INIZIATIVA  EUROPEA

INITIATIVE EUROPEENNE  

 


 

Solari: sfida europea per un nuovo ordine mondiale Adesione alla iniziativa socialista Perché la "Sinistra europea", di Mario Zagari

Per una Europa laica

L'appello di Parigi Messaggio del Movimento per gli Stati Uniti d'Europa Manifesto del movimento Nenni e l'unità europea, di Mario Zagari

SFIDA EUROPEA PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE

di Leo Solari

I. Fa parte del rituale nei discorsi sullo stato della costruzione europea la deprecazione dell'"Europa delle due velocità", vista come una quasi iattura.
Confesso di non riuscire a condividere il sentimento di desolazione con cui si considera questa eventualità. Credo che l'approccio rappresentato da una coesistenza di due differenti gradi di integrazione deve considerarsi una opportuna peculiarità della costruzione europea che permette di arrivare là dove l'attardarsi con la "retroguardia" non lo consentirebbe. Si tratta di un approccio che in avvenire potrebbe presentare un interesse, a mio avviso, anche per un eventuale ricorso ad esso nel processo di costruzione di una confederazione mondiale: la realizzazione dell'unificazione monetaria ha offerto una prova vistosa che il fatto che una parte della carovana europea realizzi una forte accelerazione della sua marcia non reca necessariamente pregiudizio alla sostanziale tenuta della costruzione europea.
Se l'Europa ha conosciuto in questi ultimi due anni i traumi della spaccatura per la questione dell'Irak e, poi, della mancata approvazione del progetto di trattato costituzionale non è stato certo a causa del fatto che si è arrivati all'Euro lasciando in anticamera una parte dei Paesi membri.
Si potrebbe altresì osservare che per un lungo periodo la costruzione europea ha visto procedere i paesi dell'Europa occidentale su due distinti convogli: quello trainato dalla locomotiva del mercato comune e poi dell'Unione e quello dell'EFTA (associazione europea di libero scambio). Ed è stato opportuno che ciò avvenisse. Un po' per volta vagoni del secondo convoglio si sono aggiunti al primo.
Penso che in un eventuale nuovo documento dovremmo sostenere - ove ciò non sia già stato fatto da "Sinistra Europea" - che, se persistettero i blocchi che hanno impedito l'accordo sul progetto di trattato costituzionale, i paesi che intendono andare avanti devono poterlo fare senza attendere gli altri e firmare pertanto il trattato.


II. E' il caso di intervenire - sempre ove ciò non sia stato già fatto da "Sinistra Europea" - sulla questione, tuttora sul tappeto, dell'introduzione nella costituzione europea di un riferimento all'eredità religiosa. Occorrerebbe farlo con una netta posizione laica sottolineando che una costituzione non deve dettare fedi religiose o spirituali e ricordando altresì che nel paese occidentale più devoto al credo religioso - gli Stati Uniti d'America - ci si è astenuti dal fare riferimento nella costituzione ad una tradizione religiosa: e ciò in un tempo in cui questa tradizione aveva infinitamente più peso di oggi.


III. 1. La buona volontà di quanti nei governi e nei parlamenti dei paesi membri credono nella necessità di una forte unità europea difficilmente basterà nelle future tappe della costruzione europea a determinare quello straordinario balzo in avanti che sarebbe la realizzazione di uno stato federale europeo.
Indispensabile è una convinta spinta in questo senso delle opinioni pubbliche dei paesi membri: spinta che può venire solo dalla maturazione, nei popoli dei paesi membri, della coscienza di essere parte di una nazione europea.

2. Una nazione è tale o diventa tale se vi sono stretti legami in cui essa riconosca la propria identità e diversità: una diversità: percepita - preciso - e non necessariamente esistente di fatto.
Ora, alla formazione di una coscienza europea: 
- manca il principale legame: quello rappresentato da una lingua comune,
- manca il sostegno della storia: la memoria. cioè, di una passata unità, il passato è storia di reciproche aggressioni, di reciproci massacri, di drammatici conflitti religiosi e ideologici,
- in misura limitata può giovare il fatto di essere parte di una distinta realtà economica: quella dell'Unione europea; la relativa idoneità di questo aspetto a generare e nutrire una coscienza europea risulta decrescente in una situazione di incalzante globalizzazione che vede una progressiva realizzazione a livello universale di quei processi (l'eliminazione delle frontiere economiche) che hanno rappresentato le prime fasi della costruzione europea.

