L'idea di fuggire da Lipari era da
tempo nei pensieri di Carlo, come dimostra una lettera scritta a Turati nel
settembre 1927: "Credo non rimarrò più di un anno al confino. Leggi
doppiamente tra le righe...". L'arrivo nell'isola di Lussu, Nitti e
Dolci rafforza la voglia di libertà e di riprendere la battaglia sia fisica
che ideale contro il regime fascista. Il 17 novembre 1928 vi è stato un
primo tentativo di fuga, fallito per il naufragio del motoscafo che avrebbe
dovuto portare i quattro confinati in salvo in Francia. Intanto, nel
dicembre 1928 Gioacchino Dolci viene liberato e pochi giorni dopo
espatrierà clandestinamente in Francia, dove, con la collaborazione di
Alberto Tarchiani preparerà la fuga, questa volta riuscita, di Rosselli,
Lussu e Nitti. Quando Carlo si rende conto che tutto è predisposto convince
Marion, incinta di Amelia a lasciare l'isola con il piccolo John e a
raggiungere la suocera a Courmayeur. Gli amici rifugiati in Francia riescono
a trovare un buon motoscafo, il "Dream" che sarà guidato alla
volta di Lipari da Italo Oxilia, come era avvenuto per la fuga di Turati.
Carlo Rosselli, in Fuga in quattro tempi, scritto nel 1931 per
"Almanacco socialista" ripercorrendo le fasi cruciali della
rocambolesca fuga ricorda così la prima sensazione di libertà: "Alle
quindici gettiamo l'ancora a ridosso di un promontorio deserto e tormentato.
Primo contatto con la terra, terra d'esilio... Siamo tutti protesi verso
l'avvenire...". La reazione di Mussolini alla fuga è immediata: il 29
luglio 1929 Marion viene condotta nel carcere di Aosta ma successivamente,
poichè è incinta e ha con sé un bambino piccolo, riceve il permesso di
alloggiare in un albergo della città. Salvemini dalla Francia ritiene che
il Duce ordinerà il rilascio della donna solo di fronte ad una forte
reazione dell'opinione pubblica contraria all'arresto. Così riesce a
coinvolgere amici intellettuali, fuoriusciti antifascisti e, essendo Marion
cittadina inglese, ad animare sul "Manchester Guardian" una vera e
propria ondata di protesta. Mussolini cede e il 15 agosto avviene la
liberazione. Anche Nello rimane vittima della reazione fascista e il 29
luglio viene arrestato e condotto a Frosinone, dove lo raggiunge la moglie
Maria, anch'essa incinta e con la piccola Silvia. Viene poi condannato al
confino prima ad Ustica e poi a Ponza, fino al 5 novembre, quando riceve la
notizia della revoca della pena. Nel frattempo Carlo, Marion e Mirtillino
vivono a Parigi, in una bella casa vicino al Bois de Boulogne. Marion sta
per avere la secondogenita, Amelia o detta anche Melina, che nascerà il 28
marzo 1930. L'arrivo in Francia di Carlo, Nitti e Lussu rianima il gruppo di
antifascisti italiani, primi fra tutti Salvemini, che pensa ad un radicale
rinnovamento dell'organizzazione clandestina non comunista. Vi è infatti la
convinzione che l'unico modo per opporsi alla violenza del fascismo sia
l'organizzazione di azioni rivoluzionarie o meglio insurrezionali. Nel
periodo tra il 1929 ed il 1930, facendosi portavoce di questa nuova
strategia, Carlo si divide tra Francia ed Inghilterra, al fine di creare una
nuova ed efficace rete di antifascisti europei provenienti da diversi
partiti e movimenti politici non comunisti. E' questo il periodo dell'azione
e, come dirà Emilio Lussu: "Noi non pensavamo ad altro, nei primi anni
d'esilio: complotti, attentati, insurrezione, rivoluzione"

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