Internet e dintorni

 

Il Web compie vent'anni E' morto Shannon N.Negroponte:il mondo digitale
G.Amato a "One world one privacy" Eco: come evitare che Internet divida il mondo in caste Glossario

IL WEB COMPIE 20 ANNI

Era il gennaio del 1983 quando circa 400 computer venero collegati tra loro in una rete che allora si chiamava ARPANET. Il protocollo che aveva permesso quell'operazione, era chiamato TCP/IP. Quella stessa modalità era stata usata per far nascere e sviluppare Internet, che quindi compirebbe 20 anni. Per alcuni il web è più maturo, ha almeno 33 anni. Il 2 settembre del 1969 due computer dell'Università della California vennero collegati da un cavo lungo 4.5 metri. L'operazione rese possibile la trasmissione di dati da una macchina all'altra, dimostrando di poter costruire una rete.

E' IN USA E CINA LA POPOLAZIONE INTERNET E' PIU' NUMEROSA

Con oltre 59 milioni gli utenti Internet alla fine del 2002, la Cina ha la popolazione di navigatori piu' grande dopo gli Stati Uniti, che vanta 140 milioni di utenti. Il dato emerge da una ricerca del China Internet Network Information Center (CINC). Secondo lo studio, i navigatori sono passati da 13 milioni a 59 negli ultimi 6 mesi del 2002. Il CINC prevede una crescita del 46% nel 2003, che porterebbe la popolazione Internet a 86 milioni di persone nonostante in Cina ci siano leggi molto rigide per quanto riguarda l'accesso ai siti, la registrazione dei domini e la possibilità di navigare dagli Internet cafè. L'utente cinese medio è un ragazzo single tra i 18 e i 24 anni.

da "The Net"


Scomparso all'età di 84 anni l'inventore della teoria dell'informazione 

E' morto Shannon, il padre dell'informatica 



L'intelligenza artificiale ha perso il suo papà: è morto infatti il matematico e informatico statunitense Claude Elwood Shannon, a cui si deve nel 1938 l'invenzione del bgt, contrazione dall'inglese "binary digit" (cifra binaria), in seguito universalmente usato per designare l'unità di informazione che consente il funzionamento dei computer.

Da tempo malato del morbo di Alzheimer, Shannon è deceduto all'età di 84 anni nella sua casa di Medford, nel Massachussetts. Grazie alle sue ricerche sul linguaggio binario applicate ai circuiti elettrici, Shannon pose le basi per le moderne comunicazioni di massa attraverso le 'reti artificialï'. 

Il termine di intelligenza artificiale fu coniato da Shannon (con il suo maestro Norbert Wiener anche padre della cibernetica) e altri scienziati statunitensi nell'estate del 1956: il loro obiettivo era quello di far svolgere alle macchine compiti diversi dalla pura e semplice computazione numerica. Nato il 30 aprile 1916 a Gaylord, Shannon frequentò l'Università del Michigan e poi ottenne una borsa di studio di matematica per il Massachusetts Institute of Technology (Mit), dove condusse un importante studio sull'algebra di George Boole. 

Dopo un anno trascorso all'Università di Princeton, fu assunto alla Bell Telephone, dove lavorò come matematico fino al 1958, anno in cui divenne professore di scienza della matematica al Mit. Nel 1938 Shannon pubblicò un saggio scientifico intitolato "A symbolic analysis of relay and switching circuits".Nei laboratori della Bell Claude Shannon svolse studi sulla teoria della matematica delle comunicazioni, che sviluppò per risolvere problemi d'ingegneria di carattere tecnico.

Shannon partì dal collegamento tra entropia e disordine, e dalla considerazione che la specificazione degli aspetti d'ordine di un sistema richiede informazione, per definire l'informazione in termini del logaritmo della probabilità cambiato di segno. I fondamenti della teoria dell'informazione furono esposti da Shannon nell'opera "The mathematical theory of communication" (Una teoria matematica della comunicazione), pubblicata dalla casa editrice dell'Università dell'Illinois nel 1948, e poi nello studio "Recent contributions to the mathematical theory of communication" del 1949, da lui scritto insieme al matematico Warren Weaver. 

In quest'ultima opera furono definiti i fondamenti teorici della crittologia e le caratteristiche del cifrario perfetto. Per i suoi innovativi contributi nel 1966 il presidente degli Stati Uniti assegnò a Shannon la "Medaglia nazionale delle Scienze". Durante la seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi il Pentagono chiese a Shannon di realizzare ricerche sulla possibilità di guidare i missili. Tutte le enciclopedie del mondo ricordano l'importanza della "teoria dell'informazione" elaborata da Claude Shannon. 

Questa teoria definisce ingegneristicamente quanto costa trasmettere su di un determinato canale un'informazione, cioè quanto misura fisicamente un bit di informazione e quanta energia è necessaria per esprimerlo. La "teoria dell'informazione" ha posto le basi per progettare sistemi informatici partendo dal presupposto che l'importante era cercare di memorizzare delle informazioni in modo da poterle anche trasferire e collegare tra loro. 

La Stampa
28 febbraio 2001


Il Mondo Digitale

Nicholas Negroponte con Renato Parascandolo

Questa intervista fa parte dell'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche, un'opera realizzata da Rai-educational in collaborazione con l'Istituto italiano per gli studi filosofici e con il patrocinio dell'Unesco, del Presidente della Repubblica Italiana, del Segretario Generale del Consiglio d'Europa.

L'obbiettivo è quello di diffondere nel mondo, tramite le nuove forme d'espressione e comunicazione sociale consentite oggi dalla tecnica, la conoscenza della filosofia nel suo svolgimento storico e nei termini vivi della cultura contemporanea.



