Il 1° Convegno Ruffolo: la proposta per il Seminario Promuovere una "Consulta socialista"

IL SOCIALISMO DEMOCRATICO E LIBERALE

Martedì 6 novembre 2007

Ore 15,00-19,30 

Sala Grande Ex Hotel Bologna

Via di Santa Chiara,5

00186 ROMA                                                Introduzione : Giorgio Ruffolo

 

Relazioni : 

La costituzione materiale della società repubblicana (Franco Archibugi) 

L’impresa e l’economia (Nerio Nesi)

Il sindacato e il lavoro (Luigi Covatta)

La laicità aperta (Gennaro Acquaviva)

L’Europa potenza  mondiale (Giorgio Ruffolo) 

Conclusioni : Giuliano Amato 

Hanno preannunciato la loro partecipazione :

L. Angeletti, M. Artali, G. Benvenuto, P. Carniti, E. Cheli, F. Coen, G. De Michelis, G. Epifani, G. Giugni, M. Guerrieri, E. Macaluso, R. Manciati, E. Manca, G. Pieraccini, U. Ranieri, V. Spini, L. Turci

La Consulta Socialista è una Associazione che opera come luogo d’incontro e di elaborazione per tutti coloro che, nell’ambito del centro-sinistra e  indipendentemente dalla collocazione politica, si richiamano alla cultura del Socialismo Democratico e Liberale

CONSULTA SOCIALISTA

Via di Villa Emiliani 14 - 00197 ROMA

tel. 068081304 (int.248/212) 


Giorgio Ruffolo : Consulta Socialista. Una proposta per un Seminario 

Nella nostra ultima riunione sono stato incaricato di redigere una breve nota sulla base delle proposte emerse durante la riunione e dei contributi scritti di compagni che li hanno puntualmente inviati, e che ringrazio di cuore.

Scopo della Nota: formulare una proposta conclusiva per un Seminario di Consulta Socialista da tenersi nei prossimi mesi.

Eccola.

1. Il primo suggerimento è che nel titolo del Seminario sia compresa l'espressione: socialismo liberale. Servirebbe a caratterizzarci meglio. 

2. Scopo del Seminario dovrebbe essere quello di promuovere un dibattito, ampio per quanto possibile, su una posizione politica - valori, principi, obiettivi, strategie, riforme - condivisa da tutti coloro che, indipendentemente dalle loro scelte di collocazione attuali - si richiamano alle tradizioni e alle istanze del socialismo liberale. 

3. Una prima parte del Seminario (due o tre relazioni introduttive) dovrebbe essere dedicata alla identità di una sinistra riformista ispirata agli ideali del socialismo liberale.

Ho scritto in un articolo che ha per oggetto l'identità del costituendo partito democratico alcune mie riflessioni sulle caratteristiche essenziali e distintive che una forza autenticamente riformista dovrebbe assumere. Lo allego a questa nota. Indipendentemente dal destinatario immediato (che, tra parentesi, non è ancora in casa) spero che possano essere condivise da un più ampio arco di compagni che non si riconoscono in quella impresa. Consideratelo come un contributo provvisorio ai temi che saranno sviluppati dalle relazioni introduttive al nostro Seminario, riguardanti l'identità storica, filosofica, progettuale di una forza ispirata al socialismo liberale. 

4. In una seconda parte del Seminario potrebbero essere affrontati i temi emersi nella nostra precedente riunione, riguardanti un certo numero di strategie progettuali. E cioè:

 

a.     La Costituzione materiale della società repubblicana.

 

Intendo, non solo e non tanto le riforme costituzionali ed elettorali di cui si discute da tempo nell'arena politica  ma il riassetto della società in una nuova articolazione non più bloccata nella contrapposizione tradizionale Stato-Mercato, ma riarticolata sulla tripartizione Stato-Mercato-Settore associativo (o "autogoverno") secondo una redistribuzione delle funzioni che rifletta l'attuale struttura della società. Lo Stato, con funzioni essenzialmente di pianificazione strategica, oltre a quelle tradizionali di gestione diretta della sicurezza interna ed esterna, la produzione di beni sociali fondamentali di welfare e le operazioni di redistribuzione più rilevanti per l'equilibrio sociale e nazionale. Il Mercato, regolatore degli scambi di beni e servizi "commerciali", basato sulla piena e libera competizione, entro regole gestite da Autorità di garanzia. Un settore associativo costituito da imprese cooperative e associazioni responsabili della produzione e gestione di beni sociali "divisibili", organizzati secondo criteri di autogoverno democratico. Insomma, non più soltanto un Welfare State, ma una Welfare Society.

