L’8 MARZO È SOCIALISTA 

Hafsat Abiola: lotto per le donne nigeriane Uccisa attivista in Kuwait Orietta Baldelli: perché festa?

L’8 MARZO È SOCIALISTA 


La giornata dell’8 marzo, come quella del Primo maggio, è una festa socialista. 
È, infatti, incontestabile che il 29 agosto 1910, la Conferenza internazionale delle donne socialiste, in corso a Copenaghen, decise di istituire, su proposta della socialdemocratica tedesca Klara Zetkin, la "Giornata internazionale della Donna", fissandone la data all’8 marzo di ogni anno. 
Spirito e scopo dell’iniziativa era quello di ottenere per le donne parità di trattamento rispetto agli uomini. In particolare, le socialiste chiedevano l’estensione del diritto di voto. Sulla scelta dell’8 marzo come ricorrenza, le opinioni, però, si dividono. 
La tradizione socialista afferma che la scelta dell’8 di marzo fu fatta per richiamare il grande sciopero dell’8 marzo del 1848, quando le lavoratrici dell’industria dell’abbigliamento di New York proclamarono uno sciopero cui parteciparono trentamila donne: la più gigantesca manifestazione femminile che si fosse mai avuta negli Stati Uniti. Le scioperanti reclamavano il rispetto dei loro diritti politici e sociali, alla pari con gli uomini: diritto al voto, riduzione dell’orario di lavoro, dalle 12 alle 8 ore, il riposo settimanale, un regolare contratto e una retribuzione rispondenti agli accordi sindacali. 

Oggi, tuttavia, si è affermata la versione delle operaie bruciate nel rogo della loro fabbrica. 
Questa leggenda ha origini recenti. Il 7 marzo 1952, il settimanale bolognese La Lotta, scrive che la data della Giornata della Donna vuol ricordare l’incendio scoppiato in una fabbrica tessile di New York l’8 marzo del 1929, in cui sarebbero morte, chiuse dentro dall’interno per volere del padrone, perché minacciavano di scioperare, 129 giovani operaie per gran parte di origine italiana ed ebraica. Il tema dell’incendio e delle operaie arse vive nel rogo del loro posto di lavoro viene ripreso in seguito ma con alcune varianti.
Nel 1978, il Secolo XIX di Genova riporta l’episodio come avvenuto a Chicago in una filanda. Nel 1980, La Repubblica parla di un incendio a Boston, datato 1898. Nel 1981, Stampa Sera situa l’incendio ai primi del ‘900, in un luogo imprecisato degli Stati Uniti, le operaie vittime sarebbero state 146. Lo stesso anno, L’Avvenire parla di 19 operaie morte. Nel 1982, Noi Donne parla di Boston, l’anno sarebbe il 1908 e le operaie morte 19. 
Una nuova descrizione della tragedia l’ha fornita di recente il sito della Città di Bari. Secondo questa versione, la festa sarebbe nata dall’incendio, scoppiato il pomeriggio del 25 marzo 1911, negli ultimi tre piani dell’Asch Building, un edificio di dieci piani a Manhattan. Quando il rogo fu domato si sarebbero contate 146 vittime. New York sarebbe rimasta sconvolta da quella tragedia. Al funerale, 120 mila lavoratori avrebbero accompagnato il funerale fino al cimitero di Evergreen, dove le sfortunate donne vennero sepolte, e non meno di 400 mila persone assistettero al corteo. 
Il processo per stabilire le responsabilità dei proprietari della Triangle, iniziato il 4 dicembre del 1911, si sarebbe concluso appena qualche giorno dopo con una sentenza di assoluzione. Oltre a ciò la proprietà dell’azienda ricevette dalle compagnie di assicurazione un cospicuo risarcimento. 
Per alcuni, l’incendio risalirebbe, invece, a un 8 marzo di fine Ottocento, in una fabbrica tessile d’Inghilterra. Per un’altra interpretazione, la data sarebbe da ricercare nell’inverno del 1917. 
Così L’Ordine Nuovo, quotidiano gramsciano di Torino, del 17 marzo 1921: «Al grido di pace e pane, le operaie di Pietrogrado con la bandiera rossa sono scese nelle strade l’8 marzo (24 febbraio per il calend ario russo) per festeggiare la giornata internazionale del proletariato femminile. Fu questo il grande segnale della rivoluzione che distrusse l’autocrazia». 
È probabile che tutte queste versioni siano frutto della fantasia. 

Infatti, sia nel libro della canadese Renée Còté: Verità storica della misteriosa origine dell’8 marzo, che il quello di Tilde Capomazza e Marisa Ombra: 8 marzo, storie, miti e riti della Giornata Internazionale della Donna, nessun incendio risulta mai accaduto.

