Lettera aperta del Partito d'Azione a tutti i partiti
aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale

pubblicata il 30 novembre 1944 su "L'Italia libera", II, n.11 [qui riprodotta dagli "Annali Feltrinelli", XIII (1971), Milano 1973, pp.768-775]


Il Partito d'azione, vivamente preoccupato dell'urgenza dei compiti immediati e prossimi cui il C.L.N.A.I. è chiamato dalla situazione, si rivolge agli altri quattro partiti che lo compongono per invitarli a cooperare insieme, allo scopo di dare al Comitato di liberazione nazionale veramente la possibilità di farvi fronte adeguatamente.

L'antica linea di divisione fra sinistra e destra in seno all'antifascismo ha oggi perso quasi ogni significato, e la futura è a malapena delineata e non corre comunque tra partito e partito, ma nell'interno di ogni partito, separando coloro che veramente credono alla possibilità di una democrazia progressiva, che con i suoi istituti popolari esautori ed elimini il vecchio stato autoritario italiano, ed intendono lavorare seriamente per realizzarla, da coloro che non ci credono, ma si preparano semplicemente a correre all'arrembaggio di questo vecchio sistema autoritario o anche solo dei suoi rottami. Il Partito d'azione si rivolge perciò a tutti i partiti, allo scopo di attrarre nella comune opera tutte le correnti veramente democratiche, lasciando all'avvenire il compito di fare sorgere su questa base le nuove distinzioni che alimenteranno la vita democratica del paese.

Quando il C.L.N. si è costituito si trattava di mobilitare tutte le forze antifasciste esistenti nel paese nella lotta di liberazione contro l'invasore tedesco ed i suoi complici fascisti. Poiché i partiti antifascisti errano allora gli unici centri di cristallizzazione dell'antifascismo militante e delle nuove forze popolari che venivano man mano svegliandosi dal ventennale torpore, era naturale che il C.L.N. sorgesse come coalizione di partiti e che questa forma si riproducesse quando dal C.L.N. centrale si scese via via a quelli periferici. Come strumento di lotta delle forze vive del popolo italiano esso ha reso servizi inestimabili, che gli hanno fatto acquistare un immenso prestigio sia di fronte al popolo italiano che di fronte alle altre nazioni. Tuttavia il suo carattere di pura coalizione di partiti lo ha involontariamente indotto ad assumere una posizione politica che, se perdurerà, non potrà che pregiudicare il rinnovamento democratico del paese. Questo atteggiamento politico si è esplicato in modi diversi nell'Italia liberata ed in quella occupata, ma in entrambe ha portato a conseguenze preoccupanti.

La situazione nell'Italia centro-meridionale

Nell'Italia centro-meridionale la rapidità con cui la liberazione e avvenuta ha fatto Sì che le istituzioni fondamentali dello stato italiano, quantunque barcollanti, abbiano potuto sopravvivere al crollo del fascismo. Questo apparato era a struttura nettamente autoritaria già prima della marcia su Roma. Il governo di Mussolini ha rafforzato tale struttura eliminando totalmente quegli scarsi ed insufficienti istituti rappresentativi che, pur non cambiandone la natura intima, ne avevano almeno attenuato la crudezza. Il suo legame col popolo non consisteva nella partecipazione democratica di questo alla vita dei suoi organi, ma nel controllo poliziesco che dall'alto scendeva fin negli ultimi villaggi. Rotto, con la caduta del fascismo, questo legame amministrativo poliziesco, l'apparato statale si trovava privo di contatto organico con il popolo. Il C.L.N. - la coalizione dei cinque o sei partiti candidati al governo - non si è sempre accorto di questa situazione e si e limitato a chiedere e finalmente ad ottenere in modo pressoché integrale, che il governo di questo apparato autoritario tolto dalle mani dell'unico partito che per venti anni lo aveva governato, e passato in quelle di un'imbelle dittatura militare, fosse consegnato alla coalizione dei partiti antifascisti. È però subito risultato che anche dopo il cambiamento ministeriale lo stato italiano rimaneva assolutamente incapace di assolvere al suo compito di gettare le fondamenta della democrazia italiana e di mobilitare in modo efficace il paese nella lotta contro il nazismo. Bisogna riconoscere che le autorità alleate con la loro diffidenza hanno reso più difficile il compito del nostro governo, ma sarebbe un grosso errore credere che la colpa principale della sua impotenza risalga al comportamento degli anglo-americani. Il difetto principale si trova nel modo stesso con cui la coalizione dei partiti del C.L.N. ha affrontato il problema. Nell'Italia del sud non è sorto nemmeno un organo rappresentativo che stabilisse un nesso di reciproca fiducia tra governo e popolo; non si è pensato nemmeno a creare un organo di amministrazione a carattere popolare in nessun campo, il quale desse agli strati popolari attivi il senso della corresponsabilità nel governo del paese. Unico strumento di governo è rimasto l'apparato statale centralizzato ed autoritario. L'unica idea sorta a suo riguardo è stata quella dell'epurazione. Vogliamo credere che l'epurazione venga eseguita con severità, ma bisogna dire che l'idea stessa dell'epurazione è insufficiente. Quando si siano tolte dall'amministrazione alcune migliaia di fascisti che si siano rimpiazzate con migliaia di antifascisti, nulla si è ancora mutato nella natura dell'amministrazione. Quel che occorre fare non è solo sostituire degli uomini, ma creare nuove istituzioni popolari. A noi giungono invece notizie di sostituzioni, di destituzioni, di arresti, di processi (eseguiti del resto con una lentezza esasperante), di un difficile gioco di equilibrio fra i partiti, di agitazioni e sommosse popolari scomposte ed inconcludenti, ma indicatrici del difettoso legame democratico tra governo e popolo. Mai ci giunge notizia che si chiamano effettivamente le forze popolari a partecipare attivamente all'opera governativa, mai un cenno che faccia capire che si sia cominciato effettivamente a costruire la democrazia italiana.

