Terzo tempo?
C'è stato il tempo dell'impegno politico militante socialista e poi, dopo lo scioglimento del PSI, il tentativo di costruire un nuovo strumento della sinistra riformista (PDS,DS ed ora PD). La sorte di questa fase è sotto l'occhio di tutti, ed in parte si riassume nelle valutazioni esposte qualche anno fa qui sotto ed oggi nella constatazione che nessun passo avanti è stato fatto.
Che fare? L'Italia si imbarbarisce e la sinistra democratica passa dalla velleità maggioritaria a quella delle coalizioni populiste-giustizialiste, che servono solo a prolungare la vittoria della sconfortante destra di casa nostra...
La domanda è sempre più pressante. Sapremo costruire una risposta?
Si, è vero, l'Ossimoro si evolve. Meno strumento di lotta politica e
più testimone -ancor più appassionato- dei valori di fondo della milizia
politica.
Il perchè di questa scelta è semplice. Alla vigilia delle consultazioni
elettorali della prossima primavera - e subito dopo si voterà, innanzitutto a
Milano, anche per il Comune - non sembrano immediatamente possibili gli
obiettivi per cui ci siamo battuti, e che tuttavia restano, per molti di noi,
validi come prima: innanzitutto la formazione di un grande partito del
socialismo democratico che ponga termine alla diaspora ma costruisca anche
qualcosa di nuovo, dopo la sconfitta storica della scissione di Livorno e la
fine di una speranza che è diventata tragedia.
I socialisti che come noi non solo non sono pentiti, ma anzi sentono tutto
l'orgoglio di una gloriosa battaglia secolare non possono pensare al semplice
"ritorno a casa" di chi stava nel PSI, ma devono guardare più avanti, alla
ricomposizione di quello che fu il movimento operaio ed insieme alla apertura
alle nuove realtà che la trasformazione profonda della società ha fatto e fa
emergere.
Se il PSI è stato un grande partito, lo è stato sopratutto per la capacità di
guardare avanti, di aprirsi a tutte le eresie, a tutte le richieste di libertà e
di futuro che emergevano anche decine di anni orsono dalla realtà.
Proprio ora dovremmo ragionare - tutti insieme - in termini che appaiono
ristretti e superati?
No, questo richiede che ciascuno faccia la parte che si è assegnata, senza
presunzioni di superiorità rispetto a chi ha fatto altre scelte.
Così saluteremo con lo stesso affetto compagni che ritengono finita la fase del
risentimento - anche di quello più motivato- e rispetteremo le scelte diverse
nella fase che si è aperta.
Nel nostro cuore c'è anche la rosa nel pugno, ma c'è insieme una prospettiva
unitaria che abbiamo perseguito, certo con delusioni e fiaschi, in tutti questi
anni, ma che non avrebbe senso lasciar cadere.
C'è la speranza che anche la sinistra radicale, del cui stimolo spesso sentiamo
l'utilità, superi la fase della illusione massimalista e riscopra che la vera
rivoluzione è quella che si conquista ogni giorno, anche se ormai l'espressione
"riformista" appare sempre più compromessa dalla imitazione e dal minimalismo.
Chi ha conosciuto il riformismo socialista, nella sua ricchezza e nella sua
complessità, sa di cosa parliamo.
E così l'Ossimoro vuole essere un punto di incontro e di discussione,
rinunciando a qualcosa oggi per aiutare di più il futuro a nascere.
Ed il futuro, al di là delle formule e formulette, sta nel grande movimento che
in tutta Europa si chiama socialista, si riconosce nel Partito del Socialismo
Europeo, che semmai vuole aprire di più e rinnovare, ma senza rinnegare una
storia che non ha nulla da far dimenticare.
Così seguiremo meno le mini evoluzioni e le contorsioni tattiche, e di più la
riaffermazione dei valori, la rivendicazione del diritto al futuro per tutti
coloro che sanno fare i conti con il passato.
A sinistra, ovviamente, e senza complessi.
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