Vittorio Valenza


Hafsat Abiola, attivista per i diritti umani in un Paese tra povertà e corruzione

«Così lotto per le donne nigeriane armata di una radio e del Corano»



Hafsat Abiola è un'attivista dei diritti umani nigeriana. Ha ventisette anni, una laurea in Arte ad Harvard e una quantità di riconoscimenti internazionali per il lavoro svolto in questi anni da Kind, l'associazione per la democrazia da lei fondata nel 1997. Hafsat è figlia di Moshood Abiola, il presidente nigeriano eletto nel 1993 e subito estromesso dai militari, e di Kudirat Abiola, divenuta leader dell'opposizione in seguito alla deposizione del marito. Kudirat è stata assassinata nel 1996. Moshood Abiola è morto due anni dopo, alla vigilia della sua scarcerazione: «Per un attacco di cuore», dissero i militari, ma l'anno scorso è stata aperta un'inchiesta sul suo decesso. Nei giorni scorsi Hafsat ha partecipato a un convegno organizzato dall’Università Bocconi di Milano sull’impatto delle nuove tecnologie nella vita quotidiana (anche Kind ha un sito Internet: www.kind.org ). Com'è nata Kind? 
«L'idea di Kind è nata subito dopo la morte di mia madre: io le ero molto legata. Lei, come mio padre, si batteva per i più deboli: i poveri, le donne e i bambini. La società africana è dominata dagli uomini e dagli anziani». 
L'Italia ha seguito con grande partecipazione la vicenda di Safiya, condannata alla lapidazione per adulterio da un tribunale islamico e assolta in secondo grado. Qual è la condizione della donna oggi in Nigeria? 
«Una delle piaghe più gravi contro cui ci stiamo battendo, con la nostra organizzazione, è rappresentata dalle gravidanze precoci delle spose-bambine, comprese fra gli 8 e i 13 anni. Molte di loro con il parto perdono per sempre il controllo delle vie urinarie. Ma la vera tragedia è che le famiglie si vergognano della loro incontinenza e spesso finiscono per cacciarle di casa». 
E Kind come cerca di aiutarle? 
«Parlando ai loro mariti. Via radio. Pochi, semplici, concetti: aspettate ad avere dei rapporti con le vostre mogli, è meglio anche per voi perché così sarete sicuri che vostro figlio avrà una madre che si occuperà di lui. In base alla legge islamica in vigore negli Stati del Nord, una donna che dice di essere stata stuprata non viene creduta se non può portare tre testimoni oculari. Sempre utilizzando la radio, chiediamo ad alcuni intellettuali e studiosi dell’Islam di spiegare a chi non può saperlo perché non sa leggere, che il Corano non dice espressamente queste cose, che anzi esiste un detto secondo cui è meglio liberare mille donne che hanno commesso adulterio che ucciderne una soltanto per poi scoprire che era stata stuprata». 
Cos'è cambiato in Nigeria negli ultimi tre anni, cioè da quando avete un presidente democraticamente eletto al posto di una giunta militare? 
«Il presidente Obasanjo ha avuto la forza di mandare in pensione 250 alti ufficiali del vecchio regime. Ma ora dovrebbe anche concedere maggiore autonomia finanziaria ai singoli Stati. Solo così può riuscire a combattere la piaga della corruzione che affligge il nostro Paese. La Nigeria è un Paese ricchissimo di petrolio (è il sesto esportatore mondiale di greggio, ndr ) eppure i nigeriani sono poverissimi (il reddito pro capite annuo è di 850 dollari l’anno, ndr )». 
A peggiorare le cose ci sono gli scontri fra gruppi etnici e religiosi. Gli Hausa, musulmani, al Nord, gli Yoruba e gli Ibo, cristiani, a sudovest e sudest. Solo negli ultimi tre anni ci sono stati 10 mila morti. 
«Le due cose sono collegate. I musulmani del nord odiano i cristiani che emigrano nella loro regione perché aprono delle attività commerciali con cui hanno successo. I cristiani che abitano nelle regioni dell’estremo sud più ricche di petrolio odiano quelli del Nord perché per anni sono stati derubati delle loro ricchezze dai generali Hausa. Il punto è che tutti hanno sofferto mentre pochissimi si sono arricchiti». 
Lei ha scelto la strada dell'attivismo, ma ha mai pensato a fare politica? 
«Preferisco continuare a lavorare perché altre donne e altri giovani possano ottenere una posizione di rilievo. Nel nostro parlamento, su 369 rappresentanti le donne sono solo 16. Che differenza può fare una donna in più?». 

