dal libro curato da Roberto Spocci : Fernando Santi. Un uomo, un'idea (Casa editrice Monte Università Parma, vicolo del Leon d'Oro 6 Parma, tel/fax 0521.386014) riportiamo la prefazione di Sergio Cofferati e la biografia di Santi, di Roberto Spocci, nonché l'indice dell'opera
di Sergio Cofferati
Più di trent'anni di storia e di vita sindacale sono tanti e possono, in qualche caso, non solo far ingiallire le pagine dei ricordi e affievolire la memoria, ma anche allontanare inesorabilmente i linguaggi e le culture.
Non è questo certo il caso di Fernando Santi. Le vicende, e anche i cambiamenti tumultuosi, che ci separano da quel 15 Settembre del '69, che segnò la sua scomparsa, non riescono a mettere in discussione l'attualità del suo pensiero e della sua esperienza di vita.
Dalle pagine dei suoi scritti, dalle sue parole e anche dalle memorie del suo diario personale, che troviamo finalmente raccolti in questo importante volume, emerge infatti la forte personalità di un uomo che trasmette ancora oggi, al movimento sindacale, un patrimonio di grande ricchezza.
Quel riformista rigoroso e determinato ritorna di grande attualità proprio in questo nostro periodo in cui sembrano prevalere, in certi momenti, il pensiero debole e il potere degli slogan.
Fernando Santi è nato alla periferia di Parma nel lontano 1902 e ha respirato per tutta la sua giovinezza la cultura, i sentimenti, l'identità del movimento popolare di questa città.
Lui stesso descrive in modo molto efficace alcuni tratti di questa identità. '...Al tempo dei tempi erano tutti confederati, avevano la lega, discutevano su scioperi e andavano in città con la bandiera. Leggevano giornali dai nomi bellissimi e strani: "L'Idea", "L'internazionale", "Per la vita", e davano addosso a preti e governi nel loro dialetto emiliano espressivo e preciso. Si sentivano uniti come una sola famiglia, noi contro gli agrari della campagna e i questurini della città. Parlavano di politica come deputati e dicevano seriamente: ecco se io fossi ministro farei così e così. Disputavano di guerre, di paci, di paesi lontani, Francia, Prussia, Giappone come di cose urgenti e vicine...'
Si tratta di un movimento che si organizza non solo per la rappresentanza degli interessi più immediati e concreti, in un periodo in cui, fra l'altro, l'appuntamento quotidiano è con la fame e con la miseria, ma anche per la conquista di obiettivi di civiltà e di libertà, per l'aspirazione di rendere gli uomini e le donne protagonisti della loro vita.
Fernando Santi riprenderà in più occasioni, nel corso della sua azione sindacale, l'importanza di questi obiettivi che vanno oltre la conquista di risultati materiali o salariali: '...Il Sindacato, nel suo significato storico, è anzitutto un fatto di democrazia e di libertà, un fatto di civiltà, un'immensa forza liberatrice...'
Il movimento popolare di Parma era segnato, in quegli anni, da una forte presenza del sindacalismo rivoluzionario. Episodi come lo sciopero generale agricolo del 1908 rappresentarono dei momenti tragici, ma anche appassionanti che, per molto tempo, ebbero echi non solo per la città, ma per tutto il movimento sindacale italiano.
In questo clima Fernando Santi ha condotto le sue prime esperienze di dirigente politico e sindacale, formando i tratti fondamentali del suo carattere e della sua cultura.
Partecipa a momenti di conflitto molto aspro nei giorni delle barricate contro il fascismo, stringendo un legame molto stretto di amicizia con Guido Picelli e insieme si distingue dalla maggioranza aderendo al riformismo socialista.
Questi tratti di chiarezza e di intransigenza nelle scelte di campo e di affermazione di un riformismo coerente lo seguono poi per tutta la vita, conducendolo spesso anche a scelte controcorrente.
Fernando Santi è stato protagonista di un periodo storico nel quale i rapporti fra sindacato e partiti erano molto diversi da oggi. Molti di noi ricordano come la costituzione materiale del movimento sindacale rendeva ben visibile l'identità e il ruolo delle componenti politiche che lo formavano. Per tanti anni, fra l'altro non si è neanche posto il problema dell'incompatibilità fra rappresentanza sindacale e politica.