Professor Negroponte, cosa vuol dire "essere digitali"?
E' semplicemente un modo di vivere. Non ha nulla di scientifico, di tecnico o di teorico. Fa parte della realtà, ed è qualcosa che i bambini del mondo intero capiscono perfettamente; soltanto gli adulti non ne sanno nulla. Prima di tutto dobbiamo dire loro di imparare dai bambini, il che per molti rappresenta un cambiamento radicale nel mondo dell'educazione. Per capire in cosa consiste l'innovazione del mondo digitale si deve pensare in primo luogo alla differenza che esiste tra i bit e gli atomi: si passa da un mondo materiale, fatto di cose palpabili, consistenti, a un mondo senza confini, globale per definizione. I bit, questi piccolissimi uno e zero, privi di colore e di forma, viaggiano alla velocità della luce. E' un mondo interessantissimo, nuovo, temuto da molti, perchè il cambiamento è di enorme portata.

E' fuori di dubbio che prima o poi lo sviluppo del mondo digitale avrà un effetto di armonizzazione e di unione. Tuttavia, fino a quel momento sussisterà una differenza generazionale. La differenza nel campo delle conoscenze informatiche non corrisponderà alla normale differenza economica alla quale siamo abituati, quella che siamo soliti proporre in termini di ricchezza e povertà. Ci saranno i giovani al corrente delle nuove tecnologie mentre gli anziani non lo saranno, convinti di non averne bisogno perchè ne hanno fatto a meno tutta una vita. Questi hanno torto nel pensare così e ci vorranno circa 4 o 5 anni per appianare la differenza. Una volta appianata, sopraggiungerà un'altra differenza, quella economica, che riguarderà i paesi in via di sviluppo o i poveri nei paesi avanzati. Ci vorranno altri 4 anni, ma poi si supererà anche questa, perchè le telecomunicazioni e i computer costeranno sempre di meno e saranno sempre più utilizzati.


Perchè ha fondato il Medialab e che cosa ha visto nelle possibilità di un nuovo mondo digitale?


Ho fondato il Medialab come una contro-cultura all'informatica con due principi particolari: prima di tutto, sono interessato al modo in cui le persone comunicano con le macchine. Se lei fosse una macchina ed io una persona, come potrei interagire con lei e come potrei rendere la macchina più simile a me, ad una persona? Questo è il primo principio. Il secondo principio riguardava il modo in cui il contenuto dell'informazione, in particolare l'argomento - che si trattasse di notizie o di musica, di una produzione video animata o di un racconto - può influenzare la tecnologia e il canale di comunicazione. Questi erano le due prospettive di ricerca, nell'agosto del 1978, quando ho avuto l'idea di fondare il Medialaboratory. Per descrivere il lavoro che svolgiamo non è opportuno usare la parola "visione", perchè non siamo teorici. Non scriviamo relazioni. L'aver scritto un libro, infatti, mi crea un certo imbarazzo, perchè un libro è un mezzo di comunicazione fuori moda e non sarà proprio il mezzo di espressione più abituale del futuro.

Ma noi costruiamo cose, e al Medialab ci piace dire che il modo migliore per prevedere il futuro è inventarlo. Così ci sono oggi circa 300 persone che stanno costruendo e provando cose, senza scrivere relazioni o teoria, ma soltanto costruendo.
In generale ritengo che la multimedialità derivi dall'attività di ricerca e sperimentazione del Medialab e dai gruppi di lavoro che lo hanno preceduto. Potrei farle tanti esempi specifici, ma penso che il risultato migliore sia l'attenzione da parte della gente. Quando abbiamo avviato il Medialaboratory, la gente pensava che fosse uno scherzo, i giornali ci davano dei ciarlatani, dicevano che non c'era contenuto, che era solo apparenza. In realtà è che l'attività è talmente profonda da valere 3 miliardi di dollari, e sono convinto, ed è opinione diffusa, che Internet rappresenti un cambiamento forse ancora più radicale dell'invenzione della stampa.

A proposito di Internet, ritiene che rimarrà così com'è ora, una sorta di organismo dinamico con radici proprie, capace di autosvilupparsi, oppure, in futuro, sarà burocratizzato e controllato?

Lavoro su Internet da 25 anni. Non dimentichiamo da dove deriva. E' stato il ministero della Difesa, nel 1969, a lanciare l'idea di costruire Internet. La base di Internet, quale sistema di comunicazione sicuro da errori, ha dato origine a una struttura totalmente decentrata. In un primo tempo, nel 1970 e 1971, persone come me, furono autorizzate ad usarlo per ragioni personali e per ragioni tecniche. Eravamo un piccolo gruppo. Ma poi è cresciuto, ed è stato diffuso nei paesi della NATO, è diventato sempre più grande e si è sviluppato con la stessa struttura decentrata che aveva all'inizio. Quindi Internet è un organismo dinamico con radici proprie per definizione. Un governo non può entrarvi e pretendere di imporre il suo controllo. Se si decidesse di arrestarlo, non sarebbe nemmeno possibile. Come lo si potrebbe arrestare, alzando un tombino e tagliando i fili? Internet è un fenomeno totalmente decentrato, è inarrestabile e ha radici proprie che sfuggono ad ogni tentativo di strumentalizzazione.

Non deve dimenticare che l'assenza di un controllo centrale non vuole dire caos e anarchia. Molti sono convinti che l'unica forma di ordine derivi da un ente centrale, ma non è cosï. Un esempio che usiamo spesso al Medialab è quello delle anatre. Quando le anatre volano verso sud, formano una bella V; la prima anatra non è il capo dello stormo. Se si spara - è solo un esempio - all'anatra frontale, essa viene sostituita da un'altra anatra, la quale è così avanzata da vice presidente dello stormo a presidente; le anatre si comportano autonomamente, ma insieme creano l'ordine del loro volo. Internet funziona proprio allo stesso modo. Non c'è nessun anatra presidente o vice presidente. La politica quindi è abbastanza irrilevante, perchè la politica appartiene sempre a uno stato nazione e alla sua gerarchia di poteri.

