Che triste Milano, con una sinistra assente ed inutile, e le memorie che se ne vanno insieme ai più generosi, come Elio Quercioli, comunista vero, uno con cui abbiamo discusso animatamente tante volte, ma con cui poi si tornava a lavorare con l'impegno, e l'affetto, di prima. Comunista vero, ma aperto e libero, pronto a riconoscere quel che c'era da riconoscere, ma conservando l'orgoglio di quello che insieme ai suoi compagni aveva fatto, nella Resistenza, nella difesa della democrazia, nello sviluppo del paese. Uno che aveva le idee chiare, e che insieme a noi avrebbe voluto costruire il partito socialista come erede di memorie vive, perché il domani non nasce senza radici. Ciao, Elio, con tutto l'affetto di uno a cui hai insegnato come si poteva essere moderati ed intransigenti insieme.

Un anno dopo...

Il ricordo di Aldo Aniasi

L'addio ad Elio Quercioli

Aldo Aniasi ricorda ELIO QUERCIOLI

9 MARZO 2001 CASA DELLA CULTURA 

Esprimo, anche a nome dei soci del Circolo De Amicis, il rimpianto per l’improvvisa scomparsa di Elio Quercioli che aveva per anni partecipato ai nostri dibattiti mai rifiutandosi ad un confronto anche sui temi più controversi.

E’ in virtù della stima e dell’apprezzamento che si era conquistato che gli chiedemmo di essere nel nostro direttivo.

La nostra fu una decisione significativa che suggellava un incontro finalmente unitario delle rispettive esperienze politiche.

Accettò la nostra proposta con la convinzione di un rapporto fraterno che ci legava da anni.

Sentimenti profondi nati dalla condivisione di valori ed ideali, della comune esperienza nella lotta partigiana che avevano radici così salde che nessun successivo motivo, nessuna altra esperienza ha potuto recidere e neppure allentare.

Queste ragioni spiegano il dolore profondo che la sua morte ha provocato in noi ed il vuoto che non riusciremo a colmare.

I sentimenti di affettuosa amicizia che a lui ci legavano erano ben più forti delle differenze politiche e della diversa appartenenza partitica.

Nel nostro ultimo incontro in Ospedale, alla vigilia dell’intervento chirurgico che dopo pochi giorni lo portò alla morte, mi intrattenne sul comune progetto per realizzare l’unità delle Associazioni partigiane, per attuare iniziative culturali tese a informare ed educare le nuove generazioni a difendere la democrazia e la libertà.

Anche nei momenti nei quali lo scontro fra i nostri Partiti era più duro, non solo i nostri rapporti non si incrinavano ma spesso constatavamo che le nostre analisi coincidevano e ci adoperavamo per ricercare il modo di contribuire a sanare i contrasti.

No, non era buonismo il suo. Era la convinzione della indispensabile ricerca di unità delle sinistre per contrastare i pericoli della destra che egli soprattutto temeva, era il convincimento che senza unità non ci poteva essere progresso civile e sociale.

Frequentavamo amici carissimi tutti appassionatamente partecipi dei problemi della città e delle vicende politiche del paese.

Erano incontri nei quali i dissensi si stemperavano nella ricerca di una unità concreta, non formale, convinti che fosse un errore andare ad arare nell’orto del vicino, convinti  della esigenza di impedire soluzioni moderate e conservatrici.

Per due decenni Paolo Grassi, un grande organizzatore di cultura al quale molto  deve Milano, fu il catalizzatore della nostra salda amicizia personale e politica.

La fedeltà politica di Elio Quercioli al Partito di cui fu dirigente nazionale era fuori discussione.

Egli, anche negli ultimi tempi, rivendicava con orgoglio la sua appartenenza al  P.C.I. sottolineando meriti che, egli diceva,  spesso oggi vengono ignorati.

Ricordava la specificità del Comunismo Italiano che aveva combattuto con inflessibilità il fascismo pagando prezzi altissimi, rivendicava il merito della fedeltà alle istituzioni repubblicane, l’ossequio convinto alla Costituzione.

