Merlino: un socialismo "diverso"

La figura di Francesco Saverio Merlino ha iniziato a ricevere negli ultimi anni l'attenzione che questo pensatore così singolare sicuramente merita, dopo un lunghissimo periodo in cui il valore della sua opera è rimasto per lo più sconosciuto o sottovalutato. Molti sono i motivi di questa dimenticanza. L'isolamento di Merlino e l'incomprensione per il suo lavoro iniziano già quando egli si trova ancora in vita. Dopo esser stato per vent'anni figura di primo piano del movimento anarchico, Merlino, attraverso il pionieristico lavoro di revisione sul marxismo e la messa in discussione dei principi anarchici, inizia ad assumere, verso la fine dell'Ottocento, una posizione che risulta difficilmente classificabile negli schieramenti politici e ideologici del tempo. La sua ricerca di un socialismo 'diverso' suscita l'incomprensione dei contemporanei e gli attacchi di una sinistra fortemente condizionata dal verbo marxista, dogmaticamente contraria a ogni proposta alternativa e critica. La proposta politica di Merlino, che è coraggiosa ed estremamente avanzata, viene osteggiata e svilita proprio negli aspetti che più potrebbero stimolare e arricchire il dibattito politico italiano. Curioso destino per un pensatore apprezzato da Eduard Bernstein, Georges Sorel e Emile Durkheim, e che è uno dei protagonisti del dibattito sul revisionismo di fine secolo. Significativamente la sua "Rivista critica del socialismo" - pubblicata durante il 1899 e ospitando alcune fra le firme più prestigiose della cultura europea - vuole essere un laboratorio di discussione dove i socialisti italiani possano venire in contatto con le tendenze più avanzate del dibattito sul socialismo che si sta svolgendo in Europa. Ma, nel nostro paese, la pubblicazione di Merlino incontra più che altro l'ostilità da parte dell'ortodossia marxista che attacca la rivista in tutti i modi, anche attraverso il discredito gettato sulla persona del suo direttore. L'antimarxismo di fondo di Merlino, la presunta portata disgregativa delle sue tesi per le forze rivoluzionarie, il suo atteggiamento non ideologico aperto alla ricerca, sono tutti aspetti che impediscono una sincera comprensione delle sue posizioni. Merlino, attraverso la percezione dello sviluppo fatalmente totalitario del marxismo e il rifiuto delle posizioni idealistiche e utopiche degli anarchici, elabora un modello di società e d'intervento politico che lo fanno essere uno dei padri 'teorici' della odierna democrazia italiana, sostenendo un gradualismo di metodo nella risoluzione dei problemi sociali e una prassi politica riformista. Merlino è uno dei maggiori protagonisti del tentativo di svincolare la tradizione socialista dalle categorie interpretative marxiste. A questo riguardo basti ricordare che è lui il primo a criticare del marxismo quegli aspetti che sono alla base della famosa 'crisi' di fine secolo. Infatti i suoi primi scritti di critica a Marx inizia a pubblicarli a partire dal 1890; ben nove anni prima dell'apparizione del testo di Bernstein, che rappresenta l'apertura ufficiale del dibattito revisionista. Su questo aspetto, la specificità di Merlino sta nell'aver saputo cogliere con lucidità le conseguenze totalitarie e della dittatura del proletariato e del collettivismo economico. Il fine della ricerca di Merlino è l'elaborazione di un sistema politico ed economico che sappia conciliare l'istanza di libertà con la richiesta di giustizia sociale.
Merlino definisce il suo socialismo 'libertario'. Ma in lui possiamo trovare un precursore della tradizione del socialismo liberale, quale viene elaborata da Carlo Rosselli. Infatti, al di là delle questioni terminologiche, è evidente il filo rosso che collega i due autori. Le tematiche affrontate da Merlino - l'ispirazione etica del socialismo, le critiche al sistema marxiano, la difesa del sistema democratico e delle libertà individuali, il rifiuto del collettivismo economico, anzi l'accettazione, da parte di Merlino, di una vera e propria economia di mercato, il tutto collegato alla lotta contro l'ingiustizia sociale e la difesa delle categorie più deboli - colpiscono nella misura in cui coincidono con le problematiche messe in luce da Rosselli. Se pensiamo che le ultime parole di Merlino sono state in riferimento ai valori di giustizia e libertà, quali ideali che hanno sempre guidato la sua lunga esperienza politica e intellettuale, e che il suo tentativo è stato di fornire un modello di organizzazione sociale in cui la libera espressione individuale sia garantita e difesa per il maggior numero di persone possibile, possiamo definire, senza troppi problemi, questo eretico del socialismo un socialista liberale. Questo può aiutare a capire, almeno in parte, anche i perché dell'incomprensione che Merlino è sempre riuscito a suscitare nei suoi contemporanei. Infatti il suo destino è stato quello di anticipare troppo i tempi, motivo per cui le sue idee hanno trovato solo negli anni a venire maggiore disponibilità a essere accolte. Nella ricerca affannosa, da parte di una certa sinistra, dei rappresentanti della tradizione libertaria del socialismo, vale la pena di riconsiderare un'opera, come quella di Merlino, capace di porre, ancora oggi, con intelligenza, stimolanti questioni.

