LE NUOVE INIZIATIVE DELLA SINISTRA

di Mario Casalinuovo


Forse, è vero: non tutti i mali vengono per nuocere. La sconfitta elettorale della sinistra ha provocato reazioni a catena, dal centro alla periferia e viceversa. Il dibattito, che si intensifica giorno per giorno, dà intanto segnali importanti indicando, a me sembra, la giusta direzione lungo la quale bisogna muoversi, che un tempo si chiamava la via maestra del socialismo, sorretta dai tre grandi pilastri della democrazia, della libertà e della giustizia sociale. Nessuno dovrebbe negare che la via maestra esiste anche oggi, con caratteristiche ben diverse da quella di ieri, delle quali, certamente, bisogna essere consapevoli e che, peraltro, si vanno approfondendo sempre di più, anche o soprattutto in relazione ai nuovi avvenimenti che interessano tutto il mondo. Giusto per citare il più recente, è da considerarsi tale la prima visita in Europa del nuovo presidente repubblicano degli Stati Uniti, che è valsa a mettere in evidenza, pur nel tentativo di mitigarla, la differenza tra le due concezioni della pace, con i mezzi per assicurarla, e dello sviluppo economico e sociale dei popoli.
In Italia, dunque, la sinistra è in fermento, giustamente protesta contro il nuovo giuramento di Pontida della truppa antinazionalista guidata da Bossi da Maroni e da Castelli, Ministri della Repubblica italiana, avvia con l'Ulivo la politica di opposizione al Governo del presidente Berlusconi tuttora alle prese con il suo conflitto di interessi che si è ora esteso ad altri membri della compagine governativa, ed assume alcune iniziative che debbono essere, per la loro importanza, sia pure in sintesi richiamate.
Anzitutto, bisogna definire certa la piena validità dell'Ulivo nel quale continuano a credere fermamente i partiti del centrosinistra e che ha visto ricompattarsi nella "Margherita" ben quattro formazioni con un risultato elettorale pienamente soddisfacente. Le nuove iniziative, infatti, tendono a creare le condizioni necessarie ed indispensabili perché la sinistra possa avere più forza e, conseguentemente, possa rendere più forte la coalizione nell'attuale sistema elettorale che ha visto, il 13 maggio, accentuarsi in maniera tanto evidente il bipolarismo.
La iniziativa di Amato cammina ed è ormai avviata la costituzione dei comitati di base .riformisti che dovranno essere la espressione di tutta la
sinistra democratica. Il suo discorso all'assemblea dei DS, tenutasi a Firenze, ha riscosso larghi consensi. Fassino ha commentato: "Manifesto la mia piena condivisione ad un progetto che punta a realizzare una sinistra più grande in un Ulivo più grande".
Ma, intanto, cammina, per raggiungere gli stessi fini, un'altra iniziativa non meno importante. Tutt'altro. Si muovono le "Fondazioni" che possono definirsi le più qualificate rappresentanze del movimento socialista di ieri e di oggi.
Sono lietissimo di avere avuto la possibilità di partecipare, giorni or sono, ad un interessante incontro ad altissimo livello nell'accogliente sede romana della Fondazione Modigliani, costituita nel lontano 1949 per onorare la memoria di Giuseppe Modigliani (1872 - 1947), parlamentare e dirigente socialista riformista, che lasciò larga impronta di pensiero e di azione nelle lotte in favore dei lavoratori italiani. La Fondazione fu riconosciuta con DPR 21 novembre 1987 come erede diretta dell'Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano ed è, per questo e per le sue origini, essa stessa carica di storia. Ho così ascoltato una relazione introduttiva che ha saputo ancorare approfonditamente il presente al passato: dai principi fondamentali del socialismo della prima metà del Novecento alla società di oggi, con tutte le trasformazioni che l'hanno investita, all'abbattimento delle barriere europee, all'era della globalizzazione ma anche delle nuove povertà, alla economia di mercato e, quindi, all'insorgenza dei nuovi conflitti sociali che si acuiscono ogni giorno di più.
Insomma, sono tanti i motivi che rendono indispensabile una sinistra democratica più unita e più forte. Che vale sperdersi per far vincere l'avversario? Bisogna unire le forze socialiste e democratiche per rendere anche più forte la sinistra europea in un momento in cui possono pesare in senso contrario i nuovi indirizzi della politica americana.
Se la iniziativa delle Fondazioni socialiste (la "Modigliani", la "Nenni", la "Brodolini" e la "Matteotti") assumerà definitivamente concretezza operativa, il movimento potrà essere certamente anche asse portante della costituzione di un forte partito socialista italiano, ispirato ai principi ed alle caratteristiche più salienti di quello europeo.
L'auspicio, naturalmente, è che nei DS il dibattito avviato e che si concluderà nel prossimo Congresso possa segnare il superamento non soltanto
di vecchi schemi, che certo hanno prodotto danno, ma anche di una vecchia mentalità, dovuta forse ad abitudine, che spesso resiste in coloro che crebbero nel partito comunista. Luciano Violante, nell'intervista della settimana scorsa al "Corriere della Sera", ha toccato tra l'altro l'argomento, precisando testualmente che "intendiamo dare voce e ruolo nel partito anche a chi non èdi provenienza comunista, più di metà degli iscritti, ma crede come noi nelle libertà, a partire dalla libertà dal bisogno, nella modernità, nella giustizia sociale". Anche in Calabria, a quanto ho letto nella cronaca del dibattito sull'ultimo incontro regionale dei DS, si sono sentiti accenti di rilievo nello stesso senso.
Un' ultima annotazione, anche se può sembrare marginale ma forse non lo è, debbo pur farla. Si sfalda il "Nuovo PSI", com'era anche nelle previsioni, ma ancor prima del previsto. Non poteva andare diversamente, per ragioni ben comprensibili e sulle quali peraltro ci siamo già soffermati in precedenti note. Martelli è ora decisamente contro De Michelis, il solo ad essere stato accontentato con la nomina di un sottosegretario di sua fiducia e (cosa più interessante!) con la sua designazione a far parte, a Palazzo Chigi, dello staff del presidente del Consiglio quale esperto di politica estera: lui, già Ministro degli Esteri negli anni novanta. Ma c'è altro e di più: Martelli e Bobo Craxi hanno apostrofato pesantemente Berlusconi: "Ci hai ingannato!". Certo, il presidente, per essere tranquillo, vuole i "convertiti" in Forza Italia: gli esempi, ben noti, ci sono sia in sede nazionale che in Calabria. In fondo, a parte il problema della manifesta incoerenza, può dirsi che sono esempi di sincerità. Agli altri, a quelli che avrebbero voluto far diventare il PSI "di destra", si potrebbe invece ricordare, giusto per concludere con un altro antico adagio: "Chi lascia la via vecchia per la nuova".E davvero non è il caso di aggiungere altro.

