Messaggi, iniziative, adesioni ed altri interventi 

 

Direttamente od indirettamente l'accenno ad una iniziativa socialista produce il rincorrersi di ammissioni- spesso parziali- di interventi, di fughe, a volte. Mettiamo insieme articoli e contributi anche molto diversi tra di loro, che hanno in comune, a volte inconsciamente, un elemento: che la storia ed il contributo dei socialisti non può essere ulteriormente ignorato, e che la sinistra ha bisogno di fare fino in fondo i conti con la storia dei socialisti, se vuole avere un avvenire.

 

Matasso: i socialisti ed il simulacro dell'ulivo /Gervasoni: ricominciare da capo /D'Agostino: le incertezze dello SDI/Pisano:lista socialista alle europee/ Giudice:tutti uniti da Epifani a De Michelis?/ Cuoco: per le elezioni europee

 

Art.18:l'astensione è una risposta giusta ad un quesito sbagliato

 

Guidi: non illudiamoci /Correr: uomini di gomma / Giudice: la questione socialista e gli equivoci/Formica: “La verità su Moro è in una lettera a Taviani”/Ruffolo: se i ds vogliono salvarsi dal "fuoco amico"Napolitano: perchè sbagliammo su Craxi /Oggi tutti per l’immunità Dieci anni fa molto meno/ Giudice:l'iniziativa socialista /Formica torna e cerca socialisti / Macaluso sul "complotto"/  Craxi e Previti?: no, grazie; note di Gervasoni e di D'Agostino

 

 

Formica :No al riformismo dei sarti senza stoffa 

Rino Formica a Macaluso: socialisti non solo nel passato..

Claudio Signorile lancia "la gazzetta politica"

Rino Formica scrive ai compagni: il 2003 sia l'anno del risveglio socialista

Formica: l'Avanti e il "Compagno Berlusconi"

 

non solo in Italia, riprende il dibattito sul socialismo democratico e liberale:

 

"Socialisti di tutta Europa, unitevi" di L.Fabius,P. Mauroy, M. Rocard 

Se il socialismo diventa il valore globale del futuro: Felipe Gonzales, Giuliano Amato

Il falso riformismo e l'Europa vera di Giorgio Ruffolo

Combattere la solitudine dei cittadini di Tony Blair

Zigmunt Bauman: il socialismo risorgerà

 

 

memorie:

Pelikan:i due volti del socialismo (ricordate come fu accolto dal PCI?)

V.Spini a Genova per i 110 anni dalla fondazione  del PSI

 

L'appello riformista (dopo l'assassinio di Marco Biagi) 

 

L'iniziativa per un "movimento" laico-socialista (note di Rino Formica) Qualcuno  ne parla... Rinasce la Società Fabiana? Ma quanti tentativi..e quante speranze

Ci muoviamo con molta cautela- troppa, secondo i compagni più decisi- ma non vogliamo buttare via la passione e l'entusiasmo di molti socialisti..vecchi e nuovi.

Non vogliamo fare un'altro partitino socialista, ma mettere in campo energie vere e.. sprecate, nel vuoto attuale della sinistra politica. 

Anche senza organizzazione incominciano a pervenire le adesioni. Comunicate all'Ossimoro idee, proposte, iniziative.

La presentazione a Milano della nuova iniziativa di Claudio Signorile - la "gazzetta politica"- ha attirato al Circolo della Stampa un grande numero di compagni ed ha suscitato molto interesse e...  qualche commozione.  

Ne parla Paolo Mieli sul "Corriere", rispondendo ad una lettera di Vertemati. L'Ossimoro è orgoglioso di aver fortemente contribuito al successo della serata. Non molleremo! 

Le poche righe che pubblichiamo - i documenti e le riflessioni più ampie seguiranno- e  che verranno sottoscritte (in queste ore già sta avvenendo) da molti compagni vecchi e nuovi, ribadiscono pochi concetti essenziali: non un micropartito ma il soggetto di una riscossa politica e culturale necessaria a ridare un senso a parole come "sinistra" e "riformismo", indebitamente occupate da minimalisti e massimalisti, ugualmente incapaci di porre la questione della "sinistra di governo", e quindi alleati preziosi di una destra pasticciona e populista; per il centrosinistra ma senza timore di dire le cose che non vanno; per l'unità sindacale e quindi con profondo rispetto per tutte le organizzazioni  del movimento dei lavoratori, dove non possono esserci i "detentori della verità" anche se urlano molto. Buon lavoro, compagni!     

Dichiarazione costitutiva


Per un'associazione politica laica e socialista


La disgregazione delle forze politiche laiche e socialiste è un'eredità negativa degli anni '90, che continua a rendere debole il riformismo nella sinistra italiana.

Il centro-sinistra non tornerà a vincere rimettendo insieme le formazioni politiche dell'Ulivo così come sono e ricercando accordi elettorali occasionali con la sinistra antagonista, i micropartiti e le liste personalistiche.
C'è bisogno di un nuovo progetto, di nuove iniziative, di nuovi protagonisti. C'è bisogno di un nuovo inizio.

Noi, che abbiamo compiuto in questo decenio scelte diverse o siamo stati fuori dalla politica organizzata vogliamo realizzare un'associazione libera ed aperta, che rilanci e rinnovi la cultura politica ed il progetto riformatore del movimento socialista e laico che nella democrazia repubblicana ha rappresentato, fino alla crisi degli anni '90, il fattore propulsivo della strategia delle riforme e della sinistra di governo.


Gli intenti di questa associazione sono:

· Promuovere il confronto e la partecipazione di diverse esperienze e culture nella definizione del progetto politico per una democrazia libera e giusta, progetto che riconosca nella civiltà del socialismo i suoi valori e la sua identità e nell'Europa il suo terreno concreto di realizzazione.
· Definire, con il concorso dei protagonisti sociali riformisti, un programma per una sinistra di governo che consenta alleanze fra interessi sociali, economici e culturali compatibili, finalizzate alla crescita dei livelli di liberta dell'individuo, di giustizia, di efficienza democratica del sistema produttivo, di equità nella redistribuzione della ricchezza, di solidarietà sociale, di indipendenza nazionale;
· Favorire la diffusione nel Paese del rinnovamento culturale, politico e progettuale del socialismo, attivando strumenti di mobilitazione e di comunicazione che siano espressione diretta anche del territorio e delle energie sociali ed intellettuali impegnate, compiendo una scelta consapevolmente federativa nella organizzazione del movimento e delle associazioni.

Vogliamo lavorare per una società che riesca a dare a ciascun individuo la massima possibilità di decidere la propria esistenza, e di costruire la propria vita.

E' questa la società dei socialisti.

 

Eppur si muove! anche prima del lancio ufficiale, arrivano i messaggi all'Ossimoro

Qualche giornale ne parla... e..Rino è in campo, con la passione di sempre 


Aderisci all'appello socialista

SINISTRA. COME ABBATTERE I MURI DELLA STORIA POLITICA ITALIANA 

No al riformismo dei sarti senza stoffa 


di RINO FORMICA 

Il professor Ceccanti è sicuramente un fine giureconsulto, ma i suoi virtuosismi non bucano il muro della storia umana e della storia politica, costruito da tutta la sinistra italiana nel secolo più intenso e più terribile della storia nazionale. La sinistra italiana non fu lo spezzatino di tanti riformismi da versare in un pentolone comune. 
La sinistra storica italiana dopo il '21 si stabilizzò in tre aree occasionalmente convergenti ma fondamentalmente ostili: socialisti, comunisti, radical-repubblicani azionisti. La divisione era lungo linee di frontiera mai definitivamente eliminate: la natura dello Stato, la differenza tra potere e governo, il modello di società, il divario tra la concezione del partito quale luogo della formazione democratica e quale officina dell'uomo nuovo, la collocazione internazionale. I tentativi di superamento delle fondamentali divaricazioni sono stati vanificati anche dalla non trascurabile circostanza che le fratture non segnavano solo il confine tra le forze tradizionali ma erano interne alle singole aree. Una sinistra, corposamente incardinata in una ideologia invasiva e pervasiva dello Stato moderno, può essere forza di governo tranquilla solo se si appropria di una convincente cultura di governo quando è all'opposizione. Io ritengo che una delle cause della debolezza socialista fu quella di diventare sinistra di governo dopo essere andata al governo: fu così che non incise sul centro politico e non convinse a sinistra. 
Il problema di oggi della sinistra non risiede nella ricerca di una tecnicalità costituzionale per scegliere il leader nazionale ed i candidati locali. Non si può costruire una sinistra, con vocazione maggioritaria e adatta a stringere alleanze con forze di centro, senza una definitiva e seria battaglia politica in ogni singola area della sinistra tra chi crede che il governare può cambiare gli equilibri politici e sociali e chi sostiene che per governare bisogna disporre del potere di rovesciare gli assetti di sistema. Conosco la domanda che mi potrebbe essere avanzata: ma se tutto ciò non avviene che fare? Ho una risposta che avanzo timidamente: la sinistra non ha bisogno di ricercare gli errori in un passato remoto, deve concentrarsi sugli ultimi due decenni. La sinistra residua, invasata da una semplificazione suicida, ha voluto far credere che tutto il meglio, il diverso e il virtuoso è nato dopo il '94: il centro-sinistra, la sinistra di governo, la pace sociale, il risanamento, il rispetto internazionale, le garanzie costituzionali e, anche, il riformismo. Non aver voluto affrontare i temi politici di sistema che dividevano la sinistra nel passato ha prodotto un bel pasticcio: la scomparsa della sinistra socialista e radicale-repubblicana-azionista, e l'impotenza della sinistra post-comunista. Bisogna prendere atto che nel periodo medio vi è una sinistra che può governare ed una sinistra che si opporrà alle scelte di governo. Quando la sinistra di governo non ce la fa, deve stringere alleanze con altre forze di centro, sempre che ciò sia compatibile con la propria forza e con la propria visione ideale. Altrimenti si è all'opposizione senza confondersi con la sinistra che le ha impedito di governare. 
I professori sono utili ma non bastano, possono costruire dei perfetti modellini di sartoria. Quando si è nei guai, come quelli che oggi viviamo, dobbiamo cominciare ad interessarci della stoffa e di chi dovrà indossare l'abito. I professori spesso commettono l'errore di credere che tutto ciò che è chiaro nella propria testa e non è recepito nella testa dei molti, è colpa di un destino cinico e baro. In politica il compito più difficile è far aderire democraticamente i molti alle ragioni dei pochi. Altrimenti ci arriva il riformismo della cattedra. 

Il Riformista
5 marzo 2003


Caro Emanuele,

ho visto che con il numero 77 sono state apportate delle limitate ma utili modifiche grafiche alla Rivista "Le Ragioni del Socialismo".
Ho letto anche che vi è stata una discussione (credo tra un ristretto gruppo di amici) per oscurare il riferimento al "socialismo" contenuto nella testata.
Nulla ci è dato sapere sul come e sul perché è insorto l'incauto tentativo di ripensamento.
Ma credo che debba trattarsi del solito esorcismo al quale si ricorre quando non si riesce a rendere spiegabile una complessa ed incerta situazione: si cambia il nome della cosa e si evita di scavare nella sostanza.
Stiamo all'essenziale: la questione socialista che in questi dieci anni è stata oscurata, è ancora nell'agenda della vita politica italiana?
La risposta non è pacifica. Circolano opinioni diverse ed i giudizi espressi sono graduati secondo il periodo di riferimento: gradevoli e rispettosi per il passato remoto (non conta niente!), incerti ed avversi per il passato prossimo (sarebbe molto penoso per i certificatori di morte presunta!), problematici e strumentali per il presente (sono ancora in vita alcuni milioni di elettori socialisti!), infausto e rovinoso per il futuro (nessuno vuole mollare lo spazio abusivo occupato!).
Se questo è il quadro di riferimento non c'è da stupirsi che ad ogni socialista che alza la testa e vuole conoscere la ragione di una inspiegabile e pervicace opera di selettiva mutilazione delle forze politiche venga benevolmente (sino a pochi anni fa era brutalmente!) invitato a calmarsi come si consiglierebbe agli allucinati. 
Sì, perché, l'allucinazione altro non è che l'errore mentale di chi scambia le immagini soggettive per oggetti reali.
La politica è regolata dalla ferrea legge dei rapporti di forza: nessuno lavora per rafforzare o, peggio, per far rinascere una forza concorrente destinata a limitare i propri margini di potere e di consenso.
Se questo è il dato certo e non aggirabile, la prima ed essenziale domanda sulla questione socialista va posta ai socialisti: volete voi far rinascere una forza autonoma del socialismo italiano, figlia della cultura e della tradizione delle lotte del riformismo e della sinistra di governo che negli anni '60-'90 portò l'opposizione sociale e politica del mondo del lavoro alla direzione del Paese?

Questa dichiarazione di volontà è pregiudiziale per affrontare altri e non meno spinosi argomenti: la dissoluzione del Partito e la incapacità di coloro che si assunsero la responsabilità di guidare il Partito nel '93 e nel '94, di saper affrontare la bufera esterna e di evitare le defezioni interne.
Con la ricorrenza del triste anniversario della morte di Craxi per qualche giorno si torna a parlare dei socialisti, non importa se ciò si consuma con il distacco cortese per i defunti o con il fastidio villano di chi ha rimosso il problema.
Ma è da tempo che mi pongo la domanda: i socialisti sono veramente interessati a riaprire la questione socialista?
Se lo sono hanno una sola strada: essere consapevoli che nella questione socialista vi è anche il caso Craxi e che il caso Craxi non è la questione socialista.
Il paradosso è che i nemici del socialismo con l'aiuto di alcuni dottori sottili di destra e di sinistra, spingono perché si possa parlare dei socialisti solo in sede storica dove le luci e le ombre si sovrappongono e scompaiono nel grigiore della dissolvenza.

Qui è l'ostacolo!
Vogliamo parlarne?
Bisogna andare più avanti dopo aver avuto il coraggio di richiamarsi al socialismo quando la parola era oggetto di irrisione.

Con il rispetto dovuto alla tua fatica
Affettuosamente

Rino Formica

Roma, 20 gennaio 2003


 

Cari Compagni,

1992-2002: si è chiuso il più lungo e tormentato decennio della nostra vita.


Nell'aprile del 1992 gli elettori confermarono la maggioranza assoluta ai partiti di governo.

La volontà dogli elettori fu elusa:
il Parlamento fu congelato,
il Governo fu commissariato.
il Triumvirato, non previsto dalla Costituzione, (Scalfaro, Spadolini, Napolitano) si assunse la responsabilità di nominare un Governo del Presidente, di sciogliere il Parlamento e di indire le elezioni generali con una nuova legge elettorale.


Si disse che il vulnus costituzionale lo chiedeva la salvezza della "Repubblica".

Dal lavacro battesimale sarebbero usciti:
-Una società liberata dal peso della politica;
-I nuovi partiti della trasparenza, della correttezza e del merito; 
-Le nuove classi dirigenti disinteressate e competenti.


Carità di Patria ci consiglia di non fare l'inventario di ciò che è nuovo nell'Italia di oggi dopo un decennio di inganni e di manipolazione della verità.
Non è facile per i cronisti di oggi,né sarà agevole per gli storici di domani, stabilire le cause principali e secondarie che generarono il terremoto del `92-'93. Possiamo solo decifrare la mappa dei mutamenti intervenuti nel sistema politico, nell'assetto istituzionale, nella struttura dei poteri reali della società e nella formazione e nell'avvicendamento delle classi dirigenti del paese.


Per poter affrontare questi e gli altri temi che l'agenda politica dei 2003 ci sottoporrà con ritmo frenetico, dobbiamo partire da una riflessione semplice e, oserei dire, banale: dove sono i socialisti?


E' possibile che la lunga eclissi delle ragioni socialiste abbia provocato una assuefazione alla rinuncia e all'abdicazione a favore di coloro che nel lungo confronto storico furono da noi politicamente battuti?
E' possibile che l'orgoglio e la dignità possano trovare alloggio in tutte le grandi case della tradizione politica dei partiti dell'Italia repubblicana, al di fuori del Partito socialista che fu e resta il partito della Repubblica, delle riforme e dei diritti civili?


A chi ci chiede le ultime confessioni per ottenere la grazia o il silenzio per partecipare alla pacificazione, bisogna rispondere con un sussulto di dignità: abbiamo già dato tutto, non possiamo darvi la memoria, che vorreste cancellare per costruire il vostro futuro!

Non si tratta di fare un nuovo partito destinato a consumarsi in una rinata ed inutile diaspora tra flagellati: ma di unire tutti i socialisti che avevano dato la sostanza politica e programmatica nella sinistra di governo e che dieci anni fa erano oltre 5 milioni di votanti, perché non siano assenti con la loro storia, la loro cultura e con i loro uomini nei grandi appuntamenti dei prossimi anni.

La storia del paese sarà diversa se umanesimo socialista e umanesimo cristiano saranno fuori da questi ineludibili appuntamenti:

1. La fase costituzionale istitutiva dell'Unione Europea e la fase della revisione costituzionale italiana;
2. La definizione del nuovo compromesso sociale tra mercato e mondo del lavoro;
3. La rideterminazione dei confini nei nuovi assetti dei poteri sociali, economici, finanziari ed amministrativi;
4. La costruzione del destino delle nuove generazioni in una società dove gestire le risorse delle conoscenze, sarà più importante che amministrare i patrimoni dei beni materiali.


Non dobbiamo cercare capi o figli prediletti, dobbiamo suscitare un moto di risveglio e di forza interiore.
Non vogliamo isole di resistenza, ma teste di ponte per un nuovo sistema politico.

Le idee, le proposte, gli obiettivi sono stati annunciati con chiarezza e si stanno diffondendo tra i compagni.
Tutti potranno costruire luoghi d'incontro associativi locali e nazionali per unire i socialisti. Non c'è un destino avverso che ci ha condannato, é la nostra inazione l'avversità da battere.
Perché il 2003 sia l'anno del risveglio tutti devono sapere che solo con le rinunce personali e con il coraggio si possono aprire le montagne e attraversare i mari.


Auguri e a presto.

Rino Formica

P.S. I compagni che ricevono questa lettera sono pregati di farne copie e di diffonderle tra i vecchi ed i nuovi compagni. 

Roma, 17 dicembre 2002


L'Avanti e il Compagno Berlusconi

di Rino Formica


Un gruppo di compagni dell'ex Psi e dell'ex Pci ed un gruppo di operatori dell'informazione di incerta origine e di poco noto passato politico, darà vita ad una nuova serie dell'Avanti! quotidiano, garantito dalla diretta collaborazione del "Compagno Berlusconi".
In tempi di perdita della memoria e delle identità, di nomadismo politico e di mobilità sociale, tutto è possibile senza che si scateni meraviglia o sgomento.
Ma non vi sembra che si sia superato ogni limite?
Una testata che per oltre un secolo si è identificata con la storia e la cultura di una forza politica, non può essere preda di chi ha la missione dichiarata di strapparne le radici.
Nel 1956 sul piano di una svolta drammatica nei rapporti a sinistra, Pietro Nenni così ricordava il 60° anno di vita dell'Avanti!:
" Il contributo che il socialismo ha dato alla lotta per la libertà, per la democrazia, per il riscatto delle plebi come si diceva sessant'anni or sono, per immettere la grande massa dei lavoratori nello Stato, come si dice adesso, trova la sua quotidiana documentazione nell'Avanti!.
I vuoti nella pubblicazione del giornale, quello breve dei primissimi anni, in piena reazione novantottesca, il lungo vuoto dalla fine del 1926 al giugno 1944, durante la ventennale dittatura fascista, segnano i periodi di eclisse delle pubbliche libertà, durante i quali la persecuzione, rotto che ebbe l'argine della resistenza socialista, investì e travolse ogni espressione della libertà del pensiero e dell'azione democratica. Né l'Avanti! si piegò mai alla violenza e alla sopraffazione, ma sempre risorse, o nella clandestinità, o nell'esilio, fino a riprendere il corso regolare delle sue pubblicazioni nel ristabilito ordine democratico.
Tre particolari aspetti della lotta dei socialisti italiani si offrono alla meditazione di chi sfogli le pagine ingiallite della collezione dell'Avanti!: la lotta di ogni giorno per migliorare il tenore di esistenza dei lavoratori, la lotta per la conquista e la difesa delle pubbliche libertà, la lotta per la pace. Un filo conduttore si dispiega, dal 1896 a oggi, nelle polemiche che opposero tra loro le correnti e le tendenze interne al socialismo: attraverso l'elevazione materiale e culturale, attraverso la conquista e la difesa delle pubbliche libertà, nella pace tra i popoli e tra gli Stati, preparare i lavoratori alle responsabilità politiche, farne la classe dirigente da classe oppressa che erano".

Responsabili di questa rapina contro la storia del socialismo sono certamente coloro che con leggerezza o con malizia consegnano la bandiera lacera ma onorata ad altra e diversa storia, ma non sono meno responsabili quei socialisti che possedendo il titolo ereditario si mostrano distratti e passivi mentre sono molto attivi nel piccolo cabotaggio e nel galleggiamento personale.

Bisogna creare un movimento di opinione intorno alla difesa di quei simboli che da espressione di parte sono diventati valori comuni della nostra civiltà

Nel 1899 L'Avanti! contro Pelloux alzò la bandiera della difesa della libertà.
Scrissero sull'Avanti! Bissolati e Treves, Bonomi e Cabrini, Salvemini e Modigliani, Ferri e Prampolini. Il decretone Pelloux cadde, vi furono nuove elezioni: i socialisti tornarono in Parlamento raddoppiati.

L'Avanti! salutò il "Compagno Pelloux" riconoscendogli il merito di aver unito i socialisti.

E' questo il riconoscimento che speriamo di poter fare al "compagno Berlusconi".

23.12.02


 

Un manifesto per la sinistra "Socialisti di tutta Europa, unitevi"
In un clima con sempre meno regole, a fronte dell´espandersi del terrorismo, del capitale e della precarietà, il socialismo in un solo paese non ha più senso
Negli ultimi anni, a eccezione dell´euro, sono state poche le iniziative comuni: a esempio non abbiamo saputo esprimerci con forza sulla globalizzazione


di LAURENT FABIUS, PIERRE MAUROY E MICHEL RICARD


Il mondo si apre: viviamo in tempi di globalizzazione e di interdipendenza di tutto e di tutti, ove l´economico, il culturale e il tecnologico s´intrecciano e si scontrano.
Riconosciamo che finora noi socialisti francesi non avevamo valutato appieno la portata di questo nuovo corso. Nelle nostre proposte e strategie, restavamo troppo spesso prigionieri dei nostri ambiti nazionali, e il coordinamento delle nelle nostre modalità di riflessione e d´azione è stato insufficiente. In questi ultimi 5 anni – a eccezione dell´euro – sono state poche le iniziative comuni, anche quando le responsabilità erano nelle nostre mani. Per esempio non abbiamo saputo esprimerci con forza sulla globalizzazione, che è presente dovunque nelle menti e troppo poco nei nostri progetti.
La primavera scorsa, questa lacuna nell´esporre una visione del mondo è stata una delle cause della sconfitta dei socialisti francesi. Un rinnovato esame di questa visione è ora all´ordine del giorno del 73° Congresso del Psf, nel maggio 2003. E pensiamo che la sua formulazione sarà tanto più valida, quanto più s´inserirà in un progetto comune con i nostri partner e compagni europei.
Se così non fosse, molti timori resterebbero senza risposta, e crescerebbero i dubbi sulle stesse potenzialità dell´agire politico.
Guardiamoci intorno: in un clima con sempre meno regole, a fronte dell´internazionalizzazione del terrorismo, della delocalizzazione del capitale e di una precarietà sempre più estesa, il socialismo in un solo paese non ha evidentemente più senso.
Se vogliamo agire con efficacia e pesare realmente sugli sviluppi in atto, dobbiamo oramai concepire le regole da creare e le politiche da attuare su scala continentale e mondiale. È questa la nuova frontiera della socialdemocrazia.
Nel XXI secolo, essere socialista vuol dire vedere il mondo come il nostro villaggio, non pensare che il villaggio sia il nostro mondo. La repubblica assume il suo pieno significato soltanto in un orizzonte che la oltrepassa.
Oggi più che mai, davanti all´evidenza di tutti i guasti dell´ultra-liberalismo, dobbiamo guardarci da ogni ripiegamento. Dopo il riflusso dell´intervento pubblico, il risveglio è doloroso per gli apostoli del dio mercato. Che non ha mai fatto grandi miracoli, e ora sta mostrando i suoi molteplici e gravi difetti: mancanza di trasparenza d´un sistema finanziario che obbedisce solo a se stesso, inasprimento delle disuguaglianze tra le nazioni e al loro interno, precarietà dello sviluppo a fronte delle minacce che gravano sul futuro del pianeta, critiche crescenti nei riguardi delle istituzioni finanziarie internazionali. Non si tornerà al tutto stato, che è fallito. Ma è ormai evidente che i mercati, lungi dall´autoregolarsi, hanno bisogno di limiti e contro-poteri.
Nei nostri sistemi complessi occorre dunque inventare combinazioni dinamiche tra vari partner – cioè tra il mercato, lo Stato e la società civile – piuttosto che cercare d´assicurare a uno di essi l´egemonia su tutti gli altri. La socialdemocrazia si definisce nella ricerca d´un triplice compromesso tra il capitale e il lavoro, il mercato e lo Stato, la competizione e la solidarietà. Con la globalizzazione, è sempre il primo termine di questi tre binomi che si rafforza a discapito dell´altro.
Per tutelare il lavoro contro le eccessive ingerenze del capitale è necessario integrare meglio nel lavoro i giovani, gli immigrati, i lavoratori non qualificati.
Per salvaguardare la capacità d´intervento dello Stato dobbiamo definire internazionalmente i beni pubblici, e conferire a poteri pubblici internazionali i mezzi per tutelarli.