3. Dovendosi escludere per l'Europa quel fattore di aggregazione che potrebbe essere rappresentato da un disegno imperiale, un catalizzatore della maturazione di un senso di appartenenza a un'Europa-nazione può essere cercato nella convinzione che l'Europa è chiamata ad essere protagonista - al servizio di una causa universalista, ma anche per propri vitali interessi - dell'azione per l'edificazione di un nuovo ordine mondiale.
L'Europa potrà cominciare a divenire nazione se si sentirà votata ad una missione che solo essa può assolvere, essendo essa il soggetto politico che ha maggiori possibilità di trovare nel mondo i consensi necessari per il successo di quella missione. E ciò grazie appunto a quel "potere morbido" - oggetto di irrisione da parte dei Rumsfeld e degli altri falchi di oltre Oceano - che l'Europa possiede e che potrebbe ottenere risultati che il "potere duro" della potenza militare e delle minacce non appare in grado di conseguire.

4. Gli sviluppi internazionali di questi ultimi due anni sono venuti generando forti ragioni perché l'Europa diventi ideatrice, promotrice e guida di un grande progetto per un nuovo ordine mondiale.
Di fronte al quadro inquietante dei guasti causati dall'avventurismo imperialista del clan di neo- conservatori che ha il timone della politica americana, 
di fronte ad una linea politica che in luogo di risolvere il più cruciale problema del presente rappresenta essa stessa il vero, grande problema di oggi, 
di fronte a una strategia americana che esige collaborazione per far fronte ad un incendio che essa stessa contribuisce ad attizzare 
spetta all'Europa affermare una propria linea politica nel campo internazionale ed intraprendere con risolutezza un'azione per realizzare primi decisivi traguardi nella progressiva costruzione di un nuovo ordine mondiale .

5. Ciò esige in primo luogo che, invertendo un corso sciagurato segnato dalla decisione americana di umiliare l'ONU, si operi decisamente per una profonda riforma di quella istituzione e si apra altresì un cantiere per la realizzazione, nell'ambito dell'ONU, di un'associazione di paesi disposti a precedere gli altri in forme più avanzate di conferimento di quote di sovranità all'organizzazione sovrannazionale.
Si tratta di un ruolo - quello che l'Europa deve sentirsi chiamata ad assolvere - che, legato ad una causa universalista, risponde anche ad un primario interesse dei popoli europei: l'interesse a moderare un corso delle cose - quello determinato dall'imperialismo dettato dal clan neo-con - i cui costi economici, ma anche umani sono destinati a gravare sull'Europa, così come sul resto del mondo.

6. Quindi:
- sì a una profonda riforma e al rafforzamento dei poteri dell'ONU, 
- sì ad una giustizia penale internazionale cui si assoggettino anche USA e Israele,
- sì ad adeguate pressioni su USA per la risoluzione della questione che maggiormente fornisce alimento ideologico al terrorismo: la questione palestinese.
- e no alle "crociate" che odorano di interessi elettorali e di petrolio,
- no alle violazioni del diritto internazionale e alle guerre preventive
- no alla "democrazia da esportare" e imporre con le armi 
- no, certo, all' "impero del male", ma no anche alle prevaricazioni di un sedicente "impero del bene".
E no agli arbitri di un autoeletto sceriffo globale.

7. Per l'Europa si tratta di essere fedele ai principii cui si è ispirata la concezione federalista: quella concezione che ha rappresentato il nutrimento dell'idea europea. Non si concepì allora la costruzione europea come fine a se stessa, ma come tappa e principale leva per arrivare ad una confederazione mondiale dei Paesi democratici. Tale, in particolare, fu sessant'anni fa la ferma convinzione del gruppo cui appartenevo. 
Penso che "sinistra europea" esprimerebbe nel modo migliore lo spirito originario del movimento del quale vuole essere la prosecuzione e confermerebbe altresì la ragione della propria esistenza se assumesse oggi come propria istanza fondamentale l'impegno dell'Europa a rendersi artefice e risoluta sostenitrice di un preciso disegno per la progressiva creazione di una confederazione mondiale.
Questo impegno dovrebbe trovare una consacrazione già nel testo della costituzione europea con l'inserimento di una norma concepita nello spirito dell'articolo 11 della nostra costituzione