Questa paralisi politica dell'Italia liberata rende tanto maggiore la responsabilità incombente sulle forze democratiche nell'Italia occupata, perché ad esse spetterà il compito di immettere uno spirito nuovo nel governo di Roma ed in tutti gli organi periferici della vita pubblica del paese.

La situazione nell'Italia settentrionale

Nell'Italia settentrionale l'apparato statale, rimasto preda del neo-fascismo e dei tedeschi, si è putrefatto completamente. Non è assolutamente possibile considerare come organi pubblici del popolo italiano le forze armate e le polizie fasciste, le prefetture ed i podestà della repubblica di Mussolini, i tribunali che hanno servito i tedeschi ed i fascisti. Tutto ciò è già ora un'ombra e non ne rimarrà pietra su pietra. Ogni giorno di più lo stato fascista cade nel caos e nella disarticolazione, trasformandosi in un complesso di bande di briganti occupate ad angariare la popolazione ed a litigare fra di loro. L'Italia del Nord, cioè la parte più popolosa, più progredita e politicamente decisiva del paese, non ha più un apparato politico od amministrativo legittimo. Questo non pub sorgere che dal C.L.N.. Il governo di Roma lo ha già investito di una delega ad esercitare poteri di governo e di amministrazione nell'Italia occupata; di fatto non esiste accanto ad esso alcun altro organo capace di assumersi questa funzione. Se il C.L.N. dovesse rivelarsi incapace di assolverla non vi sarebbe per l'Italia settentrionale altra alternativa che l'accettazione passiva di una pura amministrazione militare anglo-americana, fino al momento in cui anche queste regioni verranno sottoposte di nuovo ai prefetti nominati da Roma. Bisogna però dire che il C.L.N.A.I. ed i C.L.N. periferici da esso dipendenti non si sono ancora preparati in modo adeguato ad affrontare questo difficile compito. Dovendo fare una serie di critiche al C.L.N. desideriamo premettere che non intendiamo con esse né svalutare quello che il C.L.N. ha fatto, né le sue possibilità future. Siamo anzi convinti che tutte le sue deficienze non solo possono, ma devono essere superate con una leale cooperazione dei partiti che lo compongono. In secondo luogo, criticando il C.L.N. non intendiamo scindere le responsabilità del Partito d'azione da quelle degli altri partiti. Il Partito d'azione, avendo fin dal primo giorno partecipato al C.L.N. ed avendo contribuito insieme a tutti gli altri partiti a farlo così com'è, porta la sua parte di responsabilità sia per i meriti che per le deficienze del Comitato stesso.

Il C.L.N. è rimasto una pura e semplice coalizione di partiti, privo di organi di lavoro per affrontare il governo delle regioni dell'Alta Italia, privo di legami con le grandi organizzazioni di massa che si vanno costituendo, privo di una sua rete organizzativa di collegamenti con i C.L.N. periferici; esso non possiede i mezzi per controllare l'effettiva esecuzione dei decreti che va via via promulgando; il funzionamento delle commissioni da esso costituite si rivela ancora troppo incerto. Il C.L.N. non ha ancora pensato a determinare con una serie di ordinanze di emergenza i compiti fondamentali politici ed amministrativi che spetteranno ai comuni, alle province ed alle regioni. Ha pensato che tali compiti erano già fissati dalla struttura tradizionale della stato italiano e che si trattasse solo di scegliere degli antifascisti al posto dei fascisti. Il C.L.N.A.I. ha cioè anch'esso pensato puramente e semplicemente in termini di epurazione delle istituzioni pubbliche esistenti e non in termini di creazione delle basi istituzionali di una vera vita democratica del paese. Di fronte alle organizzazioni di massa (sindacali, femminili, professionistiche, giovanili, ecc.) il C.L.N. non ha pensato che queste avrebbero dovuto essere gli strumenti straordinari dell'inquadramento del popolo italiano nella vita pubblica e nello sforzo militare del paese, sia prima che dopo la liberazione, ma tutt'al più ha pensato a concedere loro una rappresentanza nel futuro C.L.N. legale, fermo restando che l'amministrazione del paese sarebbe avvenuta solo mediante gli organi burocratici tradizionali, quantunque essi siano stati gli organi dello stato fascista e neo-fascista.

Assistiamo così al paradossale spettacolo del movimento antifascista italiano, il quale di fronte al problema della ricostruzione dello stato non sa pensare a nulla di meglio che a ricostruire il vecchio apparato antidemocratico. E poiché si pensa che con la nomina di nuovi titolari delle amministrazioni il compito del C.L.N. sia esaurito, non ci si chiede affatto quali richieste dovrà porre la democrazia combattente dell'Alta Italia al governo di Roma all'atto di riunificare i poteri del C.L.N.A.I. e quello del governo della capitale. La preoccupazione preminente dei singoli partiti sembra limitarsi a garantire l'equilibrio delle rispettive rappresentanze. Anche nel campo della lotta armata dei partigiani, che pure costituisce il maggior titolo di gloria del C.L.N., si notano gravi difetti a cui bisogna rimediare con urgenza. Era del tutto naturale che, essendo i partiti politici gli organi motori del C.L.N. fossero i più audaci e combattivi fra loro ad organizzare le bande partigiane, oltre quelle costituite da qualche frammento dell'esercito regolare. Il C.L.N. non e però ancora riuscito ad impedire che tra le varie formazioni si sviluppassero antagonismi di partito che hanno danneggiato lo sviluppo della guerra di liberazione. Il C.L.N. sembra non essersi reso sufficientemente conto che le forze armate partigiane non rappresentano un passeggero fenomeno, ma devono diventare la forza armata della nuova democrazia italiana con cui si dovrà provvedere, oltreché ad attaccare i tedeschi ed a eliminare eventuali resistenze armate dei fascisti, anche a costituire i quadri fondamentali della polizia e del futuro esercito popolare. R perciò della più grande importanza che il C.L.N. provveda fin d'oggi a che queste formazioni diventino non fomiti di anarchia, ma presidio della democrazia. Esse devono essere insieme compenetrate di spirito democratico e disciplinate di fronte al C.L.N. e mirare agli ordini esclusivi del C.L.N. per garantire l'ordine democratico del nuovo stato popolare.