19 giugno 2001


Un nuovo partito (se non ora, quando?…)

di Luca Fioretti 



- Il Centrodestra ha vinto…

C'è una sola, grande ragione che spiega la vittoria del centrodestra, da cui discendono poi altre non meno importanti motivazioni. 

La destra, anzi Berlusconi, ha vinto perché è stato legittimato da noi, dal centrosinistra, con il grave errore strategico della Bicamerale, nel 1996, e con l'incapacità (o la non volontà, che la si chiami come uno vuole…) del governo di approvare una legge sul conflitto di interessi nei tempi e nei modi dovuti. 
L'iniziativa politica lasciata ai comici, il boomerang scagliato dai vari Luttazzi, Guzzanti e Benigni ha solo demonizzato l'avversario, ricadendo sulla testa del mittente nella misura di un referendum pro o contro Berlusconi, che non poteva che essere perso, vista l'assoluta egemonia della Casa delle Libertà nel campo dei media.
Il centrodestra ha vinto perché ha saputo proporre un modello di società dove la televisione è l'unico mezzo per fare, per vendere politica, dove il denaro e il successo individuale, e dunque l'egoismo, del singolo, del proprio nucleo familiare o della stessa corporazione, rappresentano i valori da raggiungere, all'interno di uno Stato che lasci ampiamente le mani libere, libere da tasse e da obblighi morali e giudiziari (si pensi alla depenalizzazione del falso in bilancio in procinto di essere approvata dal nuovo Governo…). 
La vittoria del centrodestra è stata trasversale, ha attinto dalle più diverse fasce della società, parlando lo stesso linguaggio dei giovani, dei ceti emergenti, ed intercettando le ansie dei ceti popolari, e questo per noi della sinistra è davvero un grosso peccato, un grande limite…
La vittoria del centrodestra si deve alla capacità di aggregazione, ma non alla quantità dei consensi. La maggioranza degli elettori ha votato contro il centrodestra anche se lo ha fatto in modi che hanno regalato la vittoria a Berlusconi, permettendogli di poter instaurare il primo governo marcatamente populista nella storia delle Repubblica.