Leo Solari
febbraio 2004


MOUVEMENT POUR LES ETATS UNIS D'EUROPE -  MOVIMENTO AVANTI EUROPA


PER UN'EUROPA LAICA

Si parla di nuovo d'introdurre nella costituzione europea un riferimento all'eredità spirituale, religiosa, e più precisamente cristiana dell'Europa. Ora, un numero apprezzabile di Europei sarebbero costretti a respingere, a prescindere dalle sue qualità, il testo costituzionale che contenesse un tale referimento, per le ragioni qui di seguito.
Una costituzione serve a determinare l'organizzazione dei poteri pubblici. Al massimo, essa puo' anche definire i diritti e i doveri dei cittadini, fermo restando che, secondo un metodo già sperimentato, vale certamente meglio riservare questa seconda funzione ad uno strumento separato, perché una Costituzione é soggetta a cambiamenti, e si rischia di indebolire i cosiddetti fondamentali, proclamandoli o riproclamandoli in uno strumento più o meno effimero.
Una costituzione non deve dettare fedi o gusti, e addirittura ordinare implicitemente ai cittadini di credere o non credere ad una cosa, e neppure obbligarli a rendere omaggio - pur superficialmente e indirettamente a tradizioni che essi non devono neccessariamente approvare e che, in ogni caso, sono estranee al funzionamento delle istituzioni.
Risulta che la questione é già stata chiarita circa duecento anni fa a generale soddisfazione, e, in ogni caso, a soddisfazione dei Francesi - : ci si stupisce che malgrado le lezioni di storia e quelle ancora più cocenti dell'attualità , esista ancora gente, anche in Francia , capace di battersi di nuovo in materia.
Il paese occidentale più devoto, gli Stati Uniti d'America, si é astenuto dal fare riferimenti ad una tradizione religiosa nella sua costituzione : eppure, a suo tempo, questa tradizione aveva infinitamente più peso di oggi. Quale ignoranza ci spinge oggi a voler imporre agli altri convinzioni a rischio di discordie che, l'abbiamo visto e lo vediamo, portano ad una guerra internazionale civile ?
Si si vuole veramente fare un riferimento, ebbene che questa costituzione risalga all'eredità filosofica europea : cio' non ferirà nessuno sempre che, " il non filosofare sia ancora filosofare ". Ma i politici europei farebbero bene a chiedersi prima se l'Europa é veramente in grado di dare pompose lezioni di filosofia al resto del mondo.
Invocando valori, da collocare sempre a un livello inferiore rispetto ai diritti e ai doveri, la laicità dovrebbe figurare in lettere d'oro sul frontespizio della futura costituzione europea. Il meglio é senza dubbio attenersi ai sei valori accettati dal vertice del Millenario dell'ONU , nel 2000, per servire nelle relazioni internazionali nel XXIesimo secolo ; essi sono nell'ordine : la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà, la tolleranza, il rispetto della natura e le responsabilità condivise. E chi dice tolleranza dice, tra l'altro, laicità. Al vertice del Millenario, sottolineamolo, era rappresentata tutta l'umanità (in particolare da 147 capi di Stato) : questi sei valori hanno raccolto l'unanimità.
Per la nostra tranquillità, lasciamo le questioni più o meno religiose in un ambito strettamente privato : cosi' ciascuno rimane libero di avere su questo punto l'opinione che gli conviene senza sentirsi ufficialmente respinto dagli altri e concepire di conseguenza un risentimento pregiudizievole all'adesione totale richiesta da ogni buona costituzione.


Jacques Roman - Ex funzionario internazionale
Chiang Mai (Thailande) 22 Novembre 2002
Traduzione a cura di Gianni Copetti


ALLA COSTITUENTE NAZIONALE DEL PARTITO SOCIALISTA RIFORMISTA


Att. Mario Artali   www.ossimoro.it 


Carissimi compagni,

Voglio iniziare queste poche righe, chiamandoci appunto compagni proprio perché pochi sono i socialisti che usano ormai tra loro questo appellativo : alcuni dicono che non si usa più, altri non vogliono identificarvisi. 
Orbene, cari compagni, sono un socialista degli anni sessanta e lo ero nei miei comportamenti di vita ben prima di prendere la tessera del PSI all'inizio degli anni 60 a Lussemburgo, dove ho vita alla sezione locale. Abituato a vivere all'estero e in un ambiente internazionale non potevo non essere un eurosocialista. 

