E’ con emozione ed orgoglio che porto a questa grande festa di popolo la voce della Fiap, la Federazione italiana delle Associazioni partigiane fondata nel 1949 da Ferruccio Parri, che poi la presiedette per venti anni.
Più tardi, dal 1987 alla sua improvvisa scomparsa, due anni orsono, la Fiap è stata presieduta da Aldo Aniasi, il “comandante Iso”, un grande ed amato Sindaco della nostra città, dove era entrato alla Liberazione alla testa della divisione Garibaldi che aveva comandato nell’Ossola.
Ricordo questi nomi e questi fatti perché simboleggiano, insieme a nomi altrettanto degni, l’idea che abbiamo della lotta di Liberazione Nazionale come una delle pagine più gloriose della storia d’Italia ed insieme, nel nesso inscindibile tra lotta unitaria per la libertà e pluralità di opinioni, partiti e movimenti, la base del rapporto centrale e indissolubile fra Resistenza e democrazia.
Anche noi, che non l'abbiamo vissuta in prima persona, sappiamo che la Resistenza fu lotta di popolo, perché larga fu la partecipazione popolare, armata e disarmata, in forme e modalità diverse ma convergenti.
Una larga partecipazione preparata in anni lontani dai pochi che seppero dire NO, quando sembrava non esserci alcuna speranza.
Il 25 Aprile è la festa degli italiani, di tutti gli italiani, perché è grazie alla lunga e vittoriosa lotta per la libertà che ciascuno può liberamente manifestare le proprie idee e scegliere forze politiche ed uomini dai quali vuole essere governato.
Ma non sarebbe giusto limitarsi agli aspetti celebrativi, rinunciando ad una notazione che va fatta, con garbo ma con fermezza: è difficile ignorare che, sopratutto negli ultimi anni, la Resistenza e' stata sì formalmente onorata, ma anche a volte sostanzialmente ignorata, archiviata.
C’è stato più di un tentativo - magari maldestro, ma forte - di sminuirla, rovesciando la verità storica, rifiutando di distinguere tra le ragioni di chi
scelse, mettendo a rischio la propria vita, di battersi per la libertà e le ragioni di chi si schierò con l'invasore nazista e ne imitò la ferocia e l'arroganza..
Ricordare la più' grande tragedia del secolo da pochi anni concluso e' un dovere che abbiamo sopratutto nei confronti dei giovani di oggi e delle generazioni che verranno.
Non è per spirito di parte che chiediamo che non si cessi di riflettere su quel che avvenne anche in anni lontani, sulle origini del fascismo, sulle responsabilità di chi lo sorresse, lo finanzio', ne fu complice.
Solo la memoria consapevole e diffusa può difenderci dalla ripetizione degli errori e degli orrori del passato.
Uscendo da Aushwitz Primo Levi disse: “E’ avvenuto, può accadere”.
Dobbiamo impedire la cultura dell’oblio.
Ma oggi è una grande giornata di festa : una festa che vuole unire tutti gli italiani e non dividerli.
Una giornata, quella di oggi, che è simbolo della unità nazionale, quella stessa unità che consentì alla Resistenza di abbattere un nemico tanto agguerrito e feroce.
Nell’equilibrio delle istituzioni, in una valida presenza di pesi e contrappesi, nella laicità dello Stato, nella civiltà dei rapporti civili e sociali sta la forza
di un Paese, si riconosce la vitalità di una democrazia.
Di questo l’Italia ha sempre bisogno. Di equilibrio e di verità.
Ha bisogno, abbiamo bisogno, dei principi iscritti nella prima parte della Costituzione, principi immodificabili perché esprimono valori irrinunciabili perché, come diceva Piero Calamandrei, sono il programma politico della Resistenza, il patto che lega gli italiani, ”Il testamento di centomila morti” .
Vorrei concludere con le parole dell’ultimo intervento di Aniasi, qui, in questa piazza: “che la memoria viva, perché i giovani sappiano e gli anziani non dimentichino”
Lunedì 16 gennaio le esequie nella chiesa valdese di via Micheli nel capoluogo toscano
Firenze, 14 gen. (Adnkronos) - E'
morto a Firenze lo storico Giorgio Spini, padre
del deputato Ds Valdo. Spini, fiorentino, 89 anni, era stato ricoverato sabato
scorso e sottoposto a un'operazione. La salma sarà esposta da oggi nella
cappella di San Bartolomeo al Gignoro, mentre le
esequie si terranno lunedì
alle 15 nella chiesa valdese di via Micheli a Firenze.
Nato nel capoluogo
toscano il 23 ottobre 1916, Spini è stato docente in Italia, nelle Università di
Messina e di Firenze, e negli Stati Uniti, dove ha insegnato ad Harvard
University, University of Wisconsin, University of California - Berkeley. La sua
vita e la sua carriera di studioso, però, sono state sempre profondamente legate
alla sua terra: a lui si deve una importante ricostruzione della storia del
principato mediceo del Cinquecento e della Firenze del dopo l'Unità d'Italia.
