Manifesto degli scienziati razzisti

 

Il manifesto degli scienziati razzisti venne pubblicato sul giornale d'Italia il 14 luglio 1938 e sottoscritto da 180 scienziati del regime. Secondo i diari di Bottai e di Ciano esso fu redatto, quasi completamente, da Mussolini
  1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non e' gia' una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realta' fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realta' e' rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

  2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. I nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) Individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali e' una verita' evidente.

  3. Il concetto di razza e' concetto puramente biologico. Esso quindi e' basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Pero' alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli italiani sono differenti dai francesi, dai tedeschi, dai turchi, dai greci, ecc., non e' solo perche' essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perche' la costituzione razziale di questi popoli e' diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

  4. La popolazione dell'Italia attuale e' nella maggioranza di origine ariana e la sua civilta' ariana. Questa popolazione a civilta' ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco e' rimasto della civilta' delle genti preariane. L'origine degli italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.

  5. E' una leggenda l'apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l'invasione dei longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da cio' deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale e' variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi e' la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d'italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.

  6. Esiste ormai una pura razza italiana. Questo enunciato non e' basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico,linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue e' il piu' grande titolo di nobilta' della nazione italiana.

  7. E' tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l opera che finora ha fatto il regime in Italia e' in fondo del razzismo. Frequentissimo e' stato sempre nei discorsi del capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano,nordico. Questo non vuole dire pero' introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli italiani e gli scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra,europee, questo vuol dire elevare l'Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilita'.

  8. E' necessario fare una netta distinzione fra i mediterranei d'Europa (occidentali) da una parte gli orientali e gli africani dall'altra. Sono percio' da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

  9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra patria nulla in generale e' rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si e' mai assimilata in Italia perche' essa e' costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli italiani. 

  10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo. L'unione e' ammissibile solo nell'ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra,europea e portatrice di una civilta' diversa dalla millenaria civilta' degli ariani.



LE LEGGI RAZZIALI E LA DEPORTAZIONE DEGLI EBREI ITALIANI 1943/1945

di Piero Terracina

 

Fino al 1938 gli ebrei italiani erano cittadini come tutti gli altri. Erano presenti in tutti gli strati sociali, partecipavano alla vita della nazione come tutti gli italiani. C'erano fascisti che avevano partecipato alla marcia su Roma. Aldo Finzi era ebreo squadrista, deputato, sottosegretario agli interni nel primo governo Mussolini,membro del gran consiglio fascista, vicecapo della polizia, partecipò poi alla resistenza nel Lazio e arrestato morirà alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. C'erano quelli che erano fascisti soltanto per opportunismo perché senza la tessera del partito era praticamente impossibile trovare un'occupazione; c'erano antifascisti come ad esempio i fratelli Carlo e Nello Rosselli: il primo scrittore, economista, allievo di Salvemini, insegnante all'Università Bocconi di Milano; il secondo scrittore anch'egli e collaboratore dell' Enciclopedia Italiana. I due fratelli furono assassinati in Francia il 10 giugno 1937 da squadre fasciste inviate appositamente dall'Italia.
Nel 1936 iniziò in Italia una martellante campagna di stampa contro gli ebrei da parte di due giornali: un quotidiano " Il Tevere" diretto da Telesio Interlandi ed un periodico " La difesa della razza" a cui collaborava e si distingueva per la violenza dei suoi attacchi un giovane giornalista, quel Giorgio Almirante che sarebbe poi diventato il fondatore del Movimento Sociale Italiano. Si diceva allora che questi giornali fossero finanziati dalla Germania nazista. Questi due giornali, seguiti poi da tutta la stampa fascista, sostituirono il termine ebreo con quello di giudeo. Questo appellativo è indubbiamente esatto se si riferisce al regno di Giuda che, come indicato nell' Antico Testamento, è nato dalla dinastia del quarto figlio del Patriarca Giacobbe che portava questo nome e dalla cui discendenza uscì la monarchia di David. Il termine giudeo veniva invece usato in senso dispregiativo con riferimento all' apostolo Giuda Iscariota che nei Vangeli è indicato con l'appellativo di traditore.
Nel luglio del 1938 compare il primo atto ufficiale antiebraico, sia pure solo teorico. Era " Il manifesto degli scienziati fascisti" detto anche "manifesto della razza" che fu sottoscritto da 180 pseudo scienziati del regime. Questo documento era articolato in 10 punti:

