IL SOGGIORNO GENOVESE DI CARLO ROSSELLI
    di Alberto Rosselli

Ricostruire, per quanto possibile, sulla scorta dei pochi documenti e delle scarne testimonianze, il breve periodo trascorso a Genova (1925 – 1927) da Carlo Rosselli non è cosa facile. Nel corso della sua breve e movimentata vita di intellettuale profondamente impegnato in politica, Carlo Rosselli (Roma 1899 – Bagnoles de l’Orne 1937) fu costretto, anche a causa delle persecuzioni del regime fascista, a cambiare spesso città e addirittura Paese. 

Fortunatamente, la parentesi genovese di Rosselli, che coincise con l’incarico universitario affidatogli proprio tra il 1925 e il 1927 dal professor Attilio Cabiati, ordinario della allora prestigiosa Scuola Superiore di Commercio (nel novembre 1924, per la precisione, Rosselli fu incaricato della docenza di Istituzioni di Economia Politica e l’anno seguente dell’insegnamento di Economia Politica e di quello di Storia delle Dottrine Economiche), coincise anche in parte con la diffusione della rivista Pietre (periodico culturale fondato nel 1926 da Enrico Alpino e altri intellettuali liguri di area socialista e liberale) con la quale Rosselli ebbe modo di confrontarsi. Buona parte delle notizie sul soggiorno dell’uomo politico a Genova si possono quindi estrapolare dalle stesse pagine della rivista che ospitò alcuni suoi interventi. Nel suo ottimo saggio Pietre – Antologia di una Rivista (1926 – 1928) Giuseppe Marcenaro riporta le testimonianze dei redattori e degli intellettuali antifascisti che in quel periodo ebbero modo di incontrare e conoscere Carlo Rosselli: una serie di brevi ma interessanti annotazioni che ci hanno aiutato non poco a fare luce su uno dei periodi meno noti della vita e dell’attività culturale del padre del pensiero politico liberalsocialista italiano. 

Carlo Rosselli nacque a Roma nel 1899 da una famiglia di antiche tradizioni repubblicane e si laureò in Scienze Politiche a Firenze, insegnando in seguito a Milano e infine a Genova. Profondo conoscitore di economia, storia e di dottrine politiche, Carlo Rosselli ancora molto giovane iniziò a dedicarsi alla politica attiva sul versante antifascista venendo a contatto con quasi tutti gli intellettuali italiani che negli anni Venti e Trenta, da posizioni ideologiche diverse, si impegnarono nella resistenza attiva o passiva contro il regime di Mussolini. Abbracciò il socialismo nell’immediato primo dopoguerra e con Pietro Nenni fondò la rivista Quarto Stato

                                                                  

 "Il Quarto Stato"- 2 ottobre 1926

 

 

Con Gaetano Salvemini, Piero Calamandrei ed Ernesto Rossi fondò all’indomani dell’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti (1924) il foglio antiregime Non mollare! al quale collaborò anche suo fratello minore Nello (1900-1937) che in seguito condividerà con lui l’esilio forzato e la tragica fine. Pur interessandosi di politica, Nello preferì comunque dedicare sempre gran parte delle sue energie agli studi storici (egli fu allievo di Salvemini e buon conoscitore della storia del movimento operaio e di quella del Risorgimento). Dopo la parentesi genovese, Carlo Rosselli intensificò ulteriormente l’attività politica e sovversiva. Nel 1927 venne processato e condannato all’esilio nell’isola di Lipari per avere organizzato, insieme a Ferruccio Parri, Sandro Pertini e Bauer, la fuga di Filippo Turati in Francia. Nel 1929 riuscì comunque ad evadere dall’isola con Emilio Lussu e Fausto Nitti, e a raggiungere anch’egli la Francia, per poi vagabondare anche in Svizzera e Germania. Tra il 1928 e il 1929 Rosselli, allora al confino a Lipari, trovò il tempo per scrivere la sua opera più significativa, Socialismo Liberale (che venne poi pubblicata nel 1930, in lingua francese, a Parigi) e per fondare il movimento Giustizia e Libertà, che vide anche la fattiva partecipazione del suo amico  Ernesto Rossi. 

Carlo e Nello Rosselli (il fratello Nello è il primo a destra) con i redattori di "Non Mollare" (1925)

 

Come è noto, le teorie politiche di Rosselli condensate in Socialismo Liberale, hanno avuto il potere di influenzare, scuotere e anche far storcere il naso ad almeno un paio di generazioni di pensatori italiani ed europei, che videro nell’insegnamento di Rosselli una nuova traccia da seguire - o come vedremo da contestare - nell’evoluzione del pensiero liberale, libertario e socialista. Nonostante la profondità e preveggenza del suo libro, Rosselli venne anche aspramente criticato da non pochi leader comunisti e socialisti dell’epoca. Palmiro Togliatti scrisse su Lo Stato Operaio che il libro di Carlo Rosselli “si collegava in modo diretto alla letteratura politica fascista” e Claudio Treves, in nome del “socialismo marxista” rimproverava l’intellettuale di avere “abbandonato il collettivismo economico e la strategia classista”. Persino Giuseppe Saragat, futuro leader del Partito Socialista Democratico e riformista, contestò a Rosselli “la sua interpretazione troppo formalistica dell’idea di libertà”, per poi ripensarci più tardi quando, nel dopoguerra, disse che Rosselli era stato l’unico uomo politico italiano a concepire una “teoria della libertà veramente innovativa”. Insomma, sulle prime l’opera Socialismo Liberale e il pensiero politico di Rosselli fecero molto scalpore nell’ambiente della sinistra massimalista e comunista. Bisognò infatti attendere addirittura gli anni Settanta per vedere riemergere dall’oblio nel quale era stata relegata con una certa discrezione la sua opera integrale, giudicata ancora piuttosto scomoda dalla cultura ufficiale. Rosselli, come tutti i veri intellettuali libertari, continuava a creare disagio e incomprensioni essendo difficilmente catalogabile o assimilabile dalle correnti politiche e sociologiche più in voga. Nonostante alcune similitudini, il pensiero politico di Carlo Rosselli differiva anche da quello di Piero Gobetti, soprattutto per quanto concerneva il giudizio sulla Rivoluzione d’Ottobre e l’operato di Lenin. Rosselli condannò la prassi prevaricatrice adottata dal leader di Mosca per la presa del potere in Russia e le “inenarrabili sofferenze inflitte al suo popolo”, mentre Gobetti, che era un fior di intellettuale dal cuore generoso ma che non era del tutto a conoscenza della realtà russa degli anni Venti, diede a questo proposito interpretazioni nettamente più accondiscendenti nei confronti della nomenclatura rivoluzionaria sovietica, più che altro sulla base di elementi mitici ed illusori. 

Carlo e Nello Rosselli con la madre Amelia Pincherle (Hendaye, Francia) 1930

 

 

Con Giustizia e Libertà, Carlo Rosselli mosse quindi decise e precise accuse, tutte, si badi bene, basate su analisi scientifiche, nei riguardi dell’autoritarismo e dell’intolleranza dei comunisti della III Internazionale. Rosselli contestava a Marx e ai suoi discepoli l’interpretazione meccanicistica e naturalistica della realtà e dei rapporti sociali: un atteggiamento ideologico che a parer suo non lasciava alcuno spazio alla coscienza e alla volontà degli uomini. Il movimento Giustizia e Libertà si proponeva infatti di fondere l’intransigenza rivoluzionaria con lo spirito liberale e libertario che sarà più tardi la principale componente ideologica del Partito d’Azione.

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