 

b.          L'impresa e l'economia 

In Italia è in atto una forte offensiva neo-liberista: meno Stato, riduzione delle imposte dirette gravanti sulle così dette “forze vive del Paese” ed aumento della pressione fiscale indiretta; ulteriore spostamento della ripartizione dei redditi a favore dei profitti e a danno dei salari; minima tassazione dei redditi  da capitali; riduzione del costo del lavoro e ricorso facilitato dalle forme di occupazione atipiche.

La disgregazione delle partecipazioni statali, concomitante con la ristrutturazione e talvolta la scomparsa di interi settori privati, ha prodotto amplissime variazioni sia negli assetti proprietari e di controllo, sia negli assetti produttivi, con conseguenze di straordinaria importanza.

Il “sistema Italia” é declinato, nel complessivo contesto economico europeo, in alcuni settori produttivi importanti.

Dalla chimica alla meccanica,  dalla farmaceutica all’alimentazione, dal turismo allo spettacolo, la proprietà di un numero crescente di imprese italiane non appartiene più al nostro Paese: sono stati trasferiti all’estero i centri decisionali e i servizi di ricerca di comparti importanti della economia nazionale.

Ciò dimostra la incapacità di una parte rilevante della imprenditoria italiana di partecipare al rinnovamento del sistema industriale e finanziario del Paese, con la crescente tendenza al profitto immediato, allo sfruttamento delle rendite di posizione, all’accollo alla collettività nazionale degli oneri delle ristrutturazioni.

La crisi della industria italiana è al tempo stesso causa e conseguenza di un impoverimento di classe dirigente. E’ causa: perché un paese privo di grandi imprese, non ha più i luoghi dove si forma quella élite manageriale che è un pezzo essenziale della classe dirigente nel mondo contemporaneo. E’ conseguenza: perché il tramonto di alcune tra le maggiori aziende rivela, a sua volta, una debolezza dei gruppi dirigenti, che hanno spesso identificato la alleanza con la politica come garanzia di sopravvivenza. Il sistema delle grandi imprese italiane ha espresso complessivamente, (peraltro con numerose e importanti eccezioni), un establishment inadeguato alle sfide della globalizzazione.

Il moltiplicarsi delle attività finanziarie nelle mani del pubblico é  la conseguenza generalizzata di quei fenomeni di plusvalore che hanno caratterizzato lo sviluppo economico del Paese: l’aumento di valore dei terreni, delle case, l’aumento continuo delle rendite speculative. In un sistema nel quale il gusto del rischio e dell’intrapresa fosse stato ancora elevato, questa diffusa ricchezza finanziaria sarebbe servita di supporto all’allargamento della base produttiva; ma di fronte al declinare dello spirito d’intrapresa, gli sbocchi inevitabili dell’accumulazione finanziaria non potevano essere altri che l’impiego all’estero dei capitali accumulati o il loro reinvestimento in attività speculative: entrambi al tempo stesso causa ed effetto di ulteriori accumulazioni finanziarie.

A questa sfida non si è data, in genere, risposta con una ristrutturazione competitiva basata sulla ricerca, ma con una espansione delle attività finanziarie: con conseguente impiego all’estero dei capitali accumulati o il loro impiego in attività speculative.

Ciò non significa che sia spenta la vocazione imprenditoriale, che si manifesta qua e là vivacemente, e che merita rispetto e stima.

Ma, in generale, la borghesia italiana continua a soffrire della sua incapacità di esprimere una leadership nazionale, riversando sullo Stato le sue responsabilità e le sue recriminazioni.

La Sinistra deve ripensare, sulla base delle considerazioni precedenti, le funzioni e gli obiettivi della politica industriale, sul piano nazionale e su quello europeo.  

 

c.     Il sindacato e il lavoro 

Non più classe generale in senso marxista, il lavoro organizzato resta una forza minoritaria essenziale della società. Il sindacato soffre di una crisi di anzianità che rischia di ricadere sui lavoratori peggiorando le condizioni dei lavoratori manuali e di lasciare senza rappresentanza le esigenze e le aspirazioni dei più qualificati, restringendosi alla difesa dei pensionati e delle categorie protette. Il socialismo liberale deve realizzare l'ideale sintesi dei meriti e dei bisogni, con una politica che abbandoni gli automatismi promuovendo nuovi modelli contrattuali, accogliendo le esigenze di flessibilità non precarianti, svecchiando il modello burocratico del sindacato, irrigidito in un turnover paralizzante; riattivando la sua funzione storica di grande imprenditore sociale, protagonista nella promozione e gestione delle iniziative del settore associativo.

