PANNELLO  13

"GIUSTIZIA E LIBERTA'": DALLE AZIONI ARDITE ALLA ELABORAZIONE DELLO SCHEMA DI PROGRAMMA 

 

Dopo il volo di Bassanesi su Milano, per Giustizia e Libertà inizia il periodo della riflessione ideologico-politica, che sfocerà nella pubblicazione dello Schema di programma. In questo quadro, Rosselli sul Bollettino di G.L. di marzo scrive l'articolo Agli operai nel quale si invitano gli operai ad unirsi a G.L. e a tutti gli antifascisti provenienti da qualsiasi partito o movimento, per costituire una grande forza contro il fascismo. Per questo obiettivo, è necessario che le forze antifasciste condividano due idee fondamentali per la lotta al regime: la necessità che si affermi l'unità delle forze antifasciste, senza rinunciare alle proprie idee, ma nel solo interesse dell'affermazione della libertà e l'inevitabilità del ricorso all'insurrezione rivoluzionaria. Ma è proprio sulla definizione del concetto di rivoluzione che si aprono le polemiche all'interno del mondo antifascista e in particolar modo con i comunisti. Rosselli infatti sottolinea molto chiaramente che la sua idea di rivoluzione non coincide affatto con la rivoluzione di stampo sovietico professata dai comunisti italiani. Non a caso nel paragrafo de Agli operai intitolato "Perchè non siamo comunisti" l'autore tenta di dimostrare quanto sia sbagliato credere che in Italia si possa dar vita ad una rivoluzione con le stesse caratteristiche di quella sovietica: così facendo non si farebbe altro che aiutare il consolidamento del fascismo. Il ricorso alla rivoluzione è invece per G.L. solo strumentale all'abbattimento rapido del regime e all'affermazione della Libertà. A tal proposito, per chiarire ulteriormente la differenza tra il concetto di rivoluzione sostenuto dai comunisti rispetto ai giellini, in Chiarimenti al programma, (Quaderno n.1 del 1 gennaio 1932), Carlo afferma: "G.L. ricorre alla rivoluzione per abbattere la dittatura fascista e conquistare un regime di vera democrazia in cui la libertà sia posta al riparo da ogni attentato e da ogni usurpazione. Il partito comunista ricorre alla rivoluzione per sostituire alla dittatura fascista la sua dittatura". Immediate le critiche da parte dei comunisti: prima Luigi Longo, poi Amendola e infine Togliatti definirono ancora una volta G.L. movimento borghese, privo di un'idea politica e di un programma di riferimento. Nel novembre 1931, il movimento di Giustizia e Libertà aderisce formalmente alla Concentrazione Antifascista, nata nel 1927 per volontà del Partito Socialista Italiano, del Partito Repubblicano, della Confederazione Generale del Lavoro e della Lega italiana per la difesa dei diritti dell'uomo. L'accordo tra queste formazioni prevede che G.L. curi l'organizzazione dell'azione antifascista in Italia e le altre, l'azione all'estero. Tuttavia, fin dall'inizio i rapporti tra il movimento di Rosselli e il Partito Socialista appaiono piuttosto critici, soprattutto all'indomani dell'uscita sul primo numero dei "Quaderni" dello Schema di programma. Se viene ulteriormente ribadita l'inevitabilità del ricorso alla lotta rivoluzionaria contro il fascismo, per la prima volta si afferma che da questa può scaturire una "profonda trasformazione economico-politica" del paese, che vede da una parte la costituzione di un Governo e di Comitati locali sorti direttamente dalla rivoluzione e dall'altra l'attuazione di importanti riforme in ambito agricolo ("la terra a chi lavora"), industriale e bancario accompagnate da politiche sociali più moderne ed efficaci. Questa volta le critiche provengono per lo più da ambienti socialisti: è interessante ricordare l'articolo di Giuseppe Saragat apparso sull'"Avanti" del 30 gennaio 1932, Fuori strada, in cui si sottolinea la presenza nelle parole di Rosselli di "spirito antimarxista" e la "totale elusione della realtà classista", elementi ritenuti dai socialisti imprescindibili da ogni idea di riforma o di socializzazione. Ma l'accusa più grave rivolta ai giellini è di tutelare gli interessi della piccola borghesia, perdendo di vista le rivendicazioni del proletariato, unica forza in grado di opporsi al fascismo. In Risposta a Saragat, apparso sull'"Avanti" del 13 febbraio 1932, Rosselli evidenzia che l'errore dei socialisti consiste nell'aver dato una lettura del programma di G.L. squisitamente classista e marxista, senza tener conto che tale movimento si definisce "unitario di azione rivoluzionaria", prescindendo quindi da qualsiasi visione partitica o marxista, del tutto inutile ai fini della lotta al fascismo. L'intenzione di G.L. è infatti quella di rivolgersi alla classe lavoratrice, che comprende non solo il proletariato, ma anche gli intellettuali, i piccoli proprietari ed i salariati in generale. Limitare l'azione rivoluzionaria alla difesa degli interessi della sola classe operaia avrebbe mortificato il significato autentico della lotta politica, facendole assumere le caratteristiche della dittatura leninista.

da sinistra:Amelia con i figli, 1932;Schema di programma: 1° numero di G.L., gennaio 1932;

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