La guerra finisce. Nel novembre 1919 in Italia si
svolgono le prime elezioni con il sistema proporzionale a suffragio allargato che segnano
una schiacciante vittoria dei socialisti.
Carlo ha sostenuto la lista democratica-repubblicana
combattente e, come molti giovani amici commilitoni, non condivide le posizioni
massimaliste di Giacinto Menotti Serrati, che rappresentano la maggioranza del Partito
Socialista Italiano, né, tantomeno, il fanatismo del nascente movimento fascista. Dopo
essere stato trattenuto al Comando di Asiago fino al 18 febbraio 1920, giorno del suo
congedo, torna a Firenze, ma il giovane Rosselli appare disorientato.
Il suo atteggiamento verso la guerra sta infatti
mutando rispetto al periodo bellico e all'esperienza militare, sia per gli esiti della
Conferenza sulla pace, nella quale gli interessi delle singole potenze vengono anteposti
ai valori per cui tanti italiani hanno combattuto, sia per l'influenza esercitata su di
lui da scrittori pacifisti francesi quali Henri Barbousse e Romain Rolland. Il 1920 si
chiude con la condanna definitiva da parte di Carlo del ricorso alla guerra e dell'azione
svolta dal movimento interventista.
Di lì a poco il giovane conosce Gaetano Salvemini,
per il tramite del fratello Nello, che gli ha chiesto consigli per la sua tesi in storia.
Per i fratelli Rosselli, Salvemini diventerà costante punto di riferimento e guida
morale, culturale e politica.
Nel gennaio 1921 Carlo partecipa al Congresso
socialista di Livorno, dove si consuma la scissione tra socialisti e comunisti. Qui viene
conquistato da Turati che, con il suo intervento, gli infonde entusiasmo e speranza.
Coincide con questa esperienza la prima convinta
adesione del Rosselli al movimento socialista.
E' una scelta che deriva non solo da una sempre più
accentuata avversione contro il fascismo che sta imperversando anche nelle campagne
toscane, ma rappresenta la naturale conseguenza di uno studio approfondito del movimento
sindacale che Rosselli sta compiendo per la sua prima tesi di laurea. Dopo aver superato
l'esame di licenza classica, che gli consente di iscriversi alla Facoltà di
giurisprudenza, Carlo decide di frequentare la Scuola di Scienze Sociali "Cesare
Alfieri" a Firenze, dove si laurea il 4 luglio 1921, con una tesi dedicata al
movimento sindacale ottenendo il massimo dei voti e la lode.
La tesi di laurea fornisce la chiave di lettura per
comprendere lo sviluppo del pensiero rosselliano fino al 1930, soprattutto per quanto
riguarda l'orientamento riguardo al marxismo, del quale apprezza unicamente il concetto di
"fatalità" della lotta di classe. Opta invece per l'idealismo e l'azione
diretta e volontaria nella lotta politica. Auspica, inoltre, un'alleanza tra il
proletariato e la borghesia avanzata nel quadro più ampio di una rivoluzione culturale,
oltreché morale, del movimento socialista italiano ed europeo.
da sinistra: Carlo al fronte durante la Grande Guerra;lettera di Amelia al figlio Aldo, 3 agosto 1914;Nello
Rosselli, fratello di Carlo, 1922; Manifesto del PSI alle elezioni del 1921