È in questo contesto culturale, pure molto diverso dall'esperienza dei giorni nostri, che Fernando Santi propone già con forza una concezione molto attuale dell'autonomia del sindacato dai partiti, ma non dalla politica.
Gaetano Arfè ci ha ricordato come negli anni delle contrapposizioni frontali il suo contributo fu forse determinante a che la CGIL non diventasse la pura e semplice cinghia di trasmissione delle direttive comuniste. Sarà ancora lui a denunciare al congresso di Roma del 1955 i rischi della centralizzazione delle lotte sindacali e a proporne una nuova articolazione che, senza fomentare corporativismi, consenta di adeguare le lotte ai gradi del differenziato sviluppo della economia del Paese.
A questo proposito, Santi aveva motivato in quel congresso la necessità di riprendere un'articolazione dell'iniziativa sindacale e quindi di dare più valore alla contrattazione aziendale, con considerazioni molto vicine, nella sostanza, al dibattito di questi giorni sul ruolo del sindacato nel governo dei processi di riorganizzazione delle imprese. '...I lavoratori non devono subire passivamente l'istituzione di nuove tecniche e di nuove forme di organizzazione del lavoro, ma devono svolgere uno sforzo tenace e instancabile, perché tali tecniche e tali forme di organizzazione del lavoro non si rivolgano contro di loro...'
Ancora una volta, andando fra l'altro contro corrente, Santi riafferma così l'identità di un sindacato che si appassiona alle condizioni materiali, ma anche all'obiettivo di affermare la soggettività delle persone nel lavoro.
È sulla concretezza di questo rigoroso riformismo e su un'idea alta della partecipazione dei lavoratori alla vita sindacale che Santi fonda anche la costante ricerca dell'unità fra i sindacati a cui ha sempre lavorato. Le sue parole a questo proposito sono chiare: '... L'unità si conquista e si mantiene con una linea sindacale che porti avanti le giuste rivendicazioni dei lavoratori, volute dalla maggioranza dei lavoratori, a quel momento dato, in quelle obiettive condizioni, così come la realtà le promuove e le rende possibili, come dimensione, e da conquistarsi con intelligente uso delle nostre forze e con metodi di lotta che siano accettabili dai lavoratori'. Realismo, democrazia e unità di intenti rappresentano nel suo pensiero i cardini dell'azione del sindacato.
Il senso del valore e del ruolo che lui assegna al movimento dei lavoratori sono sintetizzati in modo molto bello nel suo ultimo discorso del '65 alla CGIL , quando è costretto a lasciare, per motivi di salute, il suo incarico. Ritornano in quelle parole temi e ragionamenti che evocano in modo evidente il dibattito che ci appassiona in questi giorni.
Viene riproposta l'idea di un Sindacato ben radicato nella rappresentanza degli interessi concreti e materiali dei lavoratori, che assume sempre l'obiettivo di realizzare risultati e fare buoni accordi, ma anche soggetto dell'affermazione del benessere e della dignità delle persone, un'autentica forza di democrazia e garanzia di libertà.
Alla continua ricerca dell'unità fra le confederazioni sindacali e fra i lavoratori si accompagna la riaffermazione di un'autonomia che non è estraneità dalla politica, ma ferma volontà di non delegare mai ad altri il proprio ruolo.
La consapevolezza di dover rendere conto ogni giorno del proprio operato e di quella legge di gradualità che guida sempre l'azione del sindacato viene da lui sempre collocata in un orizzonte che assegna alle conquiste operaie il ruolo ambizioso di arricchimento del patrimonio civile di tutta la società nazionale.
Nel pensiero di Fernando Santi è di grandissima attualità anche il senso della responsabilità della rappresentanza, del dovere di conquistare cambiamenti reali e quotidiani per le condizioni di vita dei lavoratori, la riproposizione di un riformismo coerente nella pratica ed intransigente nei principi.
Molti nostri ragionamenti, proprio in questa attuale stagione sindacale e politica, ritornano spesso sul tema di un riformismo efficace, equo e partecipato. Sulla capacità di difendere con rigore i diritti delle persone e di prospettare al Paese innovazioni e trasformazioni concrete, in grado di garantire la crescita dell'occupazione, lo sviluppo, gli equilibri finanziari insieme a una maggiore coesione sociale e migliori condizioni di vita per chi lavora. Questa è in fondo la scommessa della nostra generazione.
