Salvador Allende

un fiore sulla Sua bara

Il compagno Ricardo Lagos ci perdonerà se la sua vittoria noi la viviamo come la vittoria di qualcuno che abbiamo molto amato, come il segno che la barbarie non prevarrà, e che, come Salvador Allende disse nel suo ultimo discorso"la storia è nostra": auguri, compagno Lagos, e che domani sia davvero un altro Cile.
il generale fellone    quel terribile settembre 1973 Alla Moneda

Lagos alla Moneda nel nome di Allende
Fiori e lacrime a Santiago per il nuovo presidente
La poltrona del dittatore

di CARLO PIZZATI

SANTIAGO - Quando s'affaccia al balcone della Moneda il presidente Ricardo Lagos, oltre la folla che riempie la piazza, oltre le luci che illuminano questa sua prima serata da capo dello Stato cileno, non può non notare quelle macchie scure e rotonde sui palazzi alla sua sinistra. Sono le cicatrici del bombardamento del '73, l' anno in cui per l' ultima volta un presidente socialista occupava il palazzo presidenziale. Sono passati esattamente 27 anni e 6 mesi da quell'11 settembre e quasi tutto è cambiato. Non solo quel colore bianco della facciata inaugurata nella sua versione immacolata due giorni fa, che fa sperare che i tempi siano cambiati, ma anche il socialismo è mutato, eccome, s'è trasformato in quella "terza via" che ha portato al cospetto del nuovo presidente quasi tutti i leader dell'America Latina, il presidente del Consiglio D'Alema, il principe d' Asturie, Filippo di Borbone, il ministro di Giustizia americano Janet Reno e mandatari da tutte le democrazie occidentali.
E' festa grande per Ricardo Lagos, reduce da tre campagne elettorali durate un anno in tutto. La prima è servita a sconfiggere l'avversario democristiano alle primarie del centro-sinistra, la seconda per vincere sul candidato della destra Joaquin Lavin al primo turno, ma senza il margine per batterlo subito, ma sufficiente per farcela al secondo turno. Lagos se l'è davvero guadagnata, questa presidenza e questa giornata d'applausi e bagni di folla.
Il "Lagos day" inizia alle 11,30 con una rapida ed emozionante cerimonia nel palazzo del Congresso di Valparaiso, il porto affacciato sull'Oceano Pacifico. Il presidente Eduardo Frei arriva con la moglie, e sale sul palco, dove aspetta il suo ex-ministro dei Lavori Pubblici per mettergli al collo la fascia tricolore. L'entrata di Lagos e consorte fa scattare l' applauso dei presidenti. Ecco l' argentino Fernando de la Rua, il brasiliano Cardoso, c'è il colombiano Pastrana, il suo predecessore Samper come anche gli ex presidenti argentini Menem e Alfonsin, c'è Battle, presidente uruguayano appena eletto, e anche Gustavo Noboa, arrivato alla presidenza dell'Ecuador grazie a un golpe fresco fresco. A Lagos viene chiesto di giurare, ma lui da agnostico confesso dice "Sì, prometto", prometto fedeltà alla legge e costituzione cilena. Guarda commosso il pubblico di politici, ministri e ambasciatori. E firma il suo impegno a guidare il paese fino al 2006. Frei gli consegna la fascia presidenziale mentre alle spalle i capi dell'Esercito, Marina e Forze Armate osservano il passaggio dei poteri.
E' un momento storico per Lagos, ma anche per il Cile che per la prima volta dal golpe vede il ritorno di un socialista al potere. Non è possibile togliersi dalla testa il ricordo di Salvador Allende, in questo giorno di grande emozione personale per Lagos e per la sinistra cilena. Giurano i ministri, tutti assieme, una squadra molto affiatata, con cinque ministri donne.
La seconda tappa di Lagos è un messaggio molto chiaro che serve a far capire il suo forte "regionalismo" e l'apertura alle fasce deboli della società. Per la prima volta un presidente cileno viaggia in un'altra città che non sia la capitale dopo il giuramento. Così Lagos e consorte volano a Concepcion, la seconda città cilena, a sud di Santiago, per il suo primo discorso da presidente, un discorso chiaramente "regionalista": "Sono qui per salutare le regioni del Cile, per dire che il mio governo lavorerà in e con le regioni, per la partecipazione e l'integrazione delle regioni". E poi ricorda gli indios Mapuche del sud, dicendo che "le etnie sono il popolo originario del Cile, una fonte di riccheza culturale per tutto il paese".
Il corteo presidenziale del "Lagos day" ritorna a Santiago per una lunga sfilata con auto decappottabile nelle vie del centro. Il serpente d'auto e di folla confluisce a Piazza della Costituzione, e si raccoglie attorno alla Moneda per salutare di nuovo il primo giorno da presidente di Ricardo Lagos. E per dare inizio a due giorni di feste in tutto il paese che cominciano con un grande Gala.

da "La Repubblica"
12.3.2000

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