 

d.     La laicità aperta.  

Indipendenza e sovranità di Stato e  Chiesa, formula di origine cattolica, devono essere rigorosamente rispettate, ma non implicano assenza di collaborazione, fiducia e rispetto nei riguardi di una forza sociale che rappresenta una parte così grande della storia italiana. S’intende : senza mai scalfire e mortificare i diritti delle minoranze religiose e la perfetta parità di fronte alla legge dei cittadini, credenti e non credenti.

Il principio di aperta e serena collaborazione esclude sia le pretese di reciproche aggressive interferenze, sia quelle di scambio lobbistico.

Ciò comporta che la sinistra abbia una "politica religiosa". Che sappia cogliere, dall'istanza religiosa, di tutte le religioni, le risorse e i contributi positivi che essa offre alla coesione sociale e all'impegno nazionale verso la pace mondiale, respingendo ogni forma di parrocchiale intolleranza.

 

e.     L’Europa potenza mondiale 

L'impresa europea, un successo ineguagliato di integrazione internazionale nella storia del mondo, è giunta a un punto di crisi paralizzante, che rende ormai incompatibili le due visioni, di spazio essenzialmente economico e di soggetto autenticamente politico, che sono state finora faticosamente tenute insieme.

Il superamento dello stallo costituito dall'incompleta ratifica del Trattato costituzionale non può essere perseguito più con formule disvianti e dilatorie, ma comporta una de-cisione, in senso etimologico, fondamentale. Chi vuole e può andare avanti, vada. Chi non può, si attesti entro le regole della attuale Unione , restandogli comunque aperta la porta dall'Europa spazio all'Europa potenza.

Questa è la decisione che si impone, ormai. I "volenterosi" - e l'Italia non può non farne parte - liberi dalle riserve che oggi li paralizzano, devono costruire l'Europa potenza, della quale il mondo ha bisogno per realizzare un nuovo equilibrio internazionale, attraverso nuove tappe dell'integrazione, la più urgente delle quali è il completamento dell'Unione economica. 


 

Caro compagno, 

            nel nostro incontro relativo alla promozione di una “Consulta Socialista” abbiamo affidato a un gruppetto di compagni il compito di formulare proposte su uno statuto e un programma di massima. Ti allego le conclusioni.

            Da conversazioni occasionali avute in questi giorni con alcuni di voi ho colto un incoraggiamento ad andare avanti su questa iniziativa. Essa nasce, mi pare, da tre considerazioni.

            La prima è la constatazione dell’esigenza di ridare voce a un riformismo socialista che è venuto a mancare ormai da anni, nel dibattito politico di questo paese.

            La seconda è che si propongono sostanzialmente due modi di risponderle :

a) quello di costituire un nuovo Partito Socialista che nasca dalle formazioni già esistenti: SDI, Nuovo PSI e da altre confluenze possibili emerse in questi ultimi tempi;

b) quello di fare valere quella istanza nell’ambito del nuovo Partito Democratico come componente essenziale di una nuova forza riformista.

             La terza è l’opportunità di definire concretamente le linee di un riformismo socialista che affronti i grandi problemi del cambiamento sociale emergenti in Italia e nel mondo, sulla base dei nostri valori con un alto grado di realistica ambizione. 

            Mi sembra che la nostra iniziativa possa essere una risposta alla prima e alla terza esigenza. Essa comporta il tentativo di radunare un consenso sui contenuti di un riformismo socialista senza mettere in discussione le scelte che ciascuno di noi ha fatto o farà sulla formazione politica nella quale farle valere. 

            Mi rendo conto delle obiezioni a un approccio che può sembrare astratto, ma che a mio modo di vedere consente di risparmiare molte dispute, tutto sommato contingenti, nel tentativo di raggiungere un consenso su una esigenza (che cosa può essere oggi un riformismo socialista) prioritaria e concreta. 

            Si tratta allora, cari compagni, di decidere come andare avanti, sulla base delle proposte che vi ho trasmesso. 

            Vi propongo di rivederci il 2 maggio alle ore 16,30, presso il CER in via di Villa Emiliani 14 (tel. 068081304 int.248).

             I compagni Massimo Guerrieri (347/1719666) e Ruggero Manciati (335/6052147) sono a disposizione per raccogliere le adesioni.

            Un saluto molto cordiale 

    Roma, 12 Aprile 2007                                                                                                                   Giorgio Ruffolo

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