Lucio Gabellini



Francesco Saverio Merlino. Dall'anarchismo socialista al socialismo liberale (1856-1930)

di Giampiero Domenico Berti

Franco Angeli Editore


Si è molto discusso in questi ultimi anni sul socialismo liberale, attribuendo a Carlo Rosselli il merito di esserne stato in Italia il precursore. È doveroso dire che prima di Rosselli fu Francesco Saverio Merlino, sulla scia di Proudhon, a formulare i concetti cardinali di questa dottrina. Il presente volume offre la prima monografia completa su Merlino, con la ricostruzione della sua singolare vicenda politica, culturale e intellettuale, così come si è svolta nel complesso e travagliato passaggio dall'anarchismo rivoluzionario al socialismo riformista, dalla concezione comunista dell'economia a quella di un socialismo di mercato; l'abbandono del punto di partenza iniziale per tentare di rifondarlo ad un livello più alto, problematico e coerente.
Primo critico socialista del marxismo in Europa - dieci anni prima di Bernstein - Merlino, grazie al pensiero anarchico, profetizzò acutamente l'esito totalitario-burocratico del marxismo, denunciando quello che sarebbe stato l'inevitabile fallimento della «dittatura del proletariato» e del piano unico di produzione e di scambio derivanti dalla statalizzazione politica e dal collettivismo economico, allora modelli indiscussi per tutto il socialismo, fosse esso rivoluzionario o riformista. La sua battaglia revisionista alla fine del secolo scorso e lo scontro con gli ortodossi - a cominciare da Antonio Labriola - testimoniano il suo difficile e sofferto tentativo di laicizzare il pensiero socialista, al fine di liberarlo dalle mitologie rivoluzionarie e utopistiche.
Questa moderna e problematica ricerca, volta a coniugare la tradizione socialista e quella liberale, le ragioni del singolo e quelle della collettività, colloca Merlino tra i maggiori pensatori del socialismo italiano.


GIAMPIERO DOMENICO BERTI (Bassano del Grappa, 1943), è ricercatore di storia del Risorgimento all'Università di Padova. Si è occupato principalmente di storia dell'anarchismo e di storia delle idee nell'Ottocento. Ha pubblicato, fra l'altro, La dimensione libertaria di P.J. Proudhon (Roma, 1982); Un naturalista dall'ancien régime alla Restaurazione. Giambattista Brocchi (1772-1826) (Bassano 1988); Censura e circolazione delle idee nel Veneto della Restaurazione (Venezia, 1989).


 

Francesco Saverio Merlino

 

 

 

Tra anarchismo tradizionale e socialismo liberale
intervista a Gianpiero Landi
a cura di G. L.

 

 

Tre domande a uno dei promotori del Convegno di studi del prossimo 1° luglio (2000) ad Imola.

 

Perchè un Convegno di studi su Merlino alle soglie del XXI secolo?

