La scomparsa  di Ciampi
8  settembre festa della Patria
Montelungo



Carlo Azeglio Ciampi

Carlo Azeglio Ciampi ci ha lasciato a 95 anni il sedici settembre, poco più di un mese fa, dopo una lunga vita attraverso un secolo- il Novecento- tra i più drammatici nella storia della umanità.

Il Novecento lo aveva concluso parlando agli Italiani, a pochi mesi dalla elezione, come Presidente della Repubblica.
Eletto 13 maggio 1999 alla prima votazione, con una larga maggioranza (707 voti su 1010), decimo presidente della Repubblica Italiana, aveva concluso il discorso del giuramento con un "Viva la Repubblica italiana! Viva l'Unione europea! Viva l'Italia!", quasi una sintesi delle Sue convinzioni più profonde.
Per 47 anni in Banca d'Italia fino a diventarne governatore nell'ottobre del 1979 restando in carica fino al 1993, quando era stato chiamato dal Presidente Scalfaro a presiedere un "governo tecnico" inevitabile nel crollo della Prima Repubblica e nel traballante - e mai realizzatosi- avvio della Seconda.
Fu Presidente del Consiglio dall'aprile 1993 al maggio 1994 e Ministro del tesoro (dall'aprile 1996 al maggio 1999) nei governi Prodi I e D'Alema I.
Per tutti era l'uomo retto, esperto di banche e di economia, servitore dello Stato e degli interessi collettivi del Paese.
Non esibiva fedi politiche ma non nascondeva –e ne andava anzi orgoglioso- l'unica antica tessera : quella del Partito d'Azione a cui si era iscritto quasi contemporaneamente all'arruolamento -lui repubblicano- nel rinato Esercito del Regno del Sud.
Era uno di quei giovani che nell'ora delle scelte drammatiche aveva compiuto le sue con determinazione.
Alla data dell'armistizio -8 settembre 1943- il Tenente  Ciampi, che si trovava in Italia con un permesso, rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e si rifugiò a Scanno, in Abruzzo, dove trovò il suo maestro Guido Calogero, condannato al confino per le sue idee antifasciste, esponente di primo piano del pensiero liberalsocialista e vicino al Partito d'Azione.
Il 24 marzo 1944 con un gruppo di una sessantina di persone, fra cui lo stesso Calogero, altri antifascisti e prigionieri sfuggiti alla Wehrmacht, con l'aiuto di una guida partendo da Sulmona si mise in marcia per raggiungere gli Alleati attraversando il massiccio della Majella.
Un viaggio difficile e pericoloso, in mezzo alla neve e a temperature molto basse, lungo un percorso che toccava Campo di Giove e attraversava le linee tedesche passando per il Guado di Coccia:
« Si progredisce molto lentamente in alcuni punti, dovendo camminare quasi a quattro gambe perché i soli piedi non fanno presa (specie io che non ho i chiodi)(...) Qualcuno comincia a scoppiare, cerco di aiutare insieme ad un altro un prigioniero che non ce la fa più: avvertiamo Alberto, ma questo dice che non può rallentare la marcia in quanto che si deve giungere al Guado di Coccia prima dell'alba, pena la sicurezza della spedizione (...) Alle quattro ormai del 25 marzo siamo al Guado» (da "Il sentiero della libertà. Un libro della memoria con Carlo Azeglio Ciampi, Roma-Bari, Laterza, 2003.)
L'itinerario, passando per Taranta Peligna, condusse infine i sopravvissuti a Casoli. Il gruppo, che perse una decina di componenti, stremati dal freddo e dalla fatica, incontrò per primo i patrioti della Brigata Maiella. Ciampi riuscì quindi ad arrivare a Bari, dove consegnò a Tommaso Fiore il testo manoscritto del «catechismo liberalsocialista del Partito d'Azione» datogli da Calogero, si arruolò nel rifondato esercito italiano e si iscrisse al Partito d'Azione.

Forse è questa la parte delle esperienze di vita che hanno ispirato quella che è stata l'impronta più forte e permanente della sua azione di Presidente, e comunque quella che è doveroso sottolineare scrivendo per un autorevole periodico dell'antifascismo :trarre fuori dall'oblio e anche dalla tiepida sottovalutazione una delle fasi più drammatiche e decisive della storia nazionale: quella in cui ci furono delle scelte da fare e molti ebbero il coraggio di farle.
Molti partigiani certo, di tutti i colori dell'arcobaleno, perché falsificare la Resistenza come monocolore significa rendere difficile - come è avvenuto- o impossibile - come qualcuno sembra augurarsi- che l'intera Nazione si riconosca in quella fase della rinascita nazionale in profonda continuità morale con il Risorgimento, ma anche le ricostituite Forze Armate, anche gli internati che dissero di no alla libertà che avrebbe comportato l'adesione alla RSI,  anche tante e tanti che alla lotta parteciparono nelle forme che erano a loro possibili.
Di qui prese di posizione forti : dal rifiuto dell'8 settembre come morte della Patria, ma anzi rivendicazione della rinascita dell'orgoglio nazionale, al ripristino delle sfilate delle Forze Armate per l'anniversario della Repubblica, alla riscoperta -da Cefalonia a tanti altri luoghi- in cui questo orgoglio si era tragicamente espresso.
Così nel messaggio al gen. Luigi Poli  per il 59.mo anniversario di Montelungo: “ Con i combattenti di Montelungo l’esercito italiano confermava sul campo la scelta di cobelligeranza con le forze alleate. La guerra di liberazione entrava così nel vivo di quel conflitto che tanto sacrificio avrebbe richiesto al popolo italiano e che tuttavia , in quindici mesi di lotta, valse a riscattare la Patria”.
Rispondendo all'indirizzo del nostro indimenticabile "Iso", ricevuto al Quirinale il 9 novembre 1999 con una ampia delegazione della Fiap, disse :      
"Giustamente il Presidente Aldo Aniasi ha voluto anche ricordare che l'Associazione non vuole essere e non è un'Associazione di reduci, ma un'Associazione di persone che ritengono necessario mantenere sempre vivo il ricordo di quelle vicende, il ricordo di quei valori da tramandare anche alle future generazioni. Il ricordo non significa certo il cercare di mantenere vive divisioni; al contrario significa - come ha detto l'on. Aldo Aniasi - volere che la pacificazione, che in Italia proprio in virtù di quegli eventi è avvenuta, rimanga salda e veda l'unità nazionale del nostro Paese rafforzata dalla memoria di quelle vicende, dalla lotta che venne fatta contro la dittatura, la lotta che venne fatta in difesa dei principi fondamentali dei diritti umani."
Non credo di dover aggiungere altro.
Mario Artali


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