Cari Compagni,

sono lieta nell'aver appreso la imminente costituzione del partito dei riformisti, la sottoscritta, già da tempo ha dato la propria disponibilità ed il proprio contributo tra i socialisti riformisti di Lecce, invio la mia e-mail ( per eventuali scambi di informazioni) e il mio augurio affinchè i socialisti possano ritrovare la propria identità ma soprattutto ritrovare insieme il significato di:SOCIALISMO.
E, sempre insieme, ricostruire una sinistra degna della sua storia rimovendo gli stalli, l'immobilismi, la litigiosità, le divisoni, i ritardi, le distrazioni, ma soprattutto i personalismi avvinghiati ad una sterile quanto inutile mentalità di potere per il potere fine se stesso, cause,tutte, della sconfitta della sinistra o del centro sinistra che hanno determinato il passa mano ad una destra arrogante e per molti aspetti scandalosa (vedi leggi inique come il falso in bilancio....). Il paese oggi più che mai ha bisogno di una sinistra moderna, attenta alle problematiche sociali dei giorni nostri, pronta nel dare risposte alla gente, moderna... ma con il cuore ed il pensiero rivolto ai Turati, ai Nenni, ai Pertini, con un pensiero rivolto a quei compagni che hanno contribuito, anche con la vita, a rendere migliore e moderno questo paese. Il mio augurio più caro e sincero è che si possa, anzi si deve, ritrovare il vero significato della politica che racchiude : radici, ideali, valori ... tutte componenti essenziali e necessarie per dare nuova vita ad un movimento politico e quindi ad un partito degno di definirsi socialista riformista, operando concretamente nella società così come nel passato fecero i grandi uomini e le grandi donne socialiste conosciuti o sconosciuti che siano.
"Quei terribili schianti nei cieli americani" possano far riflettere sulle terribili conseguenze che si possono innescare con politiche sbagliate, come già sta accadendo, possano far riflettere su come è necessario e imperativo ritrovare il senso della politica incentrata sul soggetto più importante: l'uomo, e i suoi diritti di vivere una vita degna d'essere vissuta, concetto che è stato il fulcro del pensiero socialista, del vero socialismo. L'aver per troppo tempo spostato la politica mondiale, da parte soprattutto delle così dette potenze, sul mercato facendone soggetto prioritario ha scaturito la morte dell'anima dell'uomo divenendo quest'ultimo nemico di se stesso.E', a mio parere, imperativo ritrovare all'unisono quel pensiero socialista che ha caratterizzato le grandi conquiste della così detta società civile "d'un tratto" smarritasi nella confusione perversa del potere fine se stesso.
E' necessario capire e riflettere sulla pericolosità della strada intrapresa in cui tutto il mondo si è avviato, una via con un cupo orizzonte, dalla meta ancora più buia e terribile: l'autodistruzione. Sono convinta che oggi più che mai uomini e donne dall'animo e con un pensiero veramente socialista siano necessari al nostro paese e a tutto il mondo, questo lo dobbiamo per chi ha combattuto e sofferto per migliorare il vivere comune, per noi stessi ma soprattutto per i nostri figli, siano essi italiani, francesi, americani, arabi o israeliani, africani o cinesi, gialli o bianchi, neri o rossi che siano , con l'augurio, cari compagni, che si possa iniziare a ragionare da persone veramente civili e democratiche convergendo tutti su di una basilare verità: tutti questi figli, comunque noi li chiamiamo, sono tutti esseri umani, abitanti di una unica casa ed un unico paese: il mondo, è nostro dovere fare in modo di non distruggerlo ed insieme ad esso i loro sogni, le loro speranze, il loro diritto alla vita. 

