Il Consiglio dell’Internazionale Socialista

Nei giorni 20 e 21 gennaio si è riunito a Roma il Consiglio dell’Internazionale Socialista. Il Consiglio è il massimo organo dell’Internazionale tra un Congresso e l’altro e comprende i dirigenti e delegati dei Partiti membri, oltre che dei partiti con statuto consultivo e di osservatori. A parte il caso del Belgio, che ha due partiti per ragioni linguistiche, l’Italia non è l’unico caso con più di un membro effettivo (partiti con statuto differente è il caso più comune). Condividiamo il privilegio con Israele (Partito Laburista e Meretz), la Repubblica Slovacca (Partito della Sinistra Democratica e Partito Socialdemocratico della Repubblica Slovacca) e Stati Uniti (Democratic Socialist of America e Social-Democrats USA) e fino a poco tempo fa con il Giappone: DS e SDI, dunque! Bobo Craxi ha fatto richiesta di ammissione del Nuovo PSI, ma non ha molte speranze, perché è un partito che elettoralmente si è schierato con la destra e perché è necessario il consenso unanime dei partiti già membri. Lo spettro politico dei partiti dell’Internazionale Socialista è molto amplio e teoricamente ne potrebbe far parte persino Rifondazione Comunista se non fosse per il nome e per l’immaginario del partito di Bertinotti, che si colloca ancora nei tempi della Seconda e della Terza Internazionale. Il problema della sinistra italiana non è un problema di collocazione internazionale, aspetto non vincolante. Basti pensare al fatto che lo SDI propende più per un’alleanza con la Margherita che con i DS. Le questioni concrete sul tavolo della sinistra italiana sono molte, alcune dirompenti come la guerra in Irak nel caso che abbia l’avallo dell’Onu od il referendum sull’estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Si tratta di questioni politiche importanti, ma dalle quali non può discendere la teorizzazione dell’esistenza fuer ewig di tre sinistre.
A volte le metafore si scontrano con il buon senso, come quando si andava alla ricerca della terza gamba dell’Ulivo.
Il nostro sistema politico non somiglia punto alla dea Visnù: di sinistra ce ne deve essere una, sia pure articolata come sono le dita di una mano, la presa ne guadagna. La destra è sotto un’unica regia ed ha un leader indiscusso, la sinistra non potrà mai imitare la destra, ma il senso deve essere unitario. Lo scontro può essere anche duro, il dibattito fa crescere la partecipazione politica. La discussione avrà un termine con vari vincitori. Vi sarà il vincitore morale, colui che avrà meglio argomentato. Vi sarà un vincitore numerico, quello che avrà raccolto più consensi. Vi sarà un vincitore effettivo, colui che avrà conseguito i suoi obiettivi. Ma tutti i vincitori, di qualsiasi genere saranno tutti degli sconfitti se alla fine del dibattito si saranno prodotte divisioni insanabili e sul campo resteranno soltanto “traditori della classe operaia” da un lato ed “estremisti avventurieri” dall’altro. Di fronte al nazismo montante abbiamo già visto quali sono stati gli effetti di divisioni settarie nello spirito e nei metodi. Per quanto grandi siano le divisioni, non abbiamo lo stato bellico delle relazioni tra palestinesi ed israeliani: eppure nell’Internazionale Socialista la sinistra israeliana ed Al Fatah sono stati capaci di elaborare una dichiarazione comune. Se affronteremo i prossimi mesi con spirito unitario potremmo persino sopportare una divisione nelle indicazioni di voto al referendum. Se, invece, lo spirito è quello di regolare i conti compresi quelli del passato più o meno recente, la sinistra non sarà in grado di sopravvivere nemmeno ad una divergenza di opinioni sulle previsioni del tempo. I contrasti di opinione all’interno della sinistra possono essere risolti come una resa dei conti ovvero rappresentare un momento importante di mobilitazione politica e di crescita del livello di consapevolezza.
La sinistra ha bisogno di uscire da un recinto nel quale la confinano le oligarchie dirigenti autoreferenziali. Il massimo di unità che possono trovare sono gli schemi di accordo elettorale, del tipo patti di desistenza: gli interessi immediati di partito, che coincidono con le prospettive personali dei dirigenti, non consentono di andare oltre. Anzi, come nel 2001 impediscono persino di trovare un accordo. Quando i gruppi dirigenti del centro-sinistra dovevano scegliere tra un pugno di deputati in meno grazie alle liste civetta e la concretissima possibilità di battere la Casa della Libertà al Senato, non hanno avuto dubbi.
Il compagno Violante sull’Unità del 22 gennaio ha fatto un appello all’unità pur in presenza di divisioni, lo spirito è da condividere ma come si consegue, se il dissenso è ancora considerato una deviazione mentale dentro i DS?
Paradossalmente si darebbe un contributo più serio alla crescita della sinistra se chi è contro il referendum facesse apertamente propaganda per il no. In caso di sconfitta dei sì la destra non potrebbe utilizzare i risultati per eliminare del tutto l’articolo 18. Certamente correrebbero il rischio di far contare e pesare una sinistra dei sì molto più ampia di Rifondazione e di Socialismo 2000, con l’apporto della Fiom e del sindacalismo di base. Il rischio vero è che i sì siano sconfitti per l’apporto determinante della sinistra dei no.
Tuttavia alla fine del percorso avremmo una sinistra mobilitata e non demotivata da un appello all’astensione per impedire il quorum di validità del referendum.
Una sinistra responsabile di fronte al suo elettorato sa che deve compattarsi in vista delle elezioni europee e per il rinnovo della legislatura. E’ una responsabilità non soltanto italiana, ma europea. Dopo la sconfitta in Francia, spetta alla sinistra italiana interpretare di nuovo, come nel 1996, il cambio.
Proprio recentemente un esempio di riscatto possibile ci è giunto dalle elezioni olandesi del 22 gennaio, come anche da quelle austriache. Questa condizione di minorità della sinistra italiana nel panorama del socialismo europeo è francamente insopportabile.

Felice Besostri
24 gennaio 2003


LA SINISTRA CHE MANCA


Un lucido articolo apparso sull'ultimo numero della "gazzetta politica" rilevava come oggi in Italia esistano pressappoco "tre sinistre" visibili: quella antagonista di Bertinotti, quella movimentista raccolta intorno a Cofferati ed infine la "sinistra nelle istituzioni" il cui referente più importante è D'Alema.
Sono tre sinistre prodotte dalla deflagrazione del PCI, l'un contro l'altra armata e comunque eredi della storia del PCI (con la eccezione di Bertinotti che ha la sua matrice nel massimalismo socialista).
Di queste tre sinistre una sola ha un progetto facilmente identificabile e riconoscibile ed è proprio la sinistra antagonista di Bertinotti: infatti essa ha un suo chiaro collante nell'anticapitalismo e nell'esaltazione dell'antagonismo sociale con particolare riferimento all'ala radicale e fondamentalista del movimento no-global. Noi socialisti riformisti non condividiamo certo tale progetto, ma non possiamo non sottolineare che esso ha una sua coerenza e logica interna e che comunque riesce ad intercettare bisogni reali a cui vengono però date risposte "irreali".
Lo stesso non si può dire delle altre due sinistre. Quella movimentista e dei girotondi non ha un progetto ed un collante politico e culturale serio: il suo è solo un sinistrismo parolaio preoccupato di denunziare i presunti "tradimenti" e "cedimenti" dei compagni ( sulle riforme istituzionali, sulle questioni sindacali). Come dice Giorgio Ruffolo la loro non è una posizione anticapitalistica (come quella di Bertinotti): essi non vogliono affatto abbattere il capitalismo; si limitano ad esecrarlo. Essi non hanno un progetto organico di riforma delle istituzioni: si limitano a condannare i veri o presunti compromessi che vengono fatti dall' "altra sinistra". A differenza dei no-global tali movimenti non sono composti da giovani, ma per lo più da reduci del 68 con i capelli imbiancati e con il "complesso di Peter Pan" nonché da una certa borghesia radical-chic alfiere del giustizialismo. Infine il fatto che tra i loro leader vi siano Flores D'Arcais e Moretti (e un destroide poliziesco come Di Pietro) è un altro elemento che non depone affatto a loro favore.
Ma che dire della "terza sinistra", quella "nelle istituzioni": non è forse anche essa priva di un progetto politico consistente? Essa infatti non è una vera sinistra di governo: è piuttosto l'espressione di una cultura "migliorista", cioè di una visione debole e minimalista del riformismo. Di una sinistra che punta piuttosto alla propria "legittimazione" (da parte della Confindustria, dei moderati, ecc.) che non ad un progetto organico di sinistra di governo. Che proprio in quanto tale non è in grado di recepire vaste domande sociali di equità, solidarietà e coesione all'interno di un quadro di dinamismo economico e sociale.
Io credo che D'Alema ed Amato siano le uniche personalità nell'intero scacchiere politico nazionale dotati di uno spessore politico "europeo". Ma non bastano le grandi personalità. Non bastano le Fondazioni, non serve certo l'ultramigliorismo filoamericano del quotidiano "Il Riformista" per costruire una vera sinistra di governo.
Credo pertanto che le tre sinistre oggi visibili sul "mercato politico" finiranno solo per accapigliarsi senza produrre sintesi politiche serie e rischiando una vera e propria implosione della sinistra (che è già di gran lunga la più debole d'Europa) soprattutto in vista della battaglia referendaria sull'estensione dell'art 18 alle piccole imprese. Tipico caso di una risposta sbagliata ad un problema reale.
Se tale è il quadro complessivo si avverte un grande bisogno di dare corpo e consistenza alla "sinistra che manca", che non è visibile, ma scorre come un fiume carsico nelle viscere della nostra società. Parlo di quelle forze che hanno dato vita al primo vero nucleo di sinistra di governo nel nostro paese e che sono state protagoniste delle più importanti conquiste sociali e democratiche conseguite in Italia (compreso lo Statuto dei Lavoratori). La sinistra dei Turati e dei Rosselli, dei Nenni e dei Lombardi, dei Brodolini e dei Fernando Santi, quella sinistra che la logica dissolutrice della II repubblica ha cancellato dal panorama politico del nostro paese. La sinistra del riformismo socialista.
Lo ripeto, non si tratta affatto di riproporre logiche nostalgiche (come le patetiche iniziative di Stefania Craxi),o di cedere ai risentimenti ed al revanscismo ( che sono strumentalizzate dagli sciagurati che pretendono di rifondare a destra il socialismo italiano). Occorre però anche evitare di fare della questione socialista uno specchietto per le allodole che consenta il galleggiamento personale di qualcuno senza alcun progetto politico - ha certo ragione su questo il compagno Formica!
Dal quadro esposto si rende evidente che il problema della sinistra italiana non può risolversi solo all'interno del post-comunismo. Una ripresa dell'iniziativa del riformismo socialista è quindi indispensabile alla sinistra italiana per farla uscire dalle contraddizioni irresolubili in cui essa si è avvolta. Tale ripresa non potrà avvenire creando un inutile e dannoso partitino (l'esperienza dello SDI basta ed avanza!). Essa deve svilupparsi su di un piano più ampio e di vasto respiro politico. La crisi della II repubblica è un fatto evidente, sotto gli occhi di tutti. Gli attuali soggetti politici non sono affatto una realtà consolidata, tutt'altro! Ma il loro sfaldamento, in assenza di una seria iniziativa politica, può portare a processi di dissoluzione ancora più gravi di quelli attuali.
Ecco perché la costruzione di luoghi di ricomposizione di una proposta politica socialista, in un chiaro progetto di costruzione di una autentica democrazia dell'alternativa, non può essere un atto nostalgico di testimonianza, ma una risposta puntuale ai problemi attuali della sinistra e della democrazia italiana.


Giuseppe Giudice

22/01/03


E' ORA DI SCENDERE IN CAMPO 

Appello rivolto alle Associazioni e alle Oranizzazioni che si rifanno ai valori della Sinistra Laico Socialista Rifomista

In Italia numerose sono le Associazioni, le Organizzazioni nate al fine di rappresentare gli interessi delle fasce più deboli e indifese e numerose quelle con fini mutualistici e sociali.

Queste associazioni, nate spontanee dalle masse, hanno avuto nella storia del nostro paese un grande ruolo politico nella realizzazione di significative conquiste sociali.


Unite tra loro da valori comuni, che si rifanno alla Sinistra Laico Socialista Riformista, hanno avuto da sempre, quale strumento di espressione delle esigenze da loro rappresentate, il Movimento Socialista Italiano.

Oggi sempre più emergono i grandi conflitti d’interesse dove le fasce deboli vengono emarginate e isolate rispetto alle proprie necessità.

Con la crescente debolezza della politica rispetto all’economia e con la mancanza di una grande forza politica, espressione dei valori laici socialisti riformisti, anche il ruolo del mondo associazionistico e mutualistico viene emarginato, rischiando di non essere più in grado di rappresentare i propri interessi sociali.

Pertanto queste realtà oggi non possono e non devono sottrarsi a un confronto, devono tornare ad essere, come è stato nella nostra storia, uno dei motori portanti di un grande progetto politico.

La costruzione di una grande forza Laico Socialista Riformista non può fare a meno di quanto sopra e le realtà sopra citate non possono fare a meno di una forza Socialista .

Nel caso in cui qualcuno si sia dimenticato di tutto questo o non riconosca l’importanza di contribuire a un progetto politico, saranno i propri associati a richiederlo vedendo sempre meno risposte alle loro necessità e grandi conflitti economici di fronte ai quali nulla potranno.

Chiediamo pertanto a tutte queste realtà di mettersi in moto e di scendere nuovamente in campo quali parti integranti di un movimento socialista che si propone di segnare un nuovo secolo al fine di realizzare una vera giustizia sociale.

Daniele DelBene 

Presidente Nazionale Costituente Partito Socialista Riformista Pse

21 gennaio 2003


Avanti! 

Ho ancora gli occhi lucidi per aver letto il numero zero del nuovo Avanti!
Non sono affatto commosso, è solo che il computer comincia far male agli occhi, e poi si passa troppo tempo a capire se hai a che fare con un giornale dello SDI, del NPSI, o di quelli che stanno fra NPSI e FI. Piangerei, ma dalla vergogna. 

Ho letto -con piacere- solo alcuni articoli soffermandomi su quello di G. De Michelis. Non stimo il politico, ma gli riconosco grandi capacità, se non altro per aver ampiamente dimostrartele durante i governi degli anni '80. Per il resto confermo di ritenere vergognosa la collocazione politica del NPSI.
Mi sorprendo nel leggere: "C'è una domanda di socialismo, di un partito autonomo e riformista, che non può essere lasciata cadere. Dobbiamo dare una sponda organizzata a quelli che, vecchi e nuovi socialisti, intendono
mettersi sull'agone politico per far valere le loro idee e aprire una nuova pagina politica. Come segretario del Nuovo Partito Socialista PSI ...Al prossimo congresso porrò al centro della proposta politica della segreteria la questione dell'unità dei socialisti, partendo dal superamento progressivo delle attuali divisioni in blocchi contrapposti, dal ritorno alla politica attiva dei compagni disimpegnati, avendo come punto fermo di riferimento la loro piena autonomia. …. Al prossimo congresso del Nuovo PSI lanceremo questo messaggio, una sorta di big bang socialista".
Mi stupisco anche del silenzio che n'è seguito, sarà che da qualche tempo se ne sono dette troppe.
Non riesco però a non entusiasmarmi.
La proposta e' chiara! E' la nostra proposta!
Senza sopravvalutare il nostro lavoro, e contravvenendo ad ogni regola su tatticismi politici (che - ohimè - non conosco), credo che l'attività che stiamo svolgendo in quest'ultimo anno, e con maggiore incisività negli ultimi mesi in virtù della convergenza realizzata con l'impegno straordinario di Rino Formica e Claudio Signorile, dovrà incontrarsi con la proposta che dovrà partorire il NPSI. Preciso di non nutrire fiducia nei propositi che più volte sono stati espressi da esponenti socialisti di centro-destra, tuttavia la chiarezza delle parole questa volta lascia pochi dubbi. Quindi, accetto la sfida tenendo presente l'insegnamento di P. Levi (Maestro che ha vissuto, e ci ha permesso di conoscere, tragedie molto più serie dei giochi di galleggiamento di vecchi leader socialisti) "Occorre essere diffidenti con chi cerca di convincerci con strumenti diversi dalla ragione, ossia con i capi carismatici ... Poiché è difficile distinguere i profeti veri dai falsi; è bene aver sospetto di tutti i profeti". Tuttavia è sempre Levi a ricordarci che "un nemico che si ravvede ha cessato di essere un nemico". 
Provo ad immaginare la strada di un avvicinamento.
Dalle parole di De Michelis pare emergere una sola la condizione: autonomia.
Credo che l'associazione politica che dobbiamo far nascere può essere davvero il ponte di riavvicinamento. Fuori da sterile polemiche di schieramenti e di micro-partiti è possibile lanciare una sede di confronto, di elaborazione politica e di cultura. Immersi nel progetto di realizzare attraverso la verità storica una prospettiva di furturo sarà possibile creare le condizioni per la rinascita di una forza che non può scadere ne basso della discussione sull'adesione a questo o a quello schieramento (la scelta non c'è anche perchè superati i tatticismi fra centro-destra e centro-sinistra non resta altro che non aiutare l'avversario politico); il compito è dare vita ad una nuova sinistra, la sinistra delle idee, delle libertà, quelle che lotta per i nuovi oppressi, che si mobilita per i diversi, che e' vicina ai disagiati; la vecchia sinistra socialista che non teme il futuro.
Mille i temi di affrontare: lotta attraverso la distribuzione totale del sapere ad ogni forma di disuguaglianza (attraverso l'elaborazione di un nuovo concetto di cittadinanza mondiale ed europeo,ed in virtù di nuove soluzione organizzative delle organizzazione sovranazionali), scontro con ogni forma di prepotenza (criminalità organizzata, guerra), tutele alle nuove forme di povertà, nuovi diritti per omosessuali, riconoscimento della famiglia come comunità d'affetto
. E poi le sfide della nuova Europa, il mondo del lavoro, una coraggiosa riforma delle pensioni e della giustizia. E molto altro ancora.
Credo, infatti, e da tempo ripeto infischiandomene dell'assoluto silenzio sulle mie proposte, che il problema fondamentale per la riunione dei socialisti, (mi riferisco all'elettorato, ai simpatizzanti più che ai leader); o meglio ancora per utilizzare il gergo di Violante, per la loro "riabilitazione" sia non la magra operazione politica, ma una gloriosa operazione culturale. Riuniamo le migliore intellighènzia socialista intorno all'elaborazione di una Carta di Valori, questa rappresenterà il punto di partenza per i programmi minimi (passatemi l'espressione un pò retrò) che debbono vedere l'apporto della discussione di singoli compagni nuovamente appassionati, per lo meno dall'assenza di polemiche. Avendo ormai almeno tre "L'Avanti", che si crei un organo di in-formazione unitario. Ripartiamo dalla conoscenza!

Una associazione libera ed aperta, un punto di riflessione e partecipazione non potrà non riportare alla Politica la passione di tanti militanti socialisti che oggi si limitano a subire la nausea di un voto assegnato a forze politiche che non riconoscono e che non li rappresentano. 
Dice bene Rino Formica quando scrive ai compagni "non c'e' un destino avverso che ci ha condannato, è la nostra inazione l'avversità da battere". 
Cari compagni, è arrivato il momento di lottare!

Sandro D'Agostino
20 gennaio 2003


Una "Casa dei socialisti" … oltre la II Repubblica.

Due elementi forti di anomalia del sistema politico italiano risaltano ad un osservatore attento: la debolezza della sinistra italiana; la presenza di un bipolarismo debole e marcatamente anomalo rispetto al resto d'Europa.
Tali elementi sono fortemente interrelati fra di loro: non si può, pertanto porre fine ad una delle anomalie senza affrontare strutturalmente il nodo dell'attuale sistema politico nazionale: vale a dire di ciò che, nel linguaggio corrente, è chiamata II Repubblica.
La crisi del vecchio sistema di relazioni politiche (la I Repubblica) non ha prodotto nessun processo riformatore. Essa si è sviluppata tramite la pura e semplice dissoluzione del vecchio sistema, sotto la spinta dell'azione delle Procure (in particolare quella di Milano) amplificata e sorretta da un potente circuito mediatico (dietro il quale si nascondeva il grosso del potere economico nazionale).
Ne venne fuori un sistema elettorale che è un vero proprio "mostro": un maggioritario uninominale a turno unico con un recupero proporzionale del 25% dei seggi.
Il maggioritario ha determinato spinte plebiscitarie e personalistiche, favorendo direttamente l'ascesa di un magnate "mediatico" e megalomane come Berlusconi e svuotando completamente ciò che restava della struttura dei partiti. La quota proporzionale è servita a determinare l'azionista di maggioranza all'interno dei due cosiddetti "poli" e di conseguenza a favorire l'emergere di una "partitocrazia senza partiti".
Sul piano più strettamente politico, la conseguenza più vistosa di tali processi è stata la scomparsa dal panorama politico dei socialisti.
Si può discutere a lunga sulla causa di tale scomparsa: le risposte non sono univoche. 
La scomparsa del PSI ha avuto effetti deleteri sulla sinistra italiana per due ragioni: perché ha ridotto pesantemente la sua forza elettorale e perché la ha privato di una identità e di un progetto politico.
I DS (e prima ancora il il PDS) non sono assolutamente stati in grado di colmare tale vuoto. La loro adesione all'Internazionale Socialista ed al PSE è stato più un atto burocratico che non una adesione convinta da parte del corpo del partito (ammesso che un corpo del partito esista ancora). Tant'è vero che i DS sono percepiti da una parte consistente dell'opinione pubblica (nonostante la "cosa 2", nonostante il Congresso di Pesaro) come il partito degli ex comunisti. Del resto il nome stesso del partito non aiuta a definire una sua precisa identità. 
Lo SDI è un piccolo partitino con un ristretto gruppo dirigente nazionale profondamente autoreferenziale. Se da un lato esso ha rappresentato un punto di riferimento organizzativo per diversi compagni non appare assolutamente in grado di offrire prospettive politiche coerenti e di lungo respiro. La proposta di una "casa dei riformisti" guidata da Prodi (ed in cui si dissolve in pratica l'identità socialista) non è veramente il massimo per chi vuole dare una continuità politica alla tradizione del socialismo italiano.
La questione socialista resta comunque questione centrale per la sinistra italiana e per l'intero sistema politico nazionale.
Uno dei motivi della debolezza del centrosinistra attuale è definito proprio dalla mancanza di una identità precisa della sinistra italiana. E questo naturalmente si traduce in un punto di forza per Berlusconi che nonostante tutti i guasti che sta combinando e le cazzate che quotidianamente spara a ripetizione, può dormire sonni tranquilli fino a quando la sinistra starà messa in un certo modo.
L'assenza di una chiara base di identità socialista nella sinistra italiana la rende particolarmente debole dal punto di vista progettuale, e particolarmente vulnerabile nelle sue stesse discussioni interne che non riescono a produrre sintesi politiche apprezzabili ma al contrario sconfinano spesso in minacce di scissioni o in processi di balcanizzazione interna (la vicenda dei DS è esemplare). 
La sintesi politica che permetterebbe di uscire da tale circolo vizioso sarebbe quello della proposizione di un riformismo "forte": vale a dire di una proposta di riforma organica e profonda del capitalismo fondata su di una nuovo e più avanzato compromesso sociale tra capitale e lavoro, Stato e mercato, competizione e solidarietà, sulla crescita di nuove forme di auto-organizzazione sociale: in definitiva sullo sviluppo di "una società solidale in una economia di mercato".
Ma una tale sintesi potrebbe essere resa possibile da una robusta base identitaria e culturale della sinistra, base che, proprio a causa della mancata risoluzione della questione socialista, non esiste.
Ora di tentativi di affrontare la questione socialista ne sono stati fatti molti. Dalla "COSA 2 ", alle proposte di Amato, allo stesso Congresso DS di Pesaro, all'esperienza dello SDI.
Tutti tali tentativi sono però falliti.
Io credo che sarà impossibile risolvere la questione socialista, portare avanti un'opera di ristrutturazione della sinistra, rimanendo nell'orizzonte della II Repubblica.
Un processo che porti in Italia alla creazione di un autentico partito del socialismo europeo deve marciare contestualmente ad un processo che porti al superamento della II Repubblica.
Si tratta di mettere in discussione ,radicalmente, l'attuale sistema elettorale e quindi l'attuale sistema di relazioni politiche, in direzione di un sistema elettorale proporzionale corretto da uno sbarramento del 5%, da un premier eletto dal parlamento e da un meccanismo di sfiducia costruttiva. Il sistema tedesco, quindi. 
Il maggioritario infatti taglia le gambe ai partiti, favorisce un approccio plebiscitario e personalistico alla politica, premia il trasformismo e l'opportunismo.
Non è affatto vero che una democrazia delle alternative coincida con la "democrazia del maggioritario". L'esperienza della stragrande maggioranza dei paesi europei, dalla Germania, alla Spagna, dalla Svezia al Portogallo, dimostra come si sia sviluppata una democrazia dell'alternanza ed un sistema bipolare in presenza di sistemi proporzionali con opportune correzioni. 
Il nostro bipolarismo è più il frutto delle costrizioni della legge elettorale che di scelte politiche convinte. 
Nel centrosinistra il collante è dato dall'antiberlusconismo e non in un progetto organico alternativo al neoliberismo; nel centrodestra esso si fonda su di un anticomunismo irrazionale e fuori tempo massimo.
In Europa il bipolarismo si fonda, invece, su dei soggetti politici ben definiti e riconoscibili: a sinistra fa perno su grandi partiti socialisti di massa; a destra su di centro moderato liberale conservatore o cattolico conservatore.
Per costruire una reale democrazia dell'alternativa occorre perciò creare in Italia dei soggetti politici che perlomeno tendano ad avvicinarsi a quelli europei. Ma ciò non sarà possibile farlo finche non si modificherà il sistema elettorale ed il modello dei rapporti politici propri della II Repubblica. 
Naturalmente non basta fare un nuovo sistema elettorale per determinare le condizioni di una democrazia dell'alternativa di tipo europeo: occorre iniziare a costruire nuovi soggetti politici reali.
A sinistra occorre opporre all'idea di una indistinta "casa dei riformisti" l'idea di una "casa dei socialisti", da non intendere assolutamente nella maniera fuorviante ed antistorica di una rifondazione socialista, ma come punto di incontro di tutte le forze che si riconoscono nel progetto e nei principi del riformismo socialista italiano ed europeo, indipendentemente dalla propria provenienza partitica. 
Tale movimento non può che collocarsi in maniera netta ed inequivocabile nella sinistra italiana: non può essere certo equidistante dai poli. Chi è equidistante non è socialista. Ma, al tempo stesso, il movimento deve collocarsi fuori della II Repubblica con il chiaro intento di superarla.
E' un compito difficile quello che ci aspetta: vi sono molti interessi consolidati, anche a sinistra , intenzionati a contrastare tale progetto. Ma siamo anche convinti che tale progetto è l'unico in grado di salvare la sinistra e l'intera democrazia italiana da una pericolosa implosione.
E' questa consapevolezza che deve indurci a lavorare con tenacia in tale direzione.


PEPPE GIUDICE
14 dicembre 2002


Ho aderito al PSI nel 1973 all'età di 16 anni (di nascosto dai miei che mi consigliavano prima di pensare al mio futuro e poi alla politica) folgorato dagli ideali di Libertà e di Giustizia. Ho avuto l'onore di conoscere uomini come Tristano Codignola che mi hanno trasmesso la passione verso il dibattito ed il confronto. Ho avuto l'onore di rappresentare il PSI sia nella sua struttura politica che nei consessi elettivi traendo da queste esperienze un profondo insegnamento etico e civile. Ho abbandonato il PS quando appariva ormai irrimediabile lo slittamento del partito verso posizioni di destra e conservatrici, ed ho sofferto molto gli aspri scontri tra gli iscritti che hanno minato un tessuto di relazioni comuni. Adesso vago nella sinistra alla ricerca della casa comune che riunisca le varie culture in una proposta comune e condivisibile, ma sopratutto che abbia la determinazione di superare il vecchio modello organizzativo dei partiti. Occorre avere la forza ed il coraggio di aprire un dibattito con coloro, appassionati cittadini donne ed uomini, che credono in un nuovo progetto della sinistra ma non ne individuano la nascita ed i riferimenti politici. Per fare questo occorre avere il coraggio di mettere in discussione sia le strategie che i gruppi dirigenti, per formulare la nuova proposta che recepisca bisogni e difficoltà che sono presenti nel nostro vivere comune.
Non conosco sufficientemente la vostra iniziativa per aderirvi; a questo proposito chiedo se è possibile essere informato sugli eventuali aggiornamenti della proposta. Spero che presto la coscienza pulsante della sinistra trovi un nuovo modello aggregativo che dia slancio al confronto ed alla proposta politica. Certamente io vi parteciperò con spirito propositivo e di servizio come ho sempre fatto.

Vi ringrazio per il tempo che dedicate a queste mie righe e vi saluto fraternamente. 

Vito Bartalesi

15 dicembre 2002 


BISCARDINI:NEL CENTROSINISTRA MANCA UN FORTE PARTITO SOCIALISTA


“Nei prossimi mesi dedicheremo le nostre energie a riorganizzare meglio il nostro partito per rafforzare la nostra presenza sul territorio e per prepararci meglio alle prossime scadenze elettorali ed in particolare alle Provinciali del 2004 alle quali ci presenteremo con il nostro simbolo. Per quanto riguarda il centrosinistra, il mio giudizio è semplice. Il dibattito nazionale intorno alle sorti dell’Ulivo è sostanzialmente una perdita di tempo.” Lo ha detto Roberto Biscardini, Segretario regionale SDI, intervenendo ieri ad una riunione dei socialisti a Legnano.

“Un conto - ha proseguito Biscardini parlando del centrosinistra - è definire delle regole di comportamento dei Parlamentari della coalizione, un conto è continuare a girare intorno ad un’ipotesi che non si realizzerà mai: quella dell’Ulivo come unico partito. 

L’Ulivo non è un soggetto politico ma una coalizione di partiti alleati. A questa coalizione manca ancora un forte partito socialista e solo intorno a questo progetto i socialisti lombardi sono impegnati a lavorare.”

6 dicembre 2002


Caro Direttore,

Per un progetto che ha come fine la realizzazione di un soggetto socialista riformista vediamo impegnati veterani della Politica come l'On. Rino Formica, ieri sera (30 u.s.) a Bari si è svolto un incontro dove le numerosissime presenze testimoniavano voglia di cambiamento, necessità di vero Riformismo e dove si è costituita una "Associazione per una politica laica e socialista". Si è assistito, dopo molto tempo, ad un serio ed appassionato dibattito, soprattutto ad una analisi realistica dei tempi che vede la politica di sinistra in crisi, incapace di ritrovare quella forza riformista che un tempo consentì il raggiungimento di importanti conquiste sociali. 
Sono tempi che vedono il termine Riformismo, da tante parti, usato come una marca di dentifricio o di una saponetta, ma cosa è il Socialismo Riformista? In una mia opinione, pubblicata il 5 luglio u.s., dal titolo " Socialismo Riformista Cercasi" ho scritto: " a mio parere il Socialismo… è… ogni qual volta un uomo, una donna o un giovane sente la responsabilità e la solidarietà verso un altro essere e il suo ambiente e spende tutto se stesso per garantire nei fatti una vita degna di essere vissuta"…. E', questo, un concetto all'apparenza molto semplice ma noi tutti sappiamo bene e siamo consapevoli della drammaticità in cui tutto il mondo vive l'oggi, un oggi dove ognuno di noi è spettatore impotente dinanzi, credo, alla peggiore delle mattanze umane, sia fisiche, sia morali. E' un concetto, il mio, da un lato sbandierato da molti, da una società, però, ipocrita e bugiarda, dall'altro definito con termini tanto di moda: demagogia, idealista, utopia. E' vero, anche, che tutta la storia dell'uomo è stata caratterizzata dalla violenza, dalle ingiustizie, dai soprusi, per motivi etnici, territoriali, religiosi e quant'altro, in ogni modo alla base c'è sempre stata, come causa, la soprafazione, la prevaricazione di un essere verso un altro essere o di un popolo verso un altro popolo. La differenza oggi, però, è sostanziale, a mio parere, iniziamo con il dire che, prima, non esistevano i mezzi e gli strumenti sia conoscitivi sia offensivi del presente, non c'era un mondo rimpicciolito dalle sempre più facilitate vie di comunicazione, comunicazione, però, che se da un lato ha o appare che abbia realizzato comodità e progresso, almeno per una parte del pianeta, dall'altra è una comunicazione, paradossalmente, senza dialogo o almeno di dialogo sicuramente incentrato più in senso distruttivo che creativo, e poi, prima, non c'era stato ancora il Socialismo Riformista.Quel Socialismo Riformista che non è stato solo portatore d'innovazione tecnologica, di benessere, ma aveva tracciato una strada, ponendo l'uomo al centro dell'azione politica quale soggetto principale, con una politica per la difesa dei diritti umani, una strada per la solidarietà e la giustizia. Ecco la necessità di ricordare la storia, che certamente non può appagare le nuove generazioni e nemmeno le vecchie, ma che serve a far riflettere, perché è la mancanza di memoria, le grandi lacune che generano i mostri, gli orrori del presente e rendono oscuro il futuro. Un Riformismo correttore democratico, proteso a ridimensionare sempre più una mentalità vecchia, arcaica, intrisa d'ingiusta egemonia politica, economica, sociale. Un Riformismo dove la tolleranza diveniva rispetto verso le diversità, che è ben altra cosa della tolleranza, un socialismo pluralista e soprattutto un socialismo proteso a cambiare un mondo ingiusto in un mondo migliore, considerando, anche, la possibilità della realizzazione delle utopie. E d'utopie quel Socialismo ne realizzò parecchie, si pensi a cosa era la vita di tanti uomini, di donne e di giovani prima del suo avvento.Quel socialismo Riformista aveva tracciato una strada, se non per giungere ad un mondo perfetto, poiché la perfezione non sarà mai, ma almeno per avvicinarsi il più possibile, per bandire gli orrori.
Quindi un riformismo la cui strada tracciata portava sempre più verso la difesa, una difesa massiccia dei diritti umani, alla difesa del suo ambiente, alla difesa del rispetto per la vita, alla difesa responsabile della dignità umana. Quella strada, però, forse per eventi ingestibili e perversi o per scelte sicuramente sbagliate, indotte sicuramente da vecchie mentalità fino allora combattute, di quelle mentalità che io definisco burqa mentali, fu perduta e ritornò l'egemonia politica, economica, sociale, in forme diverse, ma ritornò, parandosi dietro false democrazie, false libertà, per interesse di pochi, facendo precipitare l'umanità nell'attuale dramma di una mattanza senza precedenti. Terreno fertile per far fiorire i fanatismi, figli della disperazione e dell'ingiustizia, per favorire le manipolazioni mentali figlie del consumismo sfrenato, divoratore di cervelli imbevuti sempre più di valori effimeri, causa dell'attuale disumanizzazione, di un mondo sempre più falso e di una vita sempre meno degna d'essere vissuta. Quella strada perduta è la causa fondamentale dell'umanità al cappio di quel filo gestito sempre più, com'è mia consuetudine definire, da "quattro ometti" a scapito della maggior parte della popolazione mondiale e che ha ridotto lo stesso personale politico in uno sterile appiattimento, ecco, è per questo che ha senso quando scrivo che oggi non si può più parlare di lotta fra classi ma di lotta nella unitarietà del pensiero socialista riformista, che è quello che sposta l'accento dai bisogni ai diritti. Per dire no alle guerre di mercato, per dire no ai falsi aiuti umanitari o ai falsi umanitari, colossale affare internazionale, come evidenziato dalla trasmissione reporter in onda su Rai tre il 22 ottobre u.s. alle 21,00, per dire no ai falsi "solidali" sostenitori di questue-elemosine ipocrite, che non rende onore a chi le fa ed umilia chi le riceve, e non, invece, sostenitori della difesa e rivendicazione dei diritti sacrosanti e democratici. 
Una lotta, quindi, verso ciò che io definisco catena di santantonio dell'affare faccendiero e arruffone, e come scrissi nella mia opinione del 5 luglio u.s."..una lotta verso la classe del potere capitalistico che non si rappresenta più in un padrone o in tanti piccoli padroni ma è rappresentato dalle multinazionali in mano ai quattro ometti che decidono sul destino di interi popoli e del mondo intero". Un filo spinato in mano al trionfo del mercato che sta strozzando il mondo, di un mercato globalizzato senza regole, senza i diritti globalizzati, e senza remore ma soprattutto senza speranze e senza orizzonti per milioni di italiani e miliardi di esseri umani e forse, dopo l'11 settembre, anzi senza forse, anche per chi gestisce il filo di questa matassa ingarbugliata all'apparenza senza bandolo.
Qualcuno ha detto: " finché ci sarà sempre un uomo che avrà compassione di un altro uomo esisterà il Socialismo, il vero socialismo. Ieri sera, all'incontro che si è tenuto a Bari, chi era presente lo era, con la consapevolezza, con una responsabile consapevolezza che non è più tempo di esserlo per ricerca di un "posto al sole", non lo consentono i fatti , tremendi fatti testardi che ci pongono dinanzi ad un'intera umanità drammaticamente sofferente, non lo consente la nostra coscienza di uomini nella responsabile consapevolezza che è d'obbligo, è dovere ritrovare quella strada perduta, poiché il pericolo non è per i nostri nipoti o pronipoti, ma è in un presente impossibile e in un futuro prossimo oscuro, molto prossimo che appartiene a noi stessi , ai nostri figli e soprattutto non lo consente la dignità di definirci uomini.
E' mia convinzione e di tutti i veri riformisti, quindi, che il bandolo di questa intrigata matassa lo si può ritrovare solo attraverso una politica di vero socialismo e di vero riformismo che non sia e che sicuramente non è quando si blocca la Camera o il Senato per cambiare una legge per il falso in bilancio o una Cirami, tralasciando fatti prioritari, ma lo si attua dando "… dignità, moralità e onore alla "professione" della Politica,troppo spesso ridotta a mera occupazione del potere…" mettendosi sempre al servizio di valori, tanto sbandierati ma nei risultati dei fatti tanto calpestati, che hanno il nome di libertà, giustizia solidarietà e tutto ciò lo si può, lo si deve fare realizzando un forte soggetto politico organizzato in Italia, in Europa, nel mondo e che non sia la somma di piccole o grandi percentuali numeriche ma, ribadisco, l'unione di coscienze socialiste, di vere coscienze socialiste riformista per far sì che quell'idea che non vuol morire, quella bella idea Socialista, non sia più solo un astratto ma la realtà dei socialisti, dei veri riformisti, nella consapevolezza che gli orizzonti futuri sono in un'attenta lettura del presente, in un giusto giudizio del passato nonché in una forte e saggia volontà, determinata, necessaria, immediata, responsabile.
Questo è il pensiero di chi, come me piccolissimo frammento della società civile socialista, ha partecipato il 30 u.s. a Bari dove ha visto costituita un'associazione federativa ed altre si costituiranno nel resto del Paese per poi convergere in una nazionale per la costituzione di un grande soggetto riformista proteso alla difesa della dignità umana, sostenendo chiunque voglia lavorare per dare certezze, giustizia, solidarietà e forme nuove di convivenza civile, ma, per cortesia, diffidiamo dalle imitazioni.