Il mondo, con la rivoluzione digitale e Internet, diventerà sia più globale che più locale. Fenomeno questo che interesserà anche i media, le aziende e altri settori. In un certo senso, la dimensione dello stato nazione è sbagliata: non è nè globale, nè locale. Si svilupperanno i due estremi: la globalizzazione e alcune forme nuove di localismo.
Negli anni Ottanta si parlava tanto di "villaggio globale". Non sono sicuro che Marshall McLuhan le attribuisse il significato che poi ha assunto. Penso comunque che descriva bene ciò che si sta già verificando. Se considera i 50 milioni di utenti che impiegano Internet abitualmente, deve tenere presente che più della metà non sono negli Stati Uniti. Non si tratta quindi di un fenomeno americano. Talvolta gli europei considerano Internet come una nuova forma di imperialismo americano, come le telenovelas o i film che vengono esportati. Si ricordi che la rete mondiale è stata inventata a pochi chilometri da Milano, a Ginevra al CERN, proprio in una zona di frontiera. E' un quindi fenomeno europeo, che mostra come le persone collaborino realmente senza preoccuparsi delle frontiere e dei confini geografici. I bit non si fermano alle dogane!

Che differenza sussiste tra il sistema della televisione e quello di Internet?

Prendiamo il satellite: se osserviamo il mondo, in linea di massima, scopriamo che i formati, ad esempio di uno spot trasmesso via satellite in un programma, sono gli stessi per tutti, sono replicati ovunque. Ebbene, Internet, e in senso lato l'espansione delle reti informatiche a livello mondiale, renderanno il mondo più omogeneo, più uguale a se stesso, oppure manterranno quelle naturali differenze che è bene che esistano? Non dimentichiamo la fondamentale differenza tra Internet e la televisione. La televisione è come i giornali, la radio, i libri. Esiste una fonte, e a partire da essa, che provenga da un satellite, che viaggi via cavo o che sia trasmessa per via terrestre, viene effettuata la trasmissione attraverso un sistema gerarchico. Vi è un'anatra presidente, e se si vuole interrompere un dato programma televisivo, si rimuove l'anatra presidente, e si chiude la trasmissione.

Per Internet non è così : qualunque punto può essere sia trasmittente che ricevente. Ecco perchè contribuisce a accrescere le differenze, e non a fornire una singola visione del mondo sempre più uniforme. Le differenze, che, in ogni caso, costituiscono la parte pù interessante della vita, invece di essere soffocate, possono emergere. Ai tempi della televisione analogica e di altre tecniche, dovevamo seguire alcune norme che generavano l'uniformità. Ora non è più così.

Un'altra particolarità di Internet è il suo veloce ritmo di crescita; questo può provocare alcuni fenomeni di lentezza. A livello mondiale cresce del 10% ogni mese, e in alcuni paesi del 10% alla settimana. Nessun sistema è capace di crescere così in fretta senza essere lento e senza presentare problemi di crescita. Ma quando si pensa che cosa è mai cresciuto del 10% in un mese o in una settimana? Una città? No, nulla. Il tasso di crescita è fenomenale. Internet può essere molto lento, ma tutto dipende dalla macchina nella quale si naviga, infatti è calibrato piuttosto bene. Generalmente, è lento quando si usa ad esempio dagli Stati Uniti e ci si collega con l'Italia, la banda tra l'Italia e gli Stati Uniti è molto stretta. La lentezza non dipende nè dall'Italia, nè dagli Stati Uniti. Queste cose si calibrano a ritmi diversi. Non cambiano tutte nell'ordine giusto al momento giusto.

Come vede il futuro della televisione, per esempio in una zona come l'Europa?

Vede, non penso che la televisione sia un mezzo di comunicazione diverso dagli altri. Per me tutti i mezzi di comunicazione sono come i bit, e se si ha una banda di frequenza, come la Rai o come le reti televisive private, il problema, nel caso di trasmissione per via terrestre, sta nella assegnazione delle bande di frequenza. Ma quando si useranno le fibre, il problema della banda di frequenza non sussisterà più, perchè in futuro sarà solo una questione di bit. Quando si trasmette in televisione, si trasmettono tanti bit. Per trasmettere infatti quello che vediamo in un determinato istante in televisione, ci vorrebbero circa 5 milioni di bit al secondo - una quantità infinita - spinti nell'etere. Si può decidere, all'improvviso, di non trasmettere più un programma televisivo ma un quotidiano. Un intero quotidiano contiene solo circa 20/25 milioni di bit, il numero dipende dalle immagini, ma in linea di massima in un giornale ci sono pochissime immagini; una cifra del genere non è grande, non sono tanti bit, e si traduce in pochi secondi di trasmissione. Il problema non è perciò la banda di frequenza, ma il non avere idee nuove e immaginazione a sufficienza. Avremo le fibre ottiche in ogni casa, è fuor di dubbio. Il problema è come usare la creatività; ora sappiamo come portare le fibre in casa; abbiamo risolto un problema tecnico.

Al di là di questo se si considerano i bit, e non la televisione o la radio, la cosa da cambiare non è tanto l'assegnazione dello spettro, quanto la leggi sulla proprietà editoriale. Dobbiamo abolire le leggi sulla proprietà editoriale, vale a dire bisogna impedire che si possa possedere una testata se si possiede una televisione e viceversa. In Italia tale abolizione risale a tanto tempo fa, ma non nel resto del mondo. Nel resto del mondo la proprietà editoriale, a mio avviso, è una questione fondamentale. Ci si può chiedere quale sarà il ruolo dell'antitrust in tutto questo: l'antitrust è un problema di centralismo. Quando si ha un modello accentratore del mondo, si hanno subito problemi di antitrust, è come avere una torta e voler garantire che venga divisa equamente. In un mondo decentrato gli stessi problemi di antitrust, non si presentano, non sussistono. Per ora, purtroppo, non è possibile subito deregolamentare, perchè bisogna riparare i danni commessi, e non solo creare un libero mercato. Ma alla fine il libero mercato prevarrà, e non ci saranno e non dovranno esserci più controlli regolatori.

Tra i progetti di MEDIALAB c'è anche quello di dare spazio a reti televisive o trasmissioni: avremo quindi la possibilità di avere un milione di reti o comunque molte più reti di quante non ce ne siano già oggi? Cosa potranno ancora trasmettere?