Anna Prato (annaprato@tin.it)

tel. 0832/308818 ufficio
0832/347065 casa
cell. 328/8642418 

29.10.2001


Matasso per l'iniziativa al De Amicis 

"Carissimi compagni,
in qualità di referente per la Sicilia della Costituente Nazionale del Comitato per il Partito Socialista Riformista - PSE, desidero rivolgere il mio entusiastico saluto a tutte le intelligenze della Sinistra laica, liberale, libertaria, repubblicana e socialista che si sono riunite qui su proposta del Circolo "De Amicis", palesando nel contempo il pieno appoggio dei vertici nazionali dei Socialisti Riformisti alla vigorosa proposta unitaria per i progressisti italiani che è sottesa dal background ideale della vostra assise. Noi abbiamo fissato per il 10 Novembre a Genova un'assemblea generale, che si terrà a partire dalle ore 10 nella Sala "Eugenio Montale" del famoso Teatro Carlo Felice di Piazza De Ferrari, a cui esortiamo a partecipare tutte le individualità della Sinistra i cui intenti collimano con quelli del processo di agglutinamento dei riformisti più volte auspicato dal Sen. Giuliano Amato. E' forse pleonastico soggiungere che lo stesso Sen. Amato, insieme a Piero Fassino, Giorgio Ruffolo, Aldo Aniasi e Mario Artali sono i primi a cui esterniamo l'invito a onorarci della loro qualificante presenza nella città della Lanterna, che vide la fondazione del Partito dei Lavoratori turatiano; peraltro ci sentiamo di estendere l'appello anche a tutti gli astanti, che, come "base", costituiscono l'humus stesso per la fattiva realizzazione del progetto. Con l'augurio personale a Piero Fassino di riuscire vincitore dal congresso dei DS-PSE, di cui il sottoscritto è un militante, rinnovo l'appuntamento al Teatro Carlo Felice di Genova per il 10 Novembre e saluto tutti i compagni, ringraziando il Sen. Amato per gli sforzi che sta profondendo per unificare la gauche italiana. W il Socialismo!

Antonio Matasso
21.10.2001


Anche Sandro D'Agostino ci ha inviato un caloroso invito ad essere a Genova il giorno 10: mi auguro che molti socialisti, ed in particolare i lettori dell'Ossimoro lo facciano.
Aldo Aniasi ed io siamo purtroppo bloccati dal contemporaneo Congresso regionale DS della Lombardia.

Mario Artali



Il circolo F:LLI ROSSELLI è nato da circa un anno in Assemini,anche se solo da una settimana ,dopo il congresso del 13/10/01 ha potuto dotarsi di un gruppo dirigente.
Ha circa 50 iscritti e la segreteria è così costitutita: Alberto Lecca segretario, Pucci Berretta e Raimondo Deledda vice,e un direttivo di 13 membri.
Esprime inoltre un membro nel coordinamento cittadino DS ed un assessore comunale(colui che scrive).

Saluti fraterni
Roberto Pili

Se interessa vi informeremo sulle nostre prossime iniziative.

Ci interessa moltissimo!
l'Ossimoro 


Cari amici socialisti liberali sinceri e non strumentali,

sono l'unico consigliere 'espressamente liberalsocialista' che conosca in giro,pur eletto in un piccolo paese di 10.000 abitanti(Parete in provincia di Caserta),eletto in una lista di coalizione con i simboli dentro del Partito d'Azione Liberalsocialista, del Partito di Rifondazione Comunista, di Rinnovamento Italiano, di un gruppo di Forum Sinistra Democratica.I DS e lo SDI hanno scelto come candidato a sindaco un esponente PPI ex democristaiano della corrente di Gava e Pomicino.In lotta con l'Ulivo(che ha poi vinto,ma minoranza democratica in termini di percentuale nel paese) e la Casa delle Libertà abbiamo preso più del 25%. La via del futuro è quella che sa riprendere il filo repubblicano,liberaldemocratico e liberalsocialista che possono andare da Eleonora Pimentel Fonseca a mazzini a Rosselli a Parri a Ciampi. Il Partito d'Azione Liberalsocialista è stato voluto a fine 1998 da Bruno Zevi(fatelo sapere a Coen soprattutto),Giorgio Parri, Aldo Rosselli.Ci siamo battuti allo spassimo per i centenari delle nascite di Carlo e Nello Rosselli(1999-2000) e se non c'eravamo noi sarebbe passato sotto silenzio scandaloso,al di là dei riferimenti sempre strumentali alla fine. Basta con le generiche parole'socialismo''riformismo',basta con la botanica.Definirsi appartenenti ad un'Partito', schierarsi con chiarezza, senza timore della solitidinem se si vuole il futuro. Il Partito d'Azione Liberalsocialista è a disposzione degli uomini di schiena dritta, di uomini che abbiano cuore grande e coraggio. Possiamo vederci anche ad ore a Roma per discuterne. Perdere ancora ALTRO tempo è DELITTUOSO.