Per mantenere la solidarietà, la redistribuzione deve essere praticata oramai su scala mondiale, sia dalle istituzioni che da nuovi meccanismi internazionali.
Occorre dunque aggiornare i tre compromessi della socialdemocrazia, riformare e internazionalizzare i nostri metodi. La creazione d´un Consiglio di sicurezza economica e sociale, l´applicazione del protocollo di Kyoto sull´emissione dei gas serra, il progetto d´una tassazione internazionale per aumentare gli aiuti allo sviluppo non hanno altro scopo che quello di modernizzare e rendere più efficace il compromesso socialdemocratico.
Va inoltre evitato ogni ripiegamento su noi stessi, per correggere l´attuale squilibrio che ha conferito agli Usa un ruolo ultradominante nel sistema internazionale. In assenza d´una potenza alla sua misura, convinta com´è del suo buon diritto, l´amministrazione americana tenta d´imporre la propria visione al resto del mondo.
Dopo gli attentati dell´11 settembre, ci s´aspettava che gli Stati Uniti, nella tradizione di presidenti quali Wilson, Roosevelt, Kennedy e Clinton, s´impegnassero in favore d´una migliore governance mondiale. Ma al contrario, il governo Bush si lascia andare a parole d´ordine semplici, se non semplicistiche, facendosi arbitro del bene e del male. Ciò che per lui è il bene deve esserlo per il resto del mondo.
Questa politica, che suscita accese discussioni in America e reazioni di rigetto ancora più vive nell´opinione pubblica mondiale, incoraggia il disordine e le tensioni dove c´è invece bisogno di regole e di dialogo. I paesi del Sud si ribellano, e il fossato tra le due sponde dell´Atlantico sembra allargarsi sempre più.
La rifondazione della socialdemocrazia passerà innanzitutto per l´Europa. Qui ha preso vita la forma moderna del nostro vecchio internazionalismo, un socialismo per la società di oggi: una società solidale nell´economia di mercato.
Su scala europea non c´è la vocazione a dare una risposta a tutti i problemi, ma a fronte delle sfide che si porranno a una governance internazionale - pace e sicurezza, regole per il capitalismo, aiuti allo sviluppo, tutela dell´ambiente e dei beni pubblici mondiali - l´Europa costituisce il giusto livello di intervento e di rappresentanza.
Si può constatarlo nell´ambito degli scambi commerciali, così come in quello della politica e della concorrenza. Quando avanza unita, quando s´attribuisce i mezzi per parlare con una sola voce, l´Europa ha un peso. Quando il commissario europeo competente parla con l´Omc a nome dell´Europa unita, riesce a imporre agli Stati Uniti un nuovo ciclo commerciale di sviluppo. E quando blocca, sotto il controllo del tribunali, la fusione tra General Electric e Honeywell, l´Europa è ascoltata. Se sul conflitto iracheno emergesse una posizione comune europea, potrebbe essere di stimolo per incitare gli Usa a evolvere.
Noi pensiamo che l´Europa rafforzata, dal suo prossimo allargamento, potrà diventare domani – se saprà dotarsi dei mezzi necessari - l´avvocato, credibile e ascoltato, d´una nuova governance mondiale.
Certo, sull´altra sponda dell´Atlantico si cerca a volte di screditare un modello del genere. Secondo alcuni, se l´Europa difende un modello internazionale di relazioni e di redistribuzione meno discrezionale di quello preconizzato dagli Usa, è solo perché ormai è una potenza stanca; il nostro multilateralismo non sarebbe altro che la strategia dei deboli.
Di fatto, anche allargata a 25 o 27 membri, l´Europa non ha la vocazione di diventare un impero. Tanto meglio, dato che tutti gli imperi finiscono per perire.
L´Europa, una potenza debole? Al contrario, vediamo fin d´ora quali sono le sue risorse nella sfera economica. Una potenza soft, come direbbero gli anglosassoni? In un mondo sottoposto a regole e contratti, negoziare è già molto. Ma l´Europa è ben altra cosa. E il multilateralismo è una scommessa su ciò che il mondo potrebbe essere tra venti o trent´anni.
Un mondo che sarà strutturato intorno a quattro o cinque grandi sistemi regionali, tra cui l´Ue. Un mondo in cui le opinioni pubbliche otterranno maggior ascolto, e solo i valori rispondenti a criteri di giustizia e all´interesse dei più saranno veramente legittimi.
