Socialisti, e senza scorciatoie De Michelis dice sì a Boselli «Ricostruiamo la sinistra» Bobo applaudito dai Ds

Socialisti, e senza scorciatoie

di Emanuele Macaluso

L 'Unità ci fa sapere che Fabio Mussi vuole “rifondare il socialismo europeo”. Nei giorni scorsi Walter Veltroni ha detto al Corriere che vuole “rifondare l'Internazionale, non più socialista ma democratica», con Clinton alla guida. Negli anni scorsi Cossutta e poi Bertinotti annunciarono la “rifondazione comunista”. E prima di loro Achille Occhetto scioglieva il Pci per fondare la “Cosa”. Che cosa non si è mai capito. D'Alema, che forse l'aveva capito, voleva fare la “Cosa 2”, ma da cosa non nacque cosa. Successivamente l'Ulivo doveva partorire la Fed, ma c'è stato solo un aborto.

Ora l'immancabile Occhetto ha riaperto un “cantiere” e ricerca un 'altra “cosa”: questa volta etica! Sedici anni dopo il fatidico 1989 - il momento in cui finalmente doveva muovere i primi passi una sinistra socialista europea e di governo - siamo punto e daccapo.


Caro direttore, sbagli.

Caro direttore, questi scenari mi hanno attraversato la mente leggendo il tuo pezzo apparso nelle belle pagine del Riformista dedicate a Fassino. Il tema che avete assegnato al segretario Ds è scritto nella presentazione del tuo articolo. Nell'occhiello si legge “Come riparare al tramonto della scorciatoia ulivista”, e nel titolo c'è un suggerimento: “Date retta a Veltroni: meno sinistra e più Clinton”.

Ho l'impressione, caro Antonio, che suggerisci un'altra scorciatoia. Proprio quello che i Ds dovrebbero evitare, anche se fanno bene a frequentare Clinton, come ha fatto recentemente Massimo D 'Alema. Trovo giusta la tua osservazione che i Ds, anziché fare in casa la loro Bad Godesberg, hanno cercato di trasmigrare in un'altra casa. Aggiungi che “la scorciatoia ha fatto perdere tempo prezioso per la definizione di una cultura nuova della sinistra italiana”. E io sono d'accordo. Ma non credo, come te, che “per togliere il tappo interno che impedisce di diluire la storia dei Ds in una vasca comune dei riformisti italiani, si dovrebbe cominciare dall'esterno”: la proposta di Veltroni. Temo che perderemmo altro tempo prezioso. Sostituire la parola Fed con quella del partito democratico, non cambia la sostanza politica. Rivolgendoti a Fassino dici: ”Mentre lei perdeva tempo con la Fed, Rutelli ha scoperto il partito democratico. Se non si sbriga, il clintoniano sarà lui”. Per la verità Rutelli, più che Clinton, ha scoperto il cardinale Ruini. L'abbiamo visto in occasione del referendum sulla fecondazione assistita e lo vediamo oggi sul tema delle unioni di fatto.


Riformisti con fermezza.

Caro Antonio, i fatti ci dicono che Fassino si troverà sempre con Bertinotti che chiederà più uno e Rutelli meno uno. Se però c'è determinazione nella scelta riformista politica, il segretario Ds può prevalere sia sul più uno che sul meno uno. Sono le oscillazioni, a volte verso il più uno, altre verso il meno uno, a negare ai Ds il ruolo che dovrebbero avere. Ed è la fermezza politica che ha consentito la rimonta di Schroeder, e non il riferimento al centro. I socialdemocratici tedeschi sono rimasti se stessi, fedeli allo spirito della svolta di Bad Godesberg.

L'unificazione dei socialisti italiani che hanno una storia nel Psi può essere l'occasione per riaprire un discorso sulle prospettive della sinistra, riformista e di governo in Italia. Vedremo.

Il Riformista
20 settembre 2005


CONVENTION A ROMA, De Michelis contestato, ma poi dice sì a Boselli


Commenti
Il leader del Nuovo Psi contestato a un convegno del partito, che invece applaude Bobo Craxi: la campanella per noi al governo è suonata da tempo

Socialisti uniti, il sì di De Michelis a Boselli

«Addio Cdl, questa è casa mia». Pannella: realizzo l’impegno che mi affidò Bettino

DAL NOSTRO INVIATO FIUGGI - È un abbraccio fra socialisti che si ritrovano. «Questa è casa mia», proclama Gianni De Michelis mentre posa per i fotografi accanto a Enrico Boselli. Che assicura: «Con l’unità non ci saranno socialisti di serie A che sarebbero quelli da sempre schierati a sinistra, e socialisti di serie B, che sarebbero quelli che provengono dal centrodestra». Sullo sfondo Marco Pannella gongola, felice di aver realizzato quell’impegno «che mi affidò Craxi»: rimettere insieme gli spezzoni del socialismo.