Con rispetto
Nicola Terracciano

Formia,27 settembre 2001


Carissimo Mario,

 

                        ti ringrazio per avermi inserito nella mailing list de "L'Ossimoro", rivista che peraltro seguito a leggere periodicamente, un aggiornamento dopo l'altro. Devo dire di concordare appieno con te e con gli altri insigni compagni (quali Federico Coen e Aldo Aniasi) nella scelta di abbandonare "Socialismo 2000", che si è rivelata l'ennesima incarnazione del solito "ideale infranto" (e lo dico con una certa melanconia). La cosiddetta "area Salvi" doveva configurarsi, almeno nei pristini intenti, quale il volano socialista per lo sviluppo di una solida identità nella Quercia, mentre attualmente si è strutturata come la mera riedizione di quella riserva indiana per post - comunisti che era stata la vecchia corrente ingraiana rimasta nel PCI - PDS dopo il Congresso di Rimini. A ciò si aggiunga che qui in Sicilia, "Socialismo 2000", accanto a tanti sincere intelligenze, ha intruppato tutti quei militanti della vecchia guardia che maggiormente si erano distinti per il loro livore anti - socialista e per l'acuta idiosincrasia verso i partiti democratici della Sinistra storica (PSI, PSDI). Dinanzi a tale scempio, e parallelamente alla candidatura alla segreteria di uno sbiadito Giovanni Berlinguer, redivivo di una fase politica non solo vetusta e morta, ma finanche sconfitta (per ammissione stessa di D'Alema: "Craxi aveva ragione e noi torto"), non posso che dissociarmi da questa mutazione genetica di "Socialismo 2000" e appoggiare anch'io la mozione "La sinistra cambia per governare il futuro. Con l'Italia. Nell'Ulivo"di Piero Fassino. Sono giunto a tale conclusione nonostante i prodromi fortemente deficitari sul piano ideale e filosofico del nostro prossimo Congresso, dove non si è per nulla cercato di dicotomizzare il dibattito con un confronto serrato tra la prospettiva socialista e quella del "melting pot" annacquato, il cosiddetto "partito democratico". Ad ogni modo, Piero Fassino è senza dubbio il leader che offre maggiori garanzie, anche alla luce delle sue ascendenze socialiste. Attualmente io mi sto dando da fare lavorando per la neonata Costituente del Comitato Nazionale per il Partito Socialista Riformista - PSE (http://www.socialistiriformisti.sitoweb.net), che si propone di incarnare il braccio politico del tanto auspicato "Progetto Amato" e di lavorare per agglutinare tutte le forze di sinistra in un unico contenitore socialista: inutile dire che se vorrai concedere il tuo preziosissimo apporto a tale iniziativa, che trae origine dall'idea di un compagno della FGS ligure, saremo tutti profondamente onorati. Inoltre, sempre qualora tu lo ritenga opportuno, ti chiedo se puoi considerare di pubblicare sul sito de "L'Ossimoro" il comunicato stampa che ho ti ho fatto pervenire: stiamo già raccogliendo copiose adesioni e il 10 Novembre trarremo le conclusione al Teatro Carlo Felice di Genova, accanto al Palazzo Ducale; è pleonastico dire che ti invitiamo a portare la tua autorevole voce durante l'assise. Infine sto facendo ordine tra le idee per lanciare un nuovo portale telematico, che ho battezzato "Psi2000.it", con l'intento di renderlo una sorta di memoria storica virtuale del socialismo italiano nelle sue varie componenti (non solo quindi mi riferisco al bagaglio ideale di PSI e PSDI, ma anche al socialismo massimalista del PCI e a quello mazziniano e umanitario dei veri Repubblicani e di Ugo La Malfa). Ovviamente il tempo limitato non mi consente di sobbarcarmi per intero siffatto onere, così chiedo a tutti i compagni suggestionati dalle idee delineate in queste poche righe di offrire, se si ritengono in grado, il loro ferace contributo. Con i più sentiti auguri di prosperità, unitamente a stima e amicizia sincere, ti saluto calorosamente.

