SEGGI ALLA CAMERA (dal 1948 al 1996)

Camera

1948

1953

1958

1963

1968

1972

1976

1979

1983

1987

1992

1994

1996

P. Mon.

13

14

-

8

6

-

-

-

-

-

-

-

 

Pci

131

143

141

166

171

175

222

193

177

157

     

Sin ind.

-

-

-

-

-

-

-

-

20

20

     

Dem. Pr.

-

-

-

-

-

-

6

6

7

8

     

Dem. sx

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

107

   

Progress.

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

167

 

Psi

52

39

88

62

91

61

57

61

73

94

92

   

Un. Soc.

33

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

   

Psdi

-

75

17

32

+ PSI

30

15

20

22

17

16

   

Psiup

-

-

-

25

23

-

-

-

-

-

-

   

P. D. It

-

-

20

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

Dc

306

262

273

260

265

265

262

262

226

234

206

   

La rete

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

12

   

Ppi

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

33

 

Verdi

-

-

-

-

-

-

-

-

-

13

16

   

P.Radic.

-

-

-

-

-

-

4

17

11

12

6

   

Forza it.

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

112

 

Ccd

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

27

 

Pli

15

-

18

38

31

20

5

9

16

11

17

   

Pri

10

-

-

5

9

15

14

16

29

21

27

   

Msi (An)

-

29

24

27

24

55

34

29

42

35

34

109

 

Lega N.

-

-

-

-

-

-

-

-

-

1

55

111

59

Ulivo

Prodi+

Dini+

Pds+

Rif.C+

C.Sx+

Pop+

Svp+

Ud+

Pri+

 

TOT

324

Polo lib.

Forz.it+

A.N.+

Ccd+

Cdu+

Pannella

Sgarbi

 

TOT

246

Altri

14

28

15

7

10

9

11

17

6

8

7

32

1

 

L'elenco degli esecutivi della Repubblica dal '45 alle ultime elezioni

Cinquantasette governi in cinquantacinque anni


I 57 governi della Repubblica con i nomi dei presidenti del Consiglio e i Partiti che ne hanno fatto parte. La tabella riporta anche la data della costituzione e delle dimissioni, la durata (cioè i giorni trascorsi fra queste due date, escludendo quindi il secondo periodo del "disbrigo degli affari correnti") e la durata della crisi che ha portato alla formazione del successivo.

Va rilevato che dopo la Liberazione, il 20 giugno 1945, è stato formato un governo (presieduto dall' on Ferruccio Parri e formato da Dc, Pci, Psiup, Pli, Democrazia del Lavoro e Partito d' Azione) che si è dimesso il 24 novembre, dopo 157 giorni.

