Con il 1932 si chiude la prima serie di
sei "Quaderni di G.L." che, come afferma Rosselli ha consentito
"di precisare il programma, lo spririto, la fisionomia del
movimento"; la seconda serie, che durerà fino al 1935 chiarirà invece
"il fronte e gli scopi" della battaglia del movimento. I primi
articoli di questa seconda serie sono per lo più dedicati a tre tematiche:
l'inasprimento del fascismo in Italia e l'affermazione del nazismo in
Germania, il dibattito sul neo-socialismo e infine la questione del pericolo
della guerra. Il primo articolo dei nuovi Quaderni, Italia ed Europa, è
estrememente importante perchè con esso il pensiero di Rosselli supera i
confini nazionali, per inserirsi pienamente in una marcata prospettiva
europea. Questa nuova dimensione è strettamente correlata agli eventi che
caratterizzano la storia europea dal 1933 al 1937, anno della morte di
Rosselli. In primo luogo, la nomina a Cancelliere di Adolph Hitler, che
testimonia il crollo definitivo delle democrazie europee, schiacciate dalla
dittatura. Questo evento per Rosselli è la conferma che il fascismo da
questione nazionale si sta trasformando in questione europea: "il
fascismo ha vinto. Ha vinto in Italia, ha vinto in Germania e vincerà
probabilmente in Austria". Contemporaneamente, Dollfuss scioglie il
parlamento austriaco, mentre anche in Spagna Primo de Rivera porta le destre
al potere. In questa drammatica situazione, è inevitabile chiedersi quale
deve essere il ruolo svolto dalle forze antifasciste europee. Secondo G.L.,
partendo dalla considerazione che il fascismo è il risultato di una crisi
di valori morali, dovuta anche alla debolezza dell'azione politica delle
forze antifasciste, è necessario che queste ricostruiscano la loro
identità fin dai fondamenti, superando in primis la crisi di ideali e
recuperando "valori umani di giustizia, di libertà, di autonomia, di
diritto... che nessuna concessione fascista può offuscare". In questa
ottica G.L si pone come il mezzo per creare quella unità politica
dell'antifascismo, capace di stimolare lo spirito intraprendente che aveva
contraddistinto la grande forza del Risorgimento.
Tra il 14 ed il 18 giugno 1933, a Parigi
si apre il Congresso dei Socialisti francesi, in cui vengono presentate le
tesi del nuovo gruppo dei cosiddetti neo-socialisti. Rosselli ne condivide
la proposta politica della necessità storica di ricercare l'alleanza tra il
proletariato ed i ceti medi, in funzione strettamente antifascista e per
contrastare il dilagare dei fascismi in Europa. Si propone in ultima analisi
di superare lo schema marxista della società divisa in classi, proletariato
e borghesia, per sostenere invece l'alleanza del proletariato con il ceto
medio. Altro tema di dibattito all'interno del gruppo di G.L. è il pericolo
di una guerra europea, al quale Carlo partecipa con la pubblicazione sul
Quaderno n.9 de La guerra che torna, un contributo successivamente definito
profetico, in quanto anticipa l'inevitabilità del ricorso alla guerra, a
seguito della vittoria del nazismo in Germania e della sua contaminazione
negli altri paesi europei. Afferma Rosselli: "A meno di un
capovolgimento totale, la guerra viene, la guerra verrà". In questo
quadro, l'antifascismo ha un'unica politica di intervento, che consiste
nell'organizzare un intervento rivoluzionario in appoggio alla rivoluzione
antifascista che potrebbe esplodere in Germania, Italia e Austria. Si tratta
di una rivoluzione preventiva, che potrebbe scongiurare lo scoppio della
guerra: "...un intervento rivoluzionario che nei paesi dove il fascismo
domina rovesci le parti nella guerra civile". Su questo tema, il
dibattito con i socialisti è particolarmente intenso, come dimostrano i
vari articoli pubblicati sui Quaderni e sull'"Avanti", fra cui il
contributo di Nenni Contro l'illusione della guerra rivoluzionaria e per la
libertà apparso sull' "Avanti" del 2 dicembre 1933, in cui non
viene contestato il pericolo dello scoppio della guerra, quanto "il
rimedio" proposto dai giellini e cioè la rivoluzione preventiva, che
comporterebbe guerra nella guerra, massacro nel massacro. Il dovere del
rivoluzionario è secondo Nenni di lottare per la pace, per il disarmo:
"se malgrado tutto la guerra scoppiasse, la funzione dei socialisti
sarà di di non aderirvi in nessun caso...". Rosselli risponde
pubblicando sull'"Avanti" del 30 dicembre La polemica sulla guerra
e sull'iniziativa rivoluzionaria. I giellini, dopo la vittoria nazista in
Germania e la consapevolezza dell'inevitabilità della guerra ritengono che
l'unica politica da sostenere è il ricorso alla rivoluzione preventiva,
"in luogo di preparare la guerra o di subirla passivamente". Il
dissenso con i socialisti consiste, come afferma Rosselli "nel
temperamento, nel modo di reagire alle situazioni", e rivolgendosi a
Nenni conclude "... mi pare che rimaniate stranamente indifferenti di
fronte alla catastrofe che minaccia... secondo voi nulla ormai da fare, da
tentare".
da sinistra: Pietro Nenni; Giuseppe
Saragat