La politica del C.L.N.

Superare queste manchevolezze e un compito che non può oggi essere accolto da nessun singolo partito, ma solo mediante una leale e fruttuosa collaborazione fra tutte le forze che aderiscono al C.L.N. e che lo fiancheggiano. Ed è un dovere di fronte al popolo italiano, che non merita, dopo tanti sacrifici, di essere defraudato dei frutti della libertà, della democrazia e della giustizia cui aspira; e di fronte a tutte le nazioni del mondo che combattono contro il fascismo e il nazismo, a fianco delle quali dovremo schierarci in modo efficiente non appena il paese sia stato liberato e alle quali non dobbiamo offrire lo spettacolo di dissensi, di disordine, di incertezza, di impotenza.

In conseguenza il Partito d'azione propone a tutti i partiti del C.L.N.A.I. ed ai movimenti e partiti che lo fiancheggiano di mettersi d'accordo per realizzare le seguente linea politica.

Il C.L.N. come organo di governo

Il C.L.N.A.I., richiamandosi alla delega ricevuta dal governo di Roma, che l'autorizza ad esercitare poteri di governo e di amministrazione e constatano che a causa dello sfacelo anarchico dello stato fascista non esistono più organi pubblici del vecchio stato che possano considerarsi legittimi, dichiara di essere sin d'ora il governo segreto straordinario dell'Alta Italia, ed ordina a tutto il popolo di riconoscere come soli organi pubblici quelli che esso ha investito od investirà.

In previsione che qualche regione dell'Alta Italia possa essere liberata prima, o restare ancora per qualche tempo sotto il giogo dell'invasore perdendo il contatto con il C.L.N.A.I. questi delega al C.L.N. regionale delle regioni che verranno a trovarsi in tale situazione tutti i poteri per stabilire in governo ed una amministrazione con le stesse competenze che ha il C.L.N.A.I. fino a quando si possa ristabilire il contatto fra queste regioni ed il C.L.N.A.I.

Non appena avvenga la liberazione, il C.L.N.A.I. od i C.L.N. regionali si metteranno in relazione con il comando delle truppe liberatrici per concordare con loro l'instaurazione del governo straordinario del C.L.N. e le modalità della collaborazione fra autorità italiana e comando alleato.

I compiti del C.L.N.

I compiti principali che il C.L.N. deve assolvere finché dura l'Occupazione sono: organizzare e finanziare la guerra di liberazione; fissare e riscuotere una regolare imposta di guerra e punire i casi più gravi di tradimento del paese e aiutare le vittime della persecuzione nazifascista; prendere tutte le misure necessarie per entrare immediatamente in funzione come governo legale in caso di insurrezione o di liberazione. Dopo avvenuta la liberazione i compiti fondamentali del C.L.N., che diventerà l'organo legale di governo e di amministrazione, fino a che non si sia giunti alla restituzione della delega al governo di Roma, sono i seguenti:

  1. organizzare il paese in modo che possa collaborare attivamente sia nel campo militare che in quello economico alla guerra delle Nazioni Unite;
  2. insediare tutti gli organi amministrativi e giudiziari necessari al proseguimento della vita normale del paese, fissare le loro competenze e coordinare i loro lavori mettendo al loro servizio le grandi organizzazioni di massa (sindacali, femminili, ecc.) in modo da garantire che le masse popolari siano mobilitate attivamente nell'opera di ricostruzione democratica e di prosecuzione della la guerra di liberazione;
  3. organizzare immediatamente le forze armate partigiane in modo che siano atte a mantenere l'ordine pubblico democratico, a reprimere eventuali resistenze fasciste e partecipare alla guerra contro i tedeschi;
  4. procedere all'estirpazione rapida e spietata del fascismo mediante arresto e deferimento al competente tribunale popolare dei responsabili del fascismo e dei complici dei tedeschi;

5) procedere immediatamente al sequestro provvisorio delle più grandi aziende allo scopo di eliminare dalla loro direzione gli individui che sono stati complici e profittatori del fascismo, e che non danno affidamento di lealtà verso la democrazia italiana e verso la causa della Nazioni Unite; ed affidare la gestione di dette aziende a sequestratori nominato dal C.L.N. col compito di amministrarle fino a quando si sia deciso in modo definitivo sulla loro sorte, nel modo più giovevole alla prosecuzione della guerra di liberazione delle Nazioni Unite;

6) prendere immediatamente misure di emergenza nel campo fiscale, edilizio ed in quello dell'alimentazione allo scopo di fornire un minimo di alloggio e di nutrimento ai più gravemente colpiti dalla guerra e dal disordine economico;

7) prendere in generale tutte le misure che si renderanno man mano necessarie per garantire l'ordine democratico e la prosecuzione della guerra.

Il funzionamento del C.L.N.