Ripercorrere la storia e l'esperienza politica di uomini come Fernando Santi rap-presenta un'occasione straordinaria anche per dare una prospettiva a questa riflessione.
Ora, come allora, c'è un gran bisogno di intelligenze, passioni, energie, per costruire le condizioni delle trasformazioni concrete.
C'è anche un gran bisogno di semplicità, di umiltà e di valorizzare i sentimenti di solidarietà e di appartenenza.
Le parole, e gli scritti raccolti con grande cura e intelligenza in questo volume ci sono ancora di grande aiuto per andare avanti nel nostro cammino.
Roma 11 marzo 2002
Fernando Santi: un uomo, un'idea
di Roberto Spocci
Fernando Santi nasce il 13 novembre 1902 a Golese, muore a Parma il 15 settembre 1969.
Inizia a militare nelle file socialiste iscrivendosi alla sezione degli adulti nel 1917, ma dopo qualche mese si fa promotore della costituzione del Circolo giovanile socialista del Cornocchio. Lavora alla Federazione delle cooperative, allora in via Cairoli, occupandosi di un po' di tutto giacché 'partito, cooperazione e sindacato erano un pasticcio solo'. Inizia a collaborare al quindicinale di Giovanni Faraboli "Per la vita. L'Idea" (1916-1918); quindicenne, nel 1917, partecipò al congresso dei Cooperatori di Reggio Emilia ove incontrò Camillo Prampolini. Nel 1920 è nominato vice segretario della Camera del lavoro e dirigente della Federazione provinciale giovanile. Nello stesso anno in un comizio a Castellina di Soragna svolge una forte propaganda antimilitarista che gli varrà una condanna a due mesi di detenzione ed a 200 lire di multa.1
Al congresso della Federazione nazionale giovanile di Firenze, del 1921, Santi cerca, vanamente, di parlare in nome della minoranza, ma dopo aver pagato la quota d'adesione si trova fuori in meno di un paio d'ore. Nello stesso giorno si fa promotore della riunione per la ricostituzione della Federazione giovanile socialista ed è nominato segretario nazionale, in questa veste viene ad interessarsi delle varie sezioni locali uscendo dall'ambito cittadino e ricorderà quest'esperienza in un articolo del 1957: 'Giravo l'Italia, tra una battuta e l'altra dei fascisti. Conobbi allora molti compagni, tra i quali Sandro Pertini che curava, benché già adulto, il circolo di Savona'.
Nel maggio 1921, allorché furono noti i risultati elettorali, Santi ebbe l'incarico di andare a prendere Guido Picelli, che allora si trovava in carcere, ed accompagnarlo nell'Oltretorrente. Nell'estate del 1922 Santi parteciperà agli Arditi del Popolo, di cui stenderà un resoconto sull'"Avanti!"(2) , considerando la resistenza parmense un episodio legalitario. Poco dopo si sarebbe svolto il congresso del Partito socialista da cui, con una nuova scissione, ne sarebbero usciti i riformisti di Matteotti per dar vita al Partito socialista unitario dei lavoratori italiani, ma Santi non potrà parteciparvi perché chiamato a prestare il servizio militare, sospenderà l'attività politica.
Rientrato a Parma collaborerà, nel 1924, come cronista di nera al quotidiano di Tullio Masotti, "Il Piccolo di Parma". Fatto segno di numerosi arresti ed aggressioni, fu ferito due volte,(3) finché il 1° novembre del 1924 cadde in un'imboscata ove fu preso a revolverate e si salvò per miracolo. A seguito di quest'ultimo attentato si trasferisce a Torino ove assumerà per un breve periodo la carica di segretario della Camera del lavoro per passare, nel corso dello stesso anno, a dirigere la sezione milanese del PSU. Quel periodo sarà ricordato da Santi in Primi tempi a Milano.
Terminato, forzatamente, l'impegno politico, per mantenersi diventa rappresentante di una ditta di profumi francesi, la Niki Kini, approfittando della nuova veste di viaggiatore di commercio per tessere rapporti clandestini fra i compagni. Sarà lo stesso Santi che troverà lavoro a Guido Picelli come rappresentante della libreria antiquaria di Walter Toscanini, il figlio d'Arturo.