  1. Le razze umane esistono.

  2. Esistono grandi razze e piccole razze.

  3. Il concetto di razza è puramente biologico.

  4. La popolazione dell'Italia è nella sua maggioranza di origine ariana e la sua civiltà è ariana.

  5. Non c'è stato apporto di masse ingenti di uomini in epoca storica. La composizione razziale di oggi è la stessa di quella di 1000 anni fa. Gli italiani di oggi rimontano a famiglie che abitano l'Italia da almeno 1000 anni.

  6. Esiste ormai una razza pura italiana.

  7. E' tempo che gli italiani si proclamino razzisti.

  8. C'è una netta distinzione fra i mediterranei d'Europa da una parte (occidentali) e gli orientali e gli africani dall'altra.

  9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana.

  10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in alcun modo.

Quante sciocchezze sono contenute in questo decalogo!
Il 5 settembre 1938 con la legge 1390 venne varato il primo provvedimento legislativo per la "difesa della razza nella scuola fascista" che prevedeva l'allontanamento di tutti i docenti e di tutti gli studenti ebrei dalle scuole di ogni ordine e grado anche se non governative e l'allontanamento degli ebrei dalle accademie. Albert Einstein che era membro d'onore dell'Accademia dei Lincei, presentò le dimissioni che vennero immediatamente accettate. Nelle università italiane insegnavano allora 109 docenti ebrei. Molti furono quelli che dovettero emigrare per poter proseguire gli studi e le ricerche iniziate in Italia. Due di questi sono poi stati insigniti del Premio Nobel

  • EMILIO SEGRE' nato a Tivoli, premiato nel 1959 per la Fisica

  • SALVADOR LURIA nato a Torino, laureato a Roma, premiato nel 1968 per la Fisiologia

anche molti giovani laureati ripararono all’estero:

  • FRANCO MODIGLIANI nato a Roma fu premiato nel 1985 per l'Economia

  • RITA LEVI MONTALCINI nata a Torino, premiata nel 1986 per la Medicina aveva proseguito le sue ricerche nella sua abitazione di Torino.

Al primo provvedimento del 5 settembre che concerneva soltanto la scuola, ne sono seguiti numerosi altri a partire dalla legge 1381 del 7 settembre (solo due giorni dopo il primo) che ordinava l'espulsione di tutti gli stranieri ebrei inclusi quelli che erano ormai cittadini italiani ma che avevano ottenuto la cittadinanza dopo il 1 gennaio 1919. Tra quelli che avevano ottenuto la cittadinanza dopo questa data, c'erano tutti gli ebrei del Trentino e della Venezia Giulia; ma poiché abitavano quelle terre da secoli, a questi fu confermata la cittadinanza italiana. Per tutti gli altri che non lasciarono l'Italia fu creato il campo di concentramento di "Ferramonti" a Tarsia in provincia di Cosenza.
Poi quasi quotidianamente, si susseguirono nuove leggi e disposizioni che anticipavano le leggi, che portavano sempre nuovi divieti. Accadeva che gli ebrei che erano stati privati del loro lavoro (era stata decretata anche la cancellazione dagli albi professionali) cercavano di iniziare una nuova attività e chiedevano l'autorizzazione a svolgerla. Le autorità periferiche, in mancanza di una chiara normativa, chiedevano istruzioni alle autorità centrali che regolarmente respingevano la richiesta. Questa generava la proibizione per tutti di svolgere quella attività. Veniva così tolto agli ebrei non soltanto il diritto di "avere" ma anche il diritto di "essere" perché molti provvedimenti toglievano la possibilità di poter svolgere un lavoro o una professione ma altri incidevano sulla qualità della vita e in essi era contenuta soltanto la volontà vessatoria e persecutoria del fascismo.
Furono centinaia questi divieti e ve ne elenco alcuni.
Agli ebrei era vietato:

