Riconosciuta ed operativa la Fondazione
A più di due anni dalla Sua scomparsa
Le nuove iniziative nel nome di Iso: costituita l'Associazione; prossima la Fondazione
Loggiato di Palazzo Marino:scoprimento del busto di Aniasi e discorso del Sindaco Albertini
Con grande e commossa partecipazione di compagni e cittadini milanesi si è svolta giovedì 27 ottobre al Circolo di via De Amicis - a due mesi dalla improvvisa scomparsa - il primo incontro per onorare la memoria del nostro "Iso". Erano presenti delegazioni della Fiap, guidata dai due vicepresidenti Berti e Bersellini, e dell'ANPI, con il vice presidente Tino Casali. Messaggi anche da chi non aveva potuto intervenire, tra cui il presidente dell'Aned (Associazione Nazionale degli ex deportati politici nei campi nazisti) sen. Maris e il segretario dei DS Piero Fassino.
Aldo Aniasi, socialista
introduce Arturo Colombo
lo ricordano Gianni Cervetti, Roberto Mazzotta, Luigi Vertemati
presiede Mario Artali
Intervengono:
Nuccio Abbondanza - Michele Achilli - Riccardo Albertini - Giuseppe Amoroso - Mario Aniasi -Francesca Arnaboldi - Franco Ascani - Gabriele Baccalini - Giovanni Baccalini - Luciano Belli Paci Guido Bersellini -Felice Besostri - Roberto Biscardini - Ferruccio Capelli - Ettore Carinelli - Giorgio Cavalca - Rinaldo Ciocca - Attilio Consonni - Demetrio Costantino - Antonio Duva - Aldo Ferrara - Cesare Grampa - Alberto Grancini - Guglielmo Laezza - Enrico Landoni - Gianvito Lomaglio - Andrea Margheri - Gianni Mariani - Loredana Maspes - Walter Marossi - Franco Mirabelli - Gino Morrone - Luigi Perego - Ornella Piloni - Bruno Pinciara - Alessandro Pollio - Emilio Pozzi - Maurizio Punzo - Alceo Riosa - Maria Luisa Sangiorgio - Anton Emilio Scala - Attilio Schemmari - Arnaldo Sciarelli - Renato Tacconi - Riccardo Terzi - Nando Vertemati - Roberto Vitali
Carlo Azeglio Ciampi,
Presidente della Repubblica: