Carlo Rosselli

di Gaetano Arf�


Nel 1942, diciassettenne, entrai a far parte a Napoli di un gruppo clandestino di Italia Libera, emanazione del partito d�azione, organizzato da un piccolo libraio, Ettore Ceccoli, amico di mio padre. Fu allora che sentii per la prima volta il nome di Carlo Rosselli, e non era quello dell�autore di Socialismo liberale, ma di un compagno e di un capo caduto sotto il "ferro freddo" fascista.

A guerra finita nelle preziose Edizioni U che ricordo come una delle prime e pi� affascinanti fonti della mia cultura, lessi il suo libro e insieme l�appassionata biografia che gli aveva dedicato Aldo Garosci. Mi � capitato pi� volte dopo di allora di riprenderlo tra le mani, dopo aver letto tutti i suoi scritti e dopo aver scritto pi� volte di lui, e me ne � rimasta confermata la convinzione che quel libro � una tappa e non un punto di approdo nello svolgersi di un pensiero sempre collegato, fino a esserne condizionato dalle necessita dell�azione e rimasto inconcluso perch� troncato alla morte. � per questo che provo un senso di fastidio di fronte a certe manipolazioni strumentali, condotte da personaggi che forse del suo libro conoscono solo il titolo, e che tendono a presentarlo come il teorico di un socialismo ridotto a una mistura insipida di socialismo moderato e di liberalismo temperato dal filantropismo, a farne un epigone di Ivanoe Bonomi -"il socialista che si contenta", lo definiva Salvemini - e il precursore di una sinistra di trovatelli alla ricerca di un padre putativo.

Quel libro � stato la mia prima bibbia socialista, fu per esso, e per un discorso su Rosselli di Tristano Codignola che ascoltai in un�assemblea della Giovent� d�Azione che nel 1947 seguii Saragat nella sua scissione e fu per esso che un anno dopo lo abbandonai.

Rosselli appartenne a quella che Garosci, finemente analizzandola, definiva "la generazione della guerra", quella che aveva visto democratici, rivoluzionari e nazionalisti, uniti dall�antigiolittismo, convergere in un sogno di rigenerazione della nazione. La fine della guerra aveva provocato un tormentato processo di decantazione. Le avanguardie di sinistra avevano risposto al richiamo dell�ottobre rosso, quelle contrapposte avevano creduto nel mito della "vittoria mutilata".

Rosselli fa parte a s�, gi� eretico in una minoranza il cui primo nucleo che si viene formando a Firenze, alla scuola di Salvemini, critico del socialismo ufficiale, ma aperto ai problemi, non solo economici, del mondo del lavoro.

Nella scalmana del dopoguerra Rosselli � tra i pochi giovani che guardano al socialismo democratico. Tra le sue letture c�� la Critica Sociale, tra i suoi maestri Alessandro Levi, suo parente, e Rodolfo Mondolfo. Il suo credo politico si esprimeva, notava Salvemini, nelle forme vulcaniche proprie del suo temperamento, ma di fatto non andava oltre i confini di un onesto laburismo. Va anche detto, per�, che gi� allora egli poneva il problema di una liberalizzazione del socialismo che non andava nel senso di un annacquamento dei programmi, ma di una esplicita assunzione critica della cultura e dei valori della civilt� liberale, languente per asfissia sotto la cappa dei suoi interessi di classe, divenuti nel tempo sempre pi� mortificanti e soffocanti. Il suo socialismo � liberazione dell�essere umano, � umanesimo integrale.

L�avvento del fascismo complica le cose. Il problema del rinnovamento del socialismo si intreccia a quello della lotta contro il fascismo. Matteotti gli d� la risposta giusta, indica la via da battere. Rosselli lo eleva ad esempio, aderisce, e con lui Salvemini, al partito di Matteotti, scende in campo aperto, d� vita a Firenze al primo giornale clandestino antifascista, il Non Mollare, con lui, raccolto intorno a Salvemini, un piccolo gruppo di amici, che costituiscono "in nuce" il nucleo dal quale nascer� il movimento di Giustizia e Libert�.

Ma il martirio di Matteotti non vale ad arrestare la crisi del movimento socialista. La vecchia guardia, Turati in testa, ne salva nobilmente l�onore, non riesce a risalire la china, lascia aperto il problema di portare a compimento un processo di rinnovamento che dia al socialismo una politica adeguata ai bisogni dei tempi nuovi e che dovr� necessariamente qualificarsi sul terreno della lotta al fascismo. � qui che Rosselli trova il suo campo d�impegno. Fuori delle vecchie correnti, aperta a tutti gli apporti, fonda la rivista dell�autocritica socialista Quarto Stato, vi associa alla direzione Pietro Nenni, uomo anche lui della "generazione della guerra", dai trascorsi repubblicani, interventisti e massimalisti, espunto e quasi espulso dalle file del massimalismo ufficiale.

L�esperimento � assai promettente, il dibattito che vi si apre � di appassionante interesse, ma dura poco. A meno di un anno dalla sua nascita la rivista � soppressa.

Il socialismo di Matteotti resta il punto di riferimento. Turati ne resta il simbolo ed � Rosselli ad attribuirgli il ruolo di rappresentante dell�Italia libera e civile in Europa, a ideare, a organizzare, a finanziare e a guidare di persona la sua evasione dall�Italia. Seguono il processo di Savona, il confino a Lipari dove nella forzata inazione scrive Socialismo liberale.

I temi, organicamente argomentati, sono quelli affrontati in Quarto Stato, e meriterebbero un�analisi articolata e puntuale. Il rinnovamento del socialismo italiano _ � questo mi pare il tratto di maggiore originalit� e di maggiore vitalit� del libro _ deve fare il salto dal terreno economico, dove esso ha prevalentemente operato, a quello politico, deve sbarazzarsi del suo antiquato bagaglio ideologico, deve riscoprire l�incidenza dei fattori di natura etico-politica nella realt� e ritrovare lo spirito messianico dei suoi pionieri, deve rivedere la sua dottrina, scrollarsi di dosso quegli elementi di fatalistico determinismo dei quali il marxismo � intriso, rivalutare il volontarismo quale fattore decisivo dell�azione politica. Una visione della storia quale mero prodotto della evoluzione economica comporta l�appiattimento nel riformismo o l�evasione nel massimalismo e, nei momenti critici, l�uno e l�altro portano alla disfatta.

Il fascismo � visto ancora come un fatto tipicamente italiano, frutto di un Risorgimento incompiuto, deviato e compresso dalla monarchia, ma del fascismo sono colti quei caratteri che gli hanno consentito di trionfare, riconducibili alla fiducia nella possibilit� di violentare, contro i razionalismi tradizionali, il corso della storia.

� questo il bagaglio di esperienze e di idee che Rosselli, volontaristicamente ribellandosi con l�evasione a chi vuole relegarlo in un�isola di deportazione, porta in Francia.

� di qui che prende una nuova fase nella quale, senza concedere pause all�azione, rielabora le proprie idee e le esperimenta. Il suo libro viene pubblicato e discusso, ma l�accoglienza nell�ambiente socialista, anche da parte di uomini che lo amano paternamente come Turati e come Treves, non � quella che egli si aspetta. Tentare un bilancio dei torti e delle ragioni sarebbe di grande interesse, ma ci porterebbe assai lontano. Resta il fatto che le tradizioni, radicate nella storia, resistono all�urto del giovane iconoclasta e con esse Rosselli deve venire a patti.

L�antifascismo repubblicano democratico e socialista si � data una propria organizzazione unitaria, la Concentrazione antifascista alla quale fa capo anche la CGL ricostituita in terra d�esilio per opera di Bruno Buozzi, ha anche un proprio organo di stampa magistralmente diretto da Claudio Treves, che ha conquistato credito e prestigio anche nell�ambiente politico francese. � ad essa che Rosselli si collega, ma rivendicando una propria autonomia. Il suo proposito originario era stato quello di "archiviare le tessere" per fondere in una formazione politica nuova le rappresentanze dei vecchi partiti per dar vita a un movimento libertario nel suo spirito ma che abbia quei caratteri di modernit� nell�uso delle ideologie, nelle tecniche organizzative, nell�articolazione della propaganda, che fascisti e comunisti hanno saputo acquisire. Rispetto a Socialismo liberale l�elemento nuovo � che il problema di un adeguamento ai tempi non riguarda pi� solo, o principalmente il movimento socialista, ma tutte le rappresentanze della democrazia antifascista, e questo potr� avvenire attraverso il dibattito delle idee, ma anche e soprattutto con l�impegno nell�azione. Per questo ha bisogno di un suo strumento, piccolo, agile e ardito, che operi anche in Italia nella clandestinit�, come i comunisti hanno dimostrato di saper fare, che organizzi spericolate imprese in direzione dell�Italia, che gli consenta anche avventure ideologiche fuori di ogni ortodossia. Qui la ragione della nascita del suo movimento sotto la sigla carducciana di Giustizia e Libert�, che rivendica una propria autonomia nei confronti della Concentrazione e ne ottiene il monopolio dell�azione in Italia.

Il socialismo, anche se a un ritmo che Rosselli trova troppo lento, in realt�, si va rinnovando. In Francia i due partiti residuati dalla scissione del 1922 si sono unificati, uomini provenienti dalla "generazione della guerra", come Pietro Nenni e Giuseppe Saragat vi hanno assunto il posto dei vecchi patriarchi, � arrivato a Parigi, evaso anche lui dall�Italia Giuseppe Faravelli che aveva operato a Milano, con Rodolfo Morandi, nella cospirazione "giellista".

Rosselli lo riconosce, ma � ormai convinto che i partiti non siano in grado di compiere il salto necessario. Il movimento egli dichiara � sorto al di fuori dei partiti non per una pregiudiziale antipartitica, ma perch� la battaglia contro il fascismo non � concepibile su una piattaforma di partito e la ragione sta nel fatto che il trionfo del fascismo fu il frutto, anche, della crisi dei partiti, i quali, afferma, conservano ancora alcuni caratteri che contrastano con le esigenze della lotta antifascista.

Con i socialisti Rosselli firma un patto di collaborazione. Ma le distanze non si accorciano. L�insofferenza nei confronti delle tradizioni, con quello che esse portano di negativo ma anche di positivo lo pervade, anche l�Internazionale socialista diventa bersaglio di non immeritati colpi.

L�ansiosa ricerca del nuovo e il gusto per le avventure intellettuali e politiche lo spingono fino ad avvicinarsi-ma lo far� anche Modigliani- a una frazione minoritaria del socialismo francese, i "n�os", i neosocialisti, che si caratterizzano e anche con buone ragioni per la critica severa del torpore ideologico e dell�immobilismo politico del socialismo ufficiale, che danno per morta l�Internazionale, che respingono il finalismo marxista e teorizzano la necessit� di fasi di transizione di durata indefinita a economia mista, e che con ragioni non buone dicono che per opporsi al fascismo sia necessario far proprie alcune delle sue parole d�ordine. � una via scivolosa sulla quale alcuni di loro non si fermeranno e andranno tanto oltre da convertirsi al fascismo.

Il suo travaglio si riflette nella vita interna del suo piccolo movimento dove si registrano polemiche, dissensi, distacchi che non hanno mai strascichi di rancori settari ma che fanno da ostacolo, soprattutto dopo lo scioglimento consensuale della Concentrazione, alla sua possibilit� di esercitare una influenza diretta sul mondo dell�antifascismo emigrato.

L�avvento di Hitler al potere segna l�inizio della nuova e ultima fase nel pensiero e nell�azione di Carlo Rosselli. Questa volta non c�� un libro a segnarne l�inizio, ma un articolo destinato a rimanere famoso, La guerra che torna. La intuizione, in via di maturazione da che ha messo piede in Francia, che il fascismo non sia una manifestazione deteriore di folklore politico italiano ma un fenomeno a dimensione europea, diventa un�acquisizione definitiva ed � in relazione ad essa che vanno elaborate le strategie e le tattiche dell�antifascismo. Nell�articolo, offendendo il pacifismo socialista, Rosselli auspicava, pur sapendolo impossibile, un intervento delle potenze democratiche contro la Germania nazista, prima che essa procedesse al proprio riarmo.

Gli eventi che direttamente e indirettamente ne conseguiranno saranno l�attacco del clerico-fascista Dolfuss alla Comune socialdemocratica di Vienna concluso con forche e plotoni d�esecuzione, l�uscita dall�isolamento diplomatico dell�URSS e il congresso della Internazionale comunista che rovescia, senza peraltro farne autocritica, la formula del "socialfascismo" e lancia la politica dell�unit� antifascista e vi impegna tutti i partiti comunisti, l�impresa etiopica di Mussolini, i fronti popolari di Francia e di Spagna, la sedizione franchista e la guerra civile spagnola.

� l�ultima e pi� esaltante stagione nella vita di Carlo Rosselli. Le esperienze, tutte di alta drammaticit� si susseguono, si accumulano, su di esse egli modella il suo pensiero.

Il crollo inglorioso delle sinistre tedesche, e in esse della gi� presunta potente socialdemocrazia, dimostra l�immaturit� politica e l�incapacit� tecnica del tradizionali partiti operai, comunisti compresi, a fronteggiare l�irruzione di quel fenomeno nuovo che � il nazismo; il plebiscito della Saar che si traduce in una vittoria di Hitler, ridesta il suo disprezzo per la massa, "brutale, ignorante, impotente _ gli si perdoni la rozzezza maschilista _ femminile" e il suo scetticismo verso la democrazia intesa quale conta dei numeri. Contro le maggioranze amorfe, dice "siamo liberali, libertari, rivoluzionari". L�eroismo degli operai di Vienna che hanno combattuto e sono caduti senza speranza di vittoria, dimostra che la tendenza si va invertendo, che il nazifascismo trover� d�ora innanzi delle resistenze armate e che la classe operaia ne costituir� il nucleo. I fronti popolari sono il frutto delle intese tra diplomazie partitiche e pesano su di esse ipoteche internazionali, ma qualcosa si � messo in moto che acquister� una propria autonoma forza che potr� combattere e battere il fascismo sul suo stesso terreno, accendendo passioni, mobilitando energie, esaltando le volont�.

La guerra di Spagna � il sogno che si fa storia. Alla sedizione franchista risponde una sollevazione delle masse popolari imponente e possente. Il tentativo di colpo di stato diventa guerra civile, guerra civile spagnola, guerra civile europea tra fascismo e antifascismo. Il combattente veste la tuta dell�operaio. Rosselli � il primo a organizzare una colonna di volontari, a prendere posizione sul fronte tenuto dagli anarchici per dichiarare e conservare la propria autonomia dei partiti, vive la sua epopea, prende nota della miopia e della codardia delle democrazie europee. Fascisti e nazisti scendono in campo riconoscendo la natura ideologica dello scontro, le democrazie inventano il "non-intervento". "Solo la Russia _ nota Rosselli _ tra le grandi potenze, vuole la vittoria dei repubblicani. Ma per salvare la sua sempre pi� precaria alleanza con la Francia, trattiene anzich� arroventare, la rivoluzione. Cos� la rivoluzione � rimasta sola in Europa". Sono in prevalenza comunisti i volontari delle brigate internazionali. � vero che il regime di Stalin promette "libert� ai popoli" e condanna al colpo alla nuca, dopo allucinanti processi, i "traditori del socialismo" mentre i comunisti in Spagna combattono con eroica efficienza ma praticano anche il "terrorismo ideologico" e non ideologico nei confronti dei dissidenti, degli eretici, dei veri e presunti estremisti. Ma sono i delitti di un regime rivoluzionario accerchiato, che ha mille motivi per diffidare dei governi democratici e per temere le infiltrazioni degli agenti nazisti. Ma con questo si faranno i conti dopo, quello che conta � che il movimento delle masse � entrato nel circuito della lotta al nazifascismo con una carica libertaria inestinguibile e sar� essa a dare l�impronta alla storia in divenire. La guerra di Spagna diventa cos� il primo atto della guerra europea contro il fascismo. "Oggi in Spagna, domani in Italia", � la parola l�ordine che Rosselli lancia attraverso quel nuovissimo strumento di propaganda che � la radio, che indirizza alle truppe fasciste che conosceranno la sconfitta di Guadalajara ad opera dei volontari italiani.

Anche questa volta, in una pausa della lotta, Rosselli ripiega nella riflessione, traccia un bilancio, apre una prospettiva. Lo fa con gli articoli che hanno a tema l�unificazione politica del proletariato italiano.

I titoli che il suo movimento ha per lanciare la proposta stanno nella definizione che egli ne d� e che ha il vigore di un giudizio storico perfetto: "Giustizia e Libert� si potrebbe definire come il primo movimento europeo integralmente antifascista, perch� nel fascismo vede il fatto centrale, la novit� tremenda del nostro tempo e perch� la sua opposizione deriva non gi� dalla difesa di posizioni precedentemente acquisite ma da una volont� di liberazione che si sprigiona dallo stesso mondo fascista".

Le convergenze tra i partiti proletari che si sono realizzate hanno gi� dimostrato la loro inadeguatezza al compito di vincere il fascismo tagliandone le radici: "Ad abbattere il fascismo non saranno n� il fronte popolare _ che presuppone la vita democratica e forti partiti _ n� l�unit� d�azione che finora ha pi� favorito l�irrigidimento dei partiti sulle loro posizioni rappresentative formali che il loro effettivo ravvicinamento. Per vincere � necessario dar vita a una formazione nuova, originale, capace di condurre contro il colosso totalitario una lotta a un tempo pratica, politica, culturale". Il perno di questa formazione sar� il proletariato, ma essa non dovr� assumere il carattere di partito tradizionale. "Il partito unico del proletariato... dovr� essere, pi� che un partito una larga forza sociale, una sorta di anticipazione della societ� futura, di microcosmo sociale con la sua organizzazione di combattimento, ma anche con la sua vita intellettuale dal respiro ampio e incitatore". Giustizia e Libert� vi apporter� l�esigenza del rinnovamento radicale della lotta proletaria, una interpretazione lucida del fascismo "non solo come reazione di classe, ma come sprofondamento sociale", un rapporto intimo con la cultura e la storia d�Italia e la coscienza dei problemi della sua modernit� e, soprattutto, "una preoccupazione centrale di libert� non astratta, non formale, basata su una concezione attiva, emancipatrice, della libert� e della giustizia (autonomie, consigli)".

Sarebbe fuorviante e storicamente scorretto considerare questo come il punto di approdo di Carlo Rosselli. La sua proposta riflette l�eccezionalit� delle circostanze, � intrisa dell�utopismo della passione, forse anche della intuizione che l�essere diventato il simbolo dell�"antifascismo integrale" ha fatto di lui, come lo fu per Matteotti, l�oggetto dell�odio omicida di Mussolini. 

�, comunque, un dato incontestabile che alla vigilia della morte il suo socialismo non � pi� quello di "Socialismo liberale", � rigidamente classista, rivoluzionariamente autonomistico, intimamente libertario. Quali revisioni vi avrebbe apportate, refrattario com�era a ogni dottrinarismo, aperto alla comprensione di ogni mutamento della realt� in cui � calato, non ci � concesso saperlo.

Io ho avuto il privilegio di conoscere non pochi degli amici di Carlo Rosselli e tra essi uno dei meno noti, che non ha lasciato traccia di s� se non nella fotografia che ritrae i giovani del Non Mollare, nelle carte del Tribunale speciale, delle carceri e del confino dove pass� un quindicennio. Il suo cognome appare negli elenchi dei caduti della Resistenza, � quello di un fratello assassinato, per errore, al suo posto. Era ferroviere e si chiamava Nello Traquandi, aveva tutte le virt� dei cristiani delle catacombe, era il solo uomo al mondo capace di intimidire Gaetano Salvemini con l�inarcare di un sopracciglio. Mi onor� della sua amicizia, mi regal� il libro di Nello Rosselli su Mazzini e Bakunin e un giorno mi disse: "Andiamo insieme a Trespiano a salutare Carlo e Nello".

Questo non mi autorizza a considerarmi interprete del pensiero di Rosselli, mi impone di trasmettervi la sua immagine quale � rimasta nella mia fantasia e nella mia coscienza: quella di un compagno che pratic� la politica con lo spirito del credente che non cerca ma non teme il martirio, che fece dell�antifascismo non una negazione ma una fede, la fede nella giustizia, la fede nella libert�.

Fiap - Federazione italiana delle associazioni partigiane 
Congresso di Salice Terme - ottobre 1999


Carlo Rosselli e il suo messaggio politico
di  Ariane Landuyt 

Prima di iniziare volevo ringraziare l'on. Aniasi e la F.I.A.P. per l'onore che mi hanno fatto chiedendomi di partecipare in questa occasione per aprire la sessione di oggi. Come studiosa di questi argomenti � per me una platea nuova, che mi emoziona molto, � qualcosa di pi� e di pi� importante di una platea di accademici.
L'argomento che volevo affrontare in questa mia relazione � un tema a cui ho gi� dedicato vari studi, ed � quello di Rosselli, dell'Europa e della Terza via. Pu� sembrare un argomento di attualit�, eppure sono studi che io vado perseguendo da oltre dieci anni, che trovano in questo momento una realt� anche politica di grande attualit�.
Dopo anni di silenzio e di rimozione la storiografia e la cultura politica attuale stanno rivolgendo una grande attenzione al socialismo liberale nelle sue formulazioni teoriche, cos� come nelle linee programmatiche e alla vicenda storica complessiva del movimento di Giustizia e Libert�. Una nuova stagione dunque sembra essersi dischiusa per un'area e una cultura politica a lungo confinate ai margini del dibattito, sia sul piano degli studi che su quello dell'interesse politico. Un interesse, quest'ultimo, che inevitabilmente accompagna e spesso, purtroppo, orienta con le sue alterne vicende, con le sue luci e con le sue ombre, oggetti di indagine e tagli interpretativi adottati dagli studiosi. 
E' a tutti nota la vivace polemica sull'uso politico della storia che ha animato in tempi abbastanza recenti le riviste specializzate, ma soprattutto le pagine culturali della grande stampa di opinione. Un tipo di polemica, questo, che a mio avviso, pur nella fondatezza delle sue motivazioni, ha i suoi momenti di massimo splendore nei periodi di transizione, per scivolare poi rapidamente nell'oblio al momento del consolidamento di un nuovo assetto sociopolitico che si basa su nuove inclusioni ed esclusioni anche sotto il profilo storiografico.
E' indubbio che i profondi sconvolgimenti verificatisi sul piano interno ed internazionale tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 hanno comportato mutamenti radicali anche nel campo della cultura politica e dei suoi referenti ideologici. La messa in discussione di impianti filosofici come l'idealismo e il marxismo, che per decenni avevano dominato la scena politico-culturale italiana (ma ovviamente per quanto riguarda il marxismo la prospettiva � anche internazionale) ha dunque aperto spazi di dibattito nuovi all'interno dei quali ha trovato pieno riconoscimento una teoria politica come quella del socialismo liberale e programmi e posizioni come quelle messe a punto da Carlo Rosselli e dal gruppo politico intellettuale che insieme a lui aveva dato vita a Giustizia e Libert�.
D'altra parte va anche sottolineato come il dibattito politico attuale, nel quale largo spazio viene dato alle posizioni che vengono definite propriamente o impropriamente di terza via, cos� come la relativa corsa ad attribuirsene politicamente l'identit� e l'eredit�, fanno di Carlo Rosselli un padre nobile assai appetibile, e di Giustizia e Libert� un riferimento insostituibile per varie componenti della sinistra laica e democratica.
Non va tuttavia dimenticato n� sottovalutato come la corsa ad occupare culturalmente e dunque ideologicamente posizioni di terza via sia presente anche in alcuni settori della destra, che ne vorrebbero individuare le radici storiche in alcuni aspetti del corporativismo a tal fine recentemente rivalutato, che cercano di accreditare pericolose assonanze con l'interesse rivolto a Rosselli, nel corso della sua riflessione politica a tale realt� organizzativa.
Ho gi� avuto occasione di sottolineare, durante un precedente convegno, i pericolosi equivoci che possono nascere da questa interpretazione ed a tal fine ritengo opportuno ribadire l'importanza del rigore metodologico nell'affrontare un argomento di studio cos� complesso come quello della terza via.
Torniamo alle attuali fortune storiografiche di Giustizia e Libert�, del socialismo liberale di Carlo Rosselli. Convegni nazionali ed internazionali sono stati dedicati negli ultimi anni alla sua figura ed a quella di Nello, i suoi scritti sono stati riproposti con apparati critici di grande rigore filologico, volti ad evidenziare la fase della formazione del pensiero. La sua vita � stata ricostruita non solo sotto il profilo politico, ma a tutto tondo, tenendo conto del complesso e articolato mondo familiare che lo circondava. Purtuttavia, nonostante questa attenzione e le numerose indagini ormai effettuate, su di lui ancora molto pu� essere detto, soprattutto sul piano di quella ricca rete di rapporti che lo inserisce a pieno titolo, cos� come il movimento da lui creato, nel pi� ampio dibattito politico e culturale europeo; un dibattito che non � solo legato alle vicende drammatiche degli anni Trenta e delle dittature dilaganti in Europa, ma pone le sue radici a partire da fine Ottocento, per snodarsi nel corso di tutto il Novecento fino ad oggi.
Data la relativa brevit� del tempo a mia disposizione, mi limiter� tuttavia ad esaminare solo alcuni aspetti, a mio avviso particolarmente significativi, relativi alla figura di Carlo Rosselli ed al suo messaggio politico.
Desidero anzitutto tornare a sottolineare, anche se ho gi� avuto l'opportunit� di farlo, la sua appartenenza ad un'area di terza via europea, un'area interna e trasversale alla cultura socialista, ma che interagisce e si incrocia con altre culture politiche; un'area assai complessa, la cui vicenda prende le mosse a fine Ottocento, della quale, se volessimo dare una definizione di estrema sintesi, potremmo dire che ha una visione del socialismo caratterizzata dai valori dell'umanesimo integrale, dove l'aspetto etico cammina di pari passo con l'aspetto economico.
La figura di Carlo Rosselli assume in questo senso carattere emblematico, poich� in essa troviamo un punto di sintesi di alcuni importanti componenti del progetto di Terza via europeo. E' attraverso l'analisi della sua formazione culturale e dei suoi rapporti intellettuali con personalit� in vista dell'intellighenzia italiana ed europea, le cui posizioni in campo filosofico, economico, politico e giuridico sono riconducibili all'ambito della Terza via, che si individua quella suggestiva trama di rapporti politico-culturali che hanno contribuito a fare di Rosselli un personaggio di una potenziale nuova classe dirigente europea. E' interessante, infatti, vedere come ai valori della democrazia risorgimentale ed alle istanze etiche di matrice mazziniana mutuate dall'ambiente familiare si mescolino, nella formazione di Carlo, principi etici ed altri elementi caratteristici del filone di terza via, e cito per tutti il tema dell'europeismo.
Vorrei qui adesso ricordare ad esempio il suo incontro con l'ambiente filosofico neo-kantiano, al quale lo introdusse il filosofo del diritto Alessandro Levi, che anche sotto altri aspetti ebbe su di lui grande influenza. Un ambiente che Rosselli ebbe l'occasione di frequentare soprattutto durante il suo soggiorno all'Universit� di Genova e che ebbe un'importanza rilevante nella sua formazione intellettuale. Penso a Giuseppe Renzi, il filosofo socialista e riformista, collaboratore di "Critica Sociale" e della rivista pacifista "Cenovium"; penso al filosofo Alfredo Poggi, collaboratore della rivista protestante "Conscientia"; penso al filosofo Adelchi Baraton, a cui nel giugno del '32 i "Quaderni di GL" dedicheranno una significativa memoria in mortem.
Tutti questi personaggi erano impegnati in un'opera teorica di revisione del marxismo, attraverso l'avvicinamento del marxismo al kantismo ed il contestuale superamento del positivismo e dell'idealismo. Questa loro riflessione filosofica, che trov� ampio spazio nella rivista "Quarto Stato" di Rosselli, tendeva infatti, con varie articolazioni, a dare una definizione del socialismo come umanesimo integrale, nel quale l'aspetto etico assumeva un ruolo centrale.
Altrettanta importanza ebbe il suo incontro con Rodolfo Mondolfo, i cui contatti con il filone neo-kantiano mitteleuropeo e con l'austro-marxismo sono testimoniati dai rapporti intrattenuti con Max Adler, con Vorlander e con l'Archiv di Grunvelg. Ricordo a questo proposito come un personaggio di spicco dell'austro-marxismo quale Otto Bauer avesse avuto legami con i neo-kantiani durante la prima decade del Novecento: � del 1905 lo scritto di Bauer su Marxismus und Etik, pubblicato sulla "Die neue Zeit". 
In questo senso mi sembra utile aprire una parentesi e sottolineare come il filone filosofico neo-kantiano corrisponda, sotto il profilo filosofico, alla ricerca di terza via compiuta anche su altri piani, politico-istituzionale, economico e giuridico, e come sia stato anch'esso rimosso, schiacciato, sia dalle posizioni idealiste nella loro doppia articolazione crociana e gentiliana, sia dalla filosofia di ispirazione marxista. Recentemente questo filone ha finalmente ottenuto visibilit�, come dimostra la recente pubblicazione, su sollecitazione di Norberto Bobbio, della biografia del filosofo piemontese Piero Martinetti, che rid� luce alla sua metafisica civile e al suo ruolo occulto all'interno della "Rivista di filosofia" diretta ufficialmente da Luigi Fossati, che raccoglieva intorno a s� durante gli anni Trenta l'intellighenzia milanese di ispirazione liberal-socialista. Su Martinetti desidero ricordare l'interesse pionieristico di uno studioso come Guido Bersellini, il cui impegno militante � stato legato durante la guerra alle formazioni di Giustizia e Libert�.
Sempre sul piano della formazione culturale di Rosselli, il filo rosso dell'etica contribuisce a far capire l'attenzione di Rosselli stesso verso l'esperienza del guildismo inglese, con cui entr� in contatto durante i suoi soggiorni a Londra nell'estate del 1923-'24. Occorre ricordare in questa prospettiva la pubblicazione del testo teorico fondamentale del guildismo; alle teorie e all'attuazione del guildismo inglese, una delle grandi passioni intellettuali di Carlo Rosselli, erano del resto sensibili molti degli esponenti della terza via europea, impegnati nella revisione della dottrina marxista; basti pensare a Rudolph Hilferding, agli indipendenti tedeschi, ad Andr� Philippe, socialista francese di ispirazione cristiano-umanitaria, che dedic� al guildismo e al trade-unionismo britannico la sua tesi di dottorato nel 1923, negli stessi anni in cui anche Carlo si occupava di questi argomenti.
Vi sono anche altre ragioni che spiegano la sensibilit� di Rosselli verso il guildismo, in primo luogo la concezione funzionale della democrazia, elaborata in particolare da Cole, intesa come somma delle associazioni che la costituivano, in cui veniva assegnato un ruolo privilegiato ai sindacati. Veniva cos� a profilarsi una societ� decentrata, che richiamava alla mente il federalismo infra-nazionale di ispirazione proudhoniana, e che a sua volta introduce al tema dell'europeismo rosselliano sul quale torner� pi� avanti. Un'altra ragione � individuabile nell'insegnamento pluralista e democratico, nella contestazione al determinismo economico e nella correlativa rivendicazione di un nuovo metodo di produzione, nel quale sia i sindacati che i produttori avrebbero dovuto avere un ruolo centrale.
Del resto, che il socialismo dovesse rivolgersi non soltanto al proletariato ma anche ai ceti medi, era un'esigenza avvertita da molti intellettuali dell'area di terza via; penso a Rodolfo Mondolfo, al gi� citato Andr� Philippe, al socialista belga Henri De Man, che con il suo Au d�l� du marxisme, stampato nel 1926, aveva introdotto anche l'argomento.
Rosselli aveva letto a Lipari il libro di De Man, da cui, come ricorda anche Aldo Garosci nella sua biografia di Rosselli, trarr� varie suggestioni, in particolare l'idea dei due settori in economia: uno socializzato e statizzato, l'altro libero, che gli era sempre pi� apparso non come un espediente riformistico, ma come condizione del funzionamento di una societ� socialista.
L'interesse di Rosselli nei confronti di De Man, tuttavia, va inquadrato nell'attenzione da lui dimostrata verso due grandi socialdemocrazie europee, collocabili a pieno titolo nell'alveo della terza via, sia sotto il profilo teorico sia sotto quello del modello organizzativo di partito, e cio� le socialdemocrazie austriaca e belga. La visione articolata della societ� e delle sue esigenze, che non circoscriveva al solo proletariato il problema della rappresentanza, si rifletteva infatti nell'organizzazione interna di questi due grandi partiti, caratterizzati da una struttura federativa, espressione della pluralit� e dell'autonomia del movimento dei lavoratori.
Questa formazione intellettuale cosmopolita ha un chiaro riflesso in quella che sar� poi l'azione politica concreta di Rosselli: "Quarto Stato", i "Quaderni di GL", Giustizia e Libert� rappresentano una palestra del dibattito teorico che si sviluppa a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, collegando personalit� che appartengono in vario modo alla sinistra non ortodossa di tutta Europa. 
In questa prospettiva, sullo sfondo del vivace mondo culturale parigino cos� ben descritto da Franco Venturi, si deve ricordare la partecipazione di Rosselli ai seminari estivi presso l'abbazia di Pontigny in cui si mescolava il radicalismo della terza repubblica, il socialismo riformista, l'esperienza del movimento cattolico modernista e i richiami etici di Kant, Pascal e Montaigne. In queste occasioni si incontrava l'intellettualit� cosmopolita e anticonformista presente nella capitale francese.
A Parigi Rosselli ebbe costantemente contatti anche con il mondo dei rifugiati politici mitteleuropei, mi limito a citare Kaminsky, un giornalista tedesco esiliato in Francia e appartenente al gruppo della Weltbune, profondo conoscitore dell'Italia e gi� collaboratore di "Rivoluzione Liberale", e Bela Menzer, ungherese, anch'esso esiliato a Parigi e membro del gruppo socialista fuoriuscito Vila Gossag.
I Quaderni, d'altra parte, per la variet� degli argomenti trattati e l'ottica internazionale costantemente adottata, dimostrano una volta di pi� l'apertura intellettuale di Rosselli, la sua capacit� di coinvolgere uomini portatori di esperienze, sensibilit� e culture diverse, perfino talvolta lontane. Tutto ci� � ben visibile anche nella scelta dei suoi collaboratori, basti pensare a un intellettuale cosmopolita come Andrea Caffi, cui Rosselli aveva affidato i commenti degli avvenimenti internazionali; oppure ancora alla collaborazione prestata ai Quaderni da Luis Rosenstock Frank, giovane ingegnere alsaziano, vicino al gruppo cattolico di Esprit, esperto sui temi del corporativismo, a quella del filosofo e giurista George Gurvich sui temi del diritto sociale, al leader austro-marxista Otto Bauer ed anche a personaggi cos� controversi come Marcel D�at, figura di spicco e di quella componente del socialismo francese definita dei n�o che si ispirava alle idee di De Man e che era attenta ai problemi dei ceti medi e della pianificazione, e la cui collaborazione alla rivista GL venne duramente contestata da Lussu.
L'elenco dei collaboratori prestigiosi �, come tutti sanno, nutrita. Se poi passiamo dai collaboratori agli argomenti affrontati, possiamo registrare la stessa ampiezza e variet�, talvolta perfino sorprendente, volta a dare un'informazione non solo politica ma anche economica e giuridica. 
Nel 1932 i Quaderni di Giustizia e Libert� pubblicano il testo della costituzione della Repubblica spagnola istaurata l'anno precedente, che Rosselli, insieme ai pi� illustri nomi dell'emigrazione politica italiana, era subito accorso a festeggiare a Barcellona. La Spagna, del resto, occuper� uno spazio importante nel percorso politico e umano di Carlo con la vicenda della guerra civile.