- Una sconfitta annunciata…

Queste le ragioni della vittoria di Berlusconi e dei suoi 'satelliti'. Ma quali sono state le ragioni della sconfitta?
Su tutto: l'incapacità di offrire un nuovo modello di società, di dare un 'sogno' in cui credere, su cui innestare quei valori che sono da sempre i nostri, e che sono i valori comuni del riformismo, laico, cattolico e democratico che vive all'interno della casa europea, la nostra nuova casa. Un modello che, se pensato e sviluppato in tempo, e portato avanti con entusiasmo e convinzione, avrebbe risolto anche i problemi di aggregazione, o per lo meno avrebbe portato ad un accordo, con Rifondazione e Di Pietro, che sono e devono, non dimentichiamolo, continuare ad essere un patrimonio di tutto il centrosinistra.
Questo ci è mancato, principalmente. Abbiamo giocato in difesa, abbiamo giocato 'contro', un tipo di gioco rivelatosi (per i motivi che ho detto prima), una tattica sorpassata, perdente.
Una campagna elettorale partita tardi, dove Francesco Rutelli è stato messo in grado di 'ingranare' la giusta marcia solo a poche settimane dal voto.


- Un partito vecchio, lontano da tutto…

E i DS. Il nostro partito? Beh, molto semplicemente: non è stata fatta campagna elettorale. O meglio, è stata fatta per l'Ulivo, per la coalizione. Posso fare l'esempio della mia sezione, a Monsano, di cui sono Segretario, dove il materiale elettorale è arrivato poco più di una settimana prima del 13 maggio… Per noi, per il nostro partito, poco o nulla è stato fatto. Il Segretario scomparso dalla scena nazionale, impegnato a Roma. Massimo D'Alema immerso, coraggiosamente certo, nella battaglia elettorale per il suo collegio, dando però l'impressione agli iscritti di vivere le fatiche del candidato premier e del popolo della sinistra con il solito, algido distacco… 
Non siamo stati in grado di capire ed interpretare i grandi cambiamenti sociali, i nuovi bisogni, le nuove paure, le grandi insicurezze dei giovani, pronti ad accorrere e votare la destra, ammaliati dall 'ecstasy' berlusconiano, la nuova droga del 'tutto e subito', a qualunque costo.

Alessandro Natta, al quale deve andare il nostro più caro ricordo, passò dei giorni bui, ma li accettò con grande dignità e coerenza. Parlo di quando, nel 1988, fu… dimesso da Segretario del PCI, sia per ragioni di salute, ma soprattutto per aver raggiunto il minimo (allora) storico del 26%. 
Ebbene. Siamo caduti al16,6% in campo nazionale. Una perdita, per certi versi incredibile, del 4,5% dopo cinque anni di buon governo: un lavoro che doveva essere maggiormente divulgato, in modo capillare, anno dopo anno, a tutte le famiglie. Nelle Marche, la mia regione, abbiamo perso in cinque anni, tra l'altro con una giunta regionale di centro sinistra, che ha ben lavorato, 64500 voti, passando dal 29% al 22,5% e facendoci superare da Forza Italia, divenuto con il 24,9% il primo partito nella regione.

Allora non si deve avere paura a dirlo: non si deve pensare con la testa rivolta al passato, impregnata di melensi virus democristiani. 
Credo sia giunto il momento di pensare ad un gruppo dirigente da ricostruire, da ricostituire. 
Al tempo di Natta, la spinta venne dall'interno del partito, con i 'giovani' D'Alema e Occhetto. Oggi, quella spinta non c'è, semplicemente perché non ci sono le persone in grado di attuarla. In campo DS ci si azzuffa per le solite poltrone, per conquistare quelle posizioni di forza da far valere in un Congresso che, senza prima una seria, indispensabile discussione sul 'cosa' e sul 'come', non cambierà niente. 


Occorre allora ripartire dalla base, dal basso.

Ripensare ad una nuova idea di partito, ad un nuovo progetto. Le radici sono solide, ma devono essere messe in grado di ridare nuova linfa all'albero secolare della sinistra. 
Penso all'organizzazione attuale: che senso ha mantenere le attuali Federazioni, quando ormai si è radicata, con il nuovo sistema elettorale, la logica del Collegio? Perché non pensare a costituire dei Comitati, corrispondenti agli attuali Collegi elettorali? Strutture più agili, meglio organizzate, in grado di conoscere meglio il territorio e le sue realtà. Costruirli aprendo le porte ai molteplici soggetti della società civile, dalle associazioni ambientaliste al volontariato cattolico, in quanti insomma si riconoscono in un progetto comune, che parli degli stessi valori. Una società fatta di diritti, ma anche di doveri; di poche regole, adeguate alla realtà attuale e alla velocità delle trasformazioni in atto, ma applicate per tutti, e senza sconti. Una società aperta, solidale, dove la libertà dell'individuo si coniughi con la giustizia sociale a garanzia dei più deboli ed emarginati. Una società che privilegi, come da sempre afferma Norberto Nobbio, l'inclusione, non l'esclusione.