Anna Prato
annaprato@tin.it

Lecce, 31 ottobre 2002

pubblicato da Paese Nuovo(l'Unità) con il titolo "Quando Socialisti vuol dire Riformisti"e dal Nuovo Quotidiano di Puglia con il titolo " Alla ricerca del Riformismo perduto" il 2 novembre u.s.


Ritengo che l'evolversi di questa società mette un poco di paura a chi come me crede nella libertà, nella tutela delle fasce deboli, nel rispetto del pensiero di tutti e in una capacità della base sociale di esprimere il suo punto di vista.

Occupandomi, in qualià di amministratore, di agenda 21; e credendo, in qualità di cittadino, in uno sviluppo che tenga conto di alcuni parametri essenziali come sostenibilità e giustizia, mi sono accorto di come possano funzionare egregiamente sistemi di confronto che immaginino il futuro e quali siano i valori da difendere.
Credo che il contatto con il cittadino sia essenziale per verificare quasi giornalmente se si stà perseguendo il giusto fine per cui siamo stato chiamati dai cittadini a ricoprire un ruolo in politica, credo che imperativi debbano diventare il concetto di Etica, di Onestà intellettuale nei confronti delle idee e degli ideali che ci hanno fatto scegliere una posizione rispetto che una altra, di Chiarezza morale in tutti gli atti che facciamo durante la nostra vita.
Pensando di non essere stato esaustivo per quanto sopra detto, ma sincero, invio distinti saluti.
 
Massimiliano di Valvasone
Assessore SDI al Comune di Corciano
aderisco all'appello socialista, e chiedendo ulteriori informazioni

14 novembre 2002


FATTI & NOTIZIE - CRONACHE SICILIANE
Dalla pagina 7 dell'Edizione Nazionale del 13 Novembre 2002 

«SOCIALISTI RIFORMISTI», ANTONIO MATASSO AL VERTICE IN SICILIA


PALERMO. Si è costituita l'associazione «Socialisti Riformisti», presieduta da Antonio Matasso (nella foto) e ispirata dagli ex ministri socialisti Rino Formica e Claudio Signorile e da Turi Lombardo. Nell'associazione confluisce il precedente Comitato Regionale del Partito Socialista Riformista, formatosi un anno fa. Il sodalizio, che - si legge in un comunicato - «punta a costituire lo scheletro per un nuovo partito della Sinistra socialista, repubblicana e riformista», ha sede in Via XX Settembre 62 e il sito Internet www.psi2000.it.