Ricordava l’impegno del suo partito nella lotta contro le brigate rosse ed il terrorismo delle frange dell’estrema sinistra.

Di questa linea di rigore era stato uno strenuo assertore sempre in prima fila, assumendosene le responsabilità.

La sua sensibilità, la sua intelligenza che esercitava nella responsabilità di dirigente nazionale lo avevano sempre indotto a sostenere l’importanza di trovare punti di convergenza fra le forze politiche impegnate al governo o all’opposizione servendo con fedeltà le istituzioni repubblicane, ricordando agli altri quanto fossero nefasti gli atteggiamenti e le scelte  faziose.

Elio era convinto  che al di là delle formule e degli schieramenti fosse necessario consolidare la democrazia e attuare politiche riformiste in grado di modernizzare il paese dando anche risposta alla domanda di equità sociale .

Elio non aveva mai dimenticato gli anni vissuti in un quartiere di lavoratori, nelle case dell’Umanitaria, un’istituzione nata dal riformismo socialista milanese.

Era di conseguenza in questi ultimi anni sostenitore della urgenza di costruire un partito socialista democratico di stampo europeo.

Il ricordo della nostra comune esperienza di 40 anni vissuti nelle istituzioni è vivo e indimenticabile. In Consiglio Comunale, in Parlamento, nelle organizzazioni dell’antifascismo militante al di là delle naturali differenze il nostro dialogo era costante nella ricerca delle convergenze sostenute dalla condivisione di comuni valori.

Fu merito di dirigenti come Quercioli che fu possibile dopo le elezioni del 1975 costituire la prima giunta di sinistra a Milano, scelta che aprì in Italia le stagioni delle giunte di sinistra nelle principali città italiane.

Non potrò mai dimenticare i giorni dopo la strage di Piazza Fontana. 

Elio fu fra coloro che intuirono immediatamente che quella strage era stata concepita ed attuata per sovvertire le istituzioni democratiche. Milano anche grazie a lui può rivendicare di aver dato una risposta imponente: il frutto dell’organizzazione dei comuni, dei sindacati, delle organizzazioni democratiche dei partiti e dell’impegno di Quercioli esponente della opposizione che collaborò strettamente con la civica amministrazione da un ufficio di Palazzo Marino.

Merita di essere diffuso e conosciuto l’invito che rivolse nel suo ultimo articolo sulla rivista dell’A.N.P.I.: “controffensiva antifascista”. Scriveva: “assistiamo all’ondata propagandistica e revisionista tesa a rivalutare il fascismo ed aggiungeva: esiste davvero un pericolo concreto”.

Il modo migliore per ricordarlo è quello di accogliere e di onorare il suo ammonimento.


L’addio a Quercioli politico per passione 

I funerali al Piccolo Teatro

CINZIA SASSO 

Alle nove del mattino, quando il furgone Mercedes scarica la bara in via Rovello, davanti al Piccolo, c’è già chi aspetta di salutare per l’ultima volta Elio Quercioli. Un compagno, scrivono i nastri sulle corone di fiori. Un ex parlamentare, ricordano le rose di Luciano Violante.
segue a pagina V 

