Nel novembre 1933, il Consiglio Generale
della Concentrazione Antifascista approva il Patto di Novembre, per rendere
più incisiva l'azione politica delle forze politiche che la compongono. In
questo quadro, anche il ruolo di G.L. all'interno della Concentrazione muta:
non è più rappresentante in Italia dello schieramento laico democratico,
ma movimento completamente autonomo. Questa nuova collocazione di G.L. non
favorisce il miglioramento dei rapporti politici con i socialisti che, anzi,
si inaspriscono di fronte al dibattito sulla guerra e sulla definizione del
ruolo che dovrebbero assumere i partiti antifascisti europei. Per quanto
riguarda quest'ultimo aspetto, Rosselli ribadisce il concetto già espresso
nel 1930 ne Il nostro movimento ed i partiti, per cui, di fronte ad
un'emergenza storica che caratterizza gli anni trenta, si debba privilegiare
la costituzione di un movimento unitario antifascista, anziché attardarsi
sulla difesa degli interessi dei singoli partiti. Tale considerazione viene
riproposta in Pro o contro il partito (QGL n.8 - agosto 1933), sollecitata
anche dalla discussione interna a G.L. sulla necessità che il movimento si
strutturi in partito. Rosselli si oppone a qualsiasi ipotesi di
trasformazione interna, in quanto ritiene che non vi siano le condizioni
essenziali per la costituzione di un partito, che sono in primo luogo la
possibilità di attivare la lotta politica, di agire in modo autonomo e
soprattutto in uno stato in cui siano vigenti le libertà fondamentali, fra
cui la libertà di espressione. Aggiunge Rosselli: "solo quando lo
stato fascista sarà rovesciato, sarà concepibile, sarà possibile, anzi
doveroso, il ritorno alla lotta politica, alla lotta dei partiti, allora, se
mai, sarà il caso di discutere seriamente il programma d'una radicale
trasformazione organizzativa di G.L." L' eliminazione della sinistra
socialdemocratica in Germania e l'assassinio di Dollfuss in Austria,
spingono Rosselli a sollecitare un mutamento dell'azione politica della
Concentrazione antifascista che, preso atto della gravità della situazione
europea avrebbe dovuto scegliere l'unificazione organizzativa di tutte le
forze in un "partito unico rivoluzionario italiano socialista
repubblicano", unito nella lotta rivoluzionaria e sui principi
programmatici. Il primo a respingere tale prospettiva è Nenni che, in una
lettera inviata al Comitato centrale della Concentrazione e alle forze ad
essa aderenti, accusa G.L. di non aver ben chiara la differenza tra il
concetto di partito e quella di alleanza politica "costituita in una
situazione determinata e per uno scopo determinato"; ribadisce la
natura classista e internazionalista del Partito Socialista ed infine,
rifiuta definitivamente la proposta di G.L. di unificazione, dichiarando che
con essa il movimento di Rosselli "si pone volontariamente fuori della
disciplina concentrazionista". Il 5 maggio, dopo aver ascoltato le
relazioni di Rosselli e Nenni, il Consiglio generale della Concentrazione
decreta la fine dell'esperienza concentrazionista. Il movimento di G.L
riprende con vigore la lotta, anche con la pubblicazione del nuovo
settimanale di G.L che, dal 18 maggio 1934 al 18 gennaio 1935 ha come
sottotitolo "movimento unitario d'azione per l'autonomia operaia, la
repubblica socialista, un nuovo umanesimo". Come afferma Rosselli in
Fronte verso l'italia (G.L. del 18 maggio ) poiché l'azione contro il
fascismo non si affievolisca per la crisi della Concentrazione è necessario
che "si continui a combattere con assoluta intransigenza".
L'anniversario della Rivoluzione russa
consente a Rosselli di fare un bilancio della lotta antifascista e
riproporre il dibattito sul significato della "lotta
rivoluzionaria" in Italia. Nell'articolo 7 Novembre , pubblicato su un
numero monografico di "G.L" del 9 novembre 1934, viene criticato
il socialismo nato dalla rivoluzione bolscevica, in quanto privo del suo
elemento determinante, la libertà, ma allo stesso tempo si riconosce il
ruolo svolto da questa stessa rivoluzione, che è riuscita a liberare il
popolo russo dall'oppressione dello zar. L'assunzione della rivoluzione
russa come simbolo di lotta per gli antifascisti europei non comporta
tuttavia una diversa visione dell'URSS da parte di Rosselli. Il giudizio
rimane ancora molto pesante: "nel migliore dei casi bisogna ammettere
che si è ancora molto lontani dal socialismo in Russia. Il socialismo fu
sempre concepito come l'attuazione integrale del principio di libertà. Che
cosa è allora il socialismo senza libertà, uno stato che non può vivere
se non esternando la dittatura?".