L’organizzazione del Convegno su Merlino si colloca all’interno di un progetto politico e culturale di ricerca e di approfondimento delle radici storiche e dell’attualità del socialismo libertario, che il gruppo di compagni e amici che hanno dato vita all’Associazione “Arti e Pensieri” sta portando avanti da tempo. Un momento particolarmente significativo di questo percorso di ricerca è stato rappresentato dal Convegno su Andrea Caffi svoltosi a Bologna nel novembre del 1993, organizzato in collaborazione con la Biblioteca Libertaria “Armando Borghi” di Castel Bolognese (gli Atti di quel Convegno sono stati poi pubblicati dalla Biblioteca Franco Serantini di Pisa nel 1996). Procedendo in questa ricerca era pressochè inevitabile arrivare a confrontarsi prima o poi con la figura di Saverio Merlino, che del socialismo libertario è stato sicuramente uno dei maggiori interpreti. C’è da chiedersi semmai perchè nessuno prima della nostra iniziativa abbia mai pensato di organizzare un Convegno su Merlino, di cui per inciso cade quest’anno il settantesimo anniversario della morte. Eppure Merlino è stato un esponente di primo piano del movimento anarchico e del socialismo italiano, e soprattutto è stato un pensatore e un teorico originale e di notevole spessore culturale, in grado di fornire ancora oggi spunti di riflessione e proposte di soluzione su alcuni nodi teorici e politici di estrema rilevanza. In questo senso Merlino, che dopo il suo abbandono dell’anarchismo rimase sostanzialmente un incompreso e un isolato, e che anche dopo la sua morte è stato a lungo ingiustamente trascurato dalla cultura italiana, si presenta a noi oggi con una sorprendente attualità. Tra i teorici del socialismo vissuti tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento - uso il termine socialismo nella sua accezione più ampia -, Merlino è uno dei pochi che abbiano retto alla prova del tempo, e che abbiano ancora cose da dirci. Soprattutto in questa nostra epoca in cui si sono sgretolate tante certezze ideologiche e in cui la sinistra si interroga su se stessa, sui propri valori fondanti e sul suo futuro, diventa importante rivisitare criticamente il passato alla ricerca di punti di riferimento - magari pochi ma chiari - da cui ripartire. E Merlino, lo ripeto, è uno dei pochi teorici della sua epoca che possa ancora aiutarci a pensare. Certo, non si deve pretendere di trovare in lui - come del resto in chiunque altro - la soluzione a tutti i problemi, magari anche a quelli emersi soltanto in questi ultimi decenni. Alcune delle indicazioni fornite da Merlino sono ancora valide, e vale la pena studiarle e rifletterci sopra. Ma quello che vale è soprattutto il metodo: la sua concretezza e il suo realismo uniti alla volontà - in una tensione che potremmo definire utopica - di salvaguardare sempre e comunque le ragioni di una trasformazione dell’esistente nella direzione del massimo possibile di libertà e di giustizia sociale. Aggiungo una considerazione personale, su cui forse non tutti i compagni che stanno con me organizzando il Convegno si troveranno d’accordo. È’ mia convinzione che Merlino sia oggi utile soprattutto per gli anarchici, perchè ai suoi tempi egli ha proposto una “revisione” dell’anarchismo che da molto tempo anch’io ritengo necessaria e indispensabile.



La polemica Malatesta-Merlino, uno dei “classici” della storiografia e della pubblicistica anarchica, contiene spunti stimolanti anche oggi? Se sì, quali?