Orsola Riva 

Corriere della Sera
26 maggio 2002 


GIORNALISTA MILITANTE Kuwait, uccisa la pasionaria dei diritti delle donne

Una nota attivista dei diritti delle donne è stata assassinata ieri con sei colpi di pistola mentre era ferma in auto a un semaforo nel centro di Kuwait City. Hedayet Sultan-al Salem, direttrice e proprietaria della rivista Al Majales , aveva pubblicato negli ultimi mesi una serie di articoli sulla corruzione nell’amministrazione del Paese. Il movente del crimine ancora non è noto, ma alcune fonti non escludono che possa essere di natura politica. All’inizio degli anni ’60, Al-Salem divenne la prima donna giornalista in Kuwait.
Corriere della Sera - 21 marzo 2001

Perché festa?

di Orietta Baldelli

Voglio partire da qui, dall'8 Marzo, festa (perché festa?) della donna, non già perché lo sono anch'io, ma perché sento il bisogno di ripartire dai valori, dalle questioni ideologiche e dalle motivazioni profonde che dividono la destra dalla sinistra.
Ogni anno l'8 Marzo si da il via al tormentone mediatico e si intervistano star e politici sulla validità di mantenere tale ricorrenza e ci si continua a dividere su chi ritiene necessario abolirla e chi invece sostiene che sia giusto avere un giorno, almeno uno, in cui la Donna possa sentirsi protagonista, certo ognuna a modo suo e così si moltiplicano le iniziative, quando va bene , per lo più organizzate dalle donne della sinistra, con spettacoli, saggi e presentazione di libri scritti da donne, o aste di beneficenza a favore delle donne o ancora mostre di pittura e chi più ne ha più ne metta….
C'è poi il popolo delle goderecce per una sera, che affollano i ristoranti prima, ed i locali notturni poi, con l'immancabile spogliarello maschile. C'è poi l'opzione festa per le "brave ragazze" che si esprime con la cenetta di coppia, tanto per sentirsi anticonformiste e lui per dimostrarle che apprezza molto la differenza , quella sera è disposto anche a regalarle un mazzolino di mimose o rose e orchidee secondo il reddito a disposizione. 
Si è parlato a lungo dello svuotamento delle motivazioni etiche di ogni festa che sia il Natale o la Festa della Mamma o quella del Papa' o San Valentino ,si è molto inveito, da sinistra e dalle fila cattoliche, sulla progressiva dilagante mercificazione delle ricorrenze, contro il mercato che tutto ingoia e divora pur di alimentare se stesso, ma inesorabilmente quasi ognuno finisce per adeguarsi, alcuni con riluttanza, altri con grande entusiasmo, all'orgia consumistica; nulla però mi appare più volgare dell'aver trasformato in una festa allegra e con una forte componete sessuale, una data che avrebbe dovuto solo commemorare le 129 donne arse vive perché avevano osato difendere i propri diritti nel 1929.
E' passata molta acqua sotto i ponti e ci appaiono ormai davvero lontane le antiche rivendicazioni
Di parità e di dignità nell'ambito del lavoro. Così come sembrano fuori luogo le rivendicazioni
Femministe di autonomia e libertà sessuale, di emancipazione culturale dalla dipendenza dall'uomo.
Ma siamo davvero così al riparo da discriminazioni di genere nel nostro emancipatissimo tecnologico occidente industrializzato ?
Certo in modo fortunatamente molto diverso dalle mutilazioni fisiche cui sono sottoposte le donne africane o fisiche e psicologiche subite dalle donne islamiche, ma le donne occidentali subiscono una sottile forma di violenza che continuamente viene esercitata attraverso le immagini di donne maggiorate quanto "smutandate" che ci sorridono , invitanti e ammiccanti ogni giorno in ogni programma da ogni canale televisivo. Maggiormente grave per l'effeto che produce sulle nostre adolescenti, che sempre più smarrite per l'impossibilità di confrontarsi con modelli irraggiungibili, ricorrono, in percentuali allarmanti, all'anoressia o alla chirurgia, per gridare la loro disperazione nel sentirsi così diverse e così inadeguate ,con la quiescenza e accondiscendenza di genitori vittime essi stessi della società che hanno contribuito a costruire.Più grave in quanto mina alle radici la capacità critica delle donne di domani che non potendo neppure ricordare, potrebbero vanificare i risultati raggiunti negli ultimi 30 anni dalle donne che hanno lottato, forse anche con eccessiva violenza, ma credendoci profondamente, per garantire loro dei diritti che oggi sembrano scontati. C'è ancora molta strada da fare per raggiungere una vera e serena parità soprattutto in politica e nelle istituzioni dove ancora le donne, che pure hanno saputo assumere ruoli di grande responsabilità nella società e nel mondo imprenditoriale, vengono fortemente osteggiate quasi a volerle tenere lontane dal potere che potrebbero e DOVREBBERO usare in modo diverso.


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