Clonazione, i dialoghi dei Saggi
Vi racconto scontri e compromessi tra laici e cattolici nella commissione Dulbecco
di UMBERTO GALIMBERTI
HO FATTO parte della Commissione di studio sull'uso delle cellule staminali. Dopo l'ultima riunione, il 28 dicembre, il ministro Umberto Veronesi dichiarava a a "Repubblica": "Il nostro è un paese cattolico. E quando c'è una forte opposizione per ragioni religiose è inutile fare battaglie di principio. E' meglio trovare, se ci sono, soluzioni intermedie". E la soluzione fu trovata: no all'uso di embrioni prodotti specificamente per scopi terapeutici come volevano alcuni laici, sì all'uso degli embrioni prodotti in eccesso (durante le procedure di fecondazione in vitro) che attualmente sono congelati, ma, dopo alcuni anni, destinati alla spazzatura. Come si vede una rinuncia per parte, perché i cattolici non volevano che neppure gli embrioni in sovrannumero fossero utilizzati perché andavano considerati, pensate, non "esseri umani potenziali", ma addirittura "esseri umani con potenzialità di sviluppo". Finezze teologiche, dirà qualcuno. Anche se per queste finezze se ne andò una buona metà della riunione del 14 dicembre in cui Silvio Garattini cercava invano di persuadere il cardinal Tonini.
SPIEGAVA Garattini che meglio si sarebbe difeso il valore della vita utilizzando gli embrioni sovrannumerari per scopi terapeutici, piuttosto che assistere alla loro fine nella spazzatura. No, replicava il cardinal Tonini, perché finché l'embrione non è morto, impiegarlo per scopi terapeutici significa violare il principio secondo cui "nessun uomo può esercitare il suo potere su un altro uomo". Per chi non capisse, l'altro uomo è l'embrione tenuto nei freezer delle cliniche ostetriche, per il cui destino, in Italia, a differenza degli altri paesi europei, non esiste alcuna legge. Trovata l'intesa, si stila il documento finale dove i laici rinunciano all'uso di embrioni prodotti per scopi terapeutici, ma non rinunciano all'uso degli embrioni sovrannumerari destinati alla spazzatura, a cui lo schieramento cattolico (composto dal cardinal Ersilio Tonini e dai professori Adriano Bompiani, Bruno Dellapiccola, Domenico Di Virgilio, Enrico Garaci, Luigi Lorenzetti, Girolamo Sirchia) non accede. Una via "intermedia" per modo di dire, perché i cattolici non concedono nulla. Ma non finisce qui. Gli scienziati che componevano la Commissione, questa volta sia laici sia cattolici, hanno ipotizzato la via del Tnsa (Trasferimento nucleare di cellule staminali autologhe). "Autologhe" sono le cellule staminali prodotte da un ovocita che, come l'uovo di gallina non fecondato, non porta all'embrione. Trasferito nell'ovocita il nucleo di una cellula adulta, l'ovocita è in grado di generare cellule staminali capaci di diventare qualsiasi tessuto, che ha le stesse caratteristiche genetiche del paziente che di quel tessuto ha bisogno. Questa compatibilità evita il rigetto dell'organo e quindi tutte le terapie immunosoppressive alle quali devono sottoporsi cronicamente i trapiantati da donatore esterno. Tutti d'accordo fino a mezz'ora prima della conferenza stampa sui risultati della Commissione, quando Adriano Bompiani presenta, a nome dei cattolici, un'aggiunta al testo definitivo, in cui ci si dissocia dalla via del Tnsa perché non è certo che l'inserimento nell'ovocita del nucleo di una cellula del donatore, che in questo caso è anche ricevente, non si sviluppi un embrione. A questo punto il ministro Veronesi chiude la discussione, per non fare attendere i giornalisti. Ma proprio allora, Adriano Bompiani, sostenuto dal cardinal Tonini, dichiara che il documento della Commissione è provvisorio e ancora si dovrà lavorare. Ciò significa che i cattolici sono venuti in Commissione per costringere i laici a rinunciare in parte alle loro ipotesi di ricerca, e dopo che questi hanno rinunciato in vista di una conclusione unitaria, i cattolici si dissociano in nome dei loro "principi", e dichiarano "provvisorio" il documento che, fino a mezz'ora prima della conferenza stampa, era considerato da tutti definitivo. A questo punto il filosofo Giacomo Marramao ricorda che John Locke, nella "Lettera sulla tolleranza" del 1689 scriveva che nei dibattiti politici bisogna