Contro la pena di morte L'Italia: moratoria nel 2003 Notizie e comunicati di "Nessuno tocchi Caino"
La vicenda di Safiya Cos'è la Sharia Ben Jelloun: questo non è l'Islam
Nessuno tocchi Caino, un appello contro la pena di morte


 

 

Nessuno tocchi Caino si batte da anni contro la pena di morte nel mondo e nel 2001 riproporrà la richiesta di moratoria delle esecuzioni capitali all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Questo il testo dell'appello.

 

Al Segretario Generale delle Nazioni Unite

Noi, sottoscritti, pensiamo che l'umanità deve andare avanti, e l'abolizione della pena di morte non è solo una necessità dell'individuo, il rafforzamento ulteriore della sua sfera di inviolabilità, ma sempre più una necessità storica e universale, il punto di approdo della nostra epoca, il punto di incontro di civiltà diverse.

"Nessuno tocchi Caino", è scritto nel Libro, e questo antico imperativo per noi vuol dire che lo Stato non può disporre della vita dei suoi cittadini. Di fronte ad una criminalità che colpisce tutti in maniera intollerabile, sono molti a chiedere di mantenere o di reintrodurre la pena capitale, ma in questo modo il profondo senso di giustizia che li anima è mal riposto.

L'abolizione della pena di morte è sempre più un punto di vista anche della comunità internazionale. La Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, il 25 aprile del 2001, per il quarto anno consecutivo, ha stabilito che l'abolizione della pena di morte "contribuisce al rafforzamento della dignità umana e al progresso dei diritti dell'uomo", ed ha chiesto agli Stati mantenitori di "stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista della definitiva abolizione della pena di morte".

I Tribunali istituiti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per giudicare il genocidio, lo stupro etnico, le fosse comuni ed altri gravi crimini commessi nella ex Jugoslavia e in Ruanda e lo stesso Statuto del Tribunale internazionale permanente per i crimini contro l'umanità, escludono tutti il ricorso alla pena capitale. Mentre essa è prevista, all'interno di alcuni Stati, per reati infinitamente meno gravi.

Noi, sottoscritti, chiediamo alle Nazioni Unite di liberare la Comunità internazionale da questo anacronismo e di istituire una moratoria universale delle esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte.

Dopo l'abolizione della schiavitù e l'interdizione della tortura, il diritto a non essere uccisi a seguito di una misura giudiziaria può essere un altro comune denominatore, una nuova e irriducibile dimensione dell'essere umano che fa di tutti noi un'unica comunità.

L'appello è stato sottoscritto già da molti Premi Nobel:
Oscar ARIAS SANCHEZ, Costa Rica - Peace Nobel Prize
His Holiness the DALAI LAMA, Tibet - Peace Nobel Prize
Mikhail GORBACEV, Russia - Peace Nobel Prize
Nadine GORDIMER, South Africa - Literature Nobel Prize
Dario FO, Italy - Literature Nobel Prize
Rita LEVI MONTALCINI, Italy - Medicine Nobel Prize
Mairead Corrigan MAGUIRE, Northern Ireland - Peace Nobel Prize
Rigoberta MENCHU' TUM, Guatemala - Peace Nobel Prize
Adolfo PEREZ ESQUIVEL, Argentina - Peace Nobel Prize
Josè RAMOS-HORTA, East Timor - Peace Nobel Prize
Josè SARAMAGO, Portugal - Literature Nobel Prize
Archbishop Desmond TUTU, South Africa - Peace Nobel Prize
Elie WIESEL , United States - Peace Nobel Prize
Betty WILLIAMS, Northern Ireland - Peace Nobel Prize

