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SCONTRI Una manifestazione di universitari a Santiago nel novembre del 1971. Con Allende, il Cile attraversò una grande rivoluzione sociale, caratterizzata da forti tensioni politiche. |
Nel settembre del '72 un'inchiesta del settimanale
Ercilla rivela che l'azione di governo è sentita come una minaccia dal
60% della popolazione e che il 77% della classe media dichiara di avere serie
difficoltà ad acquistare beni di prima necessità. Pochi mesi prima, nei giorni
di natale le donne dei ceti medi e alti erano scese in piazza organizzando la
"marcia delle casseruole". Assai più insidiose sono le proteste dei '72: ad
agosto i commercianti al dettaglio dichiarano lo sciopero generale poi tocca ai
camionisti. La scintilla è "il sospetto dell'intenzione" di creare un apparato
pubblico di trasporti nella provincia di Aysen, ma sotto cova la rabbia dei ceti
medi. È una battaglia campale, quella che si apre sotto la direzione di Leòn
Villarin, segretario del sindacato dei trasporti. Il paese viene spezzato in
due. I commercianti abbassano le serrande, i sostenitori del governo assaltano i
negozi chiusi. Medici, avvocati, scuole e università scendono in sciopero; gli
imprenditori proclamano la serrata. Gli operai replicano con le occupazioni. Di
notte nei quartieri alti echeggia il suono delle casseruole, mentre i camioneros
c Patria y Libertad, un gruppuscolo di destra, disseminano le strade di bande
chiodate. Il Cile è un paese in ginocchio, come volevano gli Usa; che ottengono
il risultato con poca spesa grazie al cambio nero e alla svalutazione; è la CIA
a finanziare gli scioperanti, i 10 mila camionisti, con oltre un milione di
dollari.
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REAZIONE Manifestazioni contro Allende a causa della crisi economica. |
Vadano a Miami con le loro zie - recitava Pablo Neruda di fronte all'esodo dei borghesi - . Io rimango a cantare con gli operai in questa storia e geografia nuove". Occorrerebbe una forte disciplina rivoluzionaria capace di fornire un'arma al governo per raddrizzare, con una politica di austerità i conti con l'estero e riavviare gli investimenti. Invece si innesca una spirale di nuove rivendicazioni: nei primi due anni di UNIDAD POPULAR , gli scioperi aumentano del 170 per cento. Di fronte alla crisi ci vorrebbe una reazione decisa e chiara del governo. Ma qui esplodono le divisioni della coalizione tra riformisti e rivoluzionari e il dissenso insanabile tra il partito comunista e il Mir.
Il paese, intanto, sembra destinato a un assurdo muro contro muro. Nemmeno le elezioni offrono una via d'uscita: il voto per il parlamento del marzo '73 dà infatti alla coalizione di sinistra la stessa percentuale del '69. Non è abbastanza per ridare solidità al governo, ma è più che sufficiente per impedire che la destra (comunque in crescita del 4,4%) chieda la destituzione di Allende (per rimuovere il capo dello stato occorrono i voti di due terzi del congresso).
La vera novità della campagna elettorale del '73 è che essa si svolge sotto l'attenta supervisione delle forze armate. È dall'aprile '72 che un militare siede nella poltrona di ministro dell'interno. Lo ha deciso Allende di fronte ai conflitti della coalizione, paralizzata per i dissensi legati alla nomina di un ministro delle Miniere. "Qual è la situazione delle forze armate ?" chiede a bruciapelo ad Allende il presidente algerino Houari Boumedienne, durante la tappa del capo dello stato cileno verso Mosca. Lui risponde sottolineando la tradizionale neutralità politica dei generali cileni e spiega come li ha fatti entrare nel governo. Se non riuscirete ad estirpare radicalmente quanto vi è di reazionario nell'esercito - replica Boumedienne - non vedo un grande futuro per voi…".
Da maggio la situazione precipita. In una riunione a sostegno del governo di 800 ufficiali della guarnigione di Santiago, il generale Carlos Prats viene fischiato. Tra i pochi solidali con Prats c'è un generale destinato a diventare tristemente famoso: Augusto Pinochet Ugarte. Nello stesso mese Allende e costretto a dichiarare lo stato di emergenza per arginare gli scontri tra le opposte fazioni. Ma, con i militari fuori dal governo (per loro scelta) dopo il rimpasto di primavera l'autorità di Allende è oramai ai minimi. La Democrazia cristiana ha scelto il suo nuovo segretario. È Patricio Alwin, dell'ala destra intransigente. Anche la chiesa, contraria alla riforma scolastica, si schiera contro il governo.Il 29 giugno si verifica il primo tentativo di golpe con il colonnello Souper che, a capo di un reggimento di blindati, intima la resa della guardia del palazzo della Moneda. Ma il putsch fallisce. Quando Allende arriva alla Moneda c'è solo qualche sparo isolato e, quel più conta, il numero dei generali fedeli è rassicurante. Tra loro c'è anche Augusto Pinochet che, nel suo libro, definisce questo colpo di stato una prova per esplorare la capacità di difesa del governo e lo schieramento delle forze all'interno dell'esercito. E per valutare anche quale fosse la vera popolarità del presidente che, nella stessa sera, venne fischiato dai militanti dell'estrema sinistra che vogliono chiudere il congresso.
Dopo aver formato il nuovo governo Allende assiste, il 22 agosto, alle dimissioni di Prats e di altri militari. Gli alti gradi della Marina e dell'Aviazione stanno intanto preparando il golpe. Sono loro a lanciare l'ultimatum al capo di stato maggiore dell'esercito, ovvero Pinochet: o con noi o contro. E Pinochet, scaltro, alla fine decide di impegnarsi.Quando l'11 settembre 1973 Allende prova a mettersi in contatto con Pinochet, non risponde nessuno. "Avranno già arrestato Augusto" pare che abbia esclamato.

| ULTIMA DIFESA Santiago 11 settembre '73: Salvador Allende combatte in difesa del palazzo presidenziale della Moneda il giorno del colpo di stato . Si suiciderà poche ore dopo rifiutando l'esilio. |
Pochi minuti dopo Salvador Allende Gossens diValparaiso, dopo avere rifiutato di arrendersi e aver combattuto fino alla fine, si toglie la vita, proprio con quel fucile che gli era stato regalato da Fidel Castro, nel palazzo presidenziale che ha voluto difendere. "Restare qui - disse -, a la Moneda, ha un significato politico molto preciso. Sarebbe terribile se, dopo tutto quel che è successo, il presidente del Cile finisse per scappare come un topo, a morire su una strada o farsi trattare da codardo".

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LE TORTURE E LA BARBARIE Nello stadio di Santiago vengono imprigionati non solo tutti gli esponenti della sinistra; sindacalisti, socialisti, comunisti e sinistra rivoluzionaria, ma anche rappresentanti studenteschi, insegnanti, semplici operai. Subiranno torture e a migliaia saranno uccisi. |
Ugo Bertone
STORIA ILLUSTRATA giugno 1999