|
E’ il 30 maggio del ‘24. La Camera è chiamata a
convalidare in blocco quasi tutti i deputati eletti il mese prima. Davanti
a Mussolini (che resterà muto e immobile per tutta la seduta), il
socialista Giacomo Matteotti denuncia con forza violenze e brogli delle
squadracce ai danni dei candidati dell’opposizione. Scorro le ingiallite
pagine dei resoconti stenografici di quella seduta di settantasei anni or
sono. Matteotti: <<…Contestiamo in tronco la validità delle
elezioni di aprile. La vostra lista ha ottenuto con la forza i voti
necessari per far scattare il premio di maggioranza...>>. Voci da
destra: <<Basta, la finisca! Non possiamo tollerare che ci
insulti>>. Matteotti: <<Avete sostenuto che le elezioni
avevano un valore assai relativo, perché il governo non si sentiva
soggetto al responso elettorale e era deciso a mantenere il potere anche
con la forza...>>. Farinacci, il famigerato ras di Cremona:
<<Sì, sì, è così! Noi abbiamo fatto la guerra!>>.
Matteotti: <<...Per vostra stessa conferma, dunque, nessun elettore
è stato libero di decidere>>. Voce da destra: <<E i due
milioni che hanno preso le minoranze?>>. <<Potevate fare la
rivoluzione!>>, chiosa per scherno l’animoso Farinacci. Il
presidente della Camera, Alfredo Rocco (che si farà più tardi truce
nomea con un vergognoso codice penale) non tacita i camerati ma cerca di
intimidire Matteotti: <<Si attenga all’argomento!...>>.
Matteotti: <<Presidente, forse ella non m’intende: ma stiamo
parlando di elezioni!>>. E riprende la denuncia. <<Esiste una
milizia che durante le elezioni...>>. Guai a toccare gli sgherri
armati di Mussolini. Si grida: <<La milizia non si tocca! Viva la
milizia fascista!>>. E il solito Farinacci: <<Erano i
balilla!>>. Matteotti: <<E’ vero, onorevole Farinacci: in
molti luoghi hanno votato anche i balilla>>. Di rimando, in un
drammatico crescendo: <<Per voi hanno votato i disertori!
Imboscati!>>. Matteotti: <<In sei circoscrizioni su quindici
le operazioni che si compiono normalmente nello studio di un notaio sono
state impedite con la violenza>>. Per quanto purgati, i resoconti
fanno intendere che in aula è scoppiato il putiferio. Matteotti,
imperturbabile, riprende: <<A Iglesias il collega Corsi stava
raccogliendo le trecento firme e la sua casa è stata
circondata...>>. Ancora Farinacci: <<Va finire che faremo
davvero quel che non abbiamo fatto!>>. Matteotti: <<A Melfi
s’impedì con la violenza la raccolta delle firme...In Puglia fu
bastonato persino un notaio...A Genova rubarono i fogli con le firme già
raccolte…>>. Da destra: <<Per voi ci vuole il domicilio
coatto! Andatevene in Russia!>>. Matteotti non raccoglie le
continue, crescenti provocazioni: <<...Presupposto essenziale di
ogni libera elezione è che i candidati possano esporre pubblicamente e
liberamente le loro opinioni. Ma questo non fu possibile. L’onorevole
Gonzales, al quale fu impedito di tenere a Genova un comizio, convocò di
una conferenza privata: i fascisti invasero la sala e a bastonate
impedirono all’oratore di aprire bocca...>>. Urla, interruzioni.
Il presidente Rocco urla: <<Onorevole Matteotti, sia breve e
concluda!>>. Ma lui, imperterrito: <<A Napoli, con il ricorso
alla milizia armata, fu impedito di tenere una conferenza all’onorevole
Amendola, capo dell’opposizione costituzionale...>>. <<Ma
che costituzionale!>>, gridano i deputati fascisti. <<E’ un
sovversivo come voi!>>. Ma il caso-Amendola non è isolato.
<<Su cento nostri candidati – denuncia il leader socialista –,
sessanta non potevano circolare liberamente nella loro
circoscrizione!>>. <<Per paura, avevano paura!>>, si
grida. Filippo Turati reagisce, tra il commosso e lo sdegnato: <<Sì,
paura! Come nella Sila quando c’erano i briganti, avevamo
paura!>>. E Rocco intigna a provocare: <<Onorevole Matteotti
non provochi incidenti e concluda!>>. Di rimando Matteotti:
<<Protesto! Non sono io a provocare, ma gli altri che
m’impediscono di parlare!>>. E Rocco: <<Ha finito? Allora ha
facoltà di parlare l’onorevole…>>. Matteotti scatta: <<Ma
che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di
parlare!>>. Scoppia un nuovo casino, di cui il presidente della
Camera approfitta per ammonire Matteotti: <<Se ella vuole parlare,
continui, ma prudentemente!>>. E lui: <<I candidati non
avevano libera circolazione. L’onorevole Piccinini fu assassinato nella
sua casa, davanti a moglie e figli, per avere accettato la candidatura
nonostante prevedesse quale sarebbe stato il destino suo! E i seggi
elettorali? Quasi ovunque erano composti solo di fascisti. In altri luoghi
furono incettati i certificati elettorali, e certuni votarono dieci, venti
volte: un giovane di vent’anni votò per un vecchio di
settanta!>>. Il sottosegretario Finzi, seduto davanti a Mussolini,
scatta in piedi e gli grida: <<Le prove! Lei deve provare quando
dice!>>. E Matteotti: <<Tutto documentabile. E non ho parlato
ancora della provincia di Rovigo, che è la mia ed anche la sua, onorevole
Finzi: la vostra responsabilità è gravissima!>>. Finzi: <<Me
ne onoro!>>. Matteotti: <<Noi difendiamo la libera sovranità
popolare: ne rivendichiamo la dignità chiedendo l’annullamento delle
elezioni inficiate dalla violenza!>>.Dieci giorni dopo, il 10 giugno
1924, Matteotti verrà rapito all’uscita di casa, a Roma, sul
Lungotevere, da quattro uomini di Mussolini. Ucciso a pugnalate, il
cadavere sarà nascosto nella macchia della Quartarella, poco lontano
dalla Capitale, dove verrà ritrovato solo il 16 agosto. Poi l’Aventino
dei deputati antifascisti (che i comunisti interromperanno per riprendere,
ancora per poco, la battaglia in Parlamento). Il 3 gennaio, al culmine di
quella che è la più grave crisi del fascismo, Mussolini tiene alla
Camera il famoso discorso in cui si assume <<io, io solo, la
responsabilità politica, morale, storica di quanto è accaduto. Se il
fascismo è stato ed è un’associazione a delinquere, io sono a capo di
questa associazione a delinquere!>>. Il colpo di stato è
definitivamente consumato.
Giorgio Frasca Polara
dal
sito dei Democratici di sinistra |