Per fare questo, non basta un congresso. No, un sogno non si crea in un congresso, con i vecchi metodi, figli di vecchia politica.
Basta rivolgersi al passato, così non troveremo mai unità di intenti.
Guardiamo al futuro, abbracciati agli altri, insieme, senza distinzioni, con tutte le forze che si riconoscono negli stessi valori: l'ambiente, assolutamente prioritario specie riguardo alle generazioni future; lo sviluppo sostenibile; le sfide imposte dalla globalizzazione; gli enormi divari tra l'occidente ed il terzo mondo; il compimento della costruzione di una grande Europa. Valori che portano inevitabilmente ad una buona politica, e ad una buona, giusta, capacità di amministrare, sia in ambito locale che in quello nazionale.
Il futuro è questo, e riguarda non il cortile Italia, dobbiamo mettercelo bene in testa, ma riguarda la nostra casa comune, l'Europa. 

Il futuro è un nuovo partito della sinistra, forte, aperto all'innovazione e in grado di capire e adattarsi ai rapidi cambiamenti della società. 
Proviamoci, tutti insieme… Facciamolo apertamente, riacquistando, riscoprendo il valore della Parola, con la P maiuscola; di parlare, di parlarci nuovamente, di uscire dalle Sezioni (luogo ormai obsoleto) e di abbracciare i problemi degli altri, farli nostri e confrontarci, metterci in discussione. Insomma, di ritornare a fare politica, illuminati però da quel 'sogno' che solo noi, il democratico, il liberale, l'ambientalista e il cattolico riformista, possiamo, dobbiamo poter ricreare.

Penso ad una grande consociazione, un progetto di… consumo consociato della politica, che utilizzi, che sfrutti le enormi possibilità della Rete…
Monsano, il mio paese, ha catturato l'attenzione dei media nazionali con due progetti innovativi: l'utilizzo dell'olio di colza, il biodiesel, per i suoi automezzi comunali, e il progetto di informatizzazione delle famiglie (sul web: http://www.villaggiotelematico.it) con l'eccezionale, pieno coinvolgimento del Nobel Dario Fo e della sua famiglia. Due progetti che sembravano potersi arenare sugli scogli dell'indifferenza, visto che arrivavano da un comune di appena 3000 abitanti, ma che sono invece 'esplosi', premiando semplicemente la forza di un idea e la capacità di attuarla e di propagandarla. Dunque, dal basso si possono realizzare ancora dei sogni, si possono concretizzare delle idee vincenti. 
Badate, l'occasione è quella giusta, e non pensate, non pensiamo di non poter fare niente, noi, da soli… Abbiamo una potenzialità, una risorsa enorme, la Rete. Sfruttiamola, e cerchiamo di ricreare dal basso quello che a Roma, nelle stanze del potere, neanche pensano si possa realizzare. Domenica 10 giugno, la nostra assemblea degli iscritti ha deciso all'unanimità di portare avanti questo progetto, creando un Centro di Iniziativa Politica (è aperto il concorso per un eventuale nome da dare, tutti insieme, a questo possibile, potenziale movimento!!…) che coinvolga con iniziative e proposte tutti gli altri soggetti della sinistra. Chiediamo con forza un dibattito aperto, non precostituito, da celebrarsi con spirito profondo di cambiamento del partito e del suo gruppo dirigente. Un dibattito non blindato dalle mozioni, da votare a scatola chiusa a settembre o in primavera…

"…dai molti mondi che resistono e crescono con il sogno di una esistenza migliore per tutti…" Sono le parole che provengono dal 'popolo di Seattle': migliaia di giovani che sentono sulle loro spalle un futuro incerto, che vogliono certezze e coltivano speranze, come tutti i giovani. E' anche a loro che bisogna guardare, perché i 'sogni', le speranze, possono avere delle risposte reali solo guardando verso una sola direzione: a sinistra….

Mandiamo un segnale forte, tutti insieme… ricominciate, ricominciamo daccapo per ricreare un sogno e rituffarci con esso nella realtà che noi vogliamo, che abbiamo… sognato.


Cari compagni apriamo il cantiere socialista

di Alessandro Livrieri 

Poteva scoppiare la pace e invece la guerra divampò "all'ultimo sangue"! Alla fine dell'Agosto '91, all'indomani del tentato golpe contro Gorbaciov da parte dei comunisti conservatori, la Direzione Nazionale del Psi, su indicazione di Craxi, propose al Pci-Pds di Occhetto un accordo fondato sull'adozione di elaborazioni comuni a partire dalla politica estera. Una svolta, dunque, nell'annosa polemica "a sinistra". Occhetto (evidentemente presago di quel che sarebbe successo nei mesi successivi) parlò di una "questione morale" grossa come un macigno e non se ne fece niente. Quel che è successo dopo è storia nota. Il Psi distrutto, la "gioiosa macchina da guerra dei Progressisti" sconfitta da Berlusconi, una sinistra italiana (molto diversa dalla dimensione socialista europea) abbandonata alla deriva giustizialista e al delirio dei "mozzaorecchi" giacobini. E poi Dini, Prodi, D'Alema. le elezioni regionali e l'ultimo recente "boom" berlusconiano. La sinistra italiana è elettoralmente al suo minimo storico e (davvero all'anno zero) si interroga sulle forme politico-organizzative da dare all'Ulivo. Si contorce sulle due o tre gambe su cui sostenere la coalizione. Sembra riciclarsi nel rebus di una prospettiva da "Partito Democratico", padre, madre e erede delle variegate famiglie riformiste italiane, mentre si fa strada l'idea di una aggregazione di stampo socialdemocratica da collegare alla "grande famiglia del socialismo europeo".