Un ex questore della Camera, raccontano gli iris dei questori. E un grande vicesindaco al servizio della città, e lo dimostra la cerimonia cittadina, il gonfalone del Comune, le tantissime persone che sostano davanti al feretro coperto di gerbere rosse. 
Accanto a lui, per cominciare, lo stendardo dei partigiani. E sono proprio loro, i più vecchi di età, i primi ad arrivare, da Tino Casali a Giovanni Pesce. Stringono la mano a Mimma, la vedova, e ai figli; parlottano tra loro e si raccontano di «quella volta che». E quelle volte, da raccontare, sono tante. Sono un pezzo di storia di Milano alla quale questa Milano guarda con nostalgia. Come dirà, nell’orazione funebre, l’amico e allora sindaco, Carlo Tognoli: a tenere unita la sinistra era la politica del fare e quello spirito sarebbe importante poter recuperare.
Verso le dieci, quando ormai sulla città cade una pioggia gelida, ai compagni anonimi, agli ex colleghi dell’Unità, agli ex parlamentari che affollano il teatro, si aggiungono i dirigenti politici di oggi: arriva per primo Bruno Casati, di Rifondazione e subito il segretario della Camera del lavoro Antonio Panzeri. Ecco Armando Cossutta, con la moglie Emi che non tratterrà le lacrime; Aldo Aniasi, Giampiero Borghini, Piero Bassetti, Antonio Pizzinato. E arrivano anche i leader della Quercia: il ministro Fassino, Pietro Folena, Barbara Pollastrini accanto al presidente Massimo D’Alema. Ma ci sono anche donne come Nina Vinchi, l’amica di una vita insieme a Giorgio Strehler e Paolo Grassi. Ci sono Krizia e Valentina Cortese e quando entra lei, questa camera ardente, con le luci e le musiche, torna a sembrare di più un teatro.
È il sindaco Gabriele Albertini il primo a ricordarlo: «È stato un uomo onesto, in anni in cui altri non lo furono. Un uomo fiero della sua appartenenza politica, la cui passione non si era mai spenta. Un uomo straordinario nella sua normalità». «C’è molta emozione — conclude — in questo addio. Quercioli merita di essere annoverato tra i milanesi illustri». Tocca a Carlo Tognoli, che sindaco lo è stato e che, come Quercioli, non ha mai visto spegnersi la sua passione politica: si rivolge alla moglie — «cara Mimma», inizia — e quindi rivendica «il comune impegno in una giunta di sinistra che aveva l’obiettivo del fare, di ottenere risultati. Non era efficientismo aziendalistico, era politica, capacità di mediazione nel nome di un progetto. Tognoli cita due volte Craxi per ricordare come allora fu possibile l’unità delle sinistre. «Perché nessuno deve rinnegare quel che è stato».
Parla Federico Ottolenghi, il giovane segretario dei Ds che dice di averlo conosciuto — «e con lui avremo sempre un debito di riconoscenza» — solo un anno fa; parla il presidente dell’Anpi Tino Casali, che lo ricorda partigiano a 17 anni. Parla infine, e lo fa rivolgendosi soprattutto ai suoi compagni di partito, Aldo Tortorella. Tortorella comincia criticando «chi adesso giudica la nostra generazione dicendo che chi ha aderito agli ideali di libertà e democrazia è uguale a chi ha aderito al razzismo e all’autoritarismo neofascista. No. Non è la stessa cosa». Poi ha aggiunto: «Alla tanta illustre sinistra che qui è raccolta bisogna dire che per superare la difficile condizione attuale è necessario guardare all’esempio di uomini come Quercioli per raddrizzare la rotta». Gli risponderà, dopo gli applausi e le lacrime di tanti, Massimo D’Alema: «La mia presenza qui ha il significato di salutare un amico, un compagno. Un uomo del quale conoscevo bene l’umanità, l’intelligenza politica, la cultura. La sinistra a Milano c’è sempre: nel passato ha governato ed è stata al’opposizione, è la logica della democrazia. Non si cancella la realtà di una cultura e di una tradizione che rappresentano tanta parte della storia di Milano, del riformismo, della sinistra, dei suoi valori». 

La Repubblica
9.2.2001

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Al Piccolo l’addio a Quercioli «Uomo fiero e milanese illustre»


