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Il 16 febbraio 1936, l'alleanza dei
repubblicani, socialdemocratici, anarchici e comunisti vince le elezioni in
Spagna, sconfiggendo il governo del conservatore Gil Robles e del monarchico
Calvo Sotelo. Il 12 marzo parte la controffensiva terroristica della destra
spagnola, che organizza la sedizione dei generali ed il colpo di stato. Di
fronte a questo ennesimo tentativo delle destre di destabilizzare un altro
paese in Europa, immediata è la reazione di Rosselli che, vedendo nella
Spagna la concretizzazione dello scontro ideale tra le forze della libertà
e quelle della dittatura ritiene dovere principale di ogni antifascista la
partecipazione a fianco del popolo oppresso. Rivolgendosi a tutti coloro che
credono nella libertà, Carlo definisce la guerra di Spagna come "la
nostra guerra. L'Italia ideale di Amendola, Matteotti, Gobetti ha trovato
finalmente il suo braccio, l'azione". Ciò che Rosselli contesta è
l'immobilismo assoluto delle democrazie europee e soprattutto la scelta del
"non-intervento" fatta dal governo francese presieduto da Léon
Blum. Alla partecipazione attiva dell'Italia e della Germania a fianco delle
destre non corrisponde un'azione altrettanto incisiva degli antifascisti.
Solo l'Unione sovietica si è schierata apertamente per la Repubblica,
inviando uomini ed armi: "... solo le condizioni nette e gli aiuti
senza condizioni contano... il resto è retorica". Per questo, anche
Carlo è deciso a dare il suo concreto contributo e il 16 Agosto 1936, dopo
aver accompagnato Marion ed i figli in Costa Azzurra raggiunge la caserma in
cui si trova la "prima colonna italiana" in un paese alle porte di
Barcellona. Qui, insieme a tanti altri antifascisti italiani incontra il
capomitragliere Aldo Garosci, "la faccia un po' canonicale, alto e
goffo". La notte tra il 19 ed il 20 agosto, organizzata da Rosselli, la
colonna raggiunge il fronte d'Aragona, dove combatterà la sua prima
battaglia per la libertà. L' esperienza della partecipazione diretta allo
scontro fa nascere in Carlo l'idea di trasformare la colonna italiana in
battaglione Matteotti, una formazione più attrezzata, sostenuta
finanziariamente e politicamente dall'antifascismo europeo. Per questo si
reca a Parigi e, successivamente, tornato in Spagna, il 13 novembre grida da
Radio Barcellona un accorato appello al popolo italiano, perchè tragga
dalla Spagna un esempio per insorgere e levarsi contro le dittature:
"Oggi in Spagna, domani in Italia". Il discorso di Rosselli appare
con questo stesso titolo in "Giustizia e libertà" del 13
novembre: parla da volontario impegnato nella rivoluzione spagnola che
saluta gli italiani e con grande passione e fervore politico annunzia che
"la riscossa antifascista si inizia in Occidente. Dalla Spagna
guadagnerà l'Europa. Arriverà in Italia". Esorta tutto il popolo ad
andare nelle officine per parlare agli antifascisti che si stanno
mobilitando per la Spagna, ad avvicinare nelle campagne i contadini, a
boicottare manifestamente o segretamente la dittatura: "vale più un
mese di questa vita, spesa per degli ideali umani, che dieci anni di
vegetazione o di falsi miraggi imperiali nell'Italia mussoliniana". E
conclude l'appello invitando gli italiani ad appoggiare la causa spagnola in
ogni modo, sia finanziario che con la partecipazione diretta alla
rivoluzione, affinché il fascismo non possa più appoggiare l'azione dei
generali fascisti: "Quanto più presto vincerà la Spagna proletaria,
tanto più presto sorgerà per il popolo italiano il tempo della
riscossa". Al ritorno in Spagna, Carlo si trova ancora in mezzo ai
combattimenti, fino a quando la sua vecchia flebite in una gamba si riapre:
il 6 dicembre è costretto a dimettersi da comandante della Colonna Italiana
e decide di tornare in Francia per curarsi.
sotto: i manifesti della Repubblica

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