Il problema delle reti non è tanto averne 10, 100 o 1000. La questione va intesa in un modo diverso. Ognuno di noi avrà una rete, ma sarà la rete che vogliamo. Ebbene, nella rete che lei vuole ci sarà una gran varietà di materiale. Se, per esempio, si tratta di un evento sportivo, mi aspetto che le reti professioniste, quali la RAI, registrino e trasmettano l'evento, ma se per caso, fossi interessato alla ricetta del couscous, allora ci potrebbe essere qualcuno in Marocco, con un file-server, che conosce davvero le migliori ricette per fare il questo piatto. Il valore della produzione dal punto di vista cinematico può non essere eccellente, ma si tratterà della giusta informazione in quel momento. Deve pensare che accanto alla televisione si avrà quel genere di comunicazione con una produzione di elevato valore.

Per orientarsi nella ricerca all'interno della rete telematica - che si espande sempre di più - non ci sarà un elenco telefonico o una guida ai programmi tv con 10.000 pagine alla settimana. In futuro avremo quelli che noi chiamiamo "agenti". Si tratta di programmi informatici che vivono nella rete nel vero senso della parola e che cercano le cose per noi. Immagini di dover visitare una città mai vista prima, e di inviare in avanscoperta 3 0 4 dei suoi migliori amici. Lo stesso accadrà con Internet. Lei avrà allora una tv personalizzata, con musica e riviste scelte apposta per lei dagli agenti, senza necessariamente dover consultare un elenco telefonico o una guida ai programmi.

I bambini si avvicinano facilmente ai nuovi media in quanto sono molto giovani e molto ricettivi. Allo stesso tempo, molti genitori potrebbero temere che i loro figli o nipotini invece di giocare con i giocattoli, con la terra o con elementi fisici, trascorrano tantissimo tempo davanti allo schermo. Che ne pensa?
E' un fenomeno interessante. Se un bambino oggi passa la metà del tempo a leggere un libro, i genitori gli dicono "bravo". Chiaramente, anche passare ore e ore a leggere senza uscire a giocare con gli altri bambini è negativo. La differenza che abbiamo riscontrato è che i bambini che trascorrono molto tempo con Internet sono molto, ma molto più socievoli. Internet non è come una consolle per giochi elettronici dove si sta lì, seduti, imbambolati davanti al video, ma è un fenomeno socializzante; è stato provato che aumenta e non riduce la socializzazione.

Per il momento in Internet ci sono solo parole, ma in molti casi le sole parole e l'anonimato di questa rete di telecomunicazioni inducono i bambini a fare cose che non avrebbero mai fatto. Possono farsi coraggio e dire cose che non direbbero mai ad alta voce. Bambini, o in generale individui, che non pongono domande perchè non osano farlo, in molti casi, sono aiutati da Internet, che con l'anonimato, garantisce a tutti una eguale possibile libertà di espressione. E' stato riscontrato che i bambini autistici, i quali hanno difficoltà nel comunicare con gli altri e con il mondo esterno, non sono intimoriti dalla rete; essi imparano a comunicare prima con Internet e poi con le gente. E' una esercitazione che migliora e non riduce la socievolezza di un individuo.

Le grandi società multinazionali approfitteranno di Internet e in futuro domineranno il mondo?

No. Le grandi società non controlleranno il mondo. Esse saranno in Internet e avranno uno scopo valido, ma la cosa interessante di Internet è di trasformare all'istante le piccole imprese in aziende multinazionali con un mercato mondiale, anche se contano solo due o tre impiegati. Questo prima non era possibile. In passato il termine "multinazionale" si riferiva sempre a una grande azienda, ora può anche trattarsi di una piccola impresa. Del resto, se sono collegato a Internet e intendo avere informazioni su una data società ho molti modi per farlo e ottenerle gratis, ma, per avere quell'informazione, preferirei pagare il Financial Times, il Dow-Jones o qualcun altro, perchè, in quanto società con un marchio, sono più affidabili e pago per la qualità dell'informazione. Quindi coesisteranno entrambi. Ci saranno la Bertelsmann e la Time-Warners e la Dow-Jones, ma le nuove arrivate, la concorrenza per un'azienda quale la RAI saranno le piccole aziende locali o individuali o forse i singoli individui sparsi in tutto il mondo che collaborano e forniscono informazioni, ma in un canale molto ristretto.

Internet sta cambiando le abitudini della gente. Alcune persone non escono più e la differenza tra la domenica e il lunedì e tra la notte e il giorno è sempre meno evidente. In futuro la nozione di tempo non esisterà più?

Che Internet crei persone asociali che non escono mai e senza amici è una ridicola leggenda: è vero proprio il contrario. Oggi si è prigionieri della settimana lavorativa, del giorno e della notte, del sabato e della domenica. Per me la domenica non è diversa dal lunedì e il giorno dalla notte. Sono indipendente dallo spazio e dal tempo. Trovo che questa non sia una forma di oppressione, ma piuttosto di libertà. Per alcuni mestieri - se si fanno gli hamburger o si è neurochirurgo - si deve stare con gli hamburger o con il paziente, non si può navigare in Internet perchè non si sanno trasformare gli hamburger in bit e i bit in hamburger, anche se un giorno vi saranno possibilità diverse per svolgere qualsiasi lavoro. E' comunque ridicolo pensare che nella vita di tutti i giorni vivremo sotto una campana di vetro, isolati, e che saremo sempre seduti davanti al computer. Primo, perchè non si è soli, si hanno 50 milioni di persone con cui parlare, e, secondo, il non seguire programmi, orari di lavoro, non essere tutti allo stesso posto, è una forma di libertà. In Italia ci sono aziende che lavorano con Internet, ma che pretendono che i dipendenti si rechino tutti i giorni sul posto di lavoro, e non gradiscono che lavorino a casa. E' un modo di pensare superato, non è digitale.

Il mondo diventerà digitale, ma non ci sarà un lato oscuro in tutto ciò?