De Gasperi 1 (Dc Pci Psi Pli Dl Paz); dal 10/12/45 al 01/07/46. Durata: 203 giorni.
De Gasperi 2 (Dc Pci Psi Pri); dal 13/07/46 al 20/01/47. Durata: 191 giorni.
De Gasperi 3 (Dc Pci Psi); dal 2/02/47 al 13/05/47. Durata: 100 giorni.
De Gasperi 4 (Dc Pli Psli Pri); dal 31/05/47 al 12/05/48. Durata: 347 giorni.
De Gasperi 5 (Dc Pli Psli Pri); dal 23/05/48 al 12/01/50. Durata: 599 giorni.
De Gasperi 6 (Dc Psli Pri); dal 27/01/50 al 16/07/51. Durata: 535 giorni.
De Gasperi 7 (Dc Pri); dal 26/07/51 al 29/06/53. Durata: 704 giorni.
De Gasperi 8 (monocolore Dc); dal 16/07/53 al 28/07/53. Durata: 12 giorni.
Pella (monocolore Dc); dal 17/08/53 al 05/01/54. Durata: 141 giorni.
Fanfani 1 (monocolore Dc); dal 18/01/54 al 30/01/54. Durata: 12 giorni.
Scelba (Dc Psdi Pli); dal 10/02/54 al 22/06/55. Durata: 497 giorni.
Segni 1 (Dc Psdi Pli); dal 06/07/55 al 06/05/57. Durata: 670 giorni.
Zoli (monocolore Dc); dal 19/05/57 al 19/06/58. Durata: 396 giorni.
Fanfani 2 (Dc Psdi); dal 01/07/58 al 26/01/59. Durata: 209 giorni.
Segni 2 (monocolore Dc); dal 15/02/59 al 24/02/60. Durata: 374 giorni.
Tambroni (monocolore Dc); dal 25/03/60 al 19/07/60. Durata: 116 giorni.
Fanfani 3 (monocolore Dc); dal 26/07/60 al 02/02/62. Durata: 556 giorni.
Fanfani 4 (Dc Psdi Pri); dal 21/02/62 al 16/05/63. Durata: 449 giorni.
Leone 1 (monocolore Dc); dal 21/06/63 al 05/11/63. Durata: 137 giorni.
Moro 1 (Dc Psi Psdi Pri); dal 04/12/63 al 26/06/64. Durata: 205 giorni.
Moro 2 (Dc Psi Psdi Pri); dal 22/07/64 al 21/01/66. Durata: 548 giorni.
Moro 3 (Dc Psi Psdi Pri); dal 23/02/66 al 05/06/68. Durata: 833 giorni.
Leone 2 (monocolore Dc); dal 24/06/68 al 19/11/68. Durata: 148 giorni.
Rumor 1 (Dc Psu Pri); dal 12/12/68 al 05/07/69. Durata: 205 giorni.
Rumor 2 (monocolore Dc); dal 05/08/69 al 07/02/70. Durata: 186 gorni.
Rumor 3 (Dc Psi Psdi Pri); dal 27/03/70 al 06/07/70. Durata: 101 giorni.
Colombo (Dc Psi Psdi Pri); dal 06/08/70 al 15/01/72. Durata: 527 giorni.
Andreotti 1 (monocolore Dc); dal 17/02/72 al 26/02/72. Durata: 9 giorni.
Andreotti 2 (Dc Psdi Pli); dal 26/06/72 al 12/06/73. Durata: 351 giorni.
Rumor 4 (Dc Psi Psdi Pri); dal 07/07/73 al 02/03/74. Durata: 230 giorni.
Rumor 5 (Dc Psi Psdi); dal 14/03/74 al 03/10/74. Durata: 203 giorni.
Moro 4 (Dc Pri); dal 23/11/74 al 07/01/76. Durata: 406 giorni.
Moro 5 (monocolore Dc); dal 12/02/76 al 30/04/76. Durata: 78 giorni.
Andreotti 3 (monocolore Dc); dal 29/07/76 al 16/01/78. Durata: 536 giorni.
Andreotti 4 (monocolore Dc); dal 11/03/78 al 31/01/79. Durata: 326 giorni.
Andreotti 5 (Dc Pri Psdi); dal 20/03/79 al 31/03/79. Durata: 11 giorni.
Cossiga 1 (Dc Psdi Pli); dal 04/08/79 al 19/03/80. Durata: 228 giorni.
Cossiga 2 (Dc Psi Pri); dal 04/04/80 al 27/09/80. Durata: 176 giorni.
Forlani (Dc Psi Psdi Pri); dal 18/10/80 al 26/05/81. Durata: 220 giorni.
Spadolini (Dc Psi Psdi Pri Pli); dal 28/06/81 al 07/08/82. Durata: 405 giorni.
Spadolini 2 (Dc Psi Psdi Pri Pli); dal 23/08/82 al 13/11/82. Durata: 82 giorni.
Fanfani 5 (Dc Psi Psdi Pli); dal 01/12/82 al 29/04/83. Durata: 149 giorni.
Craxi 1 (Dc Psi Psdi Pri Pli); dal 04/08/83 al 27/06/86. Durata: 1058 giorni.
Craxi 2 (Dc Psi Psdi Pri Pli); dal 01/08/86 al 03/03/87. Durata: 214 giorni.
Fanfani 6 (Dc Indipendenti); dal 17/04/87 al 28/04/87. Durata: 11 giorni.
Goria (Dc Psi Pri Psdi Pli); dal 28/07/87 al 11/03/88. Durata: 227 giorni.
De Mita (Dc Psi Pri Psdi Pli); dal 13/04/88 al 19/05/89. Durata: 401 giorni.
Andreotti 6 (Dc Psi Pri Psdi Pli); dal 22/07/89 al 29/03/91. Durata: 615 giorni.
Andreotti 7 (Dc Psi Psdi Pli); dal 12/04/91 al 24/04/92. Durata: 378 giorni.
Amato 1 (Dc Psi Psdi Pli); dal 28/06/92 al 22/04/93. Durata: 298 giorni.
Ciampi (Dc Psi Psdi Pli); dal 28/04/93 al 16/04/94. Durata: 353 giorni.
Berlusconi (Fi Ln An Ccd Udc); dal 10/05/94 al 22/12/94. Durata: 226 giorni.
Dini (tecnico); dal 17/01/95 al 17/05/96. Durata: 486 giorni.
Prodi (L'Ulivo); dal 18/05/96 al 9/10/98. Durata: 874 giorni.
D'Alema (L'Ulivo Pdci Udr); dal 21/10/98 al 18/12/99. Durata: 423 giorni.
D'Alema 2 (Ulivo Pdci Udeur); dal 22/12/99 al 19/04/00. Durata: 119 giorni.
Amato 2 (Centrosinistra); dal 25/04/00.