tollerare tutte le posizioni derivanti dalla diverse fedi religiose, ad eccezione delle posizioni degli atei (perché questi possono infrangere i giuramenti che allora avvenivano su Dio), e delle posizioni dei cattolici in quanto "sudditi di uno Stato straniero". So che i cattolici si difenderanno appellandosi ai loro "irrinunciabili principi". Ma a questo punto occorre aprire una questione di metodo. Una discussione sul problema etico posto dalle biotecnologie è possibile solo se non si incomincia a discutere a partire dai "principi" (termine dietro cui si celano molto spesso solo le proprie credenze personali), perché basta una differenza di "principi" perché le posizioni risultino inconciliabili. Si aggiunga che i "principi" dell'etica occidentale affondano nella filosofia greca e nella tradizione giudaico-cristiana, che si sono espresse quando il potere dell'uomo sulla natura era praticamente nullo, mentre oggi operariamo in un contesto dove la natura non è più l'immutabile, perché è modificabile dall'intervento umano. Non va poi dimenticato che Tommaso D'Aquino (1225- 1274), su cui si fonda la teologia e l'etica cristiana, sostiene la tesi dell'"animazione ritardata", secondo cui l'anima non può essere infusa alla fecondazione perché la materia (il corpo) non è adeguatamente preparata a ricevere la forma (l'anima), che dunque è da pensare infusa "dopo un certo tempo". Qui i cattolici devono mettersi d'accordo con se stessi, e se Tommaso D'Aquino sembra loro troppo lontano nel tempo, possono fare riferimento a Jacques Maritain (da molti considerato il più grande filosofo cattolico del nostro secolo) il quale, ben conoscendo le nuove frontiere della biologia dopo la scoperta del Dna e del corredo cromosomico, nel 1973 ha dichiarato "un'assurdità filosofica" credere che al concepimento ci sia l'anima spirituale. Neanche la posizione di Maritain va bene ai cattolici di oggi? Pare di no, perché essi dicono no all'impiego terapeutico degli embrioni in sovrannumero, dicono di no al trasferimento nucleare perché non è certo che, dopo, dall'ovocita non si sviluppi un embrione, non rispondono alle domande delle numerose cliniche ostetriche che chiedono che fare degli embrioni sovrannumerari che vanno incontro alla morte. E allora, se non scelgono e non decidono, cosa servono i cattolici in una Commissione di studio? La loro funzione sembra quella di ribadire il principio della "sacralità della vita". Ma a questo punto se non vogliono cadere nell'"abietto materialismo", come vuole l'espressione di Marx riferita ai biologi del suo tempo, nella difesa della "sacralità" della vita devono evitare di ridurre, e quindi di abbassare, il concetto di "vita" fino a quell'infimo livello che è la semplice "animazione della materia", come nel caso dell'embrione nei suoi primi giorni. Se della vita abbiamo un concetto meno materialistico e se vogliamo adottare il principio aristotelico della "saggezza", come mi pare sia il caso in cui l'etica deve di volta in volta prendere posizione di fronte alle scoperte "impreviste" delle biotecnologie, mi sembra sia più "saggio" (in senso aristotelico) consegnare gli embrioni sovrannumerari alla ricerca scientifica piuttosto che alla spazzatura. Ho citato Aristotele perché è un filosofo caro al cardinal Tonini e, prima di lui a Tommaso D'Aquino. Ma è proprio Aristotele a dire che nelle questioni di etica non serve appellarsi ai "principi", perché questi sono utili quando "si ha a che fare con ciò che accade sempre, come nella matematica o nella geometria, ma non quando si ha a che fare con ciò che fa la sua comparsa di volta in volta, in modo imprevisto e in tutti quei casi in cui non è chiaro quale sarà la conclusione, e quelli in cui ciò è indeterminato" (etica nicomachea, 1112 b, 2-9). In questi casi, dice Aristotele, più dei "principi" vale la phronesis (che siamo soliti tradurre con "saggezza") la quale, stante la scarsa applicabilità dei principi generali alle situazioni particolari, consente di prendere decisioni "caso per caso". Una sorta di "etica del viandante" che, non disponendo di mappe, affronta le difficoltà del percorso di volta in volta, a secondo di come esse si presentano e con i mezzi al momento a disposizione.
