Stiamo lavorando con Ugo Intini, che curò a suo tempo con "Iso" l'iniziativa, alla prospettiva di far rivivere la mostra sulla "A" dell'Avanti! e cioè ad una delle più affascinanti immagini della lunga storia di libertà e di lotta per la libertà nel nostro paese.
Questa  è solo una anticipazione accompagnata  dalle introduzioni alla mostra scritte a suo tempo da Aldo Aniasi e da Ugo Intini ,  precedute da un pezzo di Ugo che uscirà sul prossimo numero di Mondoperaio.

Modernità

di Ugo Intini


Proprio in questo numero, Mondoperaio contrappone con importanti contributi la politica del fare (ovvero del pragmatismo e riformismo) a quella del populismo, che rappresenta esattamente l'opposto: la politica del non fare. Lo si è visto ad esempio nel no della Giunta Raggi a qualunque iniziativa. E lo si doveva capire dalla teorizzazione grillina della "decrescita felice", dalla sua infatuazione per il chavismo venezuelano e il pauperismo. D'altronde, l'ostilità alle frontiere aperte e all'Europa, il rigurgito "sovranista" e anti globalizzazione, comuni sia a M5 che a Salvini, che cosa sono mai se non la negazione del fare e una regressione iper conservatrice?
Di fronte alla minaccia più grave per la democrazia stessa che il nostro Paese abbia mai fronteggiato dal 1945 in poi (ingigantita dalla prospettiva che M5, Salvini e neofascisti si compattino in una alleanza contro la società aperta e la modernità) non basta sollecitare la ben fondata paura degli elettori. Bisogna dare speranze, ricordare "in positivo" chi sono i riformisti, di cosa sono stati capaci e di cosa saranno capaci valorizzando e coltivando il meglio della loro tradizione.
A questo proposito, sono venuto a contatto in questi giorni con un esempio che la dice lunga.
Il socialismo milanese ha inventato e applicato per la prima volta in Italia l'assistenza e la solidarietà municipale, la tutela del lavoro e dei più deboli. Questo è noto. Ma- ecco l'esempio-ha anche espresso un'altra caratteristica tipica di Milano: la modernità. In particolare quella collegata al design, al lusso, al bello e al buono ( a ben vedere, tutte le componenti di eccellenza del Made in Italy). Se Milano è stata ed è la città del Salone del Mobile (come avviene nella prima settimana di aprile), della moda e dell'Expo, non è un caso. Chi come me è cresciuto a Milano e all'Avanti di Milano, negli anni più creativi della città, lo sa. Ma me ne sono accorto ancora una volta partendo da un'idea e dalla proposta per una iniziativa.
La “A” stessa dell'Avanti! è uno dei più strepitosi e antichi esempi di design innovativo. Anche per questo il sindaco socialista Aniasi, con il suo circolo De Amicis, creò una mostra nella quale alcune decine di artisti elaborarono intorno alla “A” opere originali di design e pittura. Vogliamo riproporla. Nenni era solito dire che "le idee camminano con le gambe degli uomini". E infatti svilupperò questa idea e proposta parlerò proprio raccontando una storia di uomini.
Il primo a entrare nella breve narrazione è Armando Testa, uno dei più grandi pubblicitari italiani, il disegnatore e inventore delle più famose campagne degli anni ’70 e ‘80, il fondatore di una agenzia che oggi ha sedi in tutto il mondo. Un socialista e un amico con il quale ho collaborato (come responsabile della propaganda del partito) alla campagna elettorale del PSI per le politiche del 1987. Armando Testa è il primo a entrare nella narrazione perché suo è il disegno sulla “A” dell’Avanti! che sta sulla copertina del volume illustrativo della mostra. Ma non è il prodotto del caso: viene da una tradizione.
Mentre fascismo e comunismo si combattevano, ma concorrevano a distruggere la democrazia, all'Avanti! di Milano Pietro Nenni, caporedattore e anima autonomista del partito socialista, concorreva a difenderla, con due compagni e amici fraterni: il giornalista Guido Mazzali, venuto da Suzzara(Mantova) inizialmente come tipografo e l’amministratore Buonaventura Ferrazzuto.
Chiuso il giornale, Nenni fuggì in Francia, dove fece rinascere, con l’Avanti! in esilio, la sua mitica “A”. Bonaventura Ferrazzuto e Mazzali, come oggi si direbbe, passarono alla società civile, ma erano dei geni e vi lasciarono un'impronta. Ferrazzuto divenne l'amministratore della Rizzoli e il braccio destro del fondatore Angelo. A proposito di modernità, tra l'altro, fu lui a produrre il primo film italiano non muto.
Guido Mazzali fondò nel 1929, con l’amico e compagno socialista Dino Villani (venuto da Suzzara come lui) l'Ufficio Moderno, ovvero la prima rivista di pubblicità, design e marketing, quella che ha elaborato una disciplina chiave della modernità allora in Italia sconosciuta. Intorno all'Ufficio Moderno, fondò anche il GAR (Gruppo Amici della Razionalizzazione): un'associazione che ha riunito i più brillanti economisti e uomini di azienda del tempo, a cominciare da Libero Lenti e dal futuro ministro socialdemocratico del Bilancio Tremelloni. E che ha diffuso per la prima volta il pensiero economico di Keynes.
Dino Villani è diventato direttore pubblicitario della Motta, poi della Carlo Erba. Sua è la “M” stilizzata della Motta (mitica come la “A” dell’Avanti!). Lui ha lanciato la colomba di Pasqua (per recuperare gli impasti avanzati del panettone natalizio), la festa di San Valentino, quella "della Mamma". Persino il concorso di Miss Italia, partito per propagandare il dentifricio della Carlo Erba ("5000 lire per un sorriso") e trasformato nel 1946, sempre sotto la sua guida, in “Miss Italia”. Lui ha inventato l'Accademia della Cucina, intuendo la potenzialità del cibo made in Italy ed è stato per anni, quale fondatore, il presidente della Società Italiana di Pubblicità. Guido Mazzali ha creato slogan come  "chi beve birra campa cent'anni" o "camminate Pirelli". Con l'Ufficio Moderno e il GAR, è stato per tutti gli anni ‘30 il perno di un mondo milanese che nonostante il fascismo già costruiva la modernità e guardava al futuro, conciliando solidarietà sociale e spirito imprenditoriale. Un futuro che per lui stava nella democrazia e nel socialismo democratico. Perché, come gli altri inseparabili amici e compagni prima ricordati, non ha mai abbandonato la lotta politica, sempre insieme a Nenni. Collaborava all’Avanti! stampato in esilio a Parigi. Arrestato nel 1940, fini in un campo di concentramento sino alla caduta del fascismo. Nella Milano presidiata dai tedeschi, stampava e diffondeva l'Avanti! clandestino: lui, ex redattore, con l’ex amministratore Ferrazzuto, il quale fu catturato dai nazisti e spedito a Mauthausen, dove morì. Il giorno della liberazione (alla vigilia della quale fu ucciso suo fratello partigiano) Guido Mazzali diventò direttore dell'Avanti! e dalla “società civile” ritornò alla politica attiva. Sarebbe stato quasi sempre (sino alla morte prematura nel 1960) direttore o condirettore dell’Avanti!, leader dei socialisti milanesi, deputato, stretto collaboratore di Nenni. Ma non avrebbe mai dimenticato lo spirito dell'Ufficio Moderno. Suoi sono alcuni degli slogan (pubblicitari, si potrebbe dire) che hanno fatto la storia del socialismo riformista, proprio da lui suggeriti a Nenni. Nel 1946, pur essendo il socialista più influente di Milano e pur essendo il suo partito il primo della città, volle fare l'assessore nella Giunta del “sindaco della Liberazione“ Greppi con le sole deleghe alla cultura e allo sport. A tal punto aveva chiara la vocazione della città che nel primo numero dell'Avanti!, il 25 aprile 1945, pubblicò un articolo di Paolo Grassi sul ruolo dello spettacolo teatrale. E come assessore creò con lui e Giorgio Strehler il Piccolo Teatro. Fu lui a costruire con Nenni al Comune di Milano il primo centro sinistra d’Italia e lui sarebbe stato il sindaco se non si fosse ammalato di cancro.
Nenni, Guido Mazzali, Bonaventura Ferrazzuto, Dino Villani, Armando Testa: persone così diverse per carattere e destino sono legate da un lungo filo rosso cresciuto all’ombra di quel capolavoro di design che è la “A” dell'Avanti! Un filo rosso fatto di intelligenza, curiosità, innovazione e passione. Che ha contribuito a costruire la Milano della solidarietà ma al tempo stesso della modernità. In questo mondo si è formato anche Craxi. Che d'altronde è stato politicamente "allevato" da un compagno autonomista oggi dimenticato: Antonio Natali, pubblicitario, responsabile della pubblicità dell'Avanti!, braccio destro proprio di Guido Mazzali. E’ questo un punto di contatto con Berlusconi, che ha creato infatti un'azienda nata anch'essa sul terreno della pubblicità, del marketing e di una modernità tipicamente milanese. L'argomento può apparire scivolose e controverso, ma varrà la pena di approfondirlo.



