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RIVOLTA SOCIALE Aprile 1971: un cartello del Movimento contadino rivoluzionario cileno: "I poveri benvenuti, i ricchi nella merda". |
La partita si gioca tra la metà di settembre e il 24 ottobre, data in cui il congresso si riunisce per l'elezione del presidente. E gli Stati Uniti non esitano a praticare, fin da subito, il gioco duro. "Deve sapere - scrive l'ambasciatore USA Korry al presidente. uscente Frei - che non lasceremo arrivare in Cile una sola vite o un solo dado, sotto Allende. Se Allende assumerà il potere faremo tutto il possibile per condannare il Cile e i cileni alle più dure privazioni e miserie. Non si faccia illusioni signor Frei".Proprio Eduerdo Frei era l'interprete necessario del piano uno: far eleggere Alessandri in parlamento, spingendo i democristiani, contro la consuetudine costituzionale, a favore del secondo arrivato. Alessandri si sarebbe dovuto dimettere subito dopo per indire nuove elezioni con Frei candidato unico contro le sinistre.È un piano che il presidente uscente rifiuta seccamente, anche se non si fa illusioni sul futuro del paese."Frei - scrive Carlos Prats, il generale che parteciperà più avanti al governo Allende - ha riunito me, il generale dei carabineros e i comandanti delle forze armate per dirci che l'ascesa al potere di Allende ci farà cadere irreversibilmente nel marxismo". Ma almeno per ora, regge il filo della collaborazione democratica tra UNIDAD POPULAR e la Democrazia cristiana. Allende accetta un emendamento alla carta costituzionale in base a cui l'esecutivo garantisce espressamente libertà civili, libere elezioni e libertà di espressione e la DEMOCRAZIA CRISTIANA, pur tra contrasti interni, decide di schierarsi con il vincitore delle elezioni, anche perché, a convincere gli incerti, arriva l'esito, disastroso, di "Track II" il piano di riserva della CIA che prevede di sequestrare, con l'aiuto di un paio di gruppuscoli vicini alla destra cilena e alle forze armate, il comandante in capo dell'esercito René Scneider, vicino agli americani, ma colpevole di voler rispettare la tradizione di non intervento dei militari. Il rapimento di Schneider avrebbe dovuto suscitare l'indignazione dell'esercito, l'ammutinamento e la cacciata di Allende. L'operazione deve essere condotta da cileni, ma tutta la logistica è curata dall'addetto militare americano a Santiago Paul Wimert che organizza le riunioni, prepara il piano, fornisce la armi (di fabbricazione cilena, sottolineerà in seguito Kissinger, nel tentativo di sostenere l'estraneità Usa).
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SCIOPERI Sopra: guardia alle pompe di benzina |
L'agguato a Schneider però non riesce. Il generale, quando una mazza sfonda il vetro della sua automobile, estrae la pistola per difendersi e gli assalitori sparano. Schneider morirà due giorni dopo, i cospiratori vengono ben presto individuati e il complotto sortisce l'esito opposto: Allende e Frei, assieme ai generali delle forze armate sfilano per le vie di Santiago alla testa di un corteo funebre. Il congresso, pochi giorni dopo elegge Allende alla massima carica della repubblica. È il 3 novembre 1970, davanti alla Moneda sfila un corteo impressionante di tv e reporter da tutto il globo. Il Cile, per la prima volta nella sua storia, non è periferia del mondo. E Pablo Neruda, il poeta comunista che ha ritirato la sua candidatura alle elezioni per dare spazio ad Allende può declamare: "Dai deserti di salnitro, dalle miniere sommerse di carbone, dalle alture terribili dove si trova il rame che le mani del mio popolo estraggono con fatica disumana è sorto un movimento liberatore di enormi proporzioni che ha portato alla presidenza del Cile un uomo chiamato Salvador Allende, perché realizzi atti di giustizia improrogabili".
E quell'improrogabile è un po' la nota che caratterizza il
primo governo di Salvador Allende, una sorta di patchwork cucito con vecchi
volpi parlamentari e volti nuovi. Per la prima volta quattro ministeri chiave
(Finanze, Lavori pubblici, Case e Lavoro) vengono affidati a semplici operai.
Allende ha fretta, non vuole sprecare la "luna di miele" con il paese.
Il primo anno di UNIDAD POPULAR si trasforma così in una baldoria di conquiste
quasi impossibili, "una festa e un dramma", come la definirà il
sociologo Tomàs Moulian. Allende lancia, innanzi tutto, il programma dei
40 provvedimenti: primo fra tutti la distribuzione de mezzo litro di latte al
giorno ai bambini cileni, che sembra un bel gesto finché non se ne conosce il
costo enorme, cento milioni di dollari. Ma il presidente non si ferma. " I
nostri proponimenti - replica agli scettici - potranno sembrare troppo semplici
a coloro che preferiscono le grandi promesse, ma il popolo ha bisogno di
alloggiare la famiglia in case decenti, di far istruire e figli in scuole che
non siano solo per i poveri, di mangiare a sufficienza ogni giorno dell'anno; il
popolo ha bisogno di lavoro, di protezione nella malattia e nella vecchiaia, di
rispetto per la persona ". E sull'onda di queste parole nasce il
"Treno della Salute", mentre l'istruzione primaria diventa gratuita e
vengono ridotte le tasse per quella secondaria.