Sarà arrestato il 5 aprile 1943, durante un incontro clandestino sulla riorganizzazione delle forze socialiste(4), e immediatamente tradotto nelle carceri di San Vittore. Liberato dopo il 25 luglio, nell'autunno, riparerà in Svizzera ove assumerà l'incarico di segretario del Comitato svizzero di soccorso operaio per i rifugiati.(5)
Nell'agosto del 1944 rientra in Italia per assumere l'incarico di commissario politico del battaglione partigiano "Matteotti" in Val d'Ossola; in Val d'Ossola Santi lavorò in stretto contatto con Mario Bonfantini alla riorganizzazione del Partito socialista e del movimento sindacale ossolano favorendo la costituzione delle Commissioni interne nei luoghi di lavoro. Riparato nuovamente in Svizzera per sfuggire al rastrellamento tedesco rientrerà a Milano per ricostruire clandestinamente il Partito socialista e per partecipare all'insurrezione del 25 aprile.
All'indomani della liberazione, assieme a Guido Mazzali e Renato Carli Ballola, pubblica il primo numero dell'"Avanti!"
Diventa segretario della Camera del lavoro di Milano e nel maggio-giugno 1945 firma, con l'Associazione provinciale degli industriali, un accordo incentrato su due punti fondamentali: la proibizione temporanea dei licenziamenti e l'aumento dei salari ed il loro adeguamento alla variazione del costo della vita.
Dopo qualche mese Santi lasciava Milano per Roma assumendo la direzione dei rappresentanti di commercio.
Al I congresso nazionale unitario della CGIL (Firenze, 1947) Santi sarà eletto segretario nazionale per la corrente socialista, incarico cui sarà riconfermato nei congressi di Genova (l949) e di Napoli (1952). Riconosciuto è il suo impegno, assieme a Di Vittorio, per mantenere all'interno della CGIL la corrente democratico-cristiana che con Pastore darà luogo alla nascita della CISL.
'La scissione sindacale - così si esprimerà Santi nel saggio I Sindacati in Italia - fu il prodotto della divisione del mondo in due blocchi, della guerra fredda, della necessità del Dipartimento di Stato di neutralizzare le forze operaie che potevano opporre valida resistenza al dominio politico ed economico americano del mondo'.
Dopo la rottura dell'unità sindacale, già sancita dal Patto di Roma, e le scissioni del 1948 e 1949 Santi inizierà a lavorare senza tregua per ritessere un impegno unitario riconoscendo che le colpe non stavano da una parte sola e che l'unità sindacale non si rimpiange, ma si conquista nella concretezza del lavoro quotidiano e nella coscienza comune dei lavoratori.
Nel 1948 è eletto deputato nella circoscrizione di Parma Modena Piacenza e Reggio Emilia. Nello stesso anno, al congresso socialista di Genova assieme ad Alberto Jacometti, Vittorio Foa e Riccardo Lombardi si batte per una linea di stretta collaborazione coi comunisti sul piano sociale e sindacale, di totale indipendenza sul piano politico e d'equidistanza o di non allineamento fra America e Russia. Nel 1952 è delegato al Consiglio economico e sociale dell'ONU a New York e dall'esperienza americana trarrà le corrispondenze per l'"Avanti!", pubblicate come America 1952, taccuino di un viaggio in USA. Alle elezioni politiche del 1953, 1958 e 1963, è riconfermato deputato nella circoscrizione di Parma Modena Piacenza e Reggio Emilia.