Venire in una Commissione di studio non per decidere, ma per difendere "principi" significa boicottare la Commissione e non aver ancora compreso la differenza tra la "logica" che deduce dai principi e l'"etica" che è costretta a prender posizione caso per caso. Per quanto drammatica possa sembrare la scelta, non dimentichiamo che la decisione etica è una decisione che fonda, molto spesso in assenza di principi, quindi senza possedere altro fondamento al di fuori di sé. In questo senso è evento assoluto e quindi realtà tragica. Non è l'assoluto astratto del teorema in sé compiuto, ma l'assoluto della scelta sugli eventi che si presentano. In caso diverso sarebbe inutile la discussione tra gli uomini, perché sarebbe sufficiente la deduzione dai "principi" che però, nella pratica empirica al dire di Aristotele (non a caso figlio di un medico), raramente si adattano. Se queste premesse hanno una loro plausibilità, non decidere quando si è chiamati a decidere significa venir meno al primo compito che l'etica impone. Risultato: i paesi europei proseguiranno spediti nella ricerca genetica e noi italiani, come al solito, verremo un po' dopo, grazie, come diceva Locke: "Ai sudditi di uno Stato straniero".
la Repubblica
30 dic. 2000
La linea di ricerca è stata approvata dalla Commissione Dulbecco: permetterà di curare 10 milioni di italiani
Tnsa, la via italiana alla clonazione terapeutica. Veronesi: "Potremo ricostruire organi senza trapianti"
ROMA - E' il Trasferimento nucleare di cellule staminali autologhe (Tnsa) la via italiana alla clonazione terapeutica, la "soluzione più idonea" come base per la cura di 10 milioni di italiani affetti da patologie in gran parte incurabili. A indicare questa via è il "Rapporto Dulbecco", frutto di tre mesi di lavoro dei 25 saggi nominati dal ministro della Sanità, Umberto Veronesi.
La nuova linea di ricerca indicata dalla commissione Dulbecco si basa sull'inserimento di un nucleo di cellula adulta prelevata dal paziente in un ovocita senza il proprio nucleo e consente, evitando la formazione dell'embrione e quindi problemi etici, di ottenere cellule staminali (progenitrici) da differenziare verso le linee cellulari e per la formazione di tessuti.
Il documento della commissione Dulbecco raccomanda che la ricerca su tutte le fonti di cellule staminali sia favorita e sostenuta, istituendo un progetto nazionale di ricerca mirato, costituito da grandi esperti che dovranno formulare linee guida di sviluppo e le priorità della ricerca, monitorare l'andamento mese per mese e valutare e approvare i protocolli di ricerca clinica.
La nuova tecnica di trasferimento nucleare per la produzione di cellule staminali autologhe (Tnsa) potrà curare molte patologie. "Le cellule adulte riprogrammate autologhe sono totalmente tollerate dal ricevente quando ne ha bisogno per ricostituire i propri organi", ha detto Veronesi, ricordando che "se funzionerà, ma penso di sì, potremo ricostituire molti organi malati senza ricorrere al trapianto d'organo".
Il ministro Veronesi richiederà immediatamente i fondi al Governo. "Credo che occorreranno oltre 100 miliardi di lire, come minimo, e oltre 5 anni per avere i primi risultati su malattie degenerative, come il morbo di Parkinson, Alzheimer, del pancreas e il diabete e molte malattie cardiovascolari e l'infarto, che lascia aree disabitate nel cuore che potranno domani essere ripopolate da cellule staminali".
Il documento raccomanda di non creare embrioni a scopo di ricerca. La derivazione di cellule staminali da embrioni dovrebbe essere consentita solo da embrioni sovrannumerari, crioconservati, non più destinati all'impianto. "Faremo l'inventario sul numero reale degli embrioni in sovrannumero nelle cliniche in Italia", ha ricordato il ministro Veronesi, "ma non sarà facile verificare quanti sono stipati nei frigoriferi, non c'è bisogno di saperlo con precisione. Sono necessarie norme legislative che asicurino un'adeguata protezione dell'embrione".