Un grande simbolo

Il Circolo di via De Amicis presenta l’interpretazione che sessanta artisti hanno dato della A dell’Avanti! Una mostra, dunque, non su una testata — pur gloriosa e ricca di storia — ma su un "segno”.
Questa manifestazione si riallaccia alla mostra organizzata nel 1979 dallo stesso Circolo di via De Amicis: già allora si proponeva un discorso che nettamente superava il fatto grafico e pittorico. La più vasta partecipazione di oggi conferma anche la vitalità di un segno che ha stimolato la fantasia, la creatività di artisti nuovi e affermati. Interpreti, tutti, di un forte impatto comunicativo.
La funzione di stimolo e di promozione culturale che da sempre caratterizza la tradizione del De Amicis ha trovato in questa iniziativa la conferma di un significato anche sociale: politica e cultura sono aspetti inscindibili di un’unica realtà, e proprio per questo devono essere dialetticamente uniti, per un reciproco arricchimento.
Per questo avvenimento artistico siamo molto grati a Luciano Consigli che ha seguito l’iniziativa fin dalla sua ideazione e ne ha curato la realizzazione. La grande esperienza di Luciano Consigli, derivata anche dalla ventennale pubblicazione di ”Humor Graphic”, è stata infatti preziosa.
L’entusiasta e generosa adesione degli artisti dimostra la loro sensibilità e partecipazione agli ideali di lotta e di avanguardia di cui VAvanti! è da sempre espressione.
Simboli e marchi sono espressione di una società, di una cultura, che nella sintesi vedono strumenti emblematici di comunicazione. Un simbolo è efficace quando si stacca dal bombardamento di messaggi per presentarsi — riconoscibile — ai suoi destinatari.
La A dell’Avanti! — in 87 anni di storia del giornale del Partito Socialista ■ Italiano, con vittorie e sconfitte, con travagli e con successi — è sempre stata un punto fermo, quasi una testimonianza di costante impegno, di entusiasmo per il Partito. Un simbolo, dunque, la cui efficacia è confermata anche da una vita lunga, attraverso i profondi mutamenti estetici che si sono susseguiti dal finire dell’800 ad oggi.
Il Circolo di via De Amicis propone ora un percorso tra sessanta interpretazioni di questo segno. Interpretazioni o allusioni?
Evocazioni o documentazioni? In ogni caso è un percorso che al piacere estetico unisce lo spunto per alcune riflessioni.
Nella A dell’Avanti! c’è un patrimonio di impegno politico ed ideale che collega l’odierno socialismo di una società ad alto contenuto tecnologico al socialismo riformista, al socialismo delle lotte popolari e antifasciste. La costanza del segno grafico e dell’impatto emotivo che ne deriva non è certamente casuale. Fierezza delle origini, vitalità di una storia, integrazione di esperienze: la simbologia è palese, esplicita. Il metalmeccanico, l’operatore del sistema computerizzato, il semiologo di oggi, sono i compagni del medico condotto, della tessitrice, del minatore, del confinato, del partigiano, che in quasi novantanni di storia dell’Avanti! hanno, con il loro entusiasmo ed il loro sacrificio, sostenuto il giornale del Psi, tratto dalle sue pagine l’insegnamento, l’ispirazione, la guida per l’azione politica.