W il Socialismo!

 

Antonio Matasso

psi2000@mservice.8m.com


Consiglio comunale di Forlì

Sig.Presidente, Sig.Sindaco, colleghi,
nel mio primo intervento in Consiglio comunale ho dichiarato che sono sempre stato e resto un socialista riformista, orgoglioso di esserlo, e che, per questo, mi sento parte del socialismo europeo. 

In Italia, da socialista, dopo la caduta del comunismo, ho creduto che fosse finalmente giunto il momento di impegnarsi per riunificare la sinistra, recuperando la scissione del PCI dal PSI del 1921, dando vita ad un grande, moderno ed unico Partito del Socialismo Riformista, così come voleva che fosse il padre del riformismo italiano, Filippo Turati, quando affermò: "Un'idea, un Partito!".

Per dare il mio modesto contributo alla realizzazione di questo storico progetto ho aderito, dopo lo scioglimento del PSI e di fronte alle incertezze politiche dello SDI, non senza qualche difficoltà sul piano umano ma con convinzione politica, alla proposta dalemiana (condivisa anche da Giuliano Amato), della "Cosa 2", avanzata in questo senso dai DS nell'assise di Firenze, del febbraio 1998, e, sostanzialmente, ribadita al congresso nazionale di Torino, del gennaio 2000.

Ma, purtroppo, ho dovuto realisticamente prendere atto che in questi anni non si è andati in quella direzione, se non con le parole e le buone intenzioni, e ciò, oggettivamente, per responsabilità, politiche e culturali, di molte componenti della sinistra italiana, non solo dei DS.

I DS però, a differenza di altri, che difendono indifendibili posizioni autonomistiche, come se nulla fosse accaduto, in Italia e nel mondo, restano un partito che vorrebbe cambiare ma che sembra non poterlo fare.

Almeno fino ad oggi, la mia impressione è che il suo passato pesa ancora di più della volontà di cambiamento, che pure anima molti dei suoi dirigenti e della base, anche nella federazione forlivese, come ho potuto constatare impegnandomi liberamente al suo interno, ricevendone, in qualche caso, gratificazione e apprezzamento personale, così come è avvenuto nella costituzione e direzione del giornale La Quercia.

Comunque, per me, ciò che ha sempre contato in politica sono gli atti e i comportamenti concreti che si assumono come partito nel suo insieme, non le intenzioni e i buoni sentimenti, seppure umanamente lodevoli, dei singoli.

Ed è dall'insieme di questi atti politici, dichiarati ma incompiuti, che nascono, a mio parere, nei DS le contraddizioni politiche, le incertezze comportamentali, nonché il prevalere dei conflitti nominalistici, propri anche della prima fase del congresso in corso, animato più dalla resa dei conti interni per errori commessi, peraltro, da tutta la sua dirigenza, che dalla ricerca della via più breve per realizzare l'unità dei socialisti, prima, e quella dell'intera sinistra riformista italiana, poi, che pure, a Firenze e a Torino, si era detto di volere.

Di ciò non mi sento più, politicamente, in alcun modo partecipe e me n'allontano con la stessa nettezza con cui aderii al progetto dell'unità, avendo sempre concepito l'impegno politico e l'appartenenza ad un partito, non come un atto formale, per altri fini d'altro genere, ma solo come conseguenza di una precisa scelta ideale condivisa.