  • di servirsi di collaboratori domestici di razza ariana

  • di frequentare luoghi di villeggiatura di importanza strategica

  • di essere portieri in case abitate da ariani

  • di esercitare il commercio ambulante (solo a Roma gli ambulanti che dovettero riconsegnare le loro licenze furono 800)

  • di gestire agenzie di affari - agenzie di brevetti

  • commercio di preziosi - esercizio di arte fotografica

  • di essere mediatori, piazzisti, commissionari

  • esercizio tipografie - vendite di oggetti antichi e d' arte

  • commercio di libri - vendite di oggetti usati - articoli per bambini

  • vendita di apparecchi radio - carte da gioco

  • attività commerciale ottica - vendita di carburo di calcio

  • impiego di gas tossici - esercizi di mescita alcolici

  • raccolta di rottami metallici - raccolta di lane da materassi

  • esportazione della canapa - esportazione prodotti ortofrutticoli

  • vendita di oggetti sacri - oggetti di cartoleria

  • raccolta di rifiuti - vendita di indumenti militari fuori uso

  • gestire scuole di ballo - scuole di taglio e cucito

  • noleggio film - agenzie di viaggi e turismo

  • licenza di pescatore dilettante - di esercitare attività doganali

  • licenze di autoveicoli da piazza - essere affittacamere

  • pubblicare sulla stampa necrologi e pubblicità

  • inserire il nome in annuari ed elenchi telefonici

  • possedere concessioni di riserve di caccia - pilotare aerei

  • essere insegnanti privati - detenere apparecchi radio

  • accedere a biblioteche pubbliche ed ai locali di Borse Valori

  • far parte di associazioni culturali e sportive

  • far parte dell’ associazione protezione animali

  • essere titolari di imprese di ricerche minerarie

  • amministrare condomini - ottenere il porto d'armi

  • fare la guida o l'interprete

  • una legge del 1942 portava per oggetto l'arianizzazione del mondo dello spettacolo