DE GASPERI, TOGLIATTI, NENNI,LA MALFA: 
QUATTRO PADRI PER LA DEMOCRAZIA ITALIANA



Alcide De Gasperi, democristiano, Palmiro Togliatti, comunista, Pietro Nenni, socialista e Ugo La Malfa, repubblicano, furono gli artefici dell'affermazione della democrazia nell'Italia repubblicana del Secondo dopoguerra.
Nel triennio 1945-'48 si posero le basi per la costruzione della democrazia in Italia. La guerra di Liberazione partigiana contro i nazifascisti aveva ridato agli italiani la libertà dopo oltre un ventennio di tirannide fascista e, per la prima volta nella loro storia, era stata conquistata la democrazia. 
Quattro uomini politici, che non esitiamo a definire statisti, hanno avuto il merito, seppur da posizioni politiche spesso conflittuali fra loro, di avere lottato ed agito per raggiungere questo prezioso risultato di cui hanno beneficiato intere generazioni di italiani.
Il democristiano Alcide De Gasperi fu Presidente del Consiglio dal 1946 al 1953 e porta il merito di avere reinserito l'Italia nel salotto buono della diplomazia internazionale. Guidò, prima da Ministro degli Esteri e poi da Capo del Governo, le trattative diplomatiche con le nazioni vincitrici. La stima internazionale del nostro Paese era ai minimi livelli. L'Italia era ritenuta un Paese inaffidabile, colpevole di due tradimenti in meno di mezzo secolo ai danni dei propri alleati (gli Austro-Ungarici nel 1915 ed i Tedeschi nel 1943). La dittatura fascista aveva fatto si che il Premier sentisse contro di se "tutto, tranne la personale simpatia" dei partner internazionali. 
Non ebbe grandi intuizioni di politica, ma seppe, guidato da La Malfa e dai laici liberaldemocraitici, sposare e sostenere la scelta europeista e atlantica. Rimase però un grande statista, cresciuto nella culla dello stato amministrativo austriaco, attento prima all'interesse della nazione che a quella del suo partito. Seppe ricostruire uno stato in un paese che, tra il 1943 e il 1945, aveva visto messa a rischio la propria stessa unità territoriale.


