico, ai voti insomma, che alla salute dei cittadini. Ma è anche
vero che la scienza offre soluzioni e possibilità che rimangono soltanto sulla
carta senza il sostegno della politica. Per tornare all'attualità, hanno
ragione i politici a dirmi che dovrei stare attento a quel che dico. Ma anche
loro forse dovrebbero fare più attenzione ai fatti, alle cose, che non alle
parole".
Corriere della Sera
2 dicembre 2000
«Il profilattico è indispensabile»
«E’ l’unico strumento valido di prevenzione Troppo caro per i giovani»
ROMA - «Il preservativo è indispensabile». L’eutanasia, la droga, adesso
l’Aids. Umberto Veronesi scende di nuovo in campo con la chiarezza priva di
ipocrisie dello scienziato, ed è di nuovo polemica. Il ministro della Sanità
parla di Aids nella giornata dedicata alla «peste del 2000», cita statistiche
anche confortanti, ribadisce che la speranza, anzi «l’imperativo categorico»,
è quello di far sparire la malattia. E infine affronta il problema della
prevenzione. Con una ricetta molto semplice: «L’unico strumento veramente
valido è il preservativo: l’uomo deve usarlo, la donna deve chiedergli di
farlo. Chi vuole proteggersi lo può e lo deve fare. Il preservativo deve
diventare un’abitudine, un processo automatico». Una tesi che la Chiesa
cattolica, che in questi giorni ha organizzato un suo convegno sull’Aids,
contrasta da sempre. E lo ribadisce anche in questa occasione. Per chi invece
ritiene la prevenzione indispensabile, i preservativi hanno un unico limite:
costano troppo, in media duemila lire l’uno. Una spesa apparentemente non
eccessiva, ma che pesa invece sulle tasche dei giovanissimi, la prima linea dei
soggetti a rischio. Ma chi deve intervenire per abbassarne il prezzo? «Abbiamo
chiesto al nostro ufficio legale come fare per diminuire il prezzo - spiega il
ministro della Sanità -. Ma ci hanno risposto che tecnicamente noi non possiamo
intervenire, perché non si tratta di un farmaco». Plaude alle parole di
Veronesi Katia Bellillo, ministro delle Pari opportunità: «Finalmente le
dichiarazioni del ministro della Sanità sono chiare, realistiche e non ipocrite».
Anche se per lei è necessario modificare il messaggio destinato ai giovani,
smettendo di insistere sul rischio dei cosiddetti rapporti occasionali. «Perché
nella loro vita a quell’età tutto è meravigliosamente occasionale». Dunque,
sostiene il ministro, «occorre invece far leva sul loro senso di responsabilità».
Assolutamente d’accordo sul ruolo centrale che i profilattici giocano nella
prevenzione dell’Aids è anche l’immunologo Fernando Aiuti, presidente
dell’Anlaids: «Il preservativo rappresenta un baluardo contro le infezioni
sessualmente trasmesse che rappresentano il 90 per cento di tutte le infezioni».
Dal Vaticano però, proprio nelle stesse ore in cui i due ministri affrontavano
il problema, arriva la stessa risposta di sempre: «Usare il preservativo non è
eticamente ammissibile». Negli ultimi mesi le posizioni di alcuni prelati, che
avevano definito l’uso del preservativo «un male minore», avevano fatto
sperare in una modifica dell’atteggiamento della Chiesa. Il cardinale di
Genova Dionigi Tettamanzi aveva a esempio parlato di preservativi come «male
minore» solo nel caso in cui il coniuge non sieropositivo non potesse negarsi
all’altro coniuge che invece lo era.
«Da un punto di vista fisico - spiega il teologo moralista Bonifacio Honings
nel corso del convegno vaticano - i preservativi sono certo il male minore. Ma
da un punto di vista morale non possono essere assolutamente legittimati».
Irene Pivetti, ex presidente leghista della Camera e oggi presidente dell’Udeur,
condivide in pieno il punto di vista del Vaticano. E attacca frontalmente la
tesi espressa da Veronesi e dalla Bellillo. «Prima di pensare ai preservativi -
dice - il ministro della Sanità pensi alle famiglie che hanno bisogno di
allevare i figli senza spendere cifre stratosferiche». La Pivetti si riferisce
al prezzo di certi prodotti parafarmaceutici e in particolare a quello del latte
in polvere «tra i più cari d’Europa».
Giuliano Gallo
Corriere della Sera
2 dicembre 2000