In quel mondo, il diritto avrà bisogno della forza per farsi rispettare, ma la forza senza il diritto sarà votata al fallimento: questa è la nostra visione.
Ed è in questo senso che la socialdemocrazia deve far leva sull´Europa. Agli uomini e alle donne di sinistra diciamo che i nostri valori sono improntati a questo modello di civiltà.
La destra europea si trova in una situazione ben diversa. Dopo aver rotto con la democrazia cristiana, ridotta ormai all´ombra di se stessa, la destra in effetti è percorsa da due tendenze che l´allontanano da un ideale di cooperazione europea: il localismo e il populismo, su uno sfondo di scelte conservatrici, con la volontà di passare dall´economia di mercato alla società di mercato.
In Italia, tutto ciò ha dato vita a una formula che è un misto tra localismo e populismo. Da noi c´è invece un cocktail liberal - autoritario, i cui costi sociali – aumento della disoccupazione, inasprimento delle disuguaglianze – rischiano di farsi sentire pesantemente nei mesi a venire.
In questo contesto, i socialisti europei devono pesare sull´attuale Convenzione e sul futuro dell´Europa. Come socialisti, prima che come francesi, tedeschi, spagnoli o danesi, dobbiamo far ascoltare la nostra voce su temi urgenti: le condizioni sociali per una nuova tappa della costruzione europea, la garanzia dei servizi pubblici ("servizi d´interesse generale"), la riforma della politica agricola comune, il chiarimento istituzionale.
E al di là di questo, dobbiamo preparare insieme il prossimo, grande appuntamento politico dei cittadini dell´Ue: le elezioni europee del 2004. In quest´occasione, dovremo definire il manifesto comune che preciserà il ruolo dell´Europa nella globalizzazione, in materia di aiuti allo sviluppo, di difesa, di tutela dell´ambiente, di promozione dei diritti sociali, di definizione dei beni comuni e dei servizi pubblici. Questa piattaforma dovrà assegnare alla nostra Unione alcuni obiettivi semplici e improntati al realismo, suscettibili di aggregare una maggioranza di europei.
Dovremo precisare le nuove tappe da percorrere per raggiungere i seguenti obiettivi: un´unica rappresentanza europea nelle istituzioni finanziarie internazionali; maggiori facilitazioni commerciali per i paesi più poveri; investimenti comuni europei nel campo della difesa; la progressiva europeizzazione delle politiche sull´immigrazione e gli aiuti allo sviluppo; nuove istanze internazionali per assicurare l´equilibrio planetario, sull´esempio dell´Organizzazione mondiale dell´ambiente, che dovremo prendere l´iniziativa di lanciare.
Per l´elaborazione di questo manifesto dovremo intensificare i contatti e gli scambi tra socialisti europei. Il partito dei socialisti europei ha organizzato recentemente un primo incontro a Copenaghen. È questa la strada giusta. Seguiranno altri appuntamenti, a Varsavia e quindi in altre sedi. Dobbiamo dialogare con le forze vive del progresso e della democrazia: sindacati, associazioni, organizzazioni non governative, intellettuali, creativi, uomini e donne di cultura.
Manca solo un anno e mezzo alle elezioni europee: un appuntamento importante per il futuro della socialdemocrazia e dell´Europa.
Fuggendo le divisioni, i riflessi di ripiegamento e di corsa al ribasso, troppo frequenti all´indomani delle sconfitte, i socialisti francesi devono riprendere appieno il loro posto, mantenendo il proprio ruolo di catalizzatori, superando le difficoltà e le dispute di parrocchia per volgere lo sguardo verso un orizzonte comune.
Poiché siamo profondamente europei e profondamente socialisti, è questo il senso dell´appello che oggi lanciamo insieme: "Socialisti di tutt´Europa, unitevi!"

Laurent Fabius, più volte ministro e primo ministro dall´84 all´86, attualmente è vicesegretario Ps; Pierre Mauroy, primo ministro dall´81 all´84, attualmente è senatore; Michel Rocard, ministro e primo ministro dall´88 al '91, attualmente presiede la Commissione europea per la cultura

Traduzione di Elisabetta Horvat

la Repubblica
31 ottobre 2002 


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