Il comunista Palmiro Togliatti, segretario del Pci dagli anni '30 al 1964, ebbe il grande merito di aver inserito la sinistra italiana e i comunisti in particolare, nel solco della tradizione e della storia nazionale. Dalla svolta di Salerno in poi, il Pci raccolse la bandiera della tradizione unitaria democratica risorgimentale. L'unità d'azione con le altre forze della sinistra e con i moderati democratici (Dc e Pli), fu alla base della lotta di librazione nazionale che permise agli italiani di riscattare il proprio onore nazionale e riconquistare la propria libertà da protagonisti. Il merito del Pci e del suo leader fu quello di aver portato a termine il processo di nazionalizzazione delle masse iniziato dal liberale Giovanni Giolitti all'inizio del XX secolo. La classe operai che il Partito Comunista rappresentava, acquisì una coscienza nazionale. Non si sentì più un corpo estraneo rispetto allo stato borghese, ma finì per essere il principale pilastro della nuova democrazia che difese in tutti i momenti più grigi (terrorismo anni '70, crisi della cosiddetta Prima repubblica anni '90) della vita della giovane e fragile democrazia italiana. L'azione pedagogica del Pci produsse un forte acculturamento delle masse da esso influenzate. A livello di amministrazioni locali il Pci raccolse l'eredità del socialismo riformista, creando, nelle "Regioni rosse", dei veri e propri modelli socio-economici.
Il socialista Pietro Nenni traghettò il proprio partito (il più piccolo dei grandi o il più grande dei piccoli?) dall'esperienza del frontismo del patto d'unità d'azione con i comunisti alla collaborazione governativa con la Dc nei gabinetti di centro-sinistra. Il Partito di Nenni aveva perso a vantaggio del Pci l'egemonia e la guida della classe operaia, ma fu sempre un punto fermo nella difesa e nella crescita del processo di maturazione democratica italiana. Dopo i fatti d'Ungheria del 1956 e spaventato dal tentativo di svolta autoritaria rappresentato dal governo Tambroni (1959, governo che si reggeva sui voti determinati del Msi), lavorò alla realizzazione della nuova maggioranza di centro-sinistra con la Dc di Fanfani e Moro. I governi che ne seguirono attuarono un cauto, ma incisivo riformismo che tramontò ben presto sotto il ricatto del "rumor di sciabole" del Piano Solo (luglio 1964). Il Psi pagò il prezzo politicamente più alto della crisi del centro-sinistra, ma Nenni rimase fedele alla propria vocazione antifascista.
Sempre a difesa della democrazia, sempre a difesa dei lavoratori. Proprio come in Spagna nel 1936, a fianco dei repubblicani contro la falange franchista.


Ugo La Malfa fu il simbolo del pensiero laico democratico europeo in un paese clericale e borbonico come l'Italia. Una sorta di Cassandra sempre incline al pessimismo e un grillo parlante pronto a denunciare i ritardi e gli errori del nostro Paese. Voleva introdurre in Italia alcuni principi della liberaldemocrazia anglosassone. Fu sostenitore di un democrazia economica di tipo scandinavo, non monopolista, ma competitiva ed al tempo stesso solidale.
Convinto della necessità di coinvolgere anche le sinistre nel processo di governo del Paese, dialogò prima con il Psi di Nenni e poi con il Pci di Berlinguer. Pur partendo da una posizione di grande minoranza seppe imporre ai governi ed al Paese la scelta europeista. Una scelta felice e proficua che, dopo oltre mezzo secolo, è ampiamente condivisa da tutte le forze democratiche e che ha permesso all'Italia di essere una delle protagoniste dell'attuale processo di unificazione economica e politica dell'Europa comunitaria.
Il pensiero e l'azione di questi statisti hanno assicurato all'Italia benessere e sviluppo, anche se tra contraddizioni e ritardi. Perché ciò avvenisse sono stati necessari le lotte, il lavoro, gli sforzi ed i sacrifici (spesso anche quello supremo della vita) di molti uomini e di molte donne. Intere generazioni, indipendentemente dalla propria personale posizione politica, si sono adoperate affinché i propri figli vivessero meglio di come erano vissute loro. A noi tocca il compito di non disperdere la memoria ed il contributi di questo importante e duro lavoro. Anzi, nostro dovere è quello di proseguire lungo questa strada che già tanti risultati ha dato.

Luca Molinari 


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