FRANCOIS MITTERAND,L’ULTIMO MONARCA SOCIALISTA

di Luca Molinari

François Mitterand nasce nel sud ovest della Francia, nella cittadina di Jarnac, nel 1916, durante la battaglia di Verdun, una delle più sanguinose della Prima Guerra Mondiale. In questa piccola località della provincia profonda della Francia frequenta scuole cattoliche e inizia la sua attività politica nella Croix de feu (Croce di Fuoco), organizzazione della destra francese antitedesca, ma non antisemita. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale è nell’esercito francese  e viene catturato dai tedeschi e deportato in Germania da dove tenterà di fuggire, senza risultati, un paio di volte: solo al terzo tentativo riesce a raggiungere Parigi dove diventerà un ufficiale del governo collaborazionista di Vichy fondato e guidato dal Maresciallo Pètain.

Sono questi anni oscuri della biografia del futuro presidente socialista, durante i quali matura una rapida conversione verso gli ideali della sinistra repubblicana e socialista. A partire dal 1942, dopo un incontro con il generale Charles De Gaulle, entra a far parte delle fila della Resistenza francese, come testimoniato dallo stesso generale. Nel 1943 è a capo di una rete spionistica in supporto logistico ai partigiani e comincia ad organizzare una fitta ragnatela di rapporti all’interno della pubblica amministrazione con il fine di organizzare gli organi burocratici e periferici della Francia in vista della quasi imminente liberazione assicurando la fiducia di funzionari, burocrati e prefetti alla nuova repubblica francese, la Quarta della storia del paese transalpino, di cui sarà uno dei più importanti esponenti politici alla guida di un piccolo partito radicalsocialista, l’Union democratique et socialiste de la Resistence  (Unione democratica e socialista della Resistenza, Udgr), e ricoprendo importanti incarichi di governo. Nel 1947, a soli 31 anni, è il più giovane ministro di Francia avendo assunto il dicastero per gli affari dei reduci nei governi del socialista Paul Ramadier (Sfio) e del democristiano Robert Schuman (Mrp). Nel 1957, durante gli infuocati giorni della tensione con l’Algeria, ricopre la carica di Ministro degli Interni nel gabinetto guidato dal radicale Pierre Mendes-France (pronuncerà in questo ruolo la fatidica frase “Il solo negoziato possibile è la guerra, – che chiamerà semplicemente les evenementspoiché l’Algeria è Francia). Nel successivo governo guidato dal socialista Guy Mollet (Sfio) sarà Ministro di Grazia e Giustizia e, pur continuando ad opporsi alla separazione della Francia dall’Algeria, combatterà ogni violazione dei diritti umani perpetuata nel paese africano dalle autorità civili e militari francesi.