Il lato oscuro, i risvolti negativi già emersi di Internet riguardano, a mio avviso, la sicurezza e la privacy. E' una questione da considerare e sulla quale è necessario lavorare. La sicurezza e la privacy si esplicano in 3 modi: in primo luogo, quando comunico con lei, lei vuole accertarsi che sia proprio io. In secondo luogo, se le invio un messaggio, non gradirebbe che qualcuno ascoltasse. In terzo luogo, quando lo copia sull'hard disk del suo computer, vorrebbe assicurarsi che nessuno possa avervi accesso e portarglielo via. Quindi i tre modi, sono tutti importantissimi. Garantirne uno ed escludere gli altri due non avrebbe molto senso. Sono necessari tutti e tre, altrimenti si rischia quello che io definirei un lato oscurissimo, si rischia di essere ascoltati, e che sia senza gravi conseguenze come un'informazione di marketing, o che sia spionaggio politico, un Grande Fratello, entrambi non sono giusti, e l'unica soluzione è la tutela della privacy e la sicurezza.

Come è distribuita nel globo Internet, l'idea di un mondo digitale ? Come sarà possibile avere le fibre in tutti i continenti, quando ancora in Italia c'è una gran confusione?

La questione non deve riguardare il fatto che gli Stati Uniti hanno un collegamento più sviluppato nel quadro del sistema Internet. Ed è ora di mettere da parte questa idea. Ho scritto un articolo per una rivista elettronica intitolato Perchè l'Europa è così poco cablata ? Ricevo tanta posta elettronica da ragazzi che mi dicono che non è vero che non sono "cablati" e ricevo tanta posta elettronica da gente più anziana, che invece si lamentano di un presunto ritardo nell'uso delle tecniche digitali in Europa. Quindi in Europa oggi esiste una netta divisione generazionale e ciò non mette in pericolo i valori culturali o la comunità locale.

Dobbiamo riconoscere che i giovani non se ne preoccupano, essi sono già proiettati in una comunicazione a livello mondiale e in una dimensione digitale. Io passo 3 o 4 mesi all'anno in Europa, sono andato a scuola in Europa e i miei genitori erano europei. Inoltre sono stato in quasi tutti i paesi del mondo e penso quindi di avere una buona esperienza della facilità dell'approccio di tutti all'uso del computer e delle nuove tecnologie informatico-digitali. Quando avviamo i computer in Africa, in Senegal, o sulle montagne del Pakistan vicino all'Himalaya - ne ho avviati in Sud America e in paesi del mondo dove nessuno andrebbe perchè sono controllati dai "signori della droga" - ho visto ragazzini di 5, 6, 7 anni non aver alcun problema nel capirne il funzionamento. L'esperienza informatica non è solo un fenomeno borghese, provinciale americano. Ho visto i ragazzini del Senegal, del Pakistan, della Columbia davanti a un computer come davanti a un pianoforte.

"Caffè d' Europa"
17.10.2000


"One world one privacy"

Giuliano Amato,Presidente del Consiglio dei Ministri, interviene in videoconferenza al Convegno organizzato a Venezia dal Garante della privacy, Stefano Rodotà.