Aldo Aniasi

 
Gloriosa, antica, sempre nuova A

Nei 91 anni di vita del Partito Socialista, la bandiera e il simbolo sono cambiati seguendo le mode figurative e anche l’evoluzione sociale e politica. Ciò che non è cambiato mai, in 87 anni, è la testata dell’Avanti!, punto fermo della tradizione socialista, ospite delle firme più illustri del secolo, Vorwaerts in Germania, Avanti! a Lisbona, dove è poi diventato il quotidiano del Pc portoghese, il nome del quotidiano socialista già si trova nella storia più antica delle lotte libertarie e popolari: addirittura, con un fondo introduttivo di Giuseppe Garibaldi, nella Venezia della seconda metà dell’800.
E la sua grafica? Non si sa se la vecchia testata socialista abbia visivamente un suo fascino per ciò che evoca nell’animo dei socialisti, e non solo nel loro. Oppure perché veramente racchiude un segno grafico straordinario e geniale. Non si sa se sia la fantasia ad attribuirle significati particolari o se davvero questi significati ci siano.
Guardando e riguardando la grafica della testata, si pensa al suo slancio in ”avanti”, corrispondente al concetto che esprime, ed enfatizzato dal punto esclamativo. Uno slancio ideale, impetuoso e generoso, che ha sempre caratterizzato i socialisti, campioni di battaglie, anche perdute in partenza, in nome di principi, mai disposti ad accettare le ragioni di Stato, o della realpolitik.
Guardando e riguardando lo snello, elastico corsivo, si pensa allo stile non burocratico, né sclerotizzato, né dogmatico, ma agile ed aperto con il quale il movimento socialista si è adattato al nuovo, e talvolta lo ha preceduto. Guardando e riguardando si può fantasticare a lungo, e proprio questo hanno fatto alcuni tra i più grandi grafici del Paese: per affetto, certamente. Per quello che la testata rappresenta nella storia italiana, nella sensibilità di chiunque abbia il cuore a sinistra. Per i fantasmi, i sogni, che essa evoca nella memoria, nei racconti dei nostri vecchi maestri di socialismo, nelle pagine dei libri di storia e nei documenti filmati più drammatici, e appassionanti, del nostro secolo.
Ma non c’è solo affetto, commenta qualche critico d’arte. C’è anche un omaggio al collega di fine ottocento, ignoto, e tuttavia grandissimo, nella modernità del suo segno, conservata sino a oggi attraverso tante rivoluzioni figurative.
Perché, sempre guardando e riguardando, la testata dell’Avanti! appare ”a posto” tra le immagini liberty del primo novecento come tra i prodotti dell’elettronica. Un simbolo grafico che sembra naturale veder uscire dal
vecchio piombo della tipografia devastata dai fascisti in via Settala, a Milano, come dal video impaginatore che da poco usiamo — tra i primi in Europa — allo scopo di spremere per il nostro piccolo giornale il massimo di risparmio e produttività dalla terza rivoluzione industriale.
E la modernità della grafica non appare isolata nella storia del giornale, se si pensa che Pietro Nenni, grande giornalista e redattore capo all’inizio degli anni ’20, fu tra i primi a capire il nuovo uso dei media, nella società di massa. Se si pensa che Guido Mazzoli, Vindimenticabile direttore che firmò il numero del 25 aprile 1945 a Milano, fu tra i fondatori della moderna tecnica pubblicitaria. Così questa mostra tesse nuovi capolavori di intelligenza creativa e di stile sulla gloriosa, antica, sempre nuova A. Una lettera che simboleggia l’inizio. E che in Italia è stata in effetti l’inizio di una lunga storia di lotte e di progresso ancora in corso. Una storia dove i vecchi dogmi ideologici cadono, dove tutto cambia: non la vecchia A, non il "rosso” cuore di quanti oggi come 87 anni fa vi vedono molto, molto di più: qualcosa che essi non sanno esprimere non visivamente almeno. E che gli artisti raccolti al circolo di via De Amicis, invece, sanno.

Ugo Intini

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