Come è noto, la polemica tra Malatesta e Merlino si sviluppò nell’arco di tutto il 1897, con articoli pubblicati su vari giornali (“Il Messaggero” di Roma, “L’Agitazione” di Ancona, e altri). Nel 1949 i documenti della polemica furono raccolti integralmente nel volume Anarchismo e democrazia, a cura del Gruppo “Roma-Centro”, e sono stati poi ripubblicati più volte da vari editori, divenendo come tu hai detto giustamente uno dei “classici” della pubblicistica anarchica. E con tutta ragione, in quanto si tratta senz’altro di uno dei punti più alti di riflessione sul nodo democrazia-socialismo-anarchismo, un contributo per molti versi ancora oggi insuperato. Il giudizio è a maggior ragione valido se si tiene conto anche delle pagine scritte durante una seconda fase della polemica, che si sviluppò su vari giornali anarchici negli anni successivi alla prima guerra mondiale (“Umanità Nova”, “Pagine Libertarie”, “Pensiero e Volontà”). In questo caso il dibattito, oltre ai due antichi protagonisti, coinvolse anche Luigi Fabbri e altri esponenti dell’anarchismo italiano. A questa seconda fase della polemica non si è data forse finora tutta l’importanza che merita.
L’attenzione si è concentrata piuttosto sulla prima fase, quella del 1897. Nel gennaio di quell’anno Merlino pubblicò sul quotidiano “Il Messaggero” una lettera in cui invitava gli anarchici ad abbandonare il loro tradizionale astensionismo e a prendere parte alle elezioni votando per i candidati dei partiti popolari. Già nella prima lettera Merlino partiva da una premessa che sarà alla base di tutta la sua azione di teorico e di politico negli anni successivi, riconoscendo che le forme politiche e democratiche hanno un loro valore, sia pure relativo e limitato, e che il loro rifiuto, come menzogna giuridica o finzione, sia un errore. La replica di Malatesta, che ribadì le tradizionali ragioni dell’astensionismo anarchico, non si fece attendere. Nei mesi successivi la polemica tra i vecchi amici e compagni si allargò sempre più, investendo tutte le questioni fondamentali della strategia rivoluzionaria e della costruzione di una società libertaria. Vennero affrontati problemi di grande rilievo come il principio di maggioranza e il conseguente rapporto tra maggioranza e minoranza, la necessità o meno di un minimo di forza e di coazione nella vita sociale, l’attribuzione a corpi specializzati o alla totalità dei cittadini delle funzioni di difesa sociale dalle aggressioni esterne e dalla criminalità, le forme politiche e le forme economiche di una società libera. Si tratta, come ben si vede, di questioni di capitale importanza, di nodi ancora oggi discriminanti, ben più interessanti della questione della partecipazione o meno alle elezioni. Ciò che rende ancora oggi di attualità e di interesse il dibattito è piuttosto l’altro tema, cioè quello della dimensione politica di una società antiautoritaria. Su questo aspetto ha scritto pagine lucidissime Massimo La Torre, in un suo saggio di diversi anni fa.
Vorrei rilevare che, nonostante la passione che li animava, i due protagonisti della polemica riuscirono a mantenere il dibattito su un piano teorico, evitando ogni scadimento personalistico. Merlino, disilluso sul movimento anarchico e incalzato dalla sua esigenza di concretezza, sottopose il suo contraddittore a un bombardamento di quesiti e di obiezioni. Malatesta intuì la sincerità di intenzioni del vecchio amico, riconobbe che egli sollevava dei problemi reali con cui non si poteva fare a meno di confrontarsi, arrivò perfino a importanti concessioni, ma ribadì anche alcuni punti fermi che dovevano servire di chiarificazione e di orientamento per i compagni. Pose dei limiti oltre i quali a suo avviso l’anarchismo non poteva andare se non stravolgendo le sue caratteristiche peculiari e le sue ragioni profonde. Alla fine, pressato da Malatesta che gli chiedeva di dichiarare se si riteneva ancora anarchico, Merlino preferì per sè la qualifica di “socialista libertario”, mettendosi in tal modo fuori del movimento. Da quel momento le sue critiche, esposte anche in altri scritti e in particolare nelle sue opere maggiori Pro e contro il socialismo (1897) e L’utopia collettivista (1898), avranno tra gli anarchici uno scarsissimo ascolto. Mi piace però ricordare che anche dopo l’abbandono del movimento anarchico non vennero meno i rapporti di amicizia, di stima e di rispetto con Malatesta e con i vecchi compagni. Questi rapporti vennero anzi rinsaldati nel tempo per la generosa disponibilità sempre manifestata da Merlino, che era avvocato, nell’assumere la difesa legale degli anarchici, come avvenne dopo il regicidio di Monza con la coraggiosa accettazione della difesa di Bresci.



Quali sono i filoni di pensiero, quali i pensatori che a tuo avviso hanno sviluppato gli spunti più interessanti ed originali della riflessione merliniana?