Un cuscino di dalie rosso fuoco sopra la bara al centro del Piccolo Teatro di via Rovello. Il gonfalone del Comune fra due vigilesse in alta uniforme, le bandiere e gli stendardi delle Associazioni Partigiane. E poi centinaia di persone venute a rendere omaggio, come ha detto il sindaco Albertini, a «Elio Quercioli, un uomo che ha amato questa città, l'ha servita e che oggi merita di essere annoverato fra i milanesi illustri. Un uomo di parte, fiero di esserlo. Un uomo delle istituzioni, leale e intransigente. Un uomo onesto, in anni di stravolgimenti anche morali». Mentre a Milano si svolgevano i solenni funerali civili, a Roma Quercioli veniva ricordato alla Camera dal presidente Luciano Violante: tutti in piedi per un minuto di silenzio e infine un lungo applauso al quale hanno partecipato parlamentari di tutti gli schieramenti. Perché a Roma come a Milano, là come parlamentare per quattro legislature e questore della Camera, qui come consigliere comunale per 25 anni e vicesindaco della Giunta Tognoli, Quercioli era stato uomo del dialogo, apprezzato e stimato anche dagli avversari politici. Ieri mattina al Piccolo Teatro c'era tutto lo stato maggiore diessino guidato da Massimo D'Alema («Sono qui per ricordare un amico, un compagno del quale ho conosciuto l'umanità, l'intelligenza politica, la cultura. E sono grato al sindaco per essere venuto»). E poi il ministro Piero Fassino, il presidente dei Comunisti Italiani Armando Cossutta, Gavino Angius, Pietro Folena, Barbara Pollastrini, Claudio Petruccioli, Ornella Piloni e tanti, tantissimi altri. 
Se il sindaco Albertini, che per l'occasione indossava la fascia tricolore, ha voluto «onorare il ruolo istituzionale di Quercioli, ruolo che ha interpretato con spirito laico, certamente vivendo dentro di sé la contraddizione tra l'essere e il sentirsi esponente di una parte e allo stesso tempo rappresentante di tutti i cittadini», l'ex sindaco Carlo Tognoli ha ricordato il vicesindaco «della rinascita di Milano». «L'incontro fra socialisti, comunisti e socialdemocratici, sostenuto con convinzione da Elio e da Craxi, - ha detto Tognoli - lungi dall'apparire come un nuovo frontismo, anzi attento al nuovo e alla evoluzione in atto, un riformismo moderno e moderato, gradito al mondo del lavoro e ai ceti medi, dava ai cittadini e anche al suo establishment economico e sociale fiducia e sicurezza. Non fu solo un incontro tra partiti, fu anche un incontro tra uomini e gruppi dirigenti animati da una medesima concezione della politica, attenti al nuovo, sensibili al sociale. Un patrimonio che, disperso, non può essere facilmente ricomposto, ma che potrebbe essere utile per l'azione dell'oggi e del domani». 
Un messaggio politico forte per una sinistra che a Milano fatica a ritrovare la sua identità e attraversa una crisi forse senza precedenti. Una sinistra che sembra esplosa lanciando schegge in tutte le direzioni e che eccezionalmente si è ritrovata insieme per ricordare Quercioli. E così, fianco a fianco c'erano Luigi Corbani e Massimo Ferlini, Antonio Panzeri e Sergio Scalpelli, Aldo Aniasi, Gianni Cervetti, Piero Borghini, Marialuisa Sangiorgio, Riccardo Terzi, Roberto Biscardini, Stefano Draghi, Guido Aghina, Daniela Benelli, Vittorio Korach, Milly Moratti, Roberto Camagni, Roberto Vitali, Giovanni Lanzone, Augusto Castagna e tantissimi altri. Non soltanto di sinistra (c'erano Piero Bassetti, Gaetano Morazzoni, Franco De Angelis, Dario Vermi) e non soltanto politici. C'era la vedova di Paolo Grassi, Nina Vinchi, amica di una vita e affettuosamente stretta a Mimma Paulesu Quercioli, e poi Krizia, Gaetano Afeltra, Valentina Cortese, Guido Arthom, Franco Abruzzo. 
L'ultima orazione funebre, dopo quelle di Tino Casali e di Federico Ottolenghi, è stata di Aldo Tortorella: «Davanti a tanta illustre sinistra raccolta qui bisogna dire che per superare la difficile condizione attuale è necessario guardare all'esempio di uomini come Quercioli per raddrizzare la rotta». Tutti d'accordo, ma non per questo meno divisi e disorientati. 