Del resto, chi mi conosce, e mi ha liberamente votato nelle elezioni comunali, non può percepire che come coerente, il mio comportamento e le mie decisioni d'oggi, con la mia storia politica; storia che, da trentacinque anni, è fatta, come tutte le storie personali, di vittorie e di sconfitte, di scelte giuste e sbagliate, ma sempre segnata dalla buona fede, dal rispetto per le persone e, anche, dalla ferma determinazione nelle decisioni da assumere, qualunque ne fosse il prezzo da pagare e che, sovente, ho pagato.

Ai compagni d'area socialista che consapevolmente restano nei DS, per continuare la comune battaglia, auguro che i futuri eventi politici diano loro ragione; mai avrei avuto torto in vita mia con maggiore soddisfazione.

Per me, l'unico legame politico permanente rimane quello di sempre ai valori di fondo del socialismo: libertà, solidarietà, giustizia sociale; legame che mi pone, in modo naturale e immutabile, in contrapposizione con l'esaltazione dell'individualismo che genera l'egoismo e che caratterizza l'azione politica della destra in tutto il mondo.

Resto convinto che la pratica del riformismo sia l'unico mezzo per cambiare, con gradualità ed equità, con estrema e primaria attenzione alle esigenze dei più deboli, la società italiana, legandola sempre più al cambiamento in atto nei paesi europei a guida socialista.

Pur dando vita ad un gruppo consiliare autonomo che, non a caso, ho definito "Unità Socialista", e al quale non sollecito l'adesione di alcuno, resto nella maggioranza perché condivido il programma del Sindaco (di cui ho grande stima e rispetto e, nei confronti del quale, considero scellerata la richiesta di incompatibilità), e perché, politicamente, come ho già detto, nulla mi accomuna all'area politica del centrodestra .

Area politica che, nella sua azione di governo, come confermano i suoi primi atti e le quotidiane dichiarazioni dei suoi maggiori esponenti, considero anzi essere un pericolo serio per la laicità, l'integrità dello Stato e per il mantenimento dello stesso sistema democratico italiano.

Continuerò, per quanto mi sarà possibile, da indipendente, non iscritto ad alcun partito, a sollecitare l'unità della sinistra che si richiama al Socialismo, e, anche, perché, finalmente, si dia vita in Italia al Partito unico dell'intera sinistra riformista, in grado di allearsi strategicamente con i partiti del centro del centro sinistra, oggi compresi nella Margherita rutelliana, e rendere così vincente la coalizione dell'Ulivo. 

Vorrei che il mio modesto, ma convinto, atto politico inducesse i compagni, di qualsiasi partito o movimento, che credono nel socialismo democratico e nel riformismo, a riflettere sui colpevoli ritardi con i quali la sinistra italiana tutta rinvia il dovere di fare i conti e superare la propria storia, di lacerazioni e divisioni, e assumersi l'obbligo di costruire il proprio futuro di unità.

Credo fermamente che questa sia la via politica giusta da percorrere, e che lo sia anche, nell'ormai corrente schema bipolare, per riconquistare la fiducia dell'intero popolo della sinistra e del centrosinistra italiano e compiere la rivincita sul centrodestra, nel governo del nostro paese. 

Quando, e se, al di la delle parole e degli impegni congressuali non mantenuti, si deciderà, concretamente, di incamminarsi in questa direzione, guardando l'orizzonte per vedervi oltre, ci sarò anch'io. 

Nel frattempo, opererò in consiglio comunale con la libertà d'iniziativa politica, di chi non deve rispondere alla disciplina di un partito, con il solo vincolo della solidarietà programmatica, implicito nella mia appartenenza alla maggioranza consigliare e quello, che impegna ognuno di noi, come consiglieri comunali, ad agire sempre per il solo bene dei cittadini amministrati.

Forlì è una media città, con grandi problemi da risolvere; problemi che richiedono progetti avanzati e moderni di sviluppo del proprio sistema economico, sociale e infrastrutturale.