Da tempo De Michelis manifestava segni di insofferenza verso la Casa delle Libertà. Ora ha passato il Rubicone. Veleggia deciso verso l’Unione accettando di avere per compagni i radicali e i vecchi amici dello Sdi. La svolta decisiva è maturata l’altro giorno. «Ho partecipato alla riunione della Cdl e mi sono reso conto che non c’è rimedio. Hanno imboccato una strada che non porta da nessuna parte».

Allora, se con Berlusconi non c’è più dialogo, meglio traslocare a sinistra. «Lì è la nostra collocazione naturale. Nel centrodestra era una posizione anomala. L’avevamo scelta nella speranza di conseguire obiettivi che si sono rivelati impossibili».

De Michelis parte dalla convinzione che «il sistema bipolare è un fallimento, sta andando in pezzi». L’unità dei socialisti insieme coi radicali gli sembra che possa giocare un ruolo propulsivo in un momento di crisi. A patto che siano garantite «identità e autonomia».

E cioè, andiamo a sinistra, ma non vogliamo rinunciare alla nostra storia e alla libertà di dissociarci, se necessario, da scelte che non ci convincono. Manca per ufficializzare il passaggio di campo l’avallo del congresso che il Nuovo Psi terrà fra un mese: «Dovremo convincere il mezzo milione di nostri elettori a seguirci».

Ma intanto i parlamentari sembrano compatti nel voler abbandonare il centrodestra. Con De Michelis è venuta a Fiuggi, dove si celebra la grande riunificazione, anche Chiara Moroni. E oggi è atteso Bobo Craxi.

Già ieri Craxi, a un convegno da lui organizzato a Roma con Rino Formica, ha chiarito come la pensa. All’inizio Berlusconi gli era sembrato una grande promessa. Ne è rimasto deluso, così è assurdo «restare al governo solo per dovere istituzionale». Secondo l’erede di Bettino, «la campanella per i socialisti è suonata da tempo».

Sia Bobo che Formica hanno suscitato consensi e applausi, mentre De Michelis, al convegno di Roma è stato accolto da una vivace contestazione. Come artefice della nuova forza politica che si va formando, Marco Pannella ambisce a creare una «Livorno alla rovescia». Lì ci fu spaccatura, a Fiuggi unificazione. «Vogliamo diventare esperti di unità», progetta Ugo Intini (Sdi).

L’unità viene subito suggellata in un documento in cui sono contemplate le prossime tappe. Gli animatori dell’unificazione si danno tempo fino al 15 novembre per stabilire «la costituzione del nuovo soggetto politico socialista, liberale, laico, radicale». Dovranno trovare un simbolo e un nome. E immaginare un programma comune.

Il problema adesso è come collocare il nuovo gruppo politico in seno all’Unione senza provocare crisi di rigetto. I Ds offrono la loro benedizione ufficiale. Viene oggi ad abbracciare i nuovi alleati il leader del partito Piero Fassino. Già ieri si è fatto precedere da Vannino Chiti, coordinatore della segreteria nazionale dei Ds. Sia pure con toni misurati e parole prudenti, Chiti ha detto che non ci sono veti, un’alleanza pluralista è accettabile, purché gli ultimi arrivati non vogliano «smantellare» l’assetto del centrosinistra.

Sarà più arduo far digerire a Prodi l’irruzione a sinistra di un gruppo decisamente laico e avverso alla gerarchia ecclesiastica. Non la prenderà bene nemmeno Bertinotti. Il quale già dice che a farsi portavoce di certi valori basta lui.