L'importanza della nuova via di ricerca sulle cellule staminali "made in Italy" è stata sottolineata anche dal premio nobel Renato Dulbecco. "Così una cellula staminale del muscolo potrà dar luogo a cellule del sistema nervoso e ciò è dovuto al cambiamento della fisiologia e biologia della cellula".
La ricerca sulle cellule staminali prevede anche altri aspetti. "La disponibilità di queste cellule farà capire meglio i meccanismi di tossicità dei farmaci, gli effetti nelle prime fasi di sviluppo. Avere a disposizione cellule con lo stesso patrimonio genetico ci consentirà di trasferire farmaci, principi attivi, attraverso queste vie per malattie neurodegenerative".
La Repubblica.it
28 dicembre 2000
CORAGGIO E DIALOGO
di EDOARDO BONCINELLI
Se il ministro della Sanità Veronesi accetterà le raccomandazioni della commissione da lui insediata tre mesi fa per consigliarlo sull’uso delle cellule staminali, l’Italia potrebbe avviarsi a fare ricerche indirizzate alla produzione di cellule, tessuti e parti di organo a scopo terapeutico, utilizzando non solo cellule staminali prelevate da individui adulti e da materiale risultante da aborti spontanei o terapeutici, ma anche da cellule-uovo non fecondate alle quali venga sostituito il nucleo. E’, quest’ultimo, l’unico elemento di novità che emerge dal documento che è stato presentato ieri al ministro. Si tratta però di un elemento di grande rilevanza. Dopo tutto il chiasso che si è fatto quest’anno sulla cosiddetta clonazione terapeutica, è arrivato forse il momento della chiarezza. Lo scopo di questo tipo di ricerche è chiaro. Vedere se, e fino a che punto, si possano preparare in laboratorio tessuti e parti di organo che possano essere impiantati o trapiantati in individui portatori di danni fisici irreversibili, causati da malattie o da traumi conseguenti a incidenti, ictus o all’asportazione di tumori. Che questo sia possibile lo si è cominciato a pensare da non più di due-tre anni a seguito di un succedersi di scoperte fatte su animali più o meno simili a noi. Non è ancora sicurissimo che ciò sia possibile anche per l’uomo, almeno per certi tessuti, ma le prospettive sono incoraggianti.
In questa ottica, qualcuno ha pensato che fosse giunto il momento di sperimentare, perché di sperimentare si tratta e non di passare all’applicazione clinica, anche sull’uomo. L’Inghilterra e gli Stati Uniti si sono mossi in questa direzione e un certo numero di nazioni europee, come la Spagna, la Germania e più recentemente la Francia, hanno avviato un processo istruttorio su questi temi. La potenziale utilità di queste ricerche non è in dubbio. Il punto controverso era ed è il tipo di cellule dalle quali partire per produrre questi tessuti e parti di organo.
Oggi si sa che è possibile riprogrammare una cellula per farla procedere lungo la strada che a noi più aggrada, verso la costituzione cioè di questo o quel tessuto del nostro corpo. Questo processo di riprogrammazione è però molto più facile sulle cellule che non possiedono ancora una loro caratterizzazione specifica e risulta via via sempre più complesso se applicato a cellule più caratterizzate, cioè differenziate. Le cellule meno differenziate e quindi più facilmente riprogrammabili in assoluto sono quelle presenti nell’embrione quando è ancora allo stadio di 6-8 cellule. Ciascuna di queste è capace di dar luogo ad un intero organismo ed è quindi per definizione capace di produrre qualsiasi tessuto. Per questa loro capacità tali cellule sono dette totipotenti.
Sono praticamente totipotenti anche le cellule che si trovano all’interno dell’embrione di due settimane, chiamato blastocisti. E’ da qua che si prelevano le cosiddette cellule staminali embrionali (ES) con le quali lavorano in tutto il mondo gli scienziati che fanno analoghi esperimenti sul topo. Ancora capaci di una notevole plasticità, e quindi riprogrammabili, sono probabilmente molte cellule prelevate da aborti spontanei o terapeutici. Queste cellule, come pure quelle prelevate dal cordone ombelicale al momento della nascita, completano il gruppo di quelle dalle quali ci si poteva da sempre aspettare una buona disposizione alla riprogrammabilità.