Ho vissuto vicino agli emigrati, ho organizzato tante manifestazioni, ci siamo battuti ovunque con convinzione socialista autonoma, anche se spesse volte confrontati alla grande macchina del PCI, da una parte, e della DC dall'altra. Abbiamo continuato a lavorare per la giustizia sociale, per i diritti politici dei lavoratori in Italia e all'estero. 

Ho seguito le peripezie del PSI , e i cambiamenti di simboli.Abbiamo visto che, politicamente il socialismo in Italia non si avvicinava sufficentemente e abbastanza rapidamente all'Europa, fatte salve alcuni personalità come l'amico Mario Zagari che é stato uno dei primi a fondare e a far parte del Movimento della Sinistra Europea, all'indomani della seconda guerra mondiale.

Abbiamo più volte tentato di dar vita ad un Partito Socialista Europeo (PSE), da non confondere con il Partito dei Socialisti Europei del Parlamento Europeo. Forte é oggi la convinzione, tra i vecchi socialisti all'estero, che occorre dar vita ad un vero Partito Socialista Europeo,(p.S.E.) o Partito della Sinistra Europea (p.S.E.) : Esso dovrebbe convolgere finalmente tutte le " anime " che si riconoscono veramente nella socialdemocrazia europea ed internazionale ed essere anche transnazionale, e consentire cosi' ad un Francese, Tedesco … di non solo poter iscriversi ma anche di porre la propria candidatura a tutti i livelli, nazionali ed europei. Vale ovviamente lo stesso per un italiano che risiede all'estero. (Socialisti si, ma Riformisti) Dobbiamo, secondo me riformare e rivedere il modo di fare politica, tenere ancora di più in considerazione le associazioni e organizzazioni, che operano all'interno e all'esterno dei confini nazionali e che operano per e con i cittadini, e sono l'espressione stessa della società civile progressista, come d'altronde sta già facendo Elio Di Rupo, Presidente del Partito Socialista in Belgio. 

Occorre effettuare un'apertura e una riforma a 360° per organizzarsi ed agire nell'interesse comune, nell'Europa di oggi e di domani. Cio' significherebbe anche infondere speranza e motivazione alle nuove generazioni, facendole partecipare a nuovi progetti e dando loro lo spazio che si meritano (non deficit democratico) per costruire " un progetto di società " più giusta, più cociale e più partecipativa.

Con queste premesse aderisco immediatamente all'iniziativa del Riformismo Socialista.

Gianni Copetti


Segretario generale del Movimento AVANTI EUROPA
gianfranco.copetti@pandora.be 
+ copetti.gianfranco@wanadoo.fr 
http://users.pandora.be/avantieuropa 
Bruxelles
4 novembre 2002


MOVIMENTO PER GLI STATI UNITI D'EUROPA
Sinistra Europea 


Il Movimento per gli Stati Uniti d'Europa - Sinistra Europea - lancia un appello ai responsabili politici dell'Unione europea, riuniti in seno alla Convenzione sul futuro dell'Europa, affinché colgano questa occasione storica di far compiere all'Unione un passo decisivo sulla via dell'integrazione, rendendo le istituzioni più legittime, democratiche, efficaci e trasparenti.

Il Movimento per gli Stati Uniti d'Europa - Sinistra Europea é convinto che, per dinamizzare lo sviluppo economico e sociale dell'Unione Europea e permettere a quest'ultima di imporsi in quanto spazio di cittadinanza, partecipando in qualità di attore globale, da un lato, al controllo dell'allargamento a una dozzina di Paesi dell'Europa centrale, orientale e mediterranea e, dall'altro, al controllo della mondializzazione, la Convenzione sul futuro dell'Europa deve articolare le sue proposte istituzionali secondo i seguenti punti:

- sottoporre un progetto di costituzione - integrando la Carta dei diritti fondamentali - al referendum popolare, prevedendo una maggioranza doppia per le popolazioni 
- degli Stati interessati;
- suddividere le competenze tra l'Unione e gli Stati membri, mantenendo l'identificazione chiara dei livelli in cui queste competenze si esercitano nella maniera più efficace;
- generalizzare in seno al Consiglio dei ministri, il ricorso al voto a maggioranza qualificata, unica maniera di togliere l'eventuale blocco risultante dal voto all'unanimità ;
- allargare la procedura di codecisione del Parlamento europeo all'insieme della legislazione europea ;
- far prevalere, con il diritto d'iniziativa e di proposta legislativa della Commissione, l'interesse comunitario e in particolare l'interesse generale sugli interessi particolari.