L'impegno sindacale lo vedrà protagonista e precursore di molte delle tematiche sindacali degli anni successivi; intervenendo al congresso della CGIL del 1956 Santi rileverà come 'i lavoratori non devono subire passivamente l'istituzione di nuove tecniche e di nuove forme di organizzazione del lavoro, ma debbono compiere uno sforzo tenace ed instancabile perché tali tecniche e tali forme d'organizzazione del lavoro non si rivolgano contro di loro... Ora la condizione di massima libertà per il datore di lavoro è realizzata quando il lavoratore è privato dei suoi organi naturali e tradizionali d'autotutela e di rappresentanza sindacale: la Commissione Interna e il Sindacato'. Anche sul diritto di sciopero sancito dalla Costituzione, ma sempre ostacolato dalle forze padronali, Santi intervenne con profonda maturità e consapevolezza politica: 'Lo sciopero - disse - è un'arma alla quale non possiamo rinunciare; noi non accettiamo limitazioni di sorta, però siamo consapevoli che l'esercizio del nostro diritto trova dei giusti punti di limitazione negli interessi generali della collettività. Lo sciopero è un'arma che non deve essere usata con facilità perché altrimenti minaccia di rompersi nelle nostre stesse mani … Direi che allo sciopero si deve accedere quando siano esaurite tutte le possibilità di una pacifica risoluzione …'(6)
Il contributo di Fernando Santi si è esercitato in particolare per la formulazione di una politica di riforme. Il suo impegno pone le basi di un sindacalismo moderno con la ripresa dell'unità sindacale, unità fondata 'sull'effettiva autonomia del sindacato dai governi e dai partiti' - come sostiene al Consiglio nazionale della CGIL del 14-16 marzo 1962 - e l'attuazione di un programma di sviluppo economico che sia improntato a riforme di struttura e alla programmazione. In tal senso interviene al IV congresso della CGIL, dopo che la rigidità della contrattazione nazionale aveva portato a due pesanti sconfitte con la vertenza del conglobamento (1954) e le elezioni alla Fiat (1955).
Santi è un dirigente complessivo, impegnato sia nell'elaborazione teorica della strategia sindacale che nell'azione quotidiana intervenendo a più riprese per porre all'attenzione del movimento problemi di carattere sociale quali: le condizioni degli emigranti - a lui è tuttora intitolata una fondazione che si occupa dell'emigrazione -, la parità giuridica uomo-donna, il pericolo della corsa agli armamenti, il ruolo dell'unità sindacale mondiale, il ruolo dello Stato nello svolgimento dell'azione sociale, la cooperazione economica e politica a livello europeo, la disoccupazione giovanile, l'attuazione della Costituzione in ogni sua parte.
All'interno della CGIL opera con determinazione affinché si affermi un'idea di sindacato unitario 'fatto di uomini, di uomini come noi, e con opinioni politiche diverse o senza opinioni, l'animo aperto a suggestioni mutevoli, con timori e speranze. Uomini che talvolta marciano con passo diseguale, ma che comunque vogliono andare avanti. Che ogni giorno acquistano coscienza della loro condizione e della necessità di mutarla'; democratico, improntato 'al rispetto, aperto, leale di tutte le opinioni politiche, di ogni credo religioso, direzione collegiale degli organismi sindacali per consentire il necessario contributo delle esperienze di ognuno e di tutti, libere e democratiche elezioni dei dirigenti, rispetto dei diritti delle minoranze che devono essere rappresentate…'
Santi si dichiarerà da sempre riformista: nel suo pensiero le riforme di struttura sono strumenti per riformare il sistema, il suo gradualismo altro non è che la costruzione di tanti tasselli che possono e devono portare alla costruzione di una società socialista. Santi ribadirà, commemorando Nullo Baldini, come il riformismo padano lavorò non solo per raccogliere i nuclei sparsi del proletariato agricolo, ma seppe realizzare un'organizzazione classista tesa a perseguire fini di trasformazione strutturale della società attraverso un 'confessato, sano, gradualismo'. Gradualismo inteso come processo irreversibile di trasferimento di quote sempre maggiori di potere dal mondo imprenditoriale alla collettività.
Quando si dimetterà, al congresso di Bologna del 1965, dalla Segreteria della CGIL pronuncerà un discorso rimasto memorabile nel metodo e nei contenuti: 'Cerco di richiamarmi all'insegnamento di quegli uomini del riformismo emiliano e italiano, uomini umani, civili, onesti di fede, ma badate bene, uomini tutt'altro che accomodanti, duri nelle lotte, intransigenti nei principi … Credo nella trasformazione graduale, democratica della società attuale in una società più libera e più giusta … Solo chi ha fame apprezza il sapore del pane; solo chi ha sete di giustizia sa dare alla giustizia il suo vero volto: giusto ed umano'.
Sandro Pertini lo ricordò, commemorandolo alla Camera dei Deputati, come 'un uomo che con fermezza seppe battersi, che ha sempre pagato di persona, che il partito ha servito senza mai servirsene e che non considerava la politica quale occasione per ottenere poltrone o prebende, ma quale missione nell'interesse della classe lavoratrice e del
paese'.