  • vennero sostituiti i nomi ebraici di vie, luoghi e moli marittimi

  • vennero rimosse le lapidi che ricordavano cittadini ebrei

Personalmente ho sofferto la persecuzione razziale fino alle estreme conseguenze. L'espulsione dalla scuola, avevo allora 10 anni, fu per me un grosso trauma perché ero stato educato all'amore per lo studio. Particolarmente mia madre mi ricordava spesso che per riuscire nella vita era necessario riuscire nello studio. Mi chiedevo quindi cosa avrei mai potuto combinare nella vita se non avessi potuto studiare e mi vedevo costretto a dover fare i mestieri più umili per vivere. Sopravvennero poi nella mia famiglia alcune difficoltà economiche perché mio padre, che era l'unico sostentamento della famiglia, svolgeva l'attività di agente di commercio che era vietata. I miei fratelli e mia sorella furono costretti ad abbandonare gli studi e trovarono un' occupazione presso aziende gestite da ebrei.
E' certo che le leggi razziali, con l'emarginazione, le persecuzioni, l'essere considerato cittadino di seconda categoria, sono state la prima spinta che mi ha portato sull'orlo di quell'orrendo abisso dove poi sono stato fatto precipitare e che si chiama Auschwitz.
Auschwitz è il simbolo di tutti i campi di sterminio. E' quel campo che è stato pensato, progettato e realizzato con rigore scientifico per lo sterminio e grava sulla coscienza e sulla storia dell'umanità intera. Se però Auschwitz viene utilizzato come termine di paragone e come unico elemento di giudizio, si finisce per minimizzare o addirittura annullare il ruolo criminale avuto dal fascismo. Giova ricordare che, quando a settembre del 1938 l'Italia fascista varò le leggi razziali, non si era ancora concretizzata né la seconda guerra mondiale né l'immane strage degli ebrei. Non possiamo non sottolineare la collaborazione determinante data dai fascisti della Repubblica di Salò alla deportazione e allo sterminio del 23% degli ebrei italiani o meglio di cittadini italiani di religione ebraica. Se è vero come è vero, e questo dobbiamo sempre ricordarlo, che il 77% degli ebrei italiani è scampato allo sterminio perché altri italiani, con atti eroici e a rischio della loro vita li hanno aiutati, è altrettanto vero e non dobbiamo dimenticare che dietro ad ogni ebreo deportato c'è un fascista che lo ha consegnato ai nazisti per mandarlo a morire.
Gli ebrei di tutta Europa uccisi dai nazisti per gas, per fame, per le sevizie e poi bruciati nei forni sono stati 6.000.000 e rappresentano i due terzi degli ebrei europei. Anche se un terzo del popolo ebraico ha potuto sopravvivere al Terzo Reich, i nazisti sono riusciti a distruggere definitivamente la vita e la cultura ebraica nell'Europa Orientale.
In tre anni, dice Alberto Nyerenstein in " Ricorda cosa ti ha fatto Amalek": " in Europa il nemico ha distrutto, sradicato, cancellato una cultura millenaria; i prodotti morali e materiali di decine di generazioni; ha distrutto insomma un nucleo di cultura di folklore di vita e di passioni tipicamente umani; ha distrutto una parte viva dell'organismo meraviglioso dell' umanità."
Quando il 14 giugno 1940 Auschwitz accolse i primi 728 deportati polacchi, la storia dei lager contava già 7 anni. Infatti il 22 marzo 1933, appena 50 giorni dopo l'assunzione del cancellierato da parte di Hitler, con l'apertura del lager di Dachau si inaugurava un sistema di lotta politica destinato a caratterizzare il nazismo. Nello stesso 1933 si aprì Sashenausen cui seguì Buchenwald nel 1937, Mauthausen nel 38, Flossenburg e Ravensbruch nel 1939.
All'invasione della Polonia nel 1939 seguì una mostruosa crescita dei campi e la loro trasformazione da strumenti di terrore e intimidazione politica in strumenti di sterminio su scala di milioni (solo ad Auschwitz furono gasati e bruciati due milioni di ebrei). Nel 1941 seguirono i campi di Maidanek, Treblinca e Sobibor che furono destinati al solo sterminio. I prigionieri arrivavano e venivano avviati direttamente al massacro. Nel 1943 viene adibita a campo di sterminio la risiera di San Sabba nei pressi di Trieste. Il 20 gennaio 1942 venne convocata la conferenza del Vansee', dal nome di un sobborgo nei pressi di Berlino, che getta le basi del programma di sterminio degli ebrei in Germania e nei territori sottoposti all'occupazione tedesca. Il tema della conferenza era " SOLUZIONE FINALE DEL PROBLEMA EBRAICO".