Marco Nese

Corriere della Sera
25 settembre 2005


«Ricostruiamo la sinistra» Bobo applaudito dai Ds

Il figlio di Craxi alla Festa dell’Unità: non ho gioito per gli attacchi alla Quercia «Ricostruiamo la sinistra» Bobo applaudito dai Ds «Nell’Unione con Pannella. De Michelis si convincerà»

MILANO - Il completo blu glielo ha scelto dal sarto la moglie Scilla. La cravatta di seta rossa anche. Quando arriva alla Festa nazionale dell’Unità, a Milano, Bobo Craxi è un elegante fascio di nervi. Teso, tesissimo. È la sua vera «prima volta» alla kermesse della Quercia. Per di più nella «sua» Milano. L’altra, sempre a Milano, si consumò diciannove anni fa, nel 1986, quando 22enne accompagnò Claudio Martelli a un confronto con Mussi. Ieri, però, è stato lui il protagonista di un duetto con il coordinatore della segreteria nazionale dei Ds Vannino Chiti. Ed era forte, in Bobo Craxi, il timore di una certa freddezza da parte della platea diessina. La paura di non essere capito, accettato. Peggio, di essere visto come l’ennesimo imbucato sul carro dei vincitori. Invece l’incontro, moderato da Ritanna Armeni, ha trovato toni concilianti. Niente fischi o dissensi. Quell’ora e mezza di chiacchierata è diventata il suo battesimo con il popolo della Quercia. Anche se ad applaudirlo, in prima fila, c’erano pure volti noti del socialismo, come lo zio Paolo Pillitteri e la giornalista Maria Giovanna Maglie. Ma anche dirigenti ed ex dirigenti locali del Nuovo Psi e dello Sdi. Tutti con la voglia di ricostituire il filo di una memoria comune, spezzato da Tangentopoli. Non è un caso se la parola che Bobo Craxi ha usato di più, nel suo intervento, è stata una sola: «Compagni». All’inizio, subito, un ricordo: «Tanti anni fa facemmo anche noi una festa del Psi alla Montagnetta». Ma erano altri tempi. Ora, è il momento di sancire lo strappo: «La Cdl non c’è più. Con loro non si può governare. Noi socialisti abbiamo il dovere di provare, dopo 13 anni, a perseguire l’unità a sinistra». Ora, è il momento dell’orgoglio: «Abbiamo dimostrato che il Psi non era una banda di malavitosi. Facciamo parte di diritto della grande famiglia del socialismo italiano. Come ha giustamente detto il compagno Fassino». Si ricomincia da lì, da quell’apertura del segretario ds all’ultimo congresso. Da quella riabilitazione di Bettino Craxi che pure ha fatto tanto discutere, ma che è stato il primo passo verso questo ricongiungimento con il centrosinistra. Che il figlio Bobo ieri ha ribadito: «Dopo il congresso si farà. E anche De Michelis si convincerà della cosa, ne sono sicuro». E la proposta di Stefano Caldoro del terzo polo? «Non esiste. L’obiettivo è l’unità». Chiti ha l’aria soddisfatta e parla di «ricomposizione dell’unità nella sinistra italiana». Poi, c’è anche il tentativo di sanare qualche ferita. Scherza Craxi, ma sottolinea il sacrificio personale: «Era dai tempi delle elementari che non ricevevo gli insulti incassati in questi giorni». Ancora: «Non mi sono beato del processo fatto ai Ds quest’estate sulla loro moralità». E Chiti, di rimando, su Tangentopoli: «Sì, i gruppi dirigenti di allora avrebbero potuto essere più generosi». Applaudono tutti: socialisti e diessini. Poi, il futuro. Che per Craxi passa attraverso l’accordo con i Radicali: «Fanno parte della sinistra italiana. Non a caso si chiamano compagni. Con Bonino e Pannella lavoreremo bene». Solo un accenno alle polemiche con la sorella Stefania: «Accompagnare Berlusconi nel suo declino o in barca a Tahiti non mi sembra una grande prospettiva politica». Sulla candidatura di Veronesi a sindaco di Milano per l’Unione: «Il problema dell’età esiste. Preferirei una personalità come Carlo Fontana». Il clima si stempera. L’esame sta per finire. A pochi minuti dallo scadere dell’incontro, a Bobo Craxi sfugge il primo sorriso. Ed è per il padre, Bettino, che lui non nomina mai. Fino a quel momento. E, sempre seguendo quel filo spezzato, lo associa a un ricordo di Enrico Berlinguer: «Il rapporto tra i due fu particolare. Nel 1980 a San Siro c’era un derby Inter-Milan: vinceva l’Inter due a zero. Ero seduto allo stadio con papà, di fianco a Berlinguer, che però tifava Cagliari. A un certo punto mio padre gli disse: "Enrico, ti debbo parlare". E Berlinguer, rivolto a me: "Vedi, non vuole farmi vedere la partita". Se ne andarono alla cooperativa di Lampugnano, tra gli stupiti compagni socialisti che giocavano a carte: fu l’incontro preparatorio delle Frattocchie».

Corriere della Sera
6 settembre 2005


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