L'altro socialismo. L'eredità democratico-risorgimentale da Bignami a Rosselli


Del bel libro di Giovanna Angelini ho sentito parlare per la prima volta in un incontro tenutosi in una libreria milanese nel maggio 1999, nel corso del quale Pietro Adamo, Roberto Escobar e Giovanni Scirocco hanno discusso di tre differenti autori (rispettivamente Camillo Berneri, Albert Camus e Nicola Chiaromonte) accomunati dall'essere "eretici" all'interno della sinistra. Eretici rispetto alla sinistra ufficiale (quella marxista prima e marxista-leninista poi) lo sono senz'altro anche i personaggi di cui Giovanna Angelini ricostruisce il pensiero: Enrico Bignami, Osvaldo Gnocchi-Viani, Giovanni Bovio, Carlo Rosselli, Ersilia Majno rappresentarono, infatti, "quella corrente ideologica-politica che, nelle intenzioni dei suoi maggiori esponenti, intendeva rappresentare l'alternativa italiana al marxismo, cioè un socialismo "dal basso", democratico e liberale, in contrapposizione all'immagine di un socialismo considerato statalista, autoritario e illiberale" (p. 9). Il termine ‘corrente’ non è qui scelto a caso, ma è, anzi, già una delle tesi, probabilmente la tesi, che Giovanna Angelini vuol difendere nel suo lavoro: che quel pensiero appunto "altro" rispetto al socialismo ufficiale debba avere, nella storia del pensiero politico, piena dignità teorica e storica e non si riduca a spunti estemporanei e tra loro slegati di singoli corifei. A me sembra che, da questo punto di vista, l'autrice riesca nel suo intento: la sua lettura diacronica di questi autori consente, infatti, di mettere in evidenza una serie di legami personali, politici e teoretici che costituiscono un filo rosso all'interno del pensiero socialista italiano. In questo senso, è il dipanarsi stesso del libro a dar conto del motivo per cui, per comprendere, per dirla con le parole dell'autrice, "il frutto maturo" (p. 10) dell'altro socialismo, vale a dire il pensiero di Carlo Rosselli (cui è dedicato il capitolo centrale dell'opera, il quarto), è necessario fare un passo all'indietro lungo mezzo secolo e recuperare certa tradizione risorgimentale "alla sinistra di Mazzini" (p. 10). In questo modo, possono emergere i due centri di riferimento fondamentali, uno rintracciabile nell'associazione "Libertà e Giustizia" attiva a Napoli attorno al 1860, l'altro riconducibile ai movimenti riformistici operanti sempre in quegli anni in area milanese e raggruppati attorno alle riviste il "Proletario" prima e la "Plebe" poi. Fu questa, secondo Giovanna Angelini, la fase di elaborazione dei fondamenti teorici dell'altro socialismo: è a quell'epoca che "il socialismo si innestava come un ramo nuovo sul tronco del liberalismo e, facendo tesoro dell'insegnamento mazziniano, lungi dall'accentuare la componente individualistica della dottrina liberale, ne doveva estendere le conquiste alle masse proletarie" (p. 13); un socialismo insomma che la smettesse di considerare il liberalismo come ideologia della classe dominante per recepirne le istanze più valide, integrandole con le esigenze della giustizia sociale. Le figure di spicco, alle quali sono dedicati rispettivamente il primo e il secondo capitolo del libro, furono, da questo punto di vista, Enrico Bignami e Osvaldo Gnocchi-Viani: infatti, mentre quello per primo raggiunse la consapevolezza della fine dell'interclassismo mazziniano e della necessità di un approdo al campo socialista, questo, oltre a realizzare sotto il profilo pratico-organizzativo la saldatura tra socialismo del Nord e socialismo del Sud, operò in direzione di un'impermeabilizzazione dell'altro socialismo alla dottrina marxiana ed engelsiana. Senza scordare l'originale tentativo di Giovanni Bovio di realizzare una mediazione ideologica tra repubblicanesimo e socialismo (capitolo terzo), è, però, solo con Carlo Rosselli che l'altro socialismo raggiunge una piena consapevolezza teorica. Con un'analisi puntuale del testo condotta nel già menzionato capitolo quarto, Giovanna Angelini mette in evidenza la grande influenza, spesso dimenticata, che su Rosselli ebbe il suo maestro, il docente di economia politica Riccardo Dalla Volta; costui, un liberale doc particolarmente attento ai problemi della formazione delle libere personalità non meno che alla questione di come migliorare la condizione delle classi più povere, al quale, però, la storiografia successiva non riuscì mai a perdonare l'incauta adesione al fascismo, fornì a Rosselli, secondo l'autrice, "una solida impalcatura liberale [su cui] si innestavano spunti revisionistici abilmente elaborati e proposti come attacchi sistematici e non extra-sistematici a certi eccessi del marxismo" (pp. 119-20). Le radici italiche del pensiero rosselliano non si fermano qui e Giovanna Angelini ne dà conto a profusione delineando quel quadro teorico elaborato da Rosselli in cui si saldavano assieme l'antistatalismo, una concezione della lotta di classe per cui l'antagonismo veniva a essere un fattore di "dinamismo di una società e il suo potenziale di crescita" (p. 130), quella carica volontaristica per cui "il socialismo era 'nel cuore degli uomini' e non 'nei fatti, nel meccanismo intimo della società capitalistica'" (p. 144), un'idea di liberalismo come metodo in grado di mettere in continua discussione le verità acquisite. La distanza con il socialismo marxista non poteva essere più grande: e la seconda parte del libro, in cui l'autrice analizza l'esperienza del Partito operaio (capitolo quinto) e la tematizzazione della questione femminile in Gnocchi-Viani (capitolo sesto) e in Ersilia Majno (capitolo settimo), è dedicata a evidenziarla ancora di più. In questo modo, con buona pace di coloro i quali pensano che il pensiero socialista italiano sia stato solo marxista, si giunge a scoprire che nel nostro Paese è esistito ed è stato teoreticamente significativo un socialismo autenticamente liberale. A questo proposito si può compiere qui un ulteriore e conclusivo rilievo: in questi anni di ansia revisionista, non sarà probabilmente lunga l'attesa per assistere a un suo recupero ideologico nell'agone politico. La responsabilità di questa previsione, che pure la stessa Giovanna Angelini sembra suggerire tra le righe, ricada, però, tutta sul recensore.

Recensione di Corrado Del Bò


Angelini, Giovanna, L'altro socialismo. L'eredità democratico-risorgimentale da Bignami a Rosselli.
Milano, Franco Angeli, 1999, pp. 224, lire 32.000

Indice:

Da "Liberta' e Giustizia" a "Giustizia e Libertà" - Parte prima: I protagonisti e i principali ideali - 1 Enrico Bignami e la "democrazia socialista" - 2 Osvaldo Gnocchi-Viani e la svolta della "Plebe" - 3 Giovanni Bovio e i socialisti - 4 Carlo Rosselli e le radici autoctone del socialismo liberale - Parte seconda: Tra pensiero e azione - 5 Operaismo e cultura alternativa - 6 L'altro socialismo e la questione femminile - 7 L'impegno emancipazionista di Ersilia Majno


Università degli Studi di Bari - Laboratorio di Epistemologia Informatica e Dipartimento di Scienze Filosofiche


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