Oltre a quella spagnola, negli anni '35-'36 Rosselli far� pubblicare da Giustizia e Libert� il testo della Costituzione sovietica ed il progetto di costituzione per la Federazione pan-indiana, discusso in quel momento alla Camera dei Comuni di Londra. Questa scelta ci introduce ad un altro argomento utile alla collocazione di Rosselli nell'ambito della terza via europea: uno dei tratti caratteristici di quest'area politico-intellettuale � infatti l'attenzione nei confronti dell'europeismo, della prospettiva, cio�, degli Stati Uniti d'Europa. L'europeismo di Rosselli trova una forma manifesta, come � a tutti noto, dopo l'ascesa di Hitler al potere nella famosa intuizione della 'guerra che torna', pur avendo tuttavia le proprie radici in una riflessione maturata da parte sua a partire dall'immediato primo dopoguerra.
Particolare influenza su Rosselli avevano avuto infatti le posizioni di Alessandro Levi, socialista riformista vicino a "Critica Sociale", personaggio che abbiamo gi� citato precedentemente; rivista sulle cui pagine, grazie all'impegno di Claudio Treves, erano stati affrontati, subito dopo la grande guerra, i temi del federalismo e degli Stati Uniti d'Europa. Levi, d'altro canto, studioso di diritto internazionale, era un estimatore di Carlo Cattaneo, di cui aveva trattato a fondo le posizioni ed il pensiero su "Quarto Stato".
Sempre negli anni dell'immediato dopoguerra l'impegno di Rosselli all'interno del circolo di cultura a Firenze, di cui era tra i promotori, lo aveva portato a contatto con un altro personaggio che avr� influenza nella sua maturazione europeista: si tratta di Ernesto Rossi, che pi� tardi, al confino di Ventotene, insieme ad Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni, scrisse quel manifesto che nel secondo dopoguerra avrebbe rappresentato il documento fondante del movimento federalista europeo. 
Come � noto i fermenti europeistici dell'immediato dopoguerra si sostanziavano della critica alla Societ� delle nazioni, la cui sterilit� venne a piena luce con la crisi etiopica della met� degli anni Trenta. Sar� in tale occasione che Rosselli proporr� una formidabile idea forza, "fino a quel momento abbandonata ai diplomatici ...", e cio� la convocazione di un'assemblea europea di delegati eletti dai popoli per elaborare la prima Costituzione federale europea, nominare il primo governo europeo, abbattere frontiere e dogane ed organizzare una forza al servizio del nuovo diritto europeo. 
In realt�, fin dal 1933, Rosselli aveva prospettato al movimento di GL l'opportunit� di far proprio il mito europeista, sollecitandolo a porsi in Italia alla testa di un movimento pan-europeo; beninteso, e sono parole di Rosselli, "non per una Paneuropa qualunque, ma per un'Europa socialista e liberale, unita moralmente e politicamente prima ancora di esserlo economicamente". Una visione, dunque, a tutto tondo, che unisce la consapevolezza della pluralit� degli aspetti sostanziali da affrontare, giuridico-istituzionali, politici, economici e sociali.
La storiografia pi� recente ha dimostrato come la concezione rosselliana degli Stati Uniti d'Europa si collochi lungo una linea di ispirazione prudhoniana; ci� che del resto lo stesso Rosselli rivendica in occasione della sua polemica antistatalista. Una concezione che lo avvicina sotto il profilo teorico al federalismo integrale, unendo specularmente all'aspetto sovranazionale quello infranazionale, cui del resto sia programma che dibattito giellista erano particolarmente attenti, ed intrecciandovi anche la dimensione sociale.
Concludendo, appare chiaro come all'individuazione degli Stati Uniti d'Europa come obiettivo da perseguire Rosselli giunga attraverso un percorso che si va maturando fin dalla prima giovinezza, toccando la piena consapevolezza nel clima carico di aggressivit� nel quale si fronteggiano gli Stati europei alla met� degli anni Trenta, sotto la minaccia incombente del nazifascismo. E' una posizione a cui � sotteso un ordito intellettuale, dove il tema dell'Europa unita si intreccia al dibattito sullo Stato, sulla sua struttura e sulla sua collocazione internazionale, ma anche al confronto sul piano economico tra liberalismo e planismo, abbattimento di barriere doganali, programmazione sul piano europeo e dimensione sociale.
E' abbastanza chiaro che la complessit� di questo disegno non ha trovato una rispondenza e un'attuazione nella realt� dei fatti; lo sviluppo della storia quale ci � dato di conoscere, anche nelle sue proiezioni pi� recenti e relative al processo di unificazione europea, ha mostrato un'attenzione prevalente verso gli aspetti istituzionali e giuridici. Questa constatazione ci allontana dal problema delle modalit� con cui si � costruito il comune edificio europeo e ci riporta al problema di ci� che si � voluto evidenziare nelle posizioni teoriche e nelle vicende di Rosselli e del movimento di Giustizia e Libert�. E cio�, specialmente in tempi recenti, quando le abituali pressioni ed esigenze della politica contingente hanno fatto sentire tutto il loro peso, � stato evidenziato pi� il contributo che essi potevano dare a un dibattito che spesso sembra confondere il liberismo e il liberalismo con la libert� tout court, e lasciando invece in ombra e irrisolto il problema della giustizia sociale, che Rosselli auspicava allorquando rivendicava un'Europa socialista e liberale. E' forse questo uno dei temi della riflessione rosselliana che dobbiamo prefiggerci di sviluppare nel futuro. Grazie. 

Arianne Landuyt
Titolare della Cattedra di Storia Contemporanea Universit� di Siena

Fiap - Federazione italiana delle associazioni partigiane 
Congresso di Salice Terme - ottobre 1999


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