Claudio Schirinzi 

Corriere della Sera
9 febbraio 2001


Commemorazione nel primo anniversario della morte con Tognoli e Penati 
"Quercioli, maestro riformista" 
Fra Ds e ex Psi si scioglie il gelo

RODOLFO SALA

È una commemorazione, ma serve anche a disegnare gli scenari prossimi venturi della sinistra milanese. Che ieri, nel ricordare a Palazzo Marino la figura di Elio Quercioli, il vicesindaco comunista delle giunte Tognoli scomparso un anno fa, vuole ritrovare l'unità perduta ripartendo dall'esperienza che l'ha vista al governo della città per una stagione lunga e controversa. A quella stagione, a una «rilettura franca dei rapporti tra Pci e Psi e Milano», come dice il nuovo segretario Filippo Penati, i Ds dedicano un convegno di studio, da tenersi il mese prossimo. «Dobbiamo metterci in discussione tutti, se partiamo dalla figura di Quercioli lo possiamo fare: andiamo a verificare se ci sono le ragioni per riprendere un cammino comune».
Accanto al segretario della Quercia e davanti alla signora Mimma, vedova di Quercioli, Carlo Tognoli dice che si può fare: «Una proposta da accogliere». E aggiunge: «Elio era un pragmatico riformista, lontanissimo da massimalismo e dogmatismi». E fu grazie a lui, ricorda il socialista sindaco dal 1976 all'86, che nel 1975 si poté gettare «quel ponte tra Pci e Psi che portò alle giunte di sinistra». Di più: per Tognoli quelle giunte furono volute da Craxi anche per «tenere aperto un corridoio con il Pci, almeno fino al 1985». E se per un decennio a Milano si fecero «cose di sinistra, dalla municipalizzazione del gas al Piccolo Teatro, il merito va al pragmatismo di Quercioli», oltre che alla volontà di Craxi.
Un'analisi che ha già cominciato a far discutere i Ds. Per Barbara Pollastrini, segretaria della federazione milanese quando scoppiò la bufera di Tangentopoli, occorre che la rilettura di quegli venga fatta «nel pieno rispetto della verità». Insomma: «Se è vero che Quercioli apprezzava Craxi, è altrettanto vero che nell'ultima fase fu molto critico con il craxismo, mettendoci in guardia dal rischio di annessione contenuto nella proposta di unità socialista; Elio — aggiunge la responsabile nazionale delle donne della Quercia — fu al mio fianco quanto ritenemmo di far cadere le giunte di sinistra perché non adeguate all'idea del buon governo». Il dibattito è aperto. Ma il messaggio della nuova leadership di via Volturno è abbastanza chiaro, soprattutto in un momento di grande difficoltà per il centrosinistra. Lo dice Gianni Cervetti, fra i dirigenti del Pci più attenti ai rapporti con i socialisti: «A Roma si sentono le urla di Moretti, qui i riformisti cercano di ricompattarsi e di allargare le proprie file». Penati conferma: «La politica non è fatta di scomuniche, ma di progetti seri: a Milano stiamo lavorando per ricostruire l'unità riformista».

la Repubblica
5 febbraio 2002


Non solo ti abbiamo stimato- questo era facile- ma ti abbiamo voluto bene.
Più di quanto tu potessi immaginare.
Ciao, Alex

(dal sito nazionale dei Democratici di sinistra)

9 giugno 2000
E' morto Alex Iriondo,
leader della sinistra milanese, dirigente DS

Chi ti conosceva sa quanto odiavi la retorica ed i facili sentimenti.
Chi ti conosceva sa da quanto tempo e con quanta determinazione combattevi contro il male.
Chi ti conosceva, sapeva del tuo rigore, della tua forza morale, del tuo straordinario impegno politico, della tua passione civile.

Ti conoscevamo in tanti. E non possiamo far altro,ora , che abbracciarci, stringerci alla tua famiglia, ai tuoi affetti più cari, alle compagne ed ai compagni di Milano. Sappiamo anche di doverlo fare in modo composto, anche se dentro siamo straziati, perchè vorremmo cercare di essere forti come lo sei stato tu. Anche se, adesso che te ne sei andato, ci sentiamo molto, troppo soli su questa terra.

Ciao Alex

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