 
Ringrazio il Presidente Rodotà e ringrazio anche Vittorino che gentilmente ha interrotto il suo intervento per farmi spazio.
Per la verità sono ancora alle prese con le conseguenze della legge finanziaria e, quindi, il tempo anche stamane sarà largamente dedicato a questo. Ma ci tengo a partecipare al vostro convegno e ci tengo a farlo, come diceva ora Stefano Rodotà anche nella veste di studioso, perchè il tema delle tecnologie, dell'informatica, dei nuovi spazi che si aprono, è un tema che sconvolge culture radicate in materia di libertà. E non sappiamo neanche oggi quali sono, e quali potranno essere, i cambiamenti che ne deriveranno.
Vi faccio un esempio, che forse potrebbe essere più chiaro di altri, e che è riferito all'economia. Pensate alla scoperta della libertà economica, che ha due secoli e più di vita, che è imperniata sul mercato concorrenziale e che nasce dalle iniziali impostazioni che attribuiamo ad Adam Smith, ma che, forse, lui condivideva con altri. Ma questo è un altro discorso.
Il punto fondamentale che emergeva da queste impostazioni era questo: un mercato concorrenziale davvero competitivo e un mercato di operatori tutti uguali, nessuno dei quali è in condizioni di incidere sul prezzo dei beni che saranno venduti, perchè tutti sono parimenti ciechi sul mercato.
E' proprio la cecità di tutti, che operano ciascuno nel proprio ambito, quella che evita la possibilità che taluno imponga il prezzo. Il prezzo del bene scaturisce da un incontro tra domanda ed offerta, in cui miriadi di offerenti, se il mercato è davvero concorrenziale, vendono al prezzo che il mercato forma.
La mano invisibile del mercato presuppone in qualche modo la cecità dei singoli operatori. Ed è largamente affidata alla loro cecità quella componente di rischio che è ritenuta essenziale perchè il mercato sia concorrenziale.
Ebbene, le tecnologie cancellano la cecità, le tecnologie mettono largamente in condizioni ciascuno, sia esso venditore, sia esso compratore, di avere una quantità di informazioni sul mercato in cui opera che in precedenza non era in condizioni di avere.
Quindi il mercato, quale scaturisce dall'innesto su di esso delle tecnologie, è un mercato fondato non sulla cecità ma sull'informazione.
Su questa premessa esso è, in realtà, un enorme allargamento di libertà, ma è anche, e a non minor ragione, la fonte di possibili nuovi poteri. Perchè il mercato concorrenziale, inventato o costruito due secoli fa, identificava il nemico della libertà nel potere che si alimentava di informazioni che taluni avevano ed altri non potevano avere.
Il mercato, quale è risultante dall'innesto delle nuove tecnologie,è un mercato che diffonde le informazioni, ma non per questo cancella le possibilità di potere a favore di alcuni.
E', quindi, un assetto totalmente nuovo quello con il quale ci troviamo a lavorare in questi anni e negli anni futuri. Gli allargamenti di libertà sono sotto gli occhi di tutti, non soltanto sui piani che non hanno a che vedere con l'economia. Basti pensare a quante cose ciascuno di noi, oggi, può venire a sapere o può venire a conoscere affacciandosi alla rete, quante facilitazioni abbiamo nell'avere informazioni che prima non potevamo avere o che potevamo avere in un tempo molto più lungo. Chiunque abbia fatto il professore sa quanto e' più facile fare ricerca oggi, chiunque abbia fatto o faccia lo studente sa quanto è più facile, oggi, fare una ricerca per una tesi di laurea.
Ma ritorno all'economia. Oggi un consumatore non è più nelle mani di coloro ai quali si rivolge per comprare un prodotto, ma può, attraverso la rete, acquisire tutte le informazioni che gli possono servire per confrontare i diversi prodotti e i diversi esercizi che gli offrono lo stesso prodotto. Alla fine andare fisicamente a comprarlo laddove le informazioni che ha acquisito gli dicono che può avere l'offerta più conveniente.
Il venditore, a sua volta, ha un'informazione sui mercati potenziali sui quali può vendere (cosa che in precedenza non aveva) e può scegliere questi mercati in ragione di domande possibili (cosa che prima assolutamente ignorava).
Per non parlare del cambiamento che in termini di libertà - e si può parlare davvero di libertà -investono l'organizzazione delle attività economiche, ma anche delle attività burocratiche. E qui, a voi che ne sapete più di me, basta che evochi le due opposte nozioni di organizzazione fondata su gerarchie e organizzazione fondata sulla rete.
L'organizzazione fondata sulla rete è un'organizzazione che elimina la trasmissione degli ordini o delle direttive attraverso intermediari puramente gerarchici, che mette in contatto ciascuno con tutti gli altri, che consente la circolazione - non a caso si usa questa parola - delle informazioni. E circolazione è nozione - permettetemi di essere ellittico - orizzontale e non verticale.
Ecco che emerge tutto un sistema di rapporti, dal quale tendono a sparire le gerarchie e ad emergere una potenziale eguaglianza e c'è un incontro di libertà.
Da questo punto di vista il cambiamento è gigantesco: c'è in tutto questo una espansione delle libertà e dei terreni per loro esercizio, che va ben oltre quello che soltanto alcune decine di anni fa potevamo immaginare.
Allora, è scomparso il potere? I problemi del mercato di Adam Smith, che abbiamo affidato per decenni all'antitrust nei paesi di democrazia liberale, ovvero a sovrastanti poteri pubblici negli ordinamenti statalisti, sono scomparsi perchè ora le libertà sono diventati autosufficienti? Non è così..
C'è un grande potenziale di espansione delle libertà, ma c'è anche un grande potenziale di espansione del potere, come sempre nelle vicende umane.
E da dove viene? In primo luogo viene dal tema dell'accesso, quello che in gergo di addetti ai lavori si evoca la nozione di technological divide. Il mondo nel quale c'è tutto questo spazio futuro vi sono taluni che sono partecipi, altri che ne sono estranei.
Quanto più ampio è il tasso di libertà consentito dall'accesso alle nuove tecnologie, tanto maggiore è la illibertà di coloro che ne rimangono fuori.
Il primo dei problemi di potere inammissibile, con i quali il mondo contemporaneo si confronta oggi, è proprio quello di cancellare questo divide, di permettere la disponibilità e la padronanza delle nuove tecnologie, da parte degli esclusi nelle società ricche e da parte degli esclusi dalle società ricche: paesi e popolazioni intere che oggi vivono al di fuori di questo nuovo mondo.
E' un pericolosissimo divide questo, è il primo sforzo che i Paesi industrializzati, ciascuno di essi, le organizzazioni sovranazionali devono compiere, è proprio quello di colmare il divide.
Faccio notare che le prime esperienze che abbiamo di utilizzazione delle tecnologie nei Paesi che sono più deboli, più poveri, dimostrano da sole quanti straordinari progressi se ne possono ricavare.
Si può, in un villaggio sperduto dell'Africa, far partorire una donna che non ha medici intorno a sè, con l'assistenza di medici che sono a migliaia di miglia di distanza. Si possono organizzare e corsi scolastici per quelle migliaia e migliaia di giovani che vivono in Paesi nei quali non vi sarebbero altrimenti scuole.
Ma c'è, al di là di questo tema, che io considero cruciale, l'esercizio del potere all'interno del mondo che delle tecnologie si avvale. Il tema è direttamente quello di cui si occupano le istituzioni di tutela della privacy e, quindi, di regolazione di questo mondo, l'accumulo di informazioni da parte di taluni e il divario che questo determina nei confronti di tutti gli altri.
Questo è qualcosa che va al di là dell'abuso di posizione dominante che siamo abituati a regolare o a contrastare attraverso l'antitrust sui mercati tradizionali, perchè finisce per diventare un potere occulto. Paradossalmente questo mondo più trasparente, che è quello delle tecnologie che diffondono informazione, consente un abuso di potere che è più occulto di quello che nel mercato dei piccoli operatori ciechi, l'antitrust aveva scoperto e contrastato, perchè quell'abuso era trasparente, era percettibile, era visibile, quindi era immediatamente contrastabile.
C'è un singolare paradosso, ma questa è la realtà: nel mondo delle informazioni, che sono di per sè trasparenza, l'accumulo non visto di informazioni può generare un potere occulto, un potere non trasparente, utilizzabile in qualunque momento, utilizzabile nei confronti di soggetti che non lo conoscono.
Questa è una minaccia grave, che impone regolazioni, che impone vigilanza, che impone una attenzione, che è quella che voi dedicate a tutto questo e che deve essere percepita come regolazione non limitativa di libertà, ma davvero essenziale perchè la libertà non generi il proprio contrario.
Ma vi sono anche altri aspetti, se volete più specifici, che riguardano temi che sono tradizionali delle discipline giuridiche: il nuovo destino e il nuovo contesto in cui operano i diritti di proprietà industriale o i diritti di proprietà intellettuale.
Ma come li si può tutelare in questo nuovo sistema? Ci si accorge anche qui che i metodi tradizionali, ai quali siamo abituati, non funzionano più, non è più possibile farli funzionare.
Le regole alle quali siamo abituati, per la difesa dei diritti di proprietà industriale o intellettuale, davanti alla facilità, con la quale si accede alle nuove tecnologie e con le quali ci si appropria di ciò che attraverso i canali della rete è facilmente accessibile, è una difesa che va trovata. Qualche studioso suggerisce: vi sono soltanto mezzi strutturali e non di regolazione ex post che si può pensare di attivare.
C'è poi tutto un altro campo: come si difendono libertà e dignità della persona davanti all'uso, di per sè strutturalmente libero, dei canali della rete.
Il capitolo è quello che sta sgomentando gli italiani e il mondo in questi giorni: l'uso della rete, dei flussi di informazione, della trasparenza che c'è in tutto questo per attività pesantemente illecite. Esistono modi per contrastarlo, che non mettano a repentaglio la libertà di circolazione e la trasparenza della rete.
E' un problema angoscioso, sul quale ha già sbattuto la stessa Corte Suprema degli Stati Uniti alcuni anni fa, quando è stata alle prese con quell'articolo (mi pare il 6) del Telecomunication act, che pretendeva dai titolari di biblioteche o di altro, di esercitare un controllo preventivo sui documenti e gli atti che rendevano accessibili.
Sono problemi molto seri. Problemi che non diversamente da altri (penso ai problemi della bioetica, delle biotecnologie) ci mettono davanti ad una realtà totalmente nuova. Dobbiamo stabilire le regole, mancando dell'esperienza sulla quale per secoli abbiamo costruito le regole della convivenza umana.
Eppure ci accorgiamo che regole sono necessarie: l'enorme balzo delle libertà che le tecnologie consentono è come dicevo prima non un balzo senza rischi, perchè dietro la libertà dei tanti continua a nascondersi la possibilità del potere dei pochi.
Per questo avete una grande responsabilità, che è quella che il mondo dei regolatori ha sempre avuto, da quando abbiamo finalmente scoperto che in principio era la libertà. Da quando questo abbiamo scoperto, abbiamo dovuto constatare che la libertà ha bisogno di chi la esercita, ma ha bisogno anche di chi la difende.
Voi avete, in un mondo totalmente nuovo, la responsabilità di trovare, far valere e vigilare sull'osservanza delle nuove regole per un mondo di libertà in espansione.
Vi ringrazio.
(bozza non corretta)