Molto si è fatto e si sta facendo in questo senso, ma molto ancora resta da fare.

Però Forlì non è una città debole, al suo interno vivono realtà economiche, culturali e sociali ben organizzate, di destra, di sinistra, di centro, o apolitiche, capaci di sviluppare un'enorme potenzialità progettuale di crescita e di sviluppo complessivo della comunità, che devono essere messe nelle condizioni migliori per esprimersi, togliendo loro i residui lacci e lacciuoli, normativi ed ideologici, che ancora li frenano.

Esiste anche un vasto territorio, che è l'entroterra forlivese, fatto di tanti Comuni che hanno bisogno dell'apporto istituzionale, progettuale e gestionale di Forlì, per dare il meglio di se stessi e favorire la crescita omogenea della popolazione del comprensorio; andando anche oltre gli aspetti, pure importantissimi, del settore socio sanitario, per i quali sono già stati avviati qualificati ed efficaci progetti unitari.

La sfida per lo sviluppo impegna, in modi collettivi e interdisciplinari, tutti i soggetti coinvolti: il mondo economico, espresso dall'impresa sociale e da quella privata, i partiti e le istituzioni e le rispettive rappresentanze, operative e culturali, migliori, ben oltre i ristretti confini territoriali nei quali ognuno crede, erroneamente, di essere chiamato ad operare.

E' questo il banco di prova su cui dovrà misurarsi la nuova classe dirigente forlivese, la formazione e la crescita della quale, ad ogni livello, mi auguro non avvenga sulla base degli esempi forniti loro da chi mostra chiaramente, nei ruoli che occupa, di intendere la ricerca dell'unanimismo o la polemica permanente come i fini ultimi della politica, dando con ciò segni evidenti di stanchezza, non solo anagrafica e mentale, ma soprattutto di rinuncia alla propria identità ideale, propositiva e progettuale, che sono invece i cardini su cui si deve fondare la ragione d'essere e l'azione politica dei singoli e dei partiti, nonché quella amministrativa dei governi locali e nazionale.

Posso, naturalmente, avere torto, ma questo è quello che penso e per il quale agisco.