Presiede la conferenza Reynard Heydrich capo del Ministero per la sicurezza del Reich; Eichmann funge da segretario. Vi partecipa una quindicina di alti dignitari dello stato, di specialisti della questione ebraica, esponenti dell'amministrazione, della polizia, delle SS e alcuni funzionari del ministero degli esteri. Heydrich espone i dati statistici degli ebrei in Europa ed affida incarichi operativi e di responsabilità per la caccia agli ebrei e la loro deportazione. Due mesi dopo Heydrich morirà a seguito di un'azione di partigiani cecoslovacchi.
In Italia, appena due mesi dopo la caduta del fascismo (25 Luglio 1943) Mussolini e i suoi gerarchi risuscitarono il vecchio partito fascista con la repubblica sociale italiana costituita il 23 settembre 1943 nei territori occupati dai tedeschi. La carta di Verona promulgata nel novembre successivo dichiara al punto 7 che "gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica." Ciò comportava la confisca dei beni e l'internamento nei campi di concentramento o nelle carceri da dove venivano consegnati ai tedeschi per essere avviati ai campi di sterminio. In realtà la caccia all'ebreo era già cominciata all'indomani dell'armistizio siglato l'8 settembre 1943 tra l'Italia e gli alleati con gli eccidi del lago Maggiore e della Val d'Aosta e con la razzia degli ebrei romani del 16 ottobre 1943 per mano dei nazisti. Così dopo 5 anni dalle inique leggi razziali che li avevano emarginati, gli ebrei vennero sistematicamente arrestati, imprigionati ed avviati nei campi di transito per essere poi deportati nei lager dell'Est a morire per gas. Sulla storia della deportazione degli ebrei italiani dal '43 al '45 verso i campi di sterminio, un contributo risolutivo è rappresentato dal " Libro della memoria" di Liliana Picciotto Fargion. Frutto di una ricerca decennale, la rigorosa e sistematica documentazione dedicata agli ebrei italiani sterminati nei campi nazisti, ha il grande merito di aver restituito un volto ed una storia ad ognuna delle migliaia di vittime. I deportati ebrei dall'Italia e dal dodecanneso tra il '43 e il '45 furono 8566 oltre un numero imprecisato di ebrei stranieri o italiani che non erano iscritti alle comunità ebraiche che portano il totale a ben oltre 9000. Il primo segnale dell'applicazione all' Italia della decisione presa a Vansee' risale al 23 settembre quando Himmler inviò a tutte le autorità naziste l'ordine di arrestare tutti gli ebrei ed il loro invio in Germania entro il 1° ottobre. Per quanto si riferiva a Roma Himmler pregava Kappler di attuare senza indugi tutte quelle operazioni preliminari atte ad assicurare la fulmineità e la segretezza dell'operazione.
Nel gergo della Gestapo Heichmann chiamava " SAMSTAGSHLAG" cioè sorpresa del sabato, il colpo sferrato agli ebrei proprio nel giorno che essi dedicano alla preghiera ed al riposo. Infatti a Trieste la prima deportazione degli ebrei avvenne il 9 ottobre 1943 sabato e giorno di Kippur. La prima razzia nella sinagoga di Firenze avvenne di sabato 6 novembre e si ripeté ancora una volta di sabato il 27 novembre. Nell'alba piovosa di un altro sabato, il 16 ottobre 1943, i tedeschi circondarono il ghetto di Roma, penetrarono nelle modeste case dei rioni S.Angelo e Campitelli e dei vicini quartieri di Regola e Trastevere e arrestarono 1259 ebrei. Né il sesso né l'età né la malferma salute né benemerenze di alcun tipo mitigarono questa barbarie: vecchi, bambini, malati, moribondi, donne in avanzato stato di gravidanza, tutti furono ugualmente prelevati e concentrati nel cortile del collegio militare. Qui il giorno 17 nacque un bambino. Invano fu chiesto di ricoverare la mamma e il bimbo appena nato all'ospedale S.Spirito che dista appena 100 metri.
Armi alla mano e su precisi elenchi nominativi, i tedeschi perquisirono tutte le case del ghetto. Per tutta la mattina dilagò su Roma l'ondata di terrore e di angoscia che seguiva il percorso dei veicoli della razzia. Delle 1259 persone arrestate, 252 vennero rilasciate perché o erano figli di matrimoni misti o perché cittadini di potenze neutrali. Così il 18 ottobre, 1008 innocenti vennero stipati nei carri bestiame e destinati al lager Birkenau/Auschwitz dove giunsero il 23 successivo; tra questi una donna cattolica cui era stato affidato un bambino ebreo e che non dichiarò mai la propria identità per non lasciare il piccolo.