In tal senso, il Movimento per gli Stati Uniti d'Europa -Sinistra europea - sostiene pienamente la posizione espressa a grande maggioranza dal Parlamento europeo del 16 maggio 2002, secondo la quale alle competenze proprie attuali dell'Unione debbono aggiungersi la definizione e la condotta della politica estera e la difesa comune di libertà e di sicurezza nonché il finanziamento del bilancio dell'Unione.

Un'Europa indipendente, forte, dotata di istituzioni stabili ed efficaci, che dispongano di una legittimità democratica in quanto Comunità di destino, in cui i cittadini possano riconoscersi, sarà in grado non solo di promuovere un progetto di società a livello del continente, contraddistinto dal marchio della solidarietà e della volontà d'inserzione e di giustizia sociale e capace di fornire un contributo decisivo al pieno impiego, ma anche di pesare sufficientemente sul corso del mondo per trasformare le egemonie attuali o future in rapporto di partenariato e costituire cosi' un fattore di sviluppo sostenibile, di stabilità e di pace a profitto dell'intera umanità.

Parigi, il 27 settembre 2002


Gauche Européenne

      MANIFESTO

Il nostro obiettivo é di costruire un'Europa più vasta ma non senza discernimento. Partendo dal modello tipo delle istituzioni comunitarie, si intende un'Europa democratica e civile, a livello delle sue istituzioni, e con effetti immediati,

                                      un vero parlamento che condivida con il Consiglio dei ministri il potere legislativo,

una Commissione esecutiva efficace, che disponga del potere d'iniziativa e sia soggetta al

controllo democratico del Parlamento;

E PER IL FUTURO

un Presidente per l'Europa, eletto a suffragio universale

una Costituzione democratica,

una Carta che garantisca le libertà civiche e politiche nonché i diritti economici

e sociali, figuranti nel trattato, e dunque vincolante,

un'Europa sovranazionale e federale

l'instaurazione di una federazione che disponga di un bilancio autonomo

sufficiente, le cui competenze poste sotto il controllo di una Corte costituzionale

federale, definite dalla Costituzione europea,

un'Europa che non si limiti a completare il grande mercato mediante

l'introduzione della moneta unica,  

un'Europa che avanzi grazie a politiche comuni, che rispondano all'attesa dei

cittadini, segnatamente in materia di occupazione, di ambiente, di sanità

pubblica, ma anche di politica estera e di sicurezza e che possa diventare un

modello di riferimento per altri popoli nel mondo;

  UN'EUROPA SOCIALE E SOLIDALE

un'Europa capace di preservare il modello sociale e il servizio pubblico

europeo e che si rifiuti di rendere compatibili tra di loro gli interessi nazionali

adeguandoli verso il basso,

un'Europa della piena occupazione, unico mezzo serio per ridurre le

disuguaglianze e garantire in particolare tramite la fiscalità ridistributiva, la

coesione sociale e la solidarietà tra le regioni,

un'Europa capace di fare fronte alle sfide della mondializzazione facendo

prevalere la solidarietà nel commercio internazionale nei confronti della

priorità esclusiva del mercato,

UN'EUROPA MULTICULTURALE E PLURALISTA

Il motto dell'Unione europea l'"unità nella diversità", rifiuta dunque

l'uniformizzazione delle culture o l'istaurazione di una cultura dominante, e

mira, al contrario, al riconoscimento,nel rispetto del pluralismo e della libertà

dei media,ad una comunità multiculturale e multilingue, che deve andare di pari passo con l'emergenza di un'indentità collettiva europea.

Bruxelles, 5 dicembre 2000

Presidente: Ludwig Schubert -Segretario generale Gianni Copetti


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