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VITTORIA Bambini esultanti per Allende. Il suo governo resterà in vita per tre anni. |
Con una trovata degna di Evita Peròn si annuncia che i migliori alunni della scuola primaria trascorreranno l'estate nel palazzo presidenziale di Viña del Mar, assieme a Salvador. C'è spazio pure per il Palazzo del Matrimonio, in questa stagione di rivincite, culminata nella "Giornata della Dignità Nazionale", il 15 luglio del 1971, quando il congresso approva all'unanimità la nazionalizzazione del rame affidando ad Allende la questione degli indennizzi: le grandi compagnie americane non avranno un solo dollaro. Nel dicembre 1971 il numero di banche e industrie controllate dallo stato è già raddoppiato da 31 a 62, mentre altre 39 imprese risultano requisite in nome della legge che prevede l'intervento pubblico quando non vengano assicurati servizi essenziali alla comunità. Nelle campagne vengono espropriate 1300 proprietà fondiarie .
È una strategia che funziona, in un primo momento. Nell'aprile '71 UNIDAD POPULAR stravince le elezioni comunali, ottenendo la maggioranza assoluta, con il 50,86%. Mai, del resto, i cileni si sono sentiti cosi ricchi: grazie a forti stimoli all'economia il prodotto interno lordo cresce dell'8,6% mentre la disoccupazione si dimezza nel giro di pochi mesi e l'inflazione scende dal 34 al 22 per cento. Crescono i consumi e, di riflesso, le importazioni, ma grazie alle alte quotazioni del rame a fine anni '60, Allende si ritrova in cassa massicce riserve valutarie. Il teorema del ministro del Lavoro Pedro Vuskovic è di una semplicità disarmante: pompare nell'economia tutta la liquidità possibile (il circolante aumenta in un anno del 110%), accrescendo la spesa pubblica (+70%). L'aumento della domanda avrebbe prodotto un aumento della produzione e un parallelo calo della disoccupazione.
Il ciclo virtuoso sembra inattaccabile, ma la luna di miele finisce presto. Già nell'ottobre 1971 gli investimenti sono in caduta libera (-71,3%), nonostante la forte crescita dell'impiego statale. La caduta del prezzo del rame, a causa della congiuntura internazionale (e della pressione delle corporation USA) fa precipitare il valore delle esportazioni proprio quando crescono le importazioni dei beni essenziali: in un anno le riserve crollano da 343 a 32 milioni di dollari, le importazioni di macchinari industriali del 22%. Intanto gli USA sono di parola: grazie alle pressioni sulla Banca Mondiale e sul Banco Interamericano de Desarrollo i crediti passano dai 300 milioni di dollari all'anno dell'era Frei a meno di 30. Non ci sono soldi nemmeno per i pezzi di ricambio: nel 1972 un autobus su tre e un taxi su cinque è fuori uso. Il quadro economico peggiora, inoltre, per l'esodo di massa della borghesia. Nel solo settembre 1970, prima ancora dell'insediamento di Allende, scappano in 12 mila, presto seguiti da altri 17 mila. Negli stessi giorni lasciano le banche cilene 87 milioni di dollari. Semplice paranoia ? Non proprio se, come dirà più tardi un ministro di UNIDAD POPULAR , "l'uso improprio di termini, quale nemico di classe, potere totale, rivoluzione, contribuì a risvegliare reazioni emotive". Un modo elegante per ricordare le "prese di possesso" accompagnate dallo slogan "i poveri benvenuti, i ricchi nella merda" nelle campagne del sud del paese dove i vecchi proprietari si stanno dividendo tra i "tuvos" (coloro che avevano) e i "tienes" (coloro che hanno). I primi hanno già perso la terra e meditano vendetta, i secondi liquidano il seminato, svendono il bestiame e si armano. Guai quando questa rabbia si unirà a quella degli industriali e, soprattutto, della piccola borghesia. La riforma dovrebbe riguardare solo le grandi imprese ma, sotto la spinta dei lavoratori, vengono assorbite dalla sfera pubblica circa 200 imprese medie e piccole, creando una sorta di panico nell'imprenditoria privata, con pochi vantaggi, tra l'altro, per le casse pubbliche: a fine '72 il governo, infatti, si troverà a possedere 318 imprese di tutti i tipi, anche fabbriche di gelati e di bottoni che nessuno, estromessi i vecchi imprenditori, sa far funzionare