Socialismo Liberale esce per la pima
volta in francese alla fine del 1930, a Parigi, presso la Libreria Valois.
E' grazie a Marion che l'originale è stato conservato e portato in Francia
dopo la fuga da Lipari. Con la pubblicazione, immediate furono le critiche,
fra cui quelle provenienti dal mondo socialista, da parte di Claudio Treves
e Giuseppe Saragat e da quello comunista da parte di Palmiro Togliatti. Con
un articolo apparso il 15 gennaio 1931 su "La Libertà", Treves
attacca duramente la proposta politica rosselliana, in primo luogo
contestando l'idea che il movimento socialista dovesse ripudiare
l'applicazione della teoria marxista di fronte al pericolo fascista:
"Come non si riesce a capire, sottolinea in proposito Treves, che la
lotta armata si qualifica storicamente tra marxismo e fascismo?". Non
possiamo per questo prescindere tra il binomio fascismo-marxismo: "O la
libertà per la classe operaia o per nessuno". Da qui la critica finale
pronunciata da Treves contro "l'imprudente" e inaccettabile
pretesa di Rosselli, per questo definito "né socialista, né
liberale", di sindacare il percorso politico fino ad oggi intrapreso
dai socialisti italiani di ispirazione marxista. La replica di Rosselli non
si fa attendere ed il 22 gennaio risponde con un articolo intitolato A
proposito di Socialismo Liberale: "La tua recensione mi dimostra che
non erravo nel libro quando rimproveravo il vostro illiberalismo ideologico.
Se un uomo di una generazione che non è la vostra tenta di fare in piena
indipendenza i conti col passato... voi lo bandite come eretico e quasi
nemico". Se il giovane Saragat si limita a criticare l'interpretazione
deterministica del marxismo sostenuta da Rosselli, Togliatti, dalle pagine
di "Stato Operaio" lancia un'accusa aspra e feroce: "...il
libro di Rosselli -magro libello antisocialista- si collega in modo
indiretto alla letteratura politico-fascista. Essa ha in comune con una
grande parte della letteratura politico-fascista non solamente la
superficialità, ma la derivazione o la pretesa derivazione della filosofia
non-idealistica". Ed ancora "Rosselli è un ideologo reazionario
che nessuna cosa lega alla classe operaia". La posizione dei comunisti
italiani è naturalmente correlata alla politica del Komintern che tra il
1928 ed il 1929 abbandona definitivamente la strategia del "fronte
unico", per intraprendere quella della lotta alle socialdemocrazie e
alla borghesia. E' la svolta contro il cosiddetto socialfascismo. In
sostanza i comunisti considerano il fascismo come una specifica tipologia
della dittatura capitalistica borghese e per questo intendono combattere
tutti quelli che sostengono la borghesia a danno della realizzazione della
dittatura del proletariato. Anche le socialdemocrazie, definite schiave
della borghesia europea, non perseguendo l'idea di rivoluzione per
l'affermazione della dittatura del proletariato, si rendono complici
dell'allargamento e del rafforzamento dei fascismi e dei movimenti
reazionari europei. Per questo sono definite socialfasciste.
da sinistra: Treves e Turati;
Palmiro Togliatti; Articolo di Togliatti su "Stato Operaio"
