PANNELLO  16

1934: CRISI DELLA CONCENTRAZIONE ANTIFASCISTA.

 

Nel novembre 1933, il Consiglio Generale della Concentrazione Antifascista approva il Patto di Novembre, per rendere più incisiva l'azione politica delle forze politiche che la compongono. In questo quadro, anche il ruolo di G.L. all'interno della Concentrazione muta: non è più rappresentante in Italia dello schieramento laico democratico, ma movimento completamente autonomo. Questa nuova collocazione di G.L. non favorisce il miglioramento dei rapporti politici con i socialisti che, anzi, si inaspriscono di fronte al dibattito sulla guerra e sulla definizione del ruolo che dovrebbero assumere i partiti antifascisti europei. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, Rosselli ribadisce il concetto già espresso nel 1930 ne Il nostro movimento ed i partiti, per cui, di fronte ad un'emergenza storica che caratterizza gli anni trenta, si debba privilegiare la costituzione di un movimento unitario antifascista, anziché attardarsi sulla difesa degli interessi dei singoli partiti. Tale considerazione viene riproposta in Pro o contro il partito (QGL n.8 - agosto 1933), sollecitata anche dalla discussione interna a G.L. sulla necessità che il movimento si strutturi in partito. Rosselli si oppone a qualsiasi ipotesi di trasformazione interna, in quanto ritiene che non vi siano le condizioni essenziali per la costituzione di un partito, che sono in primo luogo la possibilità di attivare la lotta politica, di agire in modo autonomo e soprattutto in uno stato in cui siano vigenti le libertà fondamentali, fra cui la libertà di espressione. Aggiunge Rosselli: "solo quando lo stato fascista sarà rovesciato, sarà concepibile, sarà possibile, anzi doveroso, il ritorno alla lotta politica, alla lotta dei partiti, allora, se mai, sarà il caso di discutere seriamente il programma d'una radicale trasformazione organizzativa di G.L." L' eliminazione della sinistra socialdemocratica in Germania e l'assassinio di Dollfuss in Austria, spingono Rosselli a sollecitare un mutamento dell'azione politica della Concentrazione antifascista che, preso atto della gravità della situazione europea avrebbe dovuto scegliere l'unificazione organizzativa di tutte le forze in un "partito unico rivoluzionario italiano socialista repubblicano", unito nella lotta rivoluzionaria e sui principi programmatici. Il primo a respingere tale prospettiva è Nenni che, in una lettera inviata al Comitato centrale della Concentrazione e alle forze ad essa aderenti, accusa G.L. di non aver ben chiara la differenza tra il concetto di partito e quella di alleanza politica "costituita in una situazione determinata e per uno scopo determinato"; ribadisce la natura classista e internazionalista del Partito Socialista ed infine, rifiuta definitivamente la proposta di G.L. di unificazione, dichiarando che con essa il movimento di Rosselli "si pone volontariamente fuori della disciplina concentrazionista". Il 5 maggio, dopo aver ascoltato le relazioni di Rosselli e Nenni, il Consiglio generale della Concentrazione decreta la fine dell'esperienza concentrazionista. Il movimento di G.L riprende con vigore la lotta, anche con la pubblicazione del nuovo settimanale di G.L che, dal 18 maggio 1934 al 18 gennaio 1935 ha come sottotitolo "movimento unitario d'azione per l'autonomia operaia, la repubblica socialista, un nuovo umanesimo". Come afferma Rosselli in Fronte verso l'italia (G.L. del 18 maggio ) poiché l'azione contro il fascismo non si affievolisca per la crisi della Concentrazione è necessario che "si continui a combattere con assoluta intransigenza".

L'anniversario della Rivoluzione russa consente a Rosselli di fare un bilancio della lotta antifascista e riproporre il dibattito sul significato della "lotta rivoluzionaria" in Italia. Nell'articolo 7 Novembre , pubblicato su un numero monografico di "G.L" del 9 novembre 1934, viene criticato il socialismo nato dalla rivoluzione bolscevica, in quanto privo del suo elemento determinante, la libertà, ma allo stesso tempo si riconosce il ruolo svolto da questa stessa rivoluzione, che è riuscita a liberare il popolo russo dall'oppressione dello zar. L'assunzione della rivoluzione russa come simbolo di lotta per gli antifascisti europei non comporta tuttavia una diversa visione dell'URSS da parte di Rosselli. Il giudizio rimane ancora molto pesante: "nel migliore dei casi bisogna ammettere che si è ancora molto lontani dal socialismo in Russia. Il socialismo fu sempre concepito come l'attuazione integrale del principio di libertà. Che cosa è allora il socialismo senza libertà, uno stato che non può vivere se non esternando la dittatura?".

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