Ciò che è emerso di nuovo negli ultimi anni è stata la relativa abbondanza di cellule riprogrammabili presenti anche in organismi adulti. Queste cellule, dette comunemente staminali, sono presenti nel midollo osseo, nella pelle, nelle mucose e perfino nel cervello di individui adulti. Un certo numero di lavori sperimentali hanno dimostrato di recente che queste cellule possiedono infatti una buona disposizione ad essere «rieducate» e a lasciarsi riavviare verso un nuovo destino. In questa impresa scientifica è stato tutt’altro che secondario il contributo di alcuni gruppi di ricercatori italiani, tra i quali spicca quello di Angelo Vescovi che è riuscito a utilizzare cellule staminali prelevate dal cervello per produrre sia sangue che tessuto muscolare. Per questo motivo l’utilizzazione delle cellule staminali adulte è stata anche battezzata «la via italiana» alla produzione di tessuti e organi.
L’utilizzazione di cellule staminali adulte avrebbe enormi vantaggi sia dal punto di vista tecnico che psicologico, ma ancora non sappiamo fino a che punto potranno soddisfare tutte le esigenze della clinica. Da qui la necessità di sperimentare anche su altri tipi di cellule e da qui l’insorgere di problemi di natura psicologica, etica e religiosa, soprattutto per quanto concerne l’utilizzazione di cellule prelevate da embrioni umani.
La Commissione era stata proprio insediata per dare consigli sul via libera da dare a esperimenti su un tipo di cellule piuttosto che su un altro. E la Commissione si è divisa, come era del resto ragionevole aspettarsi, sull’utilizzabilità di cellule prelevate da embrioni precoci o di due settimane. Mentre alcuni ritengono che ciò sia lecito, se non doveroso, partendo da quegli embrioni sovrannumerari risultanti dalla fecondazione in vitro e che per una varietà di motivi non possono venire utilizzati, cioè impiantati nell’utero di una madre potenziale, altri membri della Commissione hanno affermato l’illiceità morale di tali esperimenti, perché così si violerebbe la sacralità della vita umana. Per loro infatti un embrione è un essere umano con potenzialità di sviluppo.
La Commissione si è invece unanimemente espressa in favore della possibilità di sperimentare su cellule adulte, su cellule ricavate da aborti spontanei o terapeutici e su cellule-uovo nelle quali è stato inserito il nucleo prelevato da un’altra cellula, a patto che sia chiaro che non si sta neppure iniziando a formare per questa via un nuovo embrione. Ciò oggi è possibile in molti mammiferi e costituisce il vero elemento di novità di questi anni. Una cellula-uovo non fecondata, ma si spera presto anche una cellula di altro tipo, può essere privata del suo nucleo e può ricevere il nucleo di un’altra cellula, magari dello stesso individuo che necessita del trapianto.
La cellula che riceve questo nuovo nucleo viene così totalmente riprogrammata e coltivata in vitro per produrre tessuti e organi. Non è invece capace di dar luogo a un embrione, a meno che non venga «attivata», non sia soggetta cioè a un trattamento speciale che in una certa percentuale di casi potrebbe eventualmente dar luogo a un vero e proprio sviluppo embrionale.
Il chiarimento di questo punto, con l’illustrazione delle potenzialità di sviluppo di questa via, è uno dei meriti di questa Commissione. Ciò non significa che esperimenti di questo tipo si faranno presto, ma la risoluzione della Commissione costituisce comunque un importante passo avanti, sia sul piano scientifico che su quello della capacità di dialogo fra persone di diverse convinzioni etiche.
Edoardo Boncinelli
Corriere della Sera
29.12.2000
L'INCOGNITA POLITICA
di MIRIAM MAFAI
ADESSO, dopo il lavoro degli scienziati, la parola dovrà tornare alle istituzioni: al governo e al Parlamento, alla politica insomma. Perché, nonostante le continue recriminazioni sulla irrilevanza o impotenza della politica di fronte alle prevalenti decisioni dell'economia e della tecnica, alla fine invece è sempre alla politica che si torna, è alla politica che spetta l'ultima parola. Anche in questo caso.
PERCHE', se il Comitato dei Saggi voluto dal ministro Veronesi, presieduto dal premio Nobel Dulbecco e formato da scienziati italiani di prestigio mondiale, si è espresso a favore dell'utilizzazione, a scopo scientifico e terapeutico, delle cellule staminali degli embrioni finora criocongelati e della cosidetta clonazione terapeutica, alla fine sarà sempre un' autorità politica, governo o Parlamento, a decidere se consentire o no questa pratica e se concedere o no i finanziamenti necessari per la ricerca.