Per prepararsi ad assolvere adeguatamente queste funzioni, prima clandestine poi legali, il C.L.N.A.I. o i C.L.N. periferici devono modificare il loro modo funzionare secondo i criteri seguenti:

  1. Quali che siano gli inconvenienti di rappresentanza paritetica dei cinque partiti essa non può essere cambiata nella fase di illegalità. Una volta liberata una provincia, una regione o l'intera Alta Italia il rispettivo C.L.N. procederà immediatamente alla convocazione di assemblee provvisorie consultive nelle quali saranno rappresentate delegazioni dei C.L.N. periferici, delegazioni delle organizzazioni di massa (sindacali, contadine, di professionisti, femminili, giovanili, ecc.), nonché rappresentanti di altri partiti e movimenti che dichiarano di essere fiancheggiatori del C.L.N.. Il C.L.N. d'accordo con la rispettiva assemblea consultiva studierà il metodo di modificare eventualmente la composizione stessa del C.L.N., in attesa del momento in cui sarà possibile fare le elezioni.
  2. Il C.L.N. in virtù della delega dei poteri governativi conferitagli da Roma deve procedere ad elaborare finché duri l'illegalità, da solo, e, dopo la liberazione, avendo ascoltato l'Assemblea consultiva, una legislazione straordinaria che verrà pubblicata in una raccolta ufficiale degli atti del C.L.N., colla quale si fissano i compiti e le competenze dei C.L.N. da lui dipendenti. In questa legislazione il C.L.N.A.I. non deve procedere alla concentrazione di tutti i poteri nelle mani di un unico centro, ma affidare ai C.L.N. regionali, provinciali e comunali da lui dipendenti il compito di amministrare tutte le faccende regionali, provinciali e comunali, riservandosi solo il coordinamento di queste molteplici attività. particolare attenzione andrà data alla formazione delle autonomie della regione che, nel vecchio stato italiano, non esisteva più, ma che e il nucleo centrale della rinascita democratica italiana. Là dove il C.L.N. e le rispettive assemblee consultrici assumeranno la veste di consigli comunali e provinciali, i sindaci e i prefetti saranno responsabili davanti ad esse. Uno dei primissimi decreti da preparare e promulgare dev'essere quello concernente l'inserzione delle formazioni partigiane nell'organismo della democrazia italiana. I partigiani dovranno costituire insieme il nucleo della nuova polizia democratica e dell'armata di liberazione. In quanto eserciteranno funzioni di polizia dipenderanno dal questore della provincia rispettiva, il quale sarà responsabile di fronte al C.L.N.. In quanto costituiranno corpi combattenti saranno a disposizione del comando delle truppe delle Nazioni Unite combattenti in Italia.

3. Ogni C.L.N. investito di poteri amministrativi deve cessare di essere, come spesso è stato sinora, una testa senza corpo o meglio con cinque corpi. I partiti politici daranno tutta la loro opera per rafforzare l'autorità del C.L.N. nel paese, ma la rete dell'amministrazione non va confusa con quella dei partiti. Il C.L.N. deve stabilire fin d'ora, e sviluppare non appena si passi alla legalità, rapporti diretti, mediante i suoi funzionari, con i C.L.N. da lui dipendenti e con i cittadini.

4. Ogni C.L.N. deve per l'adempimento dei suoi compiti crearsi adeguati organi di lavoro, cioè commissioni (fiscali, militari, giuridiche, per l'assistenza edilizia, agrarie, ecc.) responsabili dinanzi al C.L.N. per il lavoro che questo assegna loro. Queste commissioni e gli eventuali uffici da loro dipendenti disporranno di quegli organismi (debitamente epurati) della vecchia struttura politica ed amministrativa che il C.L.N. avrà deciso di fare permanere in quanto non incompatibili con lo stato democratico. Ma soprattutto devono impiegare come strumenti di lavoro le grandi organizzazioni di massa. Quantunque queste saranno per l'avvenire libere e conserveranno il loro carattere di organi destinati a sindacare l'opera dei governanti, oggi, per la necessità della guerra e della costruzione dello stato democratico italiano, esse devono colla loro collaborazione fornire la prova della solidarietà fra il popolo italiano e i suoi governatori democratici, mettendo le loro forze a disposizione dell'amministrazione democratica. Nel nominare tali commissioni, che hanno carattere esecutivo e che sono sottoposte al controllo del C.L.N., questo non deve seguire il criterio della pariteticità, ma scegliere uomini che diano garanzia di eseguire lealmente e intelligentemente la commissione ricevuta.

Data la necessità di un rapido passaggio dall'anarchia fascista all'ordine democratico è necessario che tutti i C.L.N. provvedano fin d'ora ad essere pronti a fare funzionare immediatamente tutte le amministrazioni pubbliche, specialmente nelle grandi città e nelle provincie.

È questo il criterio con cui si costituisce la democrazia. Non già il procedimento dell'epurazione e del riattamento dello stato autoritario ma la creazione di un nuovo organismo statale impregnato di spirito democratico, nel quale si potrà incorporare qualche elemento non del tutto corrotto dal vecchio regime.

Il C.L.N. e il governo di Roma

Il C.L.N.A.I., non intendendo fare del secessionismo di nessun genere di fronte al governo di Roma, si deve preparare fin da oggi ad impostare la questione della restituzione della delega dei poteri e della formazione di un governo unico capace di guidare tutto il paese. Occorre assolutamente evitare che nelle trattative per la formazione del nuovo governo il C.L.N.A.I. sia assente, e che ogni partito che lo compone si limiti a sviluppare una politica governativa per proprio conto. Il C.L.N.A.I. raccogliendo le esperienze di quest'anno di guerra di liberazione deve porre con l'autorità che gli compete la questione del nuovo governo. Esso deve esigere che sia preliminarmente fissata la direttiva politica del nuovo governo nei principali campi politici ed amministrativi e che solo in secondo luogo si proceda alla nomina dei ministri tenendo in considerazione molto più l'affidamento che le singole persone danno di accettare sinceramente tali direttive e di fare il possibile per realizzarle, che non la loro appartenenza a questo o quel partito. La politica che il C.L.N.A.I. deve fare accettare dal governo di Roma è nelle sue linee essenziali la seguente:

1. Di fronte alle Nazioni Unite il governo italiano non deve avere in nessuna occasione l'atteggiamento dello scontroso e risentito nazionalismo vinto, né quello della furberia che cerca di approfittare delle discordie altrui per soddisfare il semplice egoismo nazionalista. Esso deve sotto tutti gli aspetti considerare sua la causa delle Nazioni Unite e comportarsi in modo da fare comprendere all'estero in modo inequivocabile che la democrazia italiana sente legate indissolubilmente le sue sorti a quelle della rinascita democratica in tutti gli altri paesi. E' perciò necessario che a ministro degli Esteri sia scelto un uomo capace di vedere e risolvere tutti i problemi della politica estera italiana non dal gretto punto di vista delle manovre diplomatiche, ma da quello della solidarietà profonda di tutti i paesi che lottano e soprattutto sappia avviare lo stato italiano ad una collaborazione sempre più stretta e profonda con le democrazie europee sorte dalla guerra di resistenza e di liberazione, in modo da giungere ad una loro unione federale.

Il ministro degli Esteri dovrà di conseguenza formare rapidamente un nuovo corpo diplomatico compenetrato da questo spirito di solidarietà internazionale democratica.

2. Nel ricostruire le forze armate italiane accanto alle Nazioni Unite, bisogna vegliare affinché non si ricostruisca un corpo di ufficiali che sia semenzaio di future guardie della reazione e di candidati a dittature militari. Le forze armate italiane devono essere il miglior contributo che la democrazia italiana dà alla comune lotta delle Nazioni Unite e devono perciò essere esse stesse animate da spirito democratico.

Il ministro della Guerra deve perciò essere un uomo capace di fare delle formazioni partigiane il nucleo centrale delle forze armate italiane e di costituire un corpo di ufficiali democratici.

3. Nel campo della politica interna il permesso della creazione di uno stato veramente democratico avviato dal C.L.N.A.I. deve essere proseguito ed esteso a tutto il paese. Al ministero degli Interni spetta il compito, grave e di importanza cruciale per il futuro del nostro paese, di guidare il popolo alla costruzione di organi di autogoverno regionali e comunali che non siano semplici strumenti decentralizzati del governo di Roma, ma centri di forte vita autonoma, e perciò garanzia di libertà per tutto il paese.

4. Il ministro degli Interni dovrà perciò essere un uomo che sia fermamente persuaso del carattere antidemocratico del vecchio stato centralizzato italiano e che sia deciso a non restaurarlo, ma a guidare con intelligenza la vita interna del paese in vista dell'abolizione del sistema prefettizio e dello stato di polizia. A lui spetterà il compito di elaborare, in attesa della Costituente, una legislazione straordinaria che determini provvisoriamente l'ambito delle competenze degli organi periferici di autogoverno e sorvegli che non degenerino in anarchia.

5. La gravità con cui la guerra ha colpito il paese esige che il governo prenda immediatamente i più radicali provvedimenti di emergenza per alleviare la sorte delle masse di cittadini che si trovano prive di abitazione e di sostenimento, e con parenti prigionieri in tutte le parti del mondo. Ove i ministeri attuali, atti più ad affrontare i problemi di un paese in condizioni ordinate, si rivelino inefficaci, occorre modificarli e crearne eventualmente dei nuovi con lo specifico compito di mettere in atto le misure di solidarietà sociale che possono incidere anche assai profondamente sugli interessi costituiti. In una situazione quale quella del nostro paese, gli interessi ed i diritti acquisiti individuali devono cedere il passo senza eccezione di fronte alla necessità della solidarietà a favore di tutti i danneggiati dalla guerra. In quest'opera i ministeri competenti, come pure i rispettivi organi locali, devono contare soprattutto sulla stretta collaborazione con le organizzazioni sindacali, contadine, di professionisti, femminili, ecc.

6. Nel campo della vita economica e sociale occorre che i ministeri competenti siano amministrati da uomini che, accanto alle misure da prendere per le necessità belliche, intendano la necessità di preparare immediatamente, mediante apposite commissioni, i piani di riforma nel campo agrario; in quello industriale; in quello del commercio estero; in quello fiscale; nonché per il ritorno dei prigionieri di guerra nella vita del paese. Queste commissioni devono dare al popolo la garanzia che il governo non intende che si ritorni allo stato di cose fascista o prefascista, ma si propone di stabilire nel paese rapporti economici e sociali fondati sulla libertà e sulla giustizia, e non sull'oppressione, sullo sfruttamento e sui privilegi.

Tutti i governi sicuri dell'avvenire provvedono già ora ad elaborare piani per il dopoguerra. Anche i governo democratico italiano non deve vivere giorno per giorno, ma preparare il lavoro a lunga scadenza per la democrazia italiana.

7. Il C.L.N.A.I. deve esigere che il governo sia assistito da un'Assemblea consultiva nazionale nella quale siano rappresentate nel modo più completo possibile tutte le forze vive della democrazia italiana. Non si può ammettere che il governo italiano continui ad essere, com'è stato sinora, privo di qualsiasi organo rappresentativo, e perciò incapace di rendersi conto dei bisogni e delle aspirazioni del paese.

Tale nelle linee generali il piano di lavoro e le prospettive del C.L.N.A.I. deve avere se vuole essere all'altezza della situazione.

Nel delineare questi compiti il Partito d'azione non ha pensato agli interessi particolari del proprio partito, ma a quelli generali della rinascita democratica del paese, che debbono stare ugualmente a cuore a tutti i partiti e movimenti che si proclamano promotori della libertà e della giustizia.