Alessandro Guidi
Consigliere comunale Di Unità Socialista

3 settembre 2001


Parlare dei problemi reali

Il congresso dei democratici di sinistra non è un evento che può restare chiuso al proprio interno o apparire lontano da tutti coloro che, pur non essendo militanti dei DS, guardano a quel partito come all'unica reale e concreta possibilità di costruire in Italia un grande partito riformista. I Ds devono sapere che non stanno parlando a sè stessi ma, nelle forme che la moderna comunicazione offre, all'intero popolo della sinistra. Non resta nulla del passato che consenta automaticamente di riannodare i fili del dialogo con il paese che cammina veloce, faticando, sulle strade della modernità. Ma deve restare l'orgoglio della propria storia e dell'appartenenza, senza dubbio alcuno, alla famiglia del socialismo occidentale. I Ds devono però parlare dei problemi reali che toccano il paese, senza la paura di perdere voti se mettono in discussione le appartenenze tradizionali o i vecchi slogan. Segnalo alcuni punti che, secondo me, meritano di spendere qualche riflessione: 1. Processi di privatizzazione: tutti i settori non strategici vanno privatizzati ma siamo proprio sicuri che la strada di sottoporre al diritto privato la gestione e, qualche volta, anche la proprietà delle società comunali di gestione dei servizi (in particolare acqua, gas ed energia elettrica)non vada in realtà a costituire pericolosi nuovi monopoli che mettono in discussione i diritti scambiandoli con le "utilities" e quindi monetizzando servizi essenziali quali l'acqua? La cattiva gestione pubblica non va mai difesa ma non va mai nemmeno "santificato" il privato; 2. Formazione: se ne parlava spesso, una volta, ma oggi di formazione continua non se ne vede l'ombra. Sempre più spesso lavoratori dal basso profilo tecnico sono costretti, soprattutto nel Nord-Est, alla guerra tra "poveri" scontrandosi con manodopera poco qualificata ma di grande disponibilità. I percorsi formativi interni alle aziende, per elevare professionalità e competenza non sono sufficientemente incentivati. Ciò genera sacche significative di nuova marginalità. 3. Grandi famiglie: il sistema del grande capitale italiano è cristallizzato, chiuso. Una oligarchia privilegiata monopolizza i principali settori economici mentre un gran numero di imprese soffre di nanismo finanziario e forse anche di gap manageriali che non consentono di "decollare" dalla piccola dimensione al mercato aperto. Ciò genera poca democrazia e bassa tutela dei risprmiatori (vedi affare Telecom). Cosa fare per incentivare il capitale di rischio? 4. Tecnolgia: l'Italia è oramai fuori da tutte le tecnologie industriali di punta, dal software alla chimica fine, dall'elettronica alle biotecnologie. Il gap formativo-industriale è impressionante anche se molti settori tradizionali rimangono di grande reddittività, vedi ad esempio la moda. Ma ciò a lungo andare genera depauperamento e diminuzione dei margini industriali a causa della concorrenza dei paesi meno poveri. Una volta per tutte dobbiamo incentivare la ricerca di base e finanziare progetti industriali seri nei settori di punta, collegandoli al mondo dell'università. 5. Welfare: la mutualità deve diventare la chiave di volta per moltissimi settori, ovvero la progressiva sostituzione di parte del sostegno statale alle attivita di sicurezza sociale con il sostegno della propria comunità professionale, civica o sociale. Ciò va fatto attraverso accorte politiche fiscali di sostegno all'auto-sostegno con l'obiettivo di andare a suddividere i costi tra lo stato (attraverso appositi fondi di compensazione) e la propria cassa mutua. L'obiettivo è di estendere i diritti sociali: maternità volontaria fino ai tre anni, attività formative parallele alla scuola pubblica, formazione continua, alloggi a prezzi ragionevoli, accesso alle strutture sportive, sostegno alle attività ricreative, servizi alle famiglie, ecc... Ringrazio per la disponibilità, spero di non essere stato troppo lungo.

Otello Dalla Rosa
25.9.2001


Caro MARIO, 

per il prossimo congresso ho fatto una scelta diversa, sottoscrivendo la candidatura di Giovanni Berlinguer. La mia scelta, come ho letto della Tua, non è stata facile, ma da tempo mi sono convinto che l'unico partito non conflittuale è quello composto da un solo membro, ma in tal caso con influenza pari a zero.Se dovevo farmi condizionare dai compagni di cordata ,sia nella mozione Fassino che in quella Berlinguer, la conclusione più logica era quella di assistere da spettatore al prossimo congresso. Sarebbe stata una logica conseguenza del mio scritto " Fassino o Berlinguer, chi ci porterà nel socialismo europeo?", che ha avuto un buon riscontro nei compagni di provenienza socialista/laburista, mentre era indirizzato all'indifferenza per la questione socialista del gruppo dirigente del continuismo PCI/PDS/DS, che è ben distribuito nelle due mozioni principali. Costruire in Italia il Partito del Socialismo Europeo senza i socialisti italiani, a cominciare da quelli, che hanno creduto agli Stati Generali della Sinistra di Firenze, è ridicolo e riflette quell'ipocrisia che ha contraddistinto Torino. 
Il riferimento al socialismo europeo, quando dei metodi organizzativi e dei processi congressuali degli altri partiti non si sa e sopratutto non si pratica nulla, è pura clausola si stile, un motto che consente di identificare compagni di cordate, che si costruiscono per altri motivi. La mia storia politica nasce e finisce con il socialismo europeo, delle cui organizzazioni giovanile sono stato dirigente. Fino al 30 settembre conserverò la carica di Vicepresidente del Gruppo so cialista del Consiglio d'Europa,l'organizzazione internazionale,che comprende 43 paesi europei. Posso tranquillamente dire che nel PSI prima e nei DS ora,occuparsi di socialismo europeo è un errore, perchè Ti taglia fuori. Per tornare al congresso: i DS sono un partito con percentuali di voto lontanissime da quelle degli altri partiti socialisti europei,anche quando perdono: da ultimo ilaburisti norvegesi, con il 25,5% (ma con una sinistra che complessivamente si avvicina al 39%, grazie al 13,2% della sinistra socialista). 
Credo che la sinistra italiana in Europa sia più forte soltanto di quella dei principati di Monaco e del Liechtenstein, nonchè dell'Eire, dove il Partito Laburista ha comunque un rispettabile 19,2%.
Dunque in Italia vi è il problema della costruzione di una sinistra di tipo europeo, come consistenza e come pratica unitaria, prima ancora di una sinistra omogea nei riferimenti ideologici di fondo. Un tale compito sarebbe impossibile se nel nucleo centrale della sinistra italiana, i DS, dovesse passare l'idea che solo una parte del Partito ha fatto una scelta di fondo. Sarebbe anche sbagliato se la parola d'ordine "più a sinistra!" significasse "più indietro":almeno una volta erano gli indomani, che cantavano e nell'iconografia socialcomunista splendevano soli dell'avvenire , non ho mai visto un rilancio che contemplasse un tramonto! Un Partito del Socialismo Europeo non può essere il partito del Segretario Generale, molti hanno scelto il campo dopo aver valutato chi avrebbe vinto in cogresso, senza nessuna convinzione politica, tanto che prima avevano fatto carriera all'insegna del "I care" e delle imposizioni del centro.
Con l'augurio che il dibattito continui. 