1)ASPr, Atti del Tribunale di Parma, sentenze penali, a. 1921, vol. 1471, sentenza n. 337.
2) Cfr. la testimonianza di Massimo Masetti nell'"Avanti!" del 3 agosto 1972 con cui ricorda la corrispondenza di Santi, apparsa anonima, sugli avvenimenti parmensi nelle edizioni del 9 e 13 agosto 1922.
3)Santi venne aggredito, all'uscita di una manifestazione del Partito socialista unitario che si tenne nei locali dell'Università Popolare, con un colpo di bastone causandogli una ferita che lo costrinse a ricorrere alla medicazione in ospedale. Gli incidenti di domenica dopo una riunione di socialisti unitari. Il ferimento di Fernando Santi in "Il Piccolo", 23 settembre 1924.
4)Alla riunione erano presenti, oltre a Santi, Ivan Matteo Lombardo, Lami Starnuti (di Milano), Curenei e Odicini (di Genova), Chiaramelli e Carmagnola (di Torino). All'arresto riuscirono a sottrarsi, perché arrivati in ritardo, Romita, Oreste Lizzadri e Roberto Veratti.
5)L'organismo di soccorso ai rifugiati era presieduto dall'on. Canevascini, consigliere di Stato di Bellinzona.
6)In Per l'unità della CGIL. Per una organizzazione libera, democratica, indipendente.
Indice
Ai giovani socialisti
Russia Rossa!
Realizzazioni
La beffa atroce
Guerra al militarismo!
Disertare?
Prime esperienze politiche e sindacali
Preti, sindacalisti, socialisti, una volta
Primi tempi a Milano
Quaranta morti al mio paese
Il ruolo del sindacato e le difficoltà unitarie
Relazione sui Consigli di gestione
Per l'intangibilità delle retribuzioni. Per la casa ai lavoratori
Per l'unità della CGIL . Per una organizzazione libera, democratica, indipendente
Relazione sull'ordinamento sindacale al Consiglio Nazionale della CGIL del 2-5 ottobre 1948
Come intendono le riforme quelli che vogliono la pace
Necessità e urgenza delle riforme di struttura
Nullo Baldini
L'uomo Di Vittorio
Solitudine dell'uomo americano
La sorda opposizione alla guerra in Corea
Un fascismo legalizzato domina la vita americana
Una serie di leggi eccezionali ha privato gli americani delle garanzie costituzionali
Il fascismo in America documentato dalla stampa USA
Un immenso ghetto segrega gli uomini di colore
I sindacati in America
La politica di guerra cominciò a pesare sui lavoratori americani
Risorgi o America
Per l'uguaglianza del diritto di voto conquista democratica dei lavoratori
La sfiducia al governo Scelba
Saggio sul sindacato
Dal diario personale di Fernando Santi
Bruno Buozzi
Il contenuto sindacale e democratico della lotta per la libertà nelle aziende
Per una più giusta impostazione della politica rivendicativa
Unificazione socialista e unità sindacale
Lo sciopero generale agricolo del 1908 nel parmense
Stato, polizia e conflitti di lavoro. A proposito dei fatti di Sarnico
Per una politica di sviluppo dei porti, dei cantieri e della flotta mercantile
I lavoratori e l'unità europea
Discorso sul sindacato
Il cammino verso l'unità sindacale
Grandi sarebbe stato per una nuova unità
Le condizioni ci sono: bisogna muoversi
I giorni tempestosi della Parma del 1920
Guido Picelli
Ricordi di un golesano. Mio padre assessore
Dobbiamo costruire una nuova realtà politica
Il PCI, Praga e la nuova sinistra
Alcune note bibliografiche
Appendice
Gaetano Arfè, Fernando Santi
Sandro Pertini, In ricordo di Fernando Santi. Discorso pronunziato alla Camera dei Deputati nella seduta del 23 ottobre 1969
Riccardo Lombardi, Ricordo di Fernando Santi
Piero Boni, Ricordo di Fernando Santi
Francesco De Martino, Ricordo di Fernando Santi
Luciano Dallatana, Ricordo giovanile di Fernando Santi