Undici agosto 

L’undici agosto 1944, la Martinella di Palazzo Vecchio chiamò i cittadini fiorentini all’insurrezione. Era un giorno storico per Firenze, ma lo fu anche per tutta l’Italia.

A Firenze gli Alleati erano giunti fino alla sponda meridionale dell’Arno, dove i tedeschi avevano reso impossibile il passaggio per i carri armati, facendo saltare tutti i ponti eccetto Ponte Vecchio che non si ebbe il coraggio di distruggere ma che si rese intransitabile distruggendo e minando gli edifici ai suoi due ingressi.

Furono i partigiani a combattere contro i tedeschi e i franchi tiratori fascisti per liberare la parte di qua d’Arno della città. Lo stesso Rossellini volle dedicarvi un episodio del suo Paisà. Il comando militare delle brigate partigiane ( le Garibaldi organizzate dal partito comunista come quella comandata da Potente, le brigate Rosselli organizzate dal partito d’Azione, una del PSI la Buozzi, squadre cittadine della democrazia cristiana e le partito liberale, nonché i GAP e le SAP) era esercitato da un ex ufficiale, il colonnello Nello Niccoli, già socio del Circolo di Cultura del 1920-24 che doveva essere rifondato subito dopo la liberazione col nome di Circolo di Cultura Fratelli Rosselli.

I partigiani si batterono con successo, riportando quattrocento vittime, ma liberando la città, prima il centro, poi le periferie. Si combattè fino a settembre. I partigiani dettero prova, nonostante l’armamento di fortuna di cui erano dotati, di un tale valore da lasciare impressionati gli Alleati. Firenze è in un certo senso la prima città italiana che insorge liberandosi da sola. Gli Alleati passarono poi l’Arno a monte e valle di Firenze, con perdite, ricordiamolo, molto consistenti ( i britannici caduti nella liberazione di Firenze sono nel cimitero di Compiobbi). 

Avvenne allora una vera e propria svolta nell’atteggiamento degli Alleati, che anticipò quanto sarebbe successo l’anno successivo 1945 nel Nord d’Italia. Gli Alleati furono talmente impressionati dall’efficienza e dall’unità dimostrata dal movimento della Resistenza a Firenze, da accettare l’autorità del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale (regionalista ante litteram) che era presieduto dallo storico dell’arte Carlo Ludovico Ragghianti, l’uomo che era transitato per il corridoio vasariano, sfuggendo alle mine ed ai crolli per prendere contatto con gli Alleati di là Arno. Naturalmente si trattava di un’autorità limitata da quella militare occupante, ma a cui si riconobbe la possibilità di effettuare tutte le nomine per le cariche cittadine, per le quali gli Alleati avevano pensato alle famiglie dell’antica aristocrazia . Il governatore militare Alleato aveva pensato in realtà come Sindaco a Piero Calamandrei, il grande giurista del partito dì Azione, ma si rese subito conto che, proprio per non modificare quello che il CTLN aveva deciso, era meglio accettare la nomina dell’antico deputato socialista Gaetano Pieraccini, un medico dei poveri, un esponente dell’antico socialismo umanitario e riformista.

Alla testa dei partiti antifascisti vi erano a Firenze degli uomini veramente notevoli. Oltre quelli già nominati,gli azionisti Tristano Codignola ed Enzo Enriques Agnoletti, i comunisti Giuseppe Rossi e Mario Fabiani, i democristiani Adone Zoli e Attilio Piccioni, i liberali Aldobrando Medici Tornaquinci ed Eugenio Artom e tanti altri che mi scuso di non poter nominare per motivi di spazio.

Il CTLN riuscì a realizzare anche un accordo sindacale,tra industriali e sindacati, il primo nell’Italia liberata, e istituì un Comitato per la Ricostruzione che avrebbe dovuto agire sulla falsariga dell'ente per la ricostruzione delle Tre Venezie, ideato dopo la prima guerra mondiale da Silvio Trentin (il padre di Bruno), allora deputato dell Democrazia Sociale.

Sorge a questo punto una domanda. Ma un paese come l’Italia che, grazie al fascismo sostenuto dalla monarchia, aveva combattuto la seconda guerra mondiale dalla parte sbagliata, dovrebbe esaltare le memorie della Resistenza e dell’Antifascismo o tendere invece a sminuirle ? Essere orgoglioso che anche italiane ed italiani, accanto agli Alleati hanno combattuto, si sono sacrificati, hanno rischiato per riconquistare (o conquistare, vedi il voto alle donne) la libertà e alla democrazia, o considerare tutto ciò come guerra civile? La risposta dovrebbe essere obbligata: si il nostro paese dovrebbe rivendicare questa pagina di storia. Oggi purtroppo non sempre è così

E allora ricordare l’11 Agosto 1944 non è solo un gesto rituale che può parere più rivolto al passato che al futuro. Al contrario, significa riscoprire l’anima più autentica della nostra Costituzione, della nostra liberta e della nostra democrazia: Significa levare in alto un trittico di valori Risorgimento,Resistenza ed Europa .IL Risorgimento come conquista dell’unità e dell’indipendenza nazionale, la resistenza come lotta anche degli italiani per riconquistare la democrazia e la libertà, l’Europa come il nuovo quadro internazionale in cui collocare la nostra unità e la nostra indipendenza.

Questo è il messaggio nazionale che ancora una volta deve partire da Firenze.


Valdo SPINI* 

*L’autore, deputato al Parlamento, ha vinto nel 1981 il Premio Prato per la saggistica, con lo scritto “Il CTLN di fronte ai problemi della ricostruzione”


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