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Dopo il volo di Bassanesi su Milano, per
Giustizia e Libertà inizia il periodo della riflessione ideologico-politica,
che sfocerà nella pubblicazione dello Schema di programma. In questo
quadro, Rosselli sul Bollettino di G.L. di marzo scrive l'articolo Agli
operai nel quale si invitano gli operai ad unirsi a G.L. e a tutti gli
antifascisti provenienti da qualsiasi partito o movimento, per costituire
una grande forza contro il fascismo. Per questo obiettivo, è necessario che
le forze antifasciste condividano due idee fondamentali per la lotta al
regime: la necessità che si affermi l'unità delle forze antifasciste,
senza rinunciare alle proprie idee, ma nel solo interesse dell'affermazione
della libertà e l'inevitabilità del ricorso all'insurrezione
rivoluzionaria. Ma è proprio sulla definizione del concetto di rivoluzione
che si aprono le polemiche all'interno del mondo antifascista e in
particolar modo con i comunisti. Rosselli infatti sottolinea molto
chiaramente che la sua idea di rivoluzione non coincide affatto con la
rivoluzione di stampo sovietico professata dai comunisti italiani. Non a
caso nel paragrafo de Agli operai intitolato "Perchè non siamo
comunisti" l'autore tenta di dimostrare quanto sia sbagliato credere
che in Italia si possa dar vita ad una rivoluzione con le stesse
caratteristiche di quella sovietica: così facendo non si farebbe altro che
aiutare il consolidamento del fascismo. Il ricorso alla rivoluzione è
invece per G.L. solo strumentale all'abbattimento rapido del regime e
all'affermazione della Libertà. A tal proposito, per chiarire ulteriormente
la differenza tra il concetto di rivoluzione sostenuto dai comunisti
rispetto ai giellini, in Chiarimenti al programma, (Quaderno n.1 del 1
gennaio 1932), Carlo afferma: "G.L. ricorre alla rivoluzione per
abbattere la dittatura fascista e conquistare un regime di vera democrazia
in cui la libertà sia posta al riparo da ogni attentato e da ogni
usurpazione. Il partito comunista ricorre alla rivoluzione per sostituire
alla dittatura fascista la sua dittatura". Immediate le critiche da
parte dei comunisti: prima Luigi Longo, poi Amendola e infine Togliatti
definirono ancora una volta G.L. movimento borghese, privo di un'idea
politica e di un programma di riferimento. Nel novembre 1931, il movimento
di Giustizia e Libertà aderisce formalmente alla Concentrazione
Antifascista, nata nel 1927 per volontà del Partito Socialista Italiano,
del Partito Repubblicano, della Confederazione Generale del Lavoro e della
Lega italiana per la difesa dei diritti dell'uomo. L'accordo tra queste
formazioni prevede che G.L. curi l'organizzazione dell'azione antifascista
in Italia e le altre, l'azione all'estero. Tuttavia, fin dall'inizio i
rapporti tra il movimento di Rosselli e il Partito Socialista appaiono
piuttosto critici, soprattutto all'indomani dell'uscita sul primo numero dei
"Quaderni" dello Schema di programma. Se viene ulteriormente
ribadita l'inevitabilità del ricorso alla lotta rivoluzionaria contro il
fascismo, per la prima volta si afferma che da questa può scaturire una
"profonda trasformazione economico-politica" del paese, che vede
da una parte la costituzione di un Governo e di Comitati locali sorti
direttamente dalla rivoluzione e dall'altra l'attuazione di importanti
riforme in ambito agricolo ("la terra a chi lavora"), industriale
e bancario accompagnate da politiche sociali più moderne ed efficaci.
Questa volta le critiche provengono per lo più da ambienti socialisti: è
interessante ricordare l'articolo di Giuseppe Saragat apparso
sull'"Avanti" del 30 gennaio 1932, Fuori strada, in cui si
sottolinea la presenza nelle parole di Rosselli di "spirito
antimarxista" e la "totale elusione della realtà classista",
elementi ritenuti dai socialisti imprescindibili da ogni idea di riforma o
di socializzazione. Ma l'accusa più grave rivolta ai giellini è di
tutelare gli interessi della piccola borghesia, perdendo di vista le
rivendicazioni del proletariato, unica forza in grado di opporsi al
fascismo. In Risposta a Saragat, apparso sull'"Avanti" del 13
febbraio 1932, Rosselli evidenzia che l'errore dei socialisti consiste
nell'aver dato una lettura del programma di G.L. squisitamente classista e
marxista, senza tener conto che tale movimento si definisce "unitario
di azione rivoluzionaria", prescindendo quindi da qualsiasi visione
partitica o marxista, del tutto inutile ai fini della lotta al fascismo.
L'intenzione di G.L. è infatti quella di rivolgersi alla classe
lavoratrice, che comprende non solo il proletariato, ma anche gli
intellettuali, i piccoli proprietari ed i salariati in generale. Limitare
l'azione rivoluzionaria alla difesa degli interessi della sola classe
operaia avrebbe mortificato il significato autentico della lotta politica,
facendole assumere le caratteristiche della dittatura leninista.
da sinistra:Amelia con i figli, 1932;Schema di programma: 1° numero di G.L., gennaio 1932;

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