Credo che Aldo Venturini, il più importante studioso di Merlino nel secondo dopoguerra, sia stato per molti anni anche l’unico socialista merliniano dichiarato del nostro paese. Merlino non ha creato una propria corrente politica più o meno organizzata e inoltre, come già ho accennato, dopo il suo abbandono del movimento anarchico è rimasto sostanzialmente un incompreso e un isolato. Anche dopo la caduta del fascismo la cultura italiana, con poche eccezioni, si è a lungo dimenticata di lui, o comunque non ha riconosciuto in modo adeguato il valore della sua produzione teorica. Ciò non vuol dire che egli non abbia esercitato alcuna influenza. Alcuni autorevoli studiosi di Merlino, in particolare Aldo Venturini e Nico Berti, autore in questi ultimi anni dell’unica biografia scientifica completa del pensatore napoletano, hanno visto in lui un precursore e anzi il vero fondatore del socialismo liberale, prima e con maggiore forza teorica di Aldo Rosselli. Sul ruolo di Merlino come precursore del liberalsocialismo si sono espressi in tempi diversi anche Nicola Tranfaglia e lo stesso Norberto Bobbio. Pur trovando almeno in parte legittima questa interpretazione, perchè sicuramente in Merlino si trovano alcuni spunti e alcune anticipazioni del socialismo liberale, io sostengo da tempo che il pensiero di Merlino è caratterizzato da una tale radicalità che rinchiuderlo nell’ambito di quella corrente risulta difficile e sostanzialmente fuorviante. Nel suo caso mi sembra preferibile parlare di “socialismo libertario”, che è poi anche il termine che Merlino stesso aveva adottato per definire le proprie concezioni politiche negli anni della maturità. La questione non è ovviamente solo terminologica. Io ritengo che tra l’anarchismo tradizionale e il socialismo liberale esista uno spazio dello spettro politico in cui si sono mossi e si muovono personaggi e tendenze che almeno in parte presentano caratteristiche autonome e originali rispetto alle due correnti ideali e politiche contigue, con le quali peraltro si condividono anche tanti valori comuni. Questo spazio, dove finora storicamente non si è coagulato un vero e proprio movimento politico organizzato, è appunto il socialismo libertario, di cui Merlino è stato uno dei più importanti teorici. Un altro socialista libertario è stato, ad esempio, Andrea Caffi. Infine, una certa influenza Merlino l’ha esercitata anche sul movimento anarchico. Nella sua fase giovanile anarchica (una fase, non va dimenticato, che è durata circa vent’anni, durante i quali egli è stato al pari di Malatesta uno dei più noti e influenti esponenti del movimento a livello italiano e internazionale), Merlino ha esercitato una importante funzione valorizzando dell’anarchismo il suo aspetto socialista, battendosi contro l’emergere delle correnti individualiste e antiorganizzatrici e in particolare - con una dura polemica che gli attirò anche rischi personali - contro quella tendenza espropriatrice e illegalista che prese il nome di “ravacholismo”. Malatesta, che gli fu a fianco in questa lotta, riconobbe anche a distanza di alcuni decenni l’importanza del ruolo sostenuto da Merlino. Più in generale, si può sostenere che Merlino, che pure all’occorrenza fu un abile e infaticabile cospiratore, cercò sempre di valorizzare nell’anarchismo il suo lato propositivo e costruttivo, più di quello negativo e distruttivo. Dopo la polemica del 1897 con Malatesta e l’uscita dal movimento, l’influenza di Merlino è stata minore, anche se forse non del tutto trascurabile nell’aiutare a fare emergere posizioni più problematiche e criticamente fondate. Mi sembra innegabile comunque che l’interesse per Merlino abbia riguardato e riguardi soprattutto quei militanti che a un certo punto cominciano ad avvertire l’insufficienza di alcuni postulati dell’anarchismo tradizionale. In questi casi, il confronto con l’ “anarchia possibile” proposta da Merlino diventa un passaggio quasi obbligato, soprattutto se non si vuole rinunciare del tutto a una trasformazione in senso libertario della società.

rivista anarchica
anno 30 n.264 - giugno 2000


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