30 settembre 2000


Eco: la cultura corre on line, chi non si adegua è perduto

"Come evitare che Internet divida il mondo in caste"
Il computer ha cambiato la nostra vita. Ma le sue potenzialità vanno sfruttate da tutti

di FLORENT LATRIVE e ANNICK RIVOIRE


In occasione dell'apertura del sito Internet sull'educazione all'accettazione della diversità (http://www.academie-universelle.asso.fr/) "Liberation" ha posto a Umberto Eco, che dirige il sito insieme a Jacques Le Goff e Furio Colombo, una serie di domande.
Per "Repubblica" Eco ha rivisto e integrato in alcuni punti la versione francese.

L'Accademia universale delle culture ha scelto Internet per realizzare il suo "Manuale interattivo del sapere". Lo ha fatto in omaggio alla moda?
"Anzitutto, non è un manuale del sapere in generale. Mira a educare all'accettazione delle differenze. La Carta costitutiva dell'Accademia si propone di affrontare il grande meticciato del terzo millennio. Per stimolare e ridistribuire esperienze in paesi diversi, Internet era l'unica via. Il computer e Internet sono la vera rivoluzione del secolo, che può modificare, come a suo tempo la stampa, il nostro modo di pensare e di apprendere. L'invenzione della stampa ha prodotto la libera interpretazione della Bibbia, e ha fatto sorgere una nuova pedagogia fondata su libri illustrati che insegnavano l' alfabeto (vedi Comenio). Prima che esistesse la stampa, un bambino non poteva aver accesso a un manoscritto. Oggi, grazie a Internet, possiamo sapere cose che i nostri antenati impiegavano una vita a conoscere".


Ma Internet non è una biblioteca, e il sapere vi si trova alla rinfusa. Questa profusione non è fonte di confusione?
"Internet è un equivalente virtuale dell'universo. Come nell'universo, dove vi sono foreste e città, gli Stati Uniti e il Burkina Faso, su Internet si trova di tutto: i siti nazisti, quelli che vogliono vendervi qualsiasi cosa, il porno, ma anche tutti gli atti dei primi concili dei padri della Chiesa! E' incredibile: ci sono anche quelli, mentre un tempo erano consultati solo da pochissimi dotti nelle biblioteche specializzate. Però sono in inglese e non in greco, e in una versione superata. C' anche "La critica della ragion pura" di Kant in inglese, ma si tratta di un'edizione del XIX, esente da diritti. Per Internet, il grande problema è il filtro. Io so distinguere una edizione attendibile da un'altra che lo è meno, e - almeno nel mio ambito di studio - un sito serio da uno che è opera di un pazzo. Ma un giovane impreparato corre qualche rischio".


Dunque, Internet manca di mediatori per valutare e selezionare i contenuti disponibili?
"Finora, le chiese o le istituzioni scientifiche avevano la funzione di filtrare e di organizzare la conoscenza e l'informazione. Certo, questi intermediari restringevano la nostra libertïà intellettuale, ma garantivano che una certa comunità (nella quale riponevamo fiducia) avesse filtrato l'essenziale. Senza filtri, si rischia l'anarchia del sapere. Nessuno di noi, da solo, può ricostruire ex novo un insieme di conoscenze. Le conoscenze si ricevono filtrate da una istituzione. Per esempio, quand'ero bambino, la scuola mi ha detto: "Ecco, la struttura del sistema solare è questa, gli elementi chimici sono questi e questi altri". La Rete rischia di privarci di questi filtri. E' ovvio che molte volte le istituzioni filtrassero in maniera sbagliata. Per secoli e secoli, tutti vedevano l'universo secondo Tolomeo. Poi è arrivato Galileo, e il filtro è cambiato. Eppure anche prima era sempre meglio che tutti si accordassero sul sistema tolemaico, in base al quale si potevano pur sempre prevedere le eclissi, o dividere la terra in meridiani e paralleli, piuttosto che ciascuno si costruisse da solo la propria astronomia".