In occasione delle celebrazioni del Sessantesimo anniversario della
liberazione di Firenze, a Spini è stato conferito il
Fiorino d'Oro,
l'onorificenza del Comune di Firenze ''per il contributo dato alla vita
politica, culturale e sociale della città''.
''Storico di fama
internazionale - si legge nella motivazione - ha insegnato nelle università di
Firenze, di Harvard, di Berkeley e del Wisconsin, formando generazioni di
studenti con i suoi manuali di storia e producendo opere storiografiche di alto
valore riconosciute in Italia e all'estero''. E di Spini si ricorda anche il
ruolo avuto nella liberazione della città. ''L'11 agosto 1944 - si legge ancora
nelle motivazioni per l'attribuzione del Fiorino d'Oro - guadò l'Arno alle
Cascine e primo ufficiale dell'Esercito italiano e primo ufficiale delle Armate
Alleate entrò nella Firenze di qua d'Arno, dove i partigiani stavano combattendo
valorosamente per la liberazione della città contro le truppe tedesche e i
franchi tiratori fascisti. Sotto il nome di Valdo Gigli scrisse articoli per
illustrare la battaglia in corso: memorabile uno sulla morte del capo partigiano
Potente. Giorgio Spini contribuì così a quella svolta dell'atteggiamento degli
Alleati nei confronti della realtà politica e militare della Resistenza che
cominciò proprio dalla eroica vicenda fiorentina''.
Presidente
dell'Istituto Socialista di Studi Storici e condirettore della 'Rivista Storica
italiana', Spini ha svolto ricerche storiche non solo in Italia, ma anche in
Spagna, negli Stati Uniti, in Svizzera, a Londra, a Parigi, e, sulla base di
tali ricerche, ha pubblicato opere sulla
storia del Seicento in Europa e in America
settentrionale ('Autobiografia della giovane America: la storiografia americana
dai Padri Pellegrini all'Indipendenza', Einaudi, 1968; 'Barocco e puritani.
Studi sul Seicento in Italia, Spagna e New England', Vallecchi, 1991) e in
particolare sulle correnti antireligiose di tale secolo ('Ricerca dei libertini.
La teoria dell'impostura delle religioni nel Seicento italiano', La Nuova
Italia, 1980).
Tra i periodi oggetti di studio da parte di Giorgio Spini
anche il Risorgimento. E proprio ai rapporti del
Risorgimento con altri Paesi europei e con gli Stati Uniti lo storico dedicò
alcune delle sue opere: 'Risorgimento e protestanti', Mondadori, 1989; 'Incontri
europei e americani col Risorgimento', Vallecchi, 1990. Ha inoltre pubblicato
opere sul principato mediceo del Cinquecento ('Cosimo I
dei Medici', Vallecchi, 1970; 'Architettura e politica da Cosimo I a Ferdinando
I', Olsckhi, 1976) e una su Firenze dopo l'unità d'Italia in collaborazione con
A. Casali (Laterza, 1988). Tra le opere di carattere più generale, una collana
di manuali scolastici per le Edizioni Cremonese e una 'Storia dell'età moderna
da Carlo V all'Illuminismo', uscita per i tipi dell'Einaudi e più volte edita.
Sempre presso Einaudi ha pubblicato 'Le origini del socialismo' ('Biblioteca di
Cultura Storica', 1992).
Tra i suoi ultimi lavori, una sorta di
autobiografia
messa a punto con l'aiuto del figlio Valdo, intorno a un asse biografico
culminante nel periodo 8 settembre 1943-29 giugno 1945, 'La strada della
liberazione. Dalla riscoperta di Calvino al Fronte della VIII Armata', edita da
Claudiana nel 2003. La storia viene costruita montando scritti autobiografici,
articoli e documenti inediti e non, testi in parte contemporanei agli eventi, in
parte successivi e in parte ancora stesi appositamente per integrare in modo
organico il dipanarsi delle vicende vissute dal grande storico evangelico. Il
libro è una ricostruzione per tappe che, dagli anni della formazione religiosa
nella famiglia fiorentina, divenuta protestante durante il Risorgimento,
attraversa fasi cruciali della vita di Spini quali gli anni universitari e le
prime esperienze culturali e politiche, l'arruolamento nell'esercito, l'adesione
al Partito d'Azione, il passaggio delle linee del Fronte dopo l'8 settembre per
raggiungere l'Italia liberata e partecipare alla guerra di Liberazione, la vita
al Fronte nell'VIII Armata britannica, la fine della guerra in Italia e il
ritorno alla vita civile.