Quello che è certo è che, dopo anni di diaspora lacerante, sembra definitivamente fallito il tentativo di una ricomposizione autonoma dei socialisti nello scenario politico! Ai minimi termini elettorali succede di tutto nel "Nuovo Psi" e, nello Sdi, (diciamocelo con franchezza) non tarderanno ad emergere confronti anche aspri fra la prospettiva Rutellian-prodiana e quella di un  rinnovato e maggioritario Partito del socialismo italiano.

Il dibattito è aperto, il cantiere va messo in piedi senza fretta e senza cedere (o prestarsi) alla tentazione di incunearsi nelle divisioni interne ai Ds o nel processo di ricomposizione di un'area cattolico-democratica che, oggi più che mai, appare innervarsi sul tronco popolare-dossettiano con riferimento a Prodi, Parisi, De Mita, con spruzzatina di Dini e Mastella.

Quello che può essere fatto, invece, è il tentativo di ridefinire la presenza e l'identità dei socialisti per la ricostruzione di una sinistra moderna, Liberale, Garantista, Riiformatrice e Libertaria. Contribuire, per esempio, a partire dai temi del Lavoro, dei Diritti, delle Libertà, del governo delle Comunità ad agganciarci seriamente alla tradizione socialista europea senza inseguire piroette Foleniane, i rigurgiti Dipietristi e i vagheggiamenti circa un improbabile "Ulivo Mondiale". Restiamo in Europa. Rilanciamo culture e progettualità socialiste. Diamo forma ed organizzazione nuova alla tradizione socialdemocratica. Senza fughe in avanti ma, (sarebbe davvero un paradosso) nemmeno con le "puzze sotto al naso" verso quei post-comunisti che si pongono il problema di una grande forza socialista, suggellando ormai anche politicamente la vittoria storica del socialismo liberale. Non è possibile rimanere assenti, afoni o diffidenti. Lasciamoci cadere (perché non ha più senso) dalle mani il piccone della divisione a sinistra e sporchiamocele con la calce e i mattoni per edifici politici, progettuali e culturali nuovi. A partire da Salerno e dalla sua Provincia

 “Quarto Stato”

giornale dei socialisti campani

22 giugno 2001


Vi ringrazio dell'invio della Webzine.

Perdonerete il fatto che, per me, Socialismo e Liberalismo restano, se uniti, un ossimoro; quanto meno, se uniti nel rispetto del significato delle parole, quando usate per descrivere con chiarezza sistemi socioeconomici.
Se , diversamente, si vogliono unire qualità dello spirito che stanno a significare sollecitudine verso il prossimo ed attento ascolto e rispetto di opinioni plurali, allora i termini non sono antitetici.
Io provengo, in buona sostanza, dalla tradizione del Pci, che certo è stato, dai tempi di Togliatti, un partito riformista; in epoche diverse, e quindi necessariamente con modalità diverse, è stato democratico e calato nel pluralismo della società italiana.
Spero che la sinistra di oggi sappia coglierne l'eredità migliore,attualizzandola nella misura del necessario.
Certe volte penso che i Ds, da Occhetto in poi, abbiano avuto timore a far fruttare la loro radice principale; quando Natta diceva che non c'erano strappi nelle bandiere del Pci, aveva ragione.
Non che non capisse la necessità di cambiare:non vedeva però un cambiamento come adeguamento raffazzonato ad un liberismo temperato da un di più di solidarietà.
Il progetto di una Società Socialista, anche ai tempi lunghi, rimane per me scandalosamente attuale.
Non sto parlando di una mitiva età dell'oro: il mito non è storia.
Sto indicando che ci sono idee principali ed altre che sono "compagne di strada", anche se fondamentali.
Per me, l'idea principale è quella di un'economia fondata sulla cooperazione e lo scambio non mercificato di beni e servizi: a quello tende il Socialismo.
E' acquisito, e francamente penso che il Pci abbia fornito le gambe per farlo camminare, il principio del pluralismo.
Chi è Liberale, ha idee di fondo comunque molto diverse dalle mie, e, credo, che se dal dialogo-scontro tra le idee devono nascere sintesi interessanti, sia comunque opportuno sapere almeno da dove si parte.
Cordiali saluti
Giacomo Minaglia