Il sapere comunitario starebbe allora per essere soppiantato da un sapere parcellizzato?
"Esattamente. Allora sarebbe veramente il New Age. Ciascuno si fa la propria religione, usa il suo filtro personale. C'è ovviamente un correttivo: ogni sito diventa il filtro del proprio argomento. Sul sito del nostro manuale interattivo offriamo il collegamento con i materiali dell'Unesco, per esempio, e non con quelli di un gruppo antisemita. Ma un sito diverso potrebbe fare l'opposto. Quindi il problema è: come riconoscere da solo i siti a cui bisogna dare fiducia?. Poniamo che una istituzione scientifica proponga un bollettino dei diversi siti scientifici, discriminando tra quelli attendibili e quelli no. Il problema rimane quello di riconoscere quella istituzione come una a cui dare fiducia. Una soluzione è intensificare filtri esterni alla Rete, come la scuola, i libri, i giornali. Queste istituzioni non possono essere soppiantate dalla Rete, sono anzi la condizione per un suo uso ragionevole. Non credo a un mondo in cui non si farà altro che navigare su Internet, così come non si può credere a un mondo in cui ci si sposti soltanto in macchina. Si passeggia anche a piedi, guardando i negozi; e a volte si prende l'aereo o il treno".


Qual'è il suo giudizio su questi sconvolgimenti della trasmissione della conoscenza?
"Non sono nè ottimista nè pessimista. Bisogna prepararsi ad affrontarli. E non sono hegeliano, nel senso di credere che il progresso sia sempre positivo. Sono realista. Penso che nessun capo di Stato, nessuna organizzazione possa abolire Internet, così come nessuno l'ha potuta imporre. Per esempio, Internet porta a una snazionalizzazione del sapere. Si può pensare che gli stati nazionali nati nel secolo scorso siano destinati a scomparire a vantaggio di collegamenti virtuali tra città con interessi comuni. In Francia temete il vento della globalizzazione, che imporrebbe l'uso dell'inglese. Ma forse, al contrario, il modello del cittadino della società globale sarà San Paolo. Nato in Turchia da una famiglia ebrea di lingua greca, leggeva la Torah in ebraico; poi è vissuto a Gerusalemme, dove parlava l'aramaico. A chi gli chiedeva il passaporto, rispondeva in latino civis romanus sum. Un esempio interessante di globalizzazione, quello dell'impero romano, che ha imposto una lingua ufficiale sul suo territorio, ma lasciando sopravvivere lingue e culture diverse, ciascuna buona per una certa funzione. D'altra parte, Internet ormai non parla più soltanto inglese, sta diventando poliglotta".


I frutti di questa commistione culturale saranno accessibili a tutti?
"Esiste il rischio di un universo alla Orwell, fondato su tre classi, non però in senso marxiano: la classe di coloro che interagiscono attivamente con la rete, che ricevono messaggi e ne emettono; la piccola borghesia degli utenti passivi (l'impiegato di una compagnia aerea che usa lo schermo per conoscere gli orari dei voli) e i prolet, che si limitano a vedere quello che passa la televisione. Ma dato che un bambino nato in una famiglia povera può imparare molto presto a usare Internet, la divisione tra le classi non sarà più fondata sul censo. Può darsi che il figlio di un miliardario diventi intellettualmente prolet, mentre Bezos, che ha creato dal nulla Amazon (la prima libreria on line, ndr) è già classe dirigente. Bill Gates, cinquant'anni fa, sarebbe forse diventato un impiegato qualsiasi".


Che fare per evitare la "tecno- esclusione"?
"Ripeto, la soluzione va ricercata fuori da Internet, nella scuola. Per consentire a ogni bambino di arrivare a quest'aristocrazia di massa, la scuola deve insegnare a programmare, e non soltanto a utilizzare i programmi. Ho incominciato a fare avvicinare i miei studenti al computer nel 1983. Allora bisognava programmare, e dunque pensare con la logica del computer. I miei studenti di allora oggi inventano software. Mentre quelli che sono venuti dopo, con ambienti operativi certamente più amichevoli (come Windows), si limitano spesso a rispondere sì o no, e a cliccare sulle icone. Mangiano, ma non sanno che cosa c'è nel cibo... Se si insegna a un bambino a programmare in qualche linguaggio informatico, questo esercizio logico lo renderà padrone e non schiavo del computer".


Ma insegnare ai bambini a programmare non è ancora più utopistico che voler educare alla diversità culturale attraverso un manuale interattivo?
"No, è la cosa più facile del mondo, perchè questa generazione nasce con il pollice verde del computer. Ricordo che quando ho messo in casa il primo, ho cercato di mostrare a mio figlio come funzionava e quello, forse per sottrarsi a un insegnamento paterno, guardava distrattamente quel che accadeva sullo schermo. Dopo qualche settimana il computer sembrava andato in tilt. Mio figlio ha mosso le mani sulla tastiera e l'ha rimesso in funzione. Il fatto è che la sua generazione premeva bottoni fin dalla nascita, mentre la mia era stata educata a girare interruttori o manopole. Il linguaggio informatico può essere il più difficile del mondo, ma per i bambini è come la bicicletta. Uno che la inforca per la prima volta a cinquant' anni casca, ma se si è imparato da piccoli non si casca più. Se si impara da piccoli".
(traduzione di Elisabetta Horvat)

La Repubblica
8 gennaio 2000


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