Da questa decisione può dipendere, domani, la salute, la speranza di guarigione dei tanti che soffrono di malattie croniche o degenerative, dall'Alzheimer al diabete e che potrebbero trarre vantaggio da queste nuove tecnologie e metodi di cura.
La decisione, quando si proporrà, non sarà facile perché si pone all'incrocio tra clamorose e finora insospettate possibilità di progresso scientifico e medico e profonde convinzioni etiche di quanti ritengono che l'embrione sia già, fin dal momento della fecondazione, "individuo unico e irripetibile", quindi intangibile, non utilizzabile nemmeno quando il suo sacrificio possa garantire la salute o la vita di un altro essere umano.
Questa è la tradizionale posizione della Chiesa, confermata dal documento con il quale la Pontificia Accademia della Vita condannava l'uso della cosidetta "pillola del giorno dopo" e dal più recente intervento della Università del Sacro Cuore intitolato proprio alla ricerca ed utilizzo delle cellule staminali.
Ricordo ancora le proteste, i veri boati di disapprovazione con i quali i ciellini riuniti a Rimini tentarono di impedire al ministro Veronesi di illustrare il cosidetto "rapporto Donaldson", che proprio in quei giorni era stato reso pubblico in Inghilterra, volutamente ignorando la posizione che sulla questione avevano assunto altre chiese, come quella protestante, ed altri autorevoli filosofi e studiosi di etica.
Ma il dibattito, quando avrà luogo nel nostro Parlamento, sarà contrassegnato non tanto da contrapposte convinzioni e scelte etiche quanto da più vicine e concrete preoccupazioni politiche nella rincorsa a quelli che Massimo Franco, editorialista dellAvvenire, ha definito "i voti del cielo", i voti cioè che la Dc si era garantita per mezzo secolo e di cui la Chiesa sembrava la depositaria ultima ed esclusiva, ma che ormai vagano, inafferrabili, in una sorta di terra di nessuno.
Abbiamo già assistito, lo scorso anno, a questa rincorsa, che è stata pagata, alla fine, dall'affossamento prima alla Camera e poi al Senato, della nuova legge sulla fecondazione assistita. Vale la pena di ricordarne le tappe essenziali. In una prima fase del dibattito, grazie al lavoro tenace della presidente della Commissione Marida Bolognesi, un compromesso era stato raggiunto, tra maggioranza ed opposizione anche sul punto più controverso della legge, quello relativo alla fecondazione eterologa, che venne votato anche con il contributo di alcuni parlamentari di Forza Italia.
Solo in un secondo momento, quando la legge venne in discussione in aula, si dovette registrare, alla Camera un brusco cambiamento di posizione da parte di Berlusconi, che, messe a tacere le voci di alcuni laici pur presenti nel suo partito, si faceva paladino delle più intransigenti posizioni della Chiesa, proponendosi come unico vero erede della Dc e dei voti dei cattolici. La legge sulla fecondazione assistita veniva così liquidata, e Berlusconi, entrava a vele spiegate nelle file del Ppe come erede legittimo di De Gasperi e unico autentico "defensor fidei". Dell'operazione si era avvantaggiato anche Bossi come riconoscerà il direttore della Padania quando scriverà: "Dopo il voto al parlamento sulla fecondazione artificiale è finita anche la scomunica della Chiesa contro la Lega".
Nessuno, nemmeno il più attento studioso dei flussi elettorali, è stato in grado finora di verificare se l'opposizione di Berlusconi e Bossi alla legge sulla fecondazione assistita ha effettivamente fatto confluire verso i rispettivi partiti una parte e quanta dei cosidetti "voti del cielo" in un Paese, come il nostro, nella quale la pratica religiosa sembra nettamente in calo e in calo lobbedienza alle norme ecclesiastiche. Come risulta evidente, tra l'altro, dal fatto che sembra essere rimasto senza risposta l'appello rivolto dalla Chiesa ai farmacisti a opporre "obiezione di coscienza" alla vendita della "pillola del giorno dopo".
La Repubblica
29.12.2000