Hanno aderito anche numerose importanti personalità
Isabel ALLENDE, Chile - writer
Taïeb HEBACCOUC, Tunisia - Director, Arab Institute for Human Rights
M. Cherif BASSIOUNI, United States - President, Association Internationale de Droit P�nal
Hugo BEDAU, United States - Austin Fletcher Professor of Philosophy
Alioune Badara BEYE, Senegal - President, French-speaking Writers� International Federation
Tahar BEN JELLOUN, Morocco - writer
Mario BENEDETTI, Uruguay - writer
Bernardo BERTOLUCCI, Italy - film director
Igor BEZRUKOV, Russian Federation - member of the Commission for Clemency
George BIZOS, South Africa - lawyer
Norberto BOBBIO Italy - philosopher
Hebe de BONAFINI, Argentina - President, Madres de Plaza de Mayo
Julian BOND , United States - President, National Association for the Advancement of Colored People
Emma BONINO, Italy - Former European Commissioner
Elena BONNER SACHAROVA, Russian Federation
Alex BORAINE, South Africa - Vice-President, Truth and Reconciliation Commission
Father Aleksandr BORISOV, Russian Federation - member of the Commission for Clemency
Jerome BRUNER, United States - pedagogist
Chico BUARQUE, Brazil - musician
Vladimir BUKOWSKI, Russian Federation - writer
Noam CHOMSKY, United States
Paulo COELHO, Brazil - writer
Daniel COHN-BENDIT, Germany - Member of the European Parliament
Giovanni CONSO Italy - Chairman, Plenipotentiary Conference for the establishment of an International Criminal Court
Mario CUOMO, United States - former Governor of the State of New York
Dennis DALY, Jamaica - Lawyer
Pilar DEL RIO, Spain
Yolande DIALLO, Switzerland - Centre for Human Rights
Norman DORSEN, United States - Professor of Law and Chairman, lobal Law School Program, New York University School of Law
Ronald DWORKIN, United States - Sommer Professor of Law and Philosophy at the New York University, Quain Professor of Jurisprudence at the University College London
Umberto ECO, Italy - writer
Mike FARRELL, United States - actor, writer, co-Chair - Human Rights Watch
Eduardo GALEANO, Uruguay - writer
Richard GERE, United States - actor
Danny GLOVER, United States - actor
Felipe GONZALEZ, Spain, former Prime Minister
David GROSSMAN, Israel - writer
Serhiy HOLOVATY, Ukraine - former Minister of JusticeBianca JAGGER, United StatesAsma JAHANGIR, Pakistan - Lawyer, leader of Human Rights Commission
WEI JINGSHENG, China - dissident
Kirill KOVALDZHI, Russian Federation - writer, member of the Commission for Clemency
Dominique LAPIERRE, France - writerHilarie SOBERS, Jamaica - Lawyer
Grain MACHEL, Mozambique - President, Fundacao para o Desenvolvimento da ComunitadeRenford O. MADDIX, Jamaica - Chaplain, Correctional Services of Jamaica
Lawrence MARSHALL, United States - Professor at Northwestern University School of Law
Desai MEGHNAD, United Kingdom - Director, London School of Economics
Robert MEEROPOL, United States - Rosenberg Fund for Children
Marie Claire MENDES-FRANCE, France
Anthony PANTIN, Trinidad & Tobago - Archbishop of Port of Spain
Sister Helen PREJEAN, United States - author of Dead Man Walking Anatolij PRISTAVKIN, Russian Federation - Chairman, Commission for Clemency
Michael L. RADELET, United States - Professor of Sociology
Mons. Gianfranco RAVASI, Italy - Prefect of Biblioteca Ambrosiana
Lev RAZGON, Russian Federation - writer, member of the Commission for Clemency
Tim ROBBINS, United States - director
Sergei ROMAZIN, Russian Federation - member of the Commission for Clemency
Edward SAID, U.S./Palestine - Professor, NY Columbia University
Susan SARANDON, United States - actress
Fernando SAVATER, Spain - writer
Luis SEPULVEDA, Chile - writer
Sam Reese SHEPPARD, United States
Cardinal Jaime SIN, Philippines - Archbishop of Manila
Antonio TABUCCHI, Italy - writer
Josè Maria TOJEIRA, El Salvador - Rector, UCA
Gore VIDAL, United States - writer
Sergei VITSIN, Russian Federation - member of the Commission for Clemency
Steve WISER , United States - spiritual advisor to Mumia Abu Jamal
Harry WU, China - Director, Laogai Research Foundation


Secondo il rapporto di Nessuno tocchi Caino lo scorso anno sono state eseguite 4 mila e 700 sentenze capitali

Pena capitale, moratoria nel 2003
L'Italia presenterà la richiesta all'Onu durante il semestre di presidenza europea