13 giugno 2001


Disce aut discede


La Casa delle Libertà ha vinto le elezioni ma non potrà modificare la Costituzione. Il numero di seggi parlamentari non lo consente. La vittoria elettorale della coalizione di centro-destra non è dunque un evento epocale e il centro-sinistra può e deve guardare al futuro con serenità e intelligenza. La convinzione del futuro Presidente del Consiglio, di saper e poter fare cose tali da rendere irreversibile la scelta elettorale e permanente un modello sociale basato sul successo degli individui, può suggestionare cittadini con scarsa cultura politica ma sarà presto ridimensionata dalla realtà. L'affermazione del centro-sinistra nei ballottaggi del 28 Maggio per il governo di città e province importanti, conseguito con la convergenza sui candidati dell'Ulivo dei voti di forze politiche con cui l'Ulivo non aveva trovato una convergenza programmatica per le elezioni generali, e la conflittualità sempre più accesa che già si manifesta nel centro-destra, ancor prima della convocazione del nuovo Parlamento e della formazione del nuovo Governo, già hanno raffreddato la convinzione della maggioranza parlamentare di poter fare strame di un'opposizione debole. La sconfitta elettorale del centro-sinistra e, al suo interno, della sinistra, alle elezioni politiche è tuttavia avvenuta e impone riflessioni, che vanno oltre l'ovvia affermazione che uniti si vince e divisi si perde. Una stagione di governo e riforme, di successi economici e sociali, di sviluppo conseguito in un clima di confronto sociale civile, si è conclusa senza trovare un sufficiente consenso nel corpo elettorale. Molte e diverse risposte saranno date nel tempo futuro, in un'analisi seria e sistematica del voto nelle diverse aree del Paese e nella preparazione di un nuovo programma di governo, ma già ora è possibile una riflessione semplice, che chiunque abbia ascoltato gli elettori di centro-sinistra può cogliere come un sentimento e un'opinione largamente condivisi. In questi anni è stato abbandonato il metodo politico che faceva della discussione diffusa, della partecipazione alle scelte sulle cose e sulle persone, lo strumento utile per un'azione politica efficace di chi è socialmente debole, di chi opera nel rispetto degli altri, della vita, dell'ambiente. Un nuovo ceto politico si è costituito a sinistra e come tale è stato percepito dalla gente. Distante, lontano, autoreferenziale, magari, nel suo complesso, colto ed affidabile, ma irreversibilmente lontano. Così che il voto al centro-sinistra, per larga parte, è stato espresso contro i connotati potenzialmente eversivi di questa destra di basso profilo e non per un progetto di economia, società, politica che fosse ancora possibile percepire come proprio, come aperto all'accesso di idee e giudizi, dubbi e decisioni. Troppe personalità hanno chiesto una delega, che si è trasformata in mandato, che è divenuta contrapposizione personalistica, e troppi hanno finito per sommare gli effetti dei propri errori personali in una composizione erosiva del consenso e del progetto politico. A un cittadino viene da pensare, qualche volta: ma tu in cosa sei diverso dagli altri? Una delle ragioni del successo del centro-destra è la lontananza dei cittadini dalla politica, perché la politica se ne è andata per i fatti suoi, nel Palazzo. Se sei nella scalcinata destra italiana, ti basta un capo che ti lasci senza regole e ti difenda da ciò che interpreti come un abuso della legge e dello Stato, ma se sei a sinistra, vuoi pensare e partecipare, vuoi ascolto e rispetto. Questo rispetto è mancato, mentre il metodo democratico dei partiti popolari veniva impastoiato. Ora è il tempo dell'umiltà, è tempo di fare un passo indietro. E' l'ora di ricordare che gli accordi politici si fanno fra la gente, nelle famiglie, nei posti di lavoro, e