Carissimo,
leggo l'appello "Per un'associazione politica, laica e socialista" e lo sottoscrivo con profonda convinzione e con giustificata fiducia: mai come in questo momento si è sentita la mancanza di un movimento laico, socialista e riformista che possa riunire i socialisti che non hanno mai perduto la "via maestra".
Ti perverranno altre adesioni.
Con i più fervidi auguri ed i più fraterni saluti.

Mario Casalinuovo

30 ottobre 2002


NE' COMUNISTI, NE' LIBERAL, SOCIALISTI!


Aderendo pienamente al manifesto promotore dell'associazione laico-socialista pubblicata dall'Ossimoro, mi preme sottolineare alcune cose che hanno direttamente a che vedere con le finalità dell'associazione che si intende costituire.
Da tempo noi, che non ci siamo rassegnati a gettare alle ortiche la bandiera del socialismo democratico, sosteniamo che in Italia esiste una grave anomalia interna alla sinistra. Una sinistra senza identità la quale, proprio in ragione di tale carenza, non riesce a definire un proprio profilo ed un proprio progetto. Non voglio dilungarmi molto su questo punto: condivido al cento per cento le cose dette a tal proposito da Giorgio Ruffolo nell'intervento su Repubblica del 1 Novembre (e pubblicato dall'Ossimoro).
Giorgio sosteneva giustamente che non ha neanche senso parlare di uno scontro tra massimalismo e riformismo nella sinistra italiana. Non abbiamo infatti il massimalismo (che comunque un suo progetto politico l'aveva) ma un sinistrismo confusionario e parolaio, politicamente inconcludente, che si perde nel folklore dei girotondi. Riprendendo ancora ciò che diceva Giorgio: costoro non vogliono affatto abolire il capitalismo (come i vecchi massimalisti), si limitano ad esecrarlo, come quegli pseudosindacalisti che si vantano di non aver mai firmato un contratto nella loro vita. E' chiaro che questo sinistrismo (male tutto italiano) è l'esatto contrario di quello che dovrebbe essere una sinistra seria ed autentica.
Non abbiamo neanche il riformismo, però. In realtà in Italia riformismo è diventata una parola inflazionata, buona per tutti gli usi. Definirsi, in tali condizioni, riformisti, può quindi non voler dire assolutamente nulla. 
Pertanto quello di cui abbiamo oggi assoluto bisogno nel nostro paese è quello di una grande partito socialista di massa, moderno ed europeo e non di una indistinta "casa dei riformisti". Un partito che abbia una sua chiara collocazione nella storia e nella geografia.
In tal senso non condivido proprio per niente l'intervento fatto da Massimo D'Alema e Giuliano Amato su una sorta di "casa dei riformisti europei" che dovrebbe far fronte comune contro la destra, stemperando l'identità socialista ed allargandosi all'ala riformista dei popolari e liberali europei. Lo stesso Amato disse una volta che le radici della sinistra vanno allargate ma non recise: in questo modo però (nel momento in cui si rinunzia all'identità socialista) si rischia di reciderle e di non allargarle!
Credo che il limite di questa proposta sta da un lato nell'essere molto condizionata dagli affari interni italiani (e si capisce: Amato e D'Alema sono due leader dell'Ulivo e non solo della sinistra) e dall'altro lato di essere una proposta "in negativo": facciamo fronte comune contro la destra non indicando però su quali basi progettuali e programmatiche.
Di ben altro tenore (e da condividere "in toto") è invece l'appello sottoscritto da tre ex primi ministri socialisti francesi: Rocard, Fabius e Mauroy intitolato: "socialisti di tutta Europa unitevi!".
In questo documento si evidenzia il fatto che il limite della vecchia socialdemocrazia è stato quello di essersi rinchiusa entro i confini dello stato nazionale: di qui la sua crisi. Oggi, invece, abbiamo bisogno di un socialismo democratico con una dimensione sopranazionale (iniziando dall'Europa) con un progetto politico sopranazionale.
Innanzi tutto di un progetto politico di profonda riforma del capitalismo che punti a governare la globalizzazione per renderla equa e solidale, a costruire un nuovo grande compromesso sociale a livello sovranazionale . 
Esiste una differenza che non può essere cancellata tra il riformismo socialista e quello di matrice "liberal". Il riformismo socialista punta a definire un progetto di riforma organica e profonda del capitalismo ed a costruire una chiara e netta alternativa in positivo al neoliberismo. Il riformismo liberal punta a correggere e mitigare gli "eccessi" del "turbocapitalismo" e del neoliberismo accettandone però l'idea di fondo che è quella di una generalizzazione del modello americano ed anglosassone.
E' chiaro pertanto che non possiamo rinunciare all'identità socialista e non solo certo per ragioni sentimentali.
Del resto gli ultimi avvenimenti, dalla vittoria rosso-verde in Germania, alla grande successo della socialdemocrazia svedese, alla rimonta del socialismo austriaco, alla vittoria di un partito di ispirazione socialista in Brasile, dimostrano che la fase più critica per la sinistra e la socialdemocrazia è forse superata. Di contro la sconfitta dei democratici negli Stati Uniti ci dice che la ricetta "liberal" non ha certo più successo di quella socialista.
Costruire anche in Italia una grande forza socialista, recuperando ciò che di più autentico ed attuale c'è nella tradizione del socialismo italiano. Solo un partito socialista radicato nel mondo del lavoro e nella società è in grado di liquidare gli inganni del comunismo (neo o post che esso sia) e di dare alla sinistra italiana la capacità di allargare i propri consensi, allo stessa maniera di ciò che avviene negli altri paesi europei. Un socialismo anche in grado di confrontarsi positivamente anche con le tematiche proposte dal movimento no-global (parlo naturalmente della parte più seria di esso, e non dei Casarini e degli Agnoletto). 
Per terminare, io non credo affatto che gli attuali partiti italiani aderenti al PSE (DS e SDI) siano in grado (per ragioni diverse) di operare positivamente in tale direzione. Occorre pertanto costruire un movimento che non sia un ennesimo partitino (mai sia!) ma una forza propulsiva nella sinistra italiana per riavviare un dibattito ed un lavoro serio sul soggetto e sul progetto politico. Un nuovo inizio, come dice il manifesto promotore.


GIUSEPPE GIUDICE

Potenza, 11-11-02


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