ROMA - C'è una donna cinese sulla copertina del nuovo rapporto sulla pena di morte nel mondo. Ha le braccia trattenute dalle mani di due soldati, gli occhi strizzati, il collo stretto da una corda: urla verso il cielo la donna che è giovane e vestita con cura. Ha appena ascoltato la sentenza della sua condanna a morte, ci spiega una didascalia. Ed è proprio quell'urlo che non possiamo sentire il simbolo scelto da "Nessuno tocchi Caino"(l'associazione che ha redatto il rapporto) per raccontare le atrocità delle esecuzioni capitali. Perchè in Cina sono state 3 mila e 500 le persone giustiziate nel 2001, dieci al giorno, il 75 per cento di tutte le condanne a morte eseguite lo scorso anno nel mondo (4 mila e 700). Perchè in Cina lo Stato uccide anche chi ha semplicemente disturbato la quiete pubblica, frodato il fisco, contrabbandato sigarette, seguito idee che non piacciono ai governanti. 
Perchè questa della Cina è l'altra faccia della pena di morte del mondo: quella di cui si sa poco o niente, come le esecuzioni nei Paesi islamici, a differenza delle esecuzioni capitali che negli Stati Uniti vengono fatte sotto i riflettori, amplificate dai media. Sergio D'Elia,  il segretario di Nessuno tocchi Caino, l'associazione del Partito Radicale dove ieri a commentare le cifre del nuovo rapporto sulla pena di morte (curato da Elisabetta Zamparutti) è venuto Mario Baccini, sottosegretario agli Esteri con la delega per l'Onu. 
Ha in tasca una promessa del Governo il sottosegretario Baccini: "L'Italia presenterà all'Assemblea generale delle Nazioni Unite la richiesta per una moratoria universale delle esecuzioni capitali. L'obiettivo è di farla approvare entro il 2003, approfittando del semestre di presidenza europea dell'Italia, rilanciando questa moratoria che venne bloccata nel 1999". 
E' diminuito il numero dei Paesi dove la giustizia si serve del boia. Sono diventati quasi trenta di meno negli ultimi quindici anni. E adesso la percentuale si è invertita: nel mondo sono di più i Paesi dove il boia non lavora (77) di quelli dove funzionano la sedia elettrica, la ghigliottina, la forca, i plotoni di esecuzione (69). L'anno appena passato la Repubblica Federale Jugoslava ha cancellato la pena di morte dalle sue leggi e l'Irlanda lo ha fatto anche dalla Costituzione. Il Cile non l'accetta più per i crimini ordinari e il Burkina Faso è diventato un abolizionista di fatto, visto che da più di dieci anni non esegue condanne a morte. Anche il Congo e il Libano hanno deciso di varare una moratoria sulle esecuzioni. Ma tutto questo non è servito a far diminuire i morti. Anzi. 
Il numero delle condanne nel mondo è praticamente raddoppiato da un anno all'altro, dal 2000 al 2001: soltanto in Cina, in realtà, è praticamente triplicato. Ed è successo che il precedente record mondiale di 89 esecuzioni in una sola giornata sia stato letteralmente polverizzato: il 19 aprile del 2001 in Cina sono morte 206 persone, uccise dalla giustizia dello Stato. 
"Ma sono convinto che anche questi dati così eclatanti della Cina non siano effettivi, bensì sottostimati" ha commentato Marco Pannella che da due mesi e mezzo non tocca cibo per protestare su un vuoto di tredici seggi nel nostro Parlamento."Dedico invece questa battaglia sulla pena di morte agli Stati Uniti dove quest'anno, per la prima volta, è stato stabilito che sia una corte con giudici popolari a decidere sulle esecuzioni capitali. 
Sono state 66 le condanne a morte degli Stati Uniti eseguite nell'anno passato.Sessantasei uomini diventati eroi, sottolinea Pannella, convinto che non soltanto quelli della Cina siano dati sottostimati. Perchè in Iran si è riusciti a contare 198 esecuzioni (quasi tutte per impiccagione) nel 2001, mentre 179 sono quelle ufficiali nell'Iraq di Saddam Hussein. Ma non è facile pensare che siano davvero soltanto queste. Come, forse, sono soltanto la punta dell' iceberg le 100 condanne del Tagikistan e del Vietnam, le 82 dell'Arabia Saudita, le 80 dello Yemen, le 68 dell'Afghanistan. 
Spiega Elisabetta Zamparutti: "Dei 69 Stati dove è in vigore la pena di morte, 56 vivono un regime dittatoriale: qui la soluzione definitiva del problema non è tanto l'abolizione della pena di morte, piuttosto la lotta per la democrazia, i diritti umani, lo Stato di diritto. Non si può certo sperare di riuscire a conoscere la realtà in Stati così. 

Alessandra Arachi 


Corriere della Sera
29 giugno 2002


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