PANNELLO  15

1933: I DIBATTITI DI G.L.: IL FASCISMO, IL NEO-SOCIALISMO FRANCESE E "LA GUERRA CHE TORNA".

 

Con il 1932 si chiude la prima serie di sei "Quaderni di G.L." che, come afferma Rosselli ha consentito "di precisare il programma, lo spririto, la fisionomia del movimento"; la seconda serie, che durerà fino al 1935 chiarirà invece "il fronte e gli scopi" della battaglia del movimento. I primi articoli di questa seconda serie sono per lo più dedicati a tre tematiche: l'inasprimento del fascismo in Italia e l'affermazione del nazismo in Germania, il dibattito sul neo-socialismo e infine la questione del pericolo della guerra. Il primo articolo dei nuovi Quaderni, Italia ed Europa, è estrememente importante perchè con esso il pensiero di Rosselli supera i confini nazionali, per inserirsi pienamente in una marcata prospettiva europea. Questa nuova dimensione è strettamente correlata agli eventi che caratterizzano la storia europea dal 1933 al 1937, anno della morte di Rosselli. In primo luogo, la nomina a Cancelliere di Adolph Hitler, che testimonia il crollo definitivo delle democrazie europee, schiacciate dalla dittatura. Questo evento per Rosselli è la conferma che il fascismo da questione nazionale si sta trasformando in questione europea: "il fascismo ha vinto. Ha vinto in Italia, ha vinto in Germania e vincerà probabilmente in Austria". Contemporaneamente, Dollfuss scioglie il parlamento austriaco, mentre anche in Spagna Primo de Rivera porta le destre al potere. In questa drammatica situazione, è inevitabile chiedersi quale deve essere il ruolo svolto dalle forze antifasciste europee. Secondo G.L., partendo dalla considerazione che il fascismo è il risultato di una crisi di valori morali, dovuta anche alla debolezza dell'azione politica delle forze antifasciste, è necessario che queste ricostruiscano la loro identità fin dai fondamenti, superando in primis la crisi di ideali e recuperando "valori umani di giustizia, di libertà, di autonomia, di diritto... che nessuna concessione fascista può offuscare". In questa ottica G.L si pone come il mezzo per creare quella unità politica dell'antifascismo, capace di stimolare lo spirito intraprendente che aveva contraddistinto la grande forza del Risorgimento.

Tra il 14 ed il 18 giugno 1933, a Parigi si apre il Congresso dei Socialisti francesi, in cui vengono presentate le tesi del nuovo gruppo dei cosiddetti neo-socialisti. Rosselli ne condivide la proposta politica della necessità storica di ricercare l'alleanza tra il proletariato ed i ceti medi, in funzione strettamente antifascista e per contrastare il dilagare dei fascismi in Europa. Si propone in ultima analisi di superare lo schema marxista della società divisa in classi, proletariato e borghesia, per sostenere invece l'alleanza del proletariato con il ceto medio. Altro tema di dibattito all'interno del gruppo di G.L. è il pericolo di una guerra europea, al quale Carlo partecipa con la pubblicazione sul Quaderno n.9 de La guerra che torna, un contributo successivamente definito profetico, in quanto anticipa l'inevitabilità del ricorso alla guerra, a seguito della vittoria del nazismo in Germania e della sua contaminazione negli altri paesi europei. Afferma Rosselli: "A meno di un capovolgimento totale, la guerra viene, la guerra verrà". In questo quadro, l'antifascismo ha un'unica politica di intervento, che consiste nell'organizzare un intervento rivoluzionario in appoggio alla rivoluzione antifascista che potrebbe esplodere in Germania, Italia e Austria. Si tratta di una rivoluzione preventiva, che potrebbe scongiurare lo scoppio della guerra: "...un intervento rivoluzionario che nei paesi dove il fascismo domina rovesci le parti nella guerra civile". Su questo tema, il dibattito con i socialisti è particolarmente intenso, come dimostrano i vari articoli pubblicati sui Quaderni e sull'"Avanti", fra cui il contributo di Nenni Contro l'illusione della guerra rivoluzionaria e per la libertà apparso sull' "Avanti" del 2 dicembre 1933, in cui non viene contestato il pericolo dello scoppio della guerra, quanto "il rimedio" proposto dai giellini e cioè la rivoluzione preventiva, che comporterebbe guerra nella guerra, massacro nel massacro. Il dovere del rivoluzionario è secondo Nenni di lottare per la pace, per il disarmo: "se malgrado tutto la guerra scoppiasse, la funzione dei socialisti sarà di di non aderirvi in nessun caso...". Rosselli risponde pubblicando sull'"Avanti" del 30 dicembre La polemica sulla guerra e sull'iniziativa rivoluzionaria. I giellini, dopo la vittoria nazista in Germania e la consapevolezza dell'inevitabilità della guerra ritengono che l'unica politica da sostenere è il ricorso alla rivoluzione preventiva, "in luogo di preparare la guerra o di subirla passivamente". Il dissenso con i socialisti consiste, come afferma Rosselli "nel temperamento, nel modo di reagire alle situazioni", e rivolgendosi a Nenni conclude "... mi pare che rimaniate stranamente indifferenti di fronte alla catastrofe che minaccia... secondo voi nulla ormai da fare, da tentare".

da sinistra: Pietro Nenni; Giuseppe Saragat

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