non nelle segreterie, o, ancora peggio, nella persona del segretario o in consorterie ristrette. Io non mi appiattirò sull'idea, cara alla destra, che è tutto merito (o colpa, per alcuni confusi di sinistra) dell'On. Bertinotti. Con Rifondazione Comunista non si discute? Può darsi. Ma sono sicuro che si discute con la gente di Rifondazione, dei Verdi, con i Socialisti Democratici, con i cattolici democratici, i repubblicani, e cesso qui, per comodità, l'elenco. Molti degli attuali dirigenti politici del centro-sinistra sono un patrimonio insostituibile. Scopriremo quali fra loro lo sono veramente da un comportamento: se non ostacoleranno più la formazione delle idee politiche e la formazione e selezione dei gruppi dirigenti dal basso, dalla gente. Se favoriranno cioè lo sviluppo di un nuovo progetto politico e la riproposizione di un'idea di uomo che è viva nella nostra gente pulita. La deriva verso un ceto politico ristretto nel Palazzo è stata senz'altro favorita dalle responsabilità di governo, che a ogni livello comportano una seria conoscenza delle cose e l'impiego di staff tecnici. Ma la tecnica non può mai sostituirsi alla politica, perché il problema è nel decidere e nell'assumersene la responsabilità. Così, il politichese non può sostituirsi a idee chiare e aperte. Stucchevole e remota è la discussione su un partito unico del centro-sinistra, debole la proposta di far partire la discussione dai comitati per l'Ulivo. In molte aree del Paese l'Ulivo non esiste più. Ma ovunque continua a esistere la semplicissima questione: chi rappresenta chi? Quando i Democratici di Sinistra si sono rincorsi l'un l'altro verso una politica sempre più moderata, spostandosi verso il centro dello schieramento politico, hanno frantumato il centro, reso instabili i governi, debole l'azione di governo e perso consensi a sinistra. L'elettorato moderato di centro- sinistra ha reagito convergendo sulla Margherita, della cui affermazione non si può che gioire in un'ottica di coalizione. Ma resta sempre vero che le coalizioni, per definizione, si fanno fra diversi, capaci di convergere in una comune proposta programmatica, ma fra diversi. E' tempo dunque che ogni formazione torni a collocarsi là dove si trovano le radici sociali del proprio consenso. E' tempo che la sinistra dello schieramento torni a sinistra e, praticando la politica dell'ascolto e della proposta, trovi le ragioni di una nuova convergenza con le forze moderate progressiste. Una sinistra plurale, moderna, popolare nei contenuti e nel metodo democratico. E' difficile? Non credo. Perché in questa fase storica del Paese, è possibile e necessario lanciare la sfida della qualità. Qualità della vita, del lavoro, dell'impresa, per tutti e non per alcuni. Questa destra ha trovato il proprio collante nella paura di non farcela, nel convergere di interessi, anche contrapposti, verso l'illusione che la mancanza di regole permetta la sopravvivenza, mascherata da successo. Anche se il prezzo da pagare sarà un ulteriore allargamento della fascia di povertà e straordinari privilegi per pochi. Altro che insegnare la "cultura dell'imprenditorialità"! Noi abbiamo dimostrato e dimostriamo tutti i giorni, nel lavoro, che si può riuscire anche dove ci sono regole. Abbiamo dimostrato di saper fare impresa, ricchezza, progresso, anche grazie e non malgrado le regole di uno Stato di diritto, al rispetto delle persone, al dialogo sociale, alla conoscenza delle società e della natura. Di saper produrre ricchezza stabile e di non intendere l'impresa come uno strumento precario, perennemente conflittuale e insicuro, rivolto a ridistribuire la ricchezza prodotta da altri a vantaggio di qualcuno. Torniamo alla politica vera, nella Sinistra e nella Margherita, e torneremo a governare il Paese, con una coalizione forte, rinnovata e radicata. 