Sottoponendo queste proposte ai vari partiti, noi contiamo perciò che essi le accoglieranno in quel che esse hanno di sostanziale, e che ci si possa mettere subito all'opera per dare loro esecuzione.


Dichiarazione sulla politica del CLN

Il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria pubblicò la sua Dichiarazione sulla politica del CLN su l'"Avanti !" del 20 gennaio 1945 [qui riprodotta da S.Neri Serneti, a cura di, Il Partito socialista nella Resistenza. I documenti e la stampa clandestina (1943-1945), Pisa 1988]



Crisi di natura politica . Il prolungarsi della guerra sul territorio nazionale, ritardando oltre ogni previsione la ricongiunzione dell'Italia centro-meridionale all'Italia del Nord, ha portato la lotta di liberazione a un punto critico. La crisi di governo a Roma si accompagna a una crisi che non è soltanto di carattere funzionale, ma anche politica, del C.L.N. nell'Alta Italia. Come sarebbe vano diminuire nella sua gravità la secessione dei due partiti che, continuando a far parte del C.L.N., hanno rifiutato di dividere ulteriormente la responsabilità del potere, così sarebbe mancare di sincerità verso noi stessi il non riconoscere la portata profonda del disagio che da tempo si risente in seno al C.L.N.A.I., e che è venuto portando ad un progressivo allentamento dell'unità in questo organismo, e al declino della sua autorità e del suo prestigio. Non vale a spiegare una tale involuzione la difficoltà materiale in cui il C.L.N. si trova ad esercitare i poteri di governo segreto nell'Italia invasa, perché di fatto le sue funzioni non sono state mai funzioni di governo, né vale a spiegarla il cattivo funzionamento dei collegamenti o le deficienze di metodo e di organizzazione, poiché un organismo vitale supera facilmente per virtù propria queste manchevolezze. Né basta proporre il perfezionamento dei servizi, là dove si riscontra propriamente un caso di abulia. Quando si indica come ragione delle debolezze del C.L.N. la mancanza di una base di massa, suggerendo, come rimedio, un allargamento strutturale del C.L.N. stesso, destinato ad assicuragli l'appoggio di più larghi strati della popolazione, si rileva, a vero dire, un effetto piuttosto che la causa del fenomeno. Se la debolezza del C.L.N. si appalesa precisamente nella incapacità di organizzare e di attivare le forze di massa, questo si deve per noi a un fatto determinante che è essenziale mettere in luce. Si deve al fatto che il C.L.N. non si è trovato più in grado di imprimere una direttiva politica propria alla lotta di liberazione, a cominciare dal momento in cui, con la costituzione del governo democratico, la concentrazione dei partiti si sdoppiava cessando di avere come espressione esclusiva il C.L.N.; e, quel che è decisivo, che esso ha mancato di farlo da quando la divisione dei partiti circa le direttive di governo è andata sempre più pronunciandosi sino a sboccare nella crisi. Mancando di un indirizzo proprio di azione, il C.L.N. doveva da questo momento andare fatalmente incontro alla sua consunzione. Le cause della crisi sono dunque di natura politica, e non organizzativa, e non è con una riforma che tenda ad operare dall'esterno un rafforzamento nella compagine del C.L.N. che essa si può superare.

L'unità che è da confermare. Sorto per coordinare unitariamente la resistenza al nazifascismo, il C.L.N. riuscì di fatto, bene o male, ad assolvere a questo compito nella prima fase della lotta. Si poteva ritenere allora che, con la cacciata dei tedeschi, esso si sarebbe trasformato in governo, garantendo alle masse i frutti dei sacrifici sostenuti. Il contributo politico dell'azione del C.L.N., senza che avesse bisogno di essere altrimenti formulato, era precisamente in questo impegno, espresso del resto in tante dichiarazioni pubbliche, di assicurare al popolo la libera espressione della sua volontà perché in essa avesse il suo esito la lotta antifascista e fondamento la rinascita democratica.

Sussiste ancora questo impegno? Se sì, la conferma deve esserne data in forme esplicite. Ed è a questo punto quanto mai necessario che si faccia, perché il C.L.N. non può ignorare l'evoluzione della politica nell'Italia liberata dai nazi, e l'opposizione che gli è mossa dalla reazione monarchica. La crisi politica è sintomo ed espressione di una crisi nazionale. Essa rivela di quali imponenti forze disponga la reazione per stroncare l'anelito del popolo alla libertà, quali possibilità le si offrano nel sostegno prestato dalle sfere governative inglesi alla monarchia che, perduto ogni prestigio e legittimità, coalizza attorno a sé, agendo nelle forme più irresponsabili, tutti gli interessi che han ragione di contrastare alla libertà e di opporsi alla volontà popolare. Dopo che le manovre monarchico-reazionarie hanno dato così clamoroso scacco al Comitato di Liberazione nella soluzione della crisi romana, che parola ha da dire il C.L.N.A.I. dove la lotta impegna ancora duramente le forze dell'antifascismo? Di fronte alla volontà sabotatrice di una cricca che ha impedito l'epurazione e cerca presidio nei residuati più reazionari del fascismo, i quali non si vogliono eliminare, ma anzi di nuovo occultamente vengono alimentati, che parola ha da dire il C.L.N. nel nord d'Italia, dove oggi deve affrontare la ripresa del fascismo repubblicano? Bisogna uscire dal silenzio e dalle incertezze. Tali interrogativi vanno risolti se si vuole evitare la paralisi del C.L.N. in un momento così difficile e delicato della vita nazionale. Dove nuovo vigore è da infondere nella lotta che si fa sempre più ardua, e l'unità deve essere rinsaldata tra le forze dell'antifascismo, si deve confermare senza attenuazioni che si combatte per la libertà del popolo. Si deve dire che l'Italia è una e una la rivendicazione assegnata alla lotta di tutta la nazione. Si deve dire che la lotta di liberazione si dirige allo stesso modo contro il nazifascismo e contro tutti i tentativi reazionari di opporsi alla volontà popolare. Il C.L.N.A.I. deve pronunciarsi chiaramente contro la reazione monarchica, perché il popolo non potrà mai ammettere che siano date soluzioni di tipo badogliano alla lotta di liberazione, che tante sofferenze costa e tanto sangue. La questione monarchica non è più quella di un istituto conservato sotto condizione fino alla convocazione della Costituente, dal momento che la monarchia oggi opera di nuovo ed intriga come fattore di reazione nella vita italiana. Mantenersi ancora agnostico di fronte a fatti così manifesti vorrebbe dire da parte del C.L.N. sottrarsi alle responsabilità che porta, sarebbe confessare la propria impotenza.

