PANNELLO  7

LA FUGA DI FILIPPO TURATI. L'ESPERIENZA DEL CONFINO AD USTICA. IL PROCESSO DI SAVONA.

 

Le leggi eccezionali del 1926 e le misure predisposte dal Tribunale speciale fascista per farle rispettare provocano ancora ondate di violenza e di terrore, soprattutto contro deputati dell'opposizione. Si fa sempre più urgente la necessità di organizzare fughe ed espatri clandestini delle personalità più a rischio. Si apre così la fase del fuoriuscitismo italiano, che trova in Milano il suo centro organizzativo. Carlo Rosselli, che in questo periodo abita con la moglie Marion proprio a Milano, si pone alla testa di un gruppo di giovani antifascisti, tra cui Ferruccio Parri e Riccardo Bauer, che nell'ottobre del 1926 riesce a far fuggire Claudio Treves e Giuseppe Saragat. Ma i fascisti, sempre più decisi a imbavagliare la bocca all'opposizione, puntano ad un arresto eccellente, quello di Filippo Turati. La sua casa di Milano è infatti costantemente controllata dalla polizia; Turati, ormai anziano e soprattutto profondamente addolorato per la morte dell'amata Anna Kuliscioff, avvenuta nel dicembre 1925, appare quasi rassegnato a cedere alla violenza fascista. Carlo, convinto che i "vecchi" leaders debbano continuare la loro battaglia politica dall'estero, mentre i giovani debbano restare in trincea in Italia, convince il padre del socialismo a rifugiarsi in Francia. Questi accetta e così la rete clandestina predisposta per la fuga si mette in moto. Si tratta di una vera avventura: Rosselli e Parri accompagnano in macchina Turati a Savona, dove il giovane Sandro Pertini e Italo Oxilia hanno predisposto l'imbarcazione per la traversata verso la Corsica. Qui, arrivano "sfiniti, inzuppati, ma felici". Mentre Pertini prosegue con Turati alla volta di Nizza, Parri e Rosselli rientrano in Italia e a Marina di Carrara vengono fermati e poi arrestati fino al maggio 1927, per complicità nella fuga di Turati. Successivamente Carlo sarà inviato al confino ad Ustica. A giugno, per attività sovversiva "accanita e violenta" anche Nello, che nel dicembre del 1926 aveva sposato la fiorentina Maria Todesco, viene arrestato a Firenze e poi obbligato a cinque anni di confino ad Ustica. Per lui ciò significa l'interruzione di una brillante carriera iniziata con la pubblicazione del suo primo volume Mazzini e Bakounine. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860/1872) e con l'ammissione alla Scuola di storia moderna e contemporanea, dipendente dal Comitato nazionale per la storia del Risorgimento. Quando Nello giunge ad Ustica, spera di rivedere il fratello che invece viene tradotto a Savona dove il 9 settembre si apre il processo per l'espatrio di Pertini e Turati. La madre Amelia e la moglie Marion decidono di raggiungerlo, anche per fargli conoscere il primogenito Giovanni Andrea, detto John, nato nella casa di Via Giusti a Firenze, l'8 giugno 1927. Il processo di Savona, che avrebbe dovuto rappresentare il processo ai cospiratori, agli antifascisti acquista subito la fisionomia di accusa alla dittatura. Infatti Rosselli e Parri attaccano frontalmente il regime giustificando l'organizzazione dell'espatrio di Turati come un gesto necessario di fronte all'ondata di violenze e persecuzioni dei fascisti nei confronti dei rappresentanti dell'opposizione. Come era possibile permettere che un sistema politico uccidesse uno dei padri dell'Italia, colui che aveva compiuto numerose lotte parlamentari per il popolo. Scrive Rosselli: "Il processo fu un dramma continuo... Tutti sentivano chiaramente che non era più in gioco la sorte miserabile di qualche uomo, ma la vita di un grande principio morale. I giudici... erano consapevoli della storica responsabilità del loro verdetto". Ed infatti il verdetto è clamoroso: gli imputati vengono accusati per l'espatrio, ma sono riconosciute le circostanze attenuanti, derivanti dal fatto che la situazione di eccezionalità in cui versava il paese rappresentava un reale pericolo di vita per il leader socialista. Come afferma Carlo Levi, presente al processo: "La sentenza fu coraggiosa. Riconoscere lo stato di necessità nell'espatrio di Turati significava affermare l'illegalità del regime". Carlo viene condannato a dieci mesi di carcere, di cui otto già scontati. Gli restano i cinque anni di confino inflitti dalla Commissione di Polizia, che trascorrerà nell'isola di Lipari a partire dal dicembre 1927.

da sinistra:Lipari: P.za Sant'Onofrio - Sbarcatoio e ufficio di porto;Amelia a Lipari, 1928; Filippo Turati

 

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