prof. Adriano Podestà,Università di Pisa 
Commissione Nazionale Progetto 2000, Democratici di Sinistra

30 maggio 2001


Risultati elettorali: Berlusconi sbanca tutti, alleati ed oppositori!

Ormai finiti i ballottaggi , si può fare un resoconto completo del voto del mese di Maggio. L'ultima appendice ha premiato, in un certo senso, il centro-sinistra ma effettivamente ci sono state diverse riconferme (e con margini non più elevati come a Napoli dove Rosa Russo Jervolino non tira certo quanto Bassolino).
Si è parlato poco dei programmi in questa campagna elettorale mentre il tema principale è stato la contrapposizione tra il centro-sinistra ed il centro-destra: Ma siamo sicuri che la gente effettivamente abbia votato consapevole di avere improvvisamente ideali di destra?
Secondo me è stato semplicemente un referendum del tipo Berlusconi si, Berlusconi no.
La gente ha votato semplicemente a favore o contro quell'uomo che per tutta la campagna elettorale è stato il vero tema di scontro e dibattito: con tutti i suoi conflitti d'interesse, i presunti amici mafiosi , le società off-shore, le strumentalizzazioni dei discorsi , la satira, ma anche gli immancabili sorrisi, le promesse, gli accordi con gli alleati, il contratto con gli italiani, le cartine con le strade da costruire. 
Ed allora gli italiani, più o meno convinti del fallimento del centrosinistra al governo, hanno deciso di non premiare la politica del voto contro-qualcuno o del contro-qualcosa ed hanno preferito votare chi comunque si è mostrato deciso nell'impegnarsi in un programma rispetto al nulla!
Le tribune politiche ed i programmi come Porta a Porta hanno spesso messo a confronto ex-compagni di partito che si sono trovati a condividere le stesse opinioni sui temi specifici per poi nuovamente scontrarsi sulla figura del Cavaliere.
Gli italiani hanno votato Berlusconi ed il suo partito a dispetto di alleati, oppositori e terzi poli che in mal comune hanno ridotto tutti mediamente del 3% il proprio consenso: nessun ideale, di destra , di sinistra , nessuno spirito cattolico o radicale oppure le tentazioni secessioniste del Nord o inquisitorie alla Di Pietro hanno tenuto il passo al Berlusconianesimo, spartiacque dell'ormai consolidato bipolarismo all'Italiana!
Ormai sorrido quando la mia nipotina quattordicenne si professa di sinistra, apprezza Rutelli perché è un bel tipo e mi chiede se i radicali sono di sinistra o di destra! Mi chiedo: sono ancora le ideologie del secolo passato che possono infiammare e contrapporre gli uomini oppure la politica è destinata ad essere venduta da TUTTI attraverso i canoni del marketing politico, ormai vera scuola socio-filosofica che ha tra i maggiori esponenti proprio Berlusconi, Rutelli ed i loro collaboratori più vicini (quando inizieranno i nuovi corsi di questa formazione politica nelle università?)..
Sicuramente i politici navigati sono quelli che proprio dalla loro esperienza sono rimasti traditi: di fronte al nuovo strumento della politica sono poche le clientele elettorali che sono risultate efficaci. Sarà una perdita? Nulla si crea, nulla si distrugge ed anche il politico si trasforma, basta aspettare!
Ed ora occorrerà trascorrere 5 anni (?) per dare un giudizio sulla politica del centro-destra, o meglio, della politica di Silvio Berlusconi.

GianLuca Masala

29.5.2001


Cristo se sono stato socialista: ma di quelli che non avevano capito i giochi. Ricordo che a vent'anni ero segretario della Federazione Giovanile Socialista di Orvieto, e all'ultimo Congresso ero con la sinistra e fui eletto nel Direttivo di Federazione; poi venne il segretario e mi disse di lasciare il posto ad un pezzo grosso di Roma," tanto tu hai tutto il tempo per il tuo cursus honorum"; da allora ho sempre lasciato il posto a qualcun altro, in tutte le occasioni. E mano e mano ho capito che il partito socialista o lo prendevi così o lo lasciavi. Alla scissione andai nel PSIUP ed anche allora fui nella sinistra di Basso. Poi sono stato extraparlamentare militante e sarei diventato difensore militante degli extraparlamentari di sinistra: un bel giorno mi sono ritrovato a Rifondazione: ho fatto il porta voti a sindacalisti prendi voti e prendi posti e prendi tutto. In questa campagna elettorale, per via che conoscevo Luca Coscioni, ho combattuto in quota radicale: ed ho ritrovato, corsi e ricorsi biologici, la voglia di far politica che avevo quando ero giovane socialista. 
Ho conosciuto Emma Bonino, ed ho incontrato di nuovo Marco Pannella. Li stimo molto ma molto mi atterrisce la loro leadership come leadership: non mi parlate più di Capi, credo che essere socialisti, e sì che ne abbiamo avuto di capi buoni, in tempi ormai remoti, abbia un significato soltanto se il discorso diventa quello di un socialismo libertario e radicale. 
Non credo che occorra un nuovo Marx, come dice Francesco De Martino. Sia perché non dobbiamo star sempre in attesa di un Messia, sia perché credo che basti leggere bene Marx, magari quello degli scritti giovanili, prima che incontrasse il suo segretario burocrate finanziatore Engels. Corsi e ricorsi storici. 
Il socialismo potrebbe non essere sepolto, si tratta di stabilire dove si annida: e stanarlo per voi per noi per tutti. 

Fausto Cerulli
12 maggio 2001


Buon giorno a tutti,
sono Luca Rosetti,
guardando l'Ossimoro mi compiacevo di tutte le informazioni stimolanti che si trovano, ma data la mia giovane età e la curiosità che aumentava curiosando nel sito, cresceva in me l'esigenza di un confronto più diretto con i naviganti di Ossimoro. L'attività che porto avanti mi permette di confrontarmi quotidianamente con personalità di destra e di sinistra locali, ma tutto ciò non è sufficiente anzi è uno stimolo per un confronto anche con altre realtà regionali.
Sono giovane e di conseguenza confuso, ho bisogno di chiarirmi meglio determinati concetti ed è per questo che visitando il sito ho sentito l'esigenza di trovarci un Forum o una chat di discussione sulle culture politiche.
Mi piacerebbe vedere e partecipare a un Forum.
Per il momento complimenti per la ricchezza dei contenuti. 

7 maggio 2001


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