Necessità di fronteggiare la ripresa fascista. La gravità del problema che condiziona la rinascita democratica in Italia, che si misura a Roma dalla crisi di governo, si appalesa nel nord nel fenomeno della ripresa fascista. Se il fascismo repubblicano è avulso da questa parte del paese calcato dal tallone nazista, e privo di una forza viva, come lo è la monarchia nella parte d'Italia presidiata dagli anglo-americani, esso, non meno di quella, riesce però a coalizzare attorno a sé tutte le inerzie e le resistenze passive che si oppongono alla conquista delle libertà popolari. Il fascismo repubblicano ha oggi buon gioco nello sfruttare la deliberata compressione delle forze antifasciste praticata dagli inglesi e la impotenza cui le mene monarchico-reazionarie riducono quel morticino di democrazia che la "liberazione" ha partorito a Roma. Il fascismo repubblicano è stato abbandonato come un relitto dagli interessi capitalistici che della dittatura furono patroni e tutori per venti anni. Presto esso si troverà sciolto dagli ultimi legami che ancora lo impacciano e liberato dal carico di ogni responsabilità. Solo l'asservimento al nazismo che conserva ancora una compagine statale e tali vincoli con la plutocrazia, gli impediscono oggi il tentativo di riconquistare autorità e potere attraverso un sovvertimento sociale. Ma esso si prepara certamente a farlo, si prepara a nuovi camuffamenti per la grande avventura quando la forza militare tedesca sia stata spezzata e sia crollato lo stato nazista. Il fascismo potrà sfruttare gli impulsi più torbidi del malcontento, della insofferenza e della ribellione che sono ingenerati da una catastrofe, la quale appare suggellata dalla viltà della monarchia e dal basso mercato che del paese si dispone a fare la coalizione monarchico-reazionaria. Il fascismo repubblicano, come mira oggi ad esasperare i sentimenti dell'offesa dignità nazionale, per farsene un'arma contro la monarchia, che ha sempre volta a volta tradito, così si dispone a concorrere con i partiti popolari, usando della più sfrenata demagogia, per ostacolare e sopraffare il governo di domani. Gli uomini del fascismo repubblicano puntano su questa carta per tirare la rivincita, o quanto meno per barattare la loro salvezza. Non c'è da illudersi che essi non possano aver seguito in coscienze incortivite [sic] da un regime ventennale di corruzione e di violenza. II nostro partito addita in tutto questo un agguato pericoloso alla libertà di domani, e chiama il C.L.N. a parare per tempo alla minaccia. Il C.L.N. potrà sostenere la prova nella nuova fase di lotta, che ha inizi indubbiamente difficili, e fronteggiare validamente la ripresa fascista, legando a sé indissolubilmente le masse popolari, solo se saprà provare la sua intransigente opposizione alla monarchia che si fa centro della reazione capitalistica, e l'assoluta sua indipendenza da ogni interesse e influenza straniere.

Direttive popolari nella lotta di liberazione. Il Partito Socialista è pronto a impegnare su questa base politica tutte le sue forze per animare di nuovo slancio e potenziare l'azione del C.L.N. Esso però non vede quale soluzione possa avere, fuori di questa via, la crisi che lo travaglia, e intende fissare chiaramente le responsabilità che i partiti si assumono di fronte alla indilazionabile questione che oggi si pone, di definire fuori di ogni equivoco le direttive popolari della lotta di liberazione.

2. Riforma Organica del C.L.N. Il Partito Socialista, avendo indicato le risoluzioni di carattere politico che sono da prendere per valorizzare il C.L.N. come forza generatrice della nuova democrazia, sottopone ai partiti le linee generali di un piano di riorganizzazione inteso ad assicurarne la maggiore efficienza. Il Partito si è ispirato alla preoccupazione di poter conseguire su di esso l'accordo delle varie parti più facilmente di quel che non appaia possibile in base ad altri progetti già presenti.

Criteri informatori. Una riforma funzionale che sia volta ad attribuire capacità effettive di intervento e di direzione al C.L.N.A.I. e ai C.L.N. regionali, deve corrispondere la duplice necessità di dare continuità organica ai lavori e di coordinare in forma efficace con l'azione dei partiti quella importantissima che sono chiamate a svolgere le organizzazioni di massa. L'esperienza prova che i Comitati come sono attualmente costituiti, raramente hanno possibilità di deliberare con prontezza e cognizione di causa sulle questioni che interessano lo svolgimento pratico della lotta, né si trovano sempre in grado di assicurare seguito alle deliberazioni per la mancanza di un contatto permanente con gli organi di base. Dovendo servirsi come tramite dell'organizzazione di partito, viene a mancare al C.L.N. ciò che è essenziale per farne qualcosa di più di un organo interpartiti, l'unità cioè e la responsabilità diretta della sua azione. Per quanto sia essenziale, come è già stato rilevato, assicurare maggior efficienza ai servizi di segreteria, con questo non si verrebbe a migliorare di molto lo stato presente delle cose.