    Il perpetuarsi della crisi algerina e l’aggravarsi della situazione interna conducono alla fine della Quarta Repubblica ed all’avvento al governo del Generale Charles de Gaulle che, ottenuti i pieni poteri per 6 mesi (misura votata dal Parlamento con l’opposizione dei soli comunisti e di pochi altri deputati radicali e socialisti tra cui lo stesso Mitterand) e una volta concessa l’indipendenza all’ex colonia, riformerà dalle fondamenta lo stato francese in senso presidenzialista: nasce la Quinta Repubblica francese di cui Mitterand sarà fortemente avverso, tanto da definirla con lo sprezzante epiteto di “colpo di stato permanete”. L’avvento al potere di de Gaulle mettono in secondo piano la figura di Mitterand che diventerà strenuo avversario del generale tanto da sfidarlo nelle prime elezioni presidenziali a suffragio popolare diretto del 1965 come candidato delle sinistre. Contrariamente a tutte le previsioni ottiene un ottimo risultato: costringe de Gaulle ad un imprevisto ballottaggio nel quale, seppur sconfitto, ne esce avendo ottenuto un ragguardevole 45 % dei voti. Dalla sconfitta elettorale impara una lezione fondamentale: la sinistra francese, se vuole sconfiggere il de Gaulle e il suo partito, deve riorganizzarsi in un solo partito della sinistra non comunista e collaborare con lo steso Partito Comunista Francese cercando, però, di subentrargli nell’egemonia e nella guida dell’intera area progressista francese. Tale opinione si rafforza dopo il ’68, il famoso Maggio francese, tanto da condurlo nel 1971 alla fondazione di una nuova unica ed unitaria formazione partitica della sinistra francese, il Parti Socialiste (Partito Socialista, Ps) che, nato dalle ceneri della vecchia Sfio, con l’innesto di elementi tradizionalmente socialisti, radicali e repubblicani (come il Psu di Rocard, il Ucgr di Savary e l’Ucgs di Poperan) e nuovi innesti di origine cristiano-sociale (come il futuro Ministro delle Finanze e Presidente dell’Unione Europea Jacques Delors), in un decennio condurrà François Mitterand alla conquista della più alta e importante tappa della sua già lodevole carriera politica, la conquista dell’Eliseo e con essa della Presidenza della Repubblica francese. La massima carica della Francia repubblicana, che gli era sfuggita nel 1965 contro de Gaulle e nel 1974 (e per soli 212.300 voti!) contro il candidato di centro-destra Valery Giscard d’Estaign, viene conquistata nel 1981 nel ballottaggio contro il presidente uscente Giscard d’Estaign. Una volta insediatosi all’Eliseo Mitterand avviò una politica di nazionalizzazioni in settori chiave dell’economia e di riforme a favore dei diritti sociali (riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e aumento del numero di giorni di ferie pagate) e civili (abolizione della pena di morte), ma le elezioni politiche del 1986 riportarono al governo una coalizione di centrodestra guidata da Chirac. Seguì il periodo detto della “coabitazione”, per la contemporanea presenza all’Eliseo di un socialista e al governo di un conservatore: Mitterand non perse occasione per opporsi e ostacolare l’azione di questo governo di cui non condivideva la linea politica. Le elezioni presidenziali del 1988 confermarono Mitterrand e costrinsero alle dimissioni Chirac (che, candidatosi contro il presidente uscente viene da questo scinfitto con il 54 % dei voti) che fu sostituito dal socialista Michel Rocard, cui nel 1991 è succeduta Edith Cresson.

    Dopo 14 anni di Presidenza della Repubblica Mitterand viene sostituito nel 1995 proprio da neogollista Jacques Chirach e muore dopo una lunga malattia lunedì 8 febbraio 1996.

    Si può legittimamente affermare che la Francia in questo dopoguerra sia stata rappresentata da de Gaulle e Mitterand, rappresentanti di due diverse concezioni della stessa “idea della Francia”, la grandeaur, secondo cui il bene della Nazione corrisponde al bene assoluto. Per il generale tale grandeaur corrispondeva alla tradizione conservatrice e bonapartistica della forza militare della Francia per cui era inevitabile una superiorità francese non solo nei confronti delle altre potenze europee, ma anche verso gli stessi Stati Uniti d’America. Per il Presidente socialista, invece, la grandezza della Francia discendeva direttamente dal mito rivoluzionario del 1789, dall’Illuminismo, da Voltaire e da Rousseau: la Francia sarebbe stata tanto più grande, quanto più grandi e più liberi sarebbero stati i francesi. Degno erede dei giacobini e del Fronte Popolare di Léon Blum, Mitterand seppe, tra molte contraddizioni e lati oscuri, rappresentare al meglio quella tradizione secondo cui “la Francia ha condannato gli uomini a vivere liberi.

    Ultimo monarca repubblicano, ultimo re rosso, Mitterand è stato uno degli uomini più illustri e più importanti del secolo non solo per la Francia, ma anche per la democrazia e per la sinistra internazionale. Ha detto Giorgio Napolitano “Nella storia francese della seconda metà del secolo, la sua figura giganteggia accanto a quella di Charles De Gaulle. Alla sinistra egli ha dato l’esempio e l’apporto di una tenacia irriducibile nel perseguire e costruire la vittoria, l’insediamento al vertice dello stato, nel cuore dell’Europa. Senza di lui non sarebbe progredita, in una fase cruciale, l’unione europea.”.

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