PANNELLO  9

SOCIALISMO LIBERALE.

 

 

Aldo Garosci nella sua biografia di Carlo Rosselli, Vita di Carlo Rosselli definisce così Socialismo Liberale: "E' il libro solitario di un solitario; una discussione con se stesso, tanto diversa anche nell'austerità delle discussioni di un circolo chiuso, in cui si dà fondo a un mondo, restando al punto di prima... E' un libro di teoria, di revisione, di azione... protagonisti sono le grandi forze e passioni che sconvolgono la società moderna e l'uomo d'azione; non gli uomini o i gruppi del confino." Scritto durante il confino a Lipari ( il manoscritto è nascosto nel pianoforte per eludere le perquisizioni fasciste), Socialisme Liberal viene terminato e pubblicato in Francia nel 1930, dopo la fuga di Carlo dal confino avvenuta nel Luglio 1929. E' infatti la moglie Marion a portare clandestinamente il manoscritto in Francia, dove Carlo poté ultimarlo, anche con l'aiuto del fratello Nello. E' stato tradotto in italiano solo nel 1945 e pubblicato nel 1973, a cura del figlio John. Rosselli definisce "Socialismo liberale" "più che un libro organico… la confessione esplicita di una crisi intellettuale… crisi che è pur sempre la crisi del marxismo". Partendo da questa premessa, dedica il primo capitolo ad una riflessione sul sistema marxista, che nel 1929 rappresenta ancora l'ideologia di riferimento del socialismo italiano ed europeo. Ciò che Rosselli critica del marxismo è la sua natura spiccatamente deterministica, dalla quale discende una visione dell'homo oeconomicus non più caratterizzato da afflati soggettivi, "da reazioni spontanee" e libere, ma dipendente dal "modificarsi dei rapporti produttivi" che prevedono la necessità storica della crisi del capitalismo e il conseguente avvento del socialismo. Di fronte a questa miopia storico-politica, Rosselli propone la sua tesi che, riprendendo anche la teoria espressa dallo studioso francese Henri de Man in Au delà du marxisme in primo luogo vuol "offrire sia pure di scorcio, il quadro di una rinnovata posizione socialista" che superi la dottrina marxista e affronti la crisi intellettuale del movimento socialista. Dunque una nuova visione del socialismo che, a differenza del determinismo marxista, lascia ampio spazio di azione alla libertà e alla volontà dell'uomo, che vede in esso un fine da raggiungere o, come afferma Rosselli un "ideale-limite". Per tanto, pur non potendo delimitare il concetto di socialismo in una definizione precisa, Rosselli lo considera come "l'attuazione progressiva delle idee di libertà e di giustizia fra gli uomini". Tuttavia questo ideale è raggiungibile dall'uomo solo attraverso il metodo liberale che, ispirandosi alla concezione antagonistica della società rappresenta le regole fondamentali per garantire la corretta estrinsecazione della libertà umana. Dunque il liberalismo è il metodo e il socialismo l'ideale: il primo "la forza ideale ispiratrice" il secondo "la forza pratica realizzatrice". Dalla sintesi tra il liberalismo ed il socialismo deriva la nuova proposta politica di Rosselli del "socialismo liberale". Nel paragrafo "Per un nuovo socialismo", Carlo si rivolge ai socialisti italiani perchè non si lascino più ispirare dal marxismo, ma riconoscano l'urgenza di procedere ad una profonda revisione ideologica interna al movimento che metta al centro della riflessione l'uomo, la sua libertà e l'autonomia dai processi produttivi. Allineandosi ai socialisti francesi e britannici, anche gli italiani dovrebbero fare un salto culturale tale da superare le barriere ed i condizionamenti marxisti per proiettarsi invece verso una visione del socialismo più ampia ed in ultima analisi più europea. E' interessante ricordare l'appendice a Socialismo liberale, "I miei conti col marxismo" in cui Carlo dopo essersi definito "un socialista che, malgrado sia stato dichiarato morto da un pezzo, sente ancora il sangue circolar nelle arterie e affluire nel cervello", sintetizza il suo pensiero in tredici tesi nelle quali prendendo ancora le distanze dal marxismo ("tra socialismo e marxismo non vi è parentela necessaria") ritiene che la dottrina marxista minacci di compromettere la marcia socialista e definisce il socialismo "alfiere dinamico della classe più numerosa, misera e oppressa".

da sinistra: Carlo con altri confinati a Lipari; Socialismo liberale

 

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