Il 30 Luglio 1914 scoppia la prima guerra mondiale.
Inizialmente, il Governo italiano decide di non partecipare allo scontro e di dichiararsi
neutrale. Il 24 maggio 1915, l'Italia entra in guerra.
La famiglia Rosselli è animata da un acceso spirito
patriottico e favorevole all'entrata in guerra dell'Italia, anche per l'influenza della
zio Gabriele Pincherle, fratello di Amelia, senatore di formazione giolittiana e di
Guglielmo Ferrero, fervente interventista.
Aldo, che potrebbe prestare servizio presso la Croce
Rossa in quanto figlio maggiore di madre vedova, decide di arruolarsi volontario in
fanteria. Dopo pochi mesi viene inviato al fronte dove, il 27 marzo 1916, a ventuno anni
muore in seguito a ferite riportate alla testa.Gli sarà conferita la medaglia d'argento
al valore.
Nel 1917, appena conclusi gli studi superiori, Carlo e
Nello vengono richiamati alle armi, rispettivamente nel corpo degli gli alpini e in
artiglieria.
Carlo viene inviato a Caserta a frequentare un corso per
sottoufficiali, proprio pochi giorni prima della disfatta di Caporetto.
La vita militare segnerà la formazione culturale e
politica del giovane Rosselli, che commenta così questa esperienza: "A contatto col
popolo, molti conobbero e apprezzarono la massa. Ne compresero i dolori, le lacune, le
mirabili virtù. Io stesso ricordo con commozione la scoperta che ne feci e il grande
amore che mi prese per essa".
Carlo crede nella "lezione della guerra", nella
possibilità cioè che si concretizzi un avvicinamento tra la borghesia ed il popolo, tra
i giovani militari borghesi ed i cosiddetti "popolani".
Ciò che il giovane Rosselli auspica è la costituzione
di un fascio di combattenti che faccia risorgere l'Italia dallo stato di crisi generale in
cui stava versando. E' palese la critica rivolta all'azione dei partiti ritenuti incapaci
di difendere il Paese e l'amor di patria.
Queste tematiche vengono commentate negli anni successivi
al primo conflitto mondiale in alcuni contributi scritti per la rivista culturale
"Vita", pubblicata a Firenze da Jean Luchaire e successivamente sulla
salveminiana "L'Unità". In una lettera inviata alla madre da Lipari i1 16
Novembre 1928, Carlo scrive: "
Poi l'uragano. Aldo, l'attesa tormentosa prima
di potersi lanciare nella tormenta, lo strazio fatale dei tuoi dolori e dei tuoi timori.
La guerra, infine, grande scuola di vita, incubatrice, illuminatrice, formatrice. Almeno
per me che partii ragazzo e tornai uomo".
da
sinistra: Carlo alle elementari,al centro in prima fila;Carlo Rosselli da adolescente;Carlo in uniforme da alpino durante la prima guerra mondiale;Amelia e Aldo Rosselli, 1914
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