Felice Besostri

23.9.2001


Compagni,

ieri ero presente all'incontro presso il circolo De Amicis sulla situazione del nostro partito.

Non ho avuto modo di intervenire direttamente per una questione di tempi, ma anche per dare la priorità ai compagni militano presso il vostro circolo, tuttavia vorrei far presente una mia preoccupazione, unita credo, a quella di tanti altri compagni. In seguito al dibattito e anche attraverso la lettura dell'articolo congiunto sull'Unità di Ruffolo, Coen, Artali ed altri, ho percepito un forte stato d'ansia e di attesa in vista del Congresso dei DS, ma questa non è una novità. Questo congresso rappresenta per tutti noi una svolta, un po' per il momento difficile che stiamo attraversando, ma anche per la situazione politica che si sta prospettando, sempre piu' impegnativa sulla scena internazionale, soprattutto dopo gli ultimi eventi in USA. Tutto cio' ci porta anche a prendere delle posizioni precise rispetto ad una situazione di forte instabilità.

Ognuno di noi farà e sta già facendo delle scelte, io personalmente l'ho già fatta da tempo. Devo dire che condivido le preoccupazioni del compagno Artali e sostengo una mozione che pur con tutte le sue debolezze, mostra, soprattutto dal punto di vista delle risorse umane, ma anche dal punto di vista strutturale una maggiore omogeneità prospettica. La Mozione Fassino.

A noi interessa il futuro del Partito
Vorrei pero' far presente un paio di punti che mi piacerebbe approfondire con voi, e con chi in questi giorni piu' da vicino sta vivendo la situazione presso la Direzione Nazionale e si è saputo assumere le proprie responsabilità, per una politica del Savoir Faire e non del Detruire: 
1. Ho un timore: una volta che avremo eletto un segretario, sapranno i compagni delle altre mozioni mettere da parte i rancori costruiti ed accumulatisi in questi anni e porre le basi per un dibattito progettuale per il futuro del nostro partito? Mi affido al loro senso di responsabilità

2. Saprà il partito costruire una politica del riavvicinamento ai cittadini ed in primis i Giovani dai 20 ai 30 anni ? In questi anni è decisamente venuto a mancare il contatto !!!

Vorrei che si riflettesse su questi punti e che magari se ne facesse menzione in sede di dibattito congressuale. 

Fabio Tambone
24.9.2001


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