Istituzioni di commissioni permanenti di lavoro. Entro i limiti e con la rigorosa osservanza delle norme cospirative pare necessario dare una più larga e più solida struttura al Comitato Centrale e a quelli regionali. Si propone così la costituzione di un certo numero di commissioni permanenti in seno al C.L.N.A.I. e ai C.L.N. regionali, che siano incaricate di preparare i lavori del Comitato deliberativo o di realizzare il contatto permanente con le organizzazioni di base le quali non debbono considerarsi organi di esecuzioni soltanto, ma centri di iniziativa e di attività autonoma entro le direttive generali della lotta. Per le istituzioni di queste commissioni, i partiti componenti il C.L.N. dovrebbero mettere a disposi zione dello stesso complessivamente una decina almeno di elementi. Si enumerano a titolo indicativo: 1) commissione finanziaria, 2) commissione militare per il collegamento con il C.M., 3) commissione di contatto con i C.L.N. periferici, 4) commissioni di contatto con le organizzazioni sindacali, 5) commissione mista delle organizzazioni dei giovani e delle donne, 6) commissione mista delle organizzazioni professionali e tecniche, 7) commissione di assistenza, 8) commissione di propaganda. Le commissioni anzidette provvederebbero ad informare dei propri lavori i delegati responsabili dei partiti, fornendo loro relazioni e informazioni a richiesta. Le sedute del comitato deliberativo osservando più rigorosamente le esigenze cospirative, dovrebbero essere ristrette ad un delegato per partito, escludendo tranne casi eccezionali l'intervento di altri elementi. Il collegamento con la segreteria dovrebbe essere tenuto da un presidente di turno.

Inquadramento delle organizzazioni di massa. Le commissioni miste sarebbero destinate a realizzare la saldatura delle organizzazioni di massa con i C.L.N. È questa una questione di importanza capitale e l'esperienza dovrà suggerire la via da seguire. Appare tuttavia necessario a questo scopo che esse siano preliminarmente inquadrate con la chiara definizione delle funzioni e dei compiti che vengono loro riconosciuti, ed una delimitazione del loro campo d'azione che oggi manca ancora ciò che causa deplorevoli confusioni. La immissione diretta di queste organizzazioni nei C.L.N. regionali e provinciali, come è stato proposto, a parte la difficoltà di avere di esse una rappresentanza responsabile, non potrebbe che causare disordine in seno ai C.L.N. stessi, i quali verrebbero a trovarsi composti in modo troppo eterogeneo. E neppure si vede come, essendo questi organismi destinati a moltiplicarsi si possa far luogo a tutti o stabilire un criterio per escluderne alcuno.

Il Comitato deliberativo deve essere l'organo politico responsabile della direzione della lotta, e la sua composizione non può variare da quella attuale, almeno fino a che il C.L.N. continuerà a raggruppare i diversi partiti che oggi lo costituiscono. D'altro canto le organizzazioni di massa, di cui ogni giorno più si rivela l'importanza come strumenti di influenza e di azione al di fuori dei partiti, debbono avere nell'opera del C.L.N. la parte che loro compete senza diminuzioni che ne menomano l'autonomia. Si propone quindi che, in base ad una pratica delimitazione delle competenze, esse abbiano partecipazione diretta ai lavori del C.L.N. attraverso la costituzione di commissioni miste formate aggregando i delegati delle organizzazioni stesse che potranno rappresentarvi gli interessi e le sensibilità particolari delle masse organizzate. Tali commissioni permetteranno nello stesso tempo al C.L.N. di avere nozione continua dell'attività svolta dagli organismi di massa, esercitando quel controllo sulle direttive politiche d'azione e sui metodi organizzativi che il loro riconoscimento comporta.

Ordinamento dei C.L.N. locali, periferici e di categoria. La rete organizzativa diretta del C.L.N.A.I. secondo l'esperienza che si ha non può oggi praticamente estendersi di là dei C.L.N. provinciali, per la cui costituzione e il cui funzionamento si incontrano già difficoltà non sempre sormontabili. Ma se non appare possibile se non in casi eccezionali attribuire funzioni responsabili di rappresentanza politica ad altri organi che non siano i Comitati regionali e provinciali, la partecipazione popolare alla lotta si può promuovere ed avere solo con la estensione dei C.L.N. a tutti gli strati della popolazione e ai centri di lavoro, suscitando in sempre maggior numero C.L.N. locali periferici di categoria. Funzione naturale di questi organi è quella di portare tra la popolazione e le masse lavoratrici la parola del C.L.N., di unificare le forze e di prendere tutte quelle iniziative che possono essere suggerite da situazioni ed esigenze particolari. L'importanza dei Comitati di base è dunque capitale, perché è soltanto attraverso di essi che il C.L.N. può svolgere un'azione popolare ed attingere la forza e l'autorità necessaria a condurre la lotta. La formazione degli organi di base non può evidentemente essere vincolata a norme fisse, né può valere per essi il criterio della composizione paritetica di partito. Tuttavia è necessario che un certo ordine sia praticamente stabilito e un certo controllo politico sia esercitato. Si propone così di riservare il voto deliberativo ai soli membri cui è conferito regolare rappresentanza da parte di partiti ammessi a comporre il rispettivo C.L.N. provinciale, essendo inteso che per la costituzione dei Comitati di base non si richiede necessariamente la presenza di tutti i partiti e che nessun partito può esservi rappresentato da più di un delegato. I C.L.N. di categoria dovrebbero invece metter capo alle rispettive organizzazioni regionali di categoria.


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