Di essi superarono la selezione per il gas 47 donne e 149 uomini cioè uno scarso 20 % sul totale del gruppo romano. Gli altri, compresa la puerpera ed il bambino ancora senza nome nato nel collegio militare, furono divorati dalle fiamme il giorno stesso. I superstiti di questo trasporto furono 15 uomini e 1 donna.
Così descrive David Rousset nel suo "Univers Concentrationnaire" l'arrivo al lager:
"all' alba, sotto la durezza delle luci, le SS calzano gli stivali con i bastoni in pugno. gli uomini accovacciati per saltare dai vagoni, accecati dalle bastonate, si urtano, si lanciano, si spingono, cadono, affondano i piedi nella neve sporca, pieni di paura, ossessionati dalla sete, con gesti allucinati" e prosegue:
" il gregge si accalca nel fango, le caviglie si contorcono sugli zoccoli piatti. i muri trasudano di luce e ingigantiscono in maniera sproporzionata. i gruppi si sostengono l'un l'altro e brancolano verso le baracche. In un'ora buffa l'uomo ha perso la sua pelle".
Ascoltiamo ora Edith Bruck nel suo bellissimo "Lettere alla madre" che mi ha fatto piangere un fiume di lacrime: " Tutta la nostra speranza era di trovare qualcosa da mangiare; un boccone né troppo magro né troppo marcio da trovare tra i rifiuti. Felici se il soldato ci allungava la gavetta da lavare,da leccare di nascosto."
Come si evince dalla lettura dei brevi brani di Rousset e di Edith, la guerra contro gli ebrei non era soltanto finalizzata al loro sterminio ma anche alla loro tortura, alla loro umiliazione, alla loro disumanizzazione prima di essere gettati alle fiamme. I prigionieri del lager non avevano più nome non vivevano né morivano secondo le leggi di questo mondo, il loro nome era " Haftlinge" (prigioniero) e la loro identità era il numero tatuato sul braccio sinistro.
Qual è stata la ragione di quest'odio freddo e determinato contro una minoranza sociale e religiosa che attraverso i secoli ha tanto contribuito alla civiltà e al suo progresso ? Perché quest'odio ha trovato tanta rispondenza sia in Germania che nella gran parte dei paesi occupati ? Che cosa rese possibile questi eventi incredibili ?
La classica risposta del fanatismo razziale combinata col potere senza limiti, non può soddisfare. L'interrogativo del "perché" non può avere risposta e noi dobbiamo interrogarci sul "come":
come è stato possibile che degli uomini, con scatenate energie rivolte al male, poterono raggiungere il potere;
come essi poterono infettare e iniettare paura ed esitazione negli altri;
come rapidamente e senza incontrare difficoltà, ben prima della seconda guerra mondiale divennero ladri ed assassini di professione;
come hanno potuto agire da predatori, scovare uomini, donne e bambini senza colpa al solo scopo di ucciderli;
come senza nessuna limitazione essi coprirono l'Europa di una rete di lager dove gettarono e uccisero un numero incredibile di esseri umani strappati alle loro case;
ed infine!
come questi assassini dopo aver derubato gli ebrei della loro casa, dei loro beni, della loro forza della loro famiglia, tolsero loro l'unica cosa che era rimasta: la vita.
Di fronte a questa immane tragedia che cosa possiamo fare, cosa dobbiamo fare noi sopravvissuti della Shoà? qual'è il nostro compito? qual'è la nostra responsabilità ?
Gridare e batterci perché questa tragedia non possa accadere mai più e ricordare le vittime ogni giorno, ogni ora della nostra vita. Parlare ad alta voce senza riguardo e senza timore per coloro che a milioni furono gasati e gettati alle fiamme.
Ha scritto Primo Levi: " il male di Auschwitz ha contaminato gli uomini e si è diffuso come una pestilenza. Se non lo si fronteggia subito il contagio diventa inarrestabile".
Siamo qui oggi per portare la nostra testimonianza di ex deportati a Auschwitz. Lo facciamo, con tanta fatica e sofferenza, perché sentiamo il dovere di offrire il nostro contributo affinché il morbo di Auschwitz che, sia pure sotto altra forma è sempre presente, venga fermato.
E' giunto il momento che le nuove generazioni raccolgano il testimone della nostra memoria e che diventino i nuovi testimoni, perché il ricordo di quella immane tragedia non vada perduto e serva di monito per il presente e per il futuro.

 

BREVE BIBLIOGRAFIA

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  6. Caleffi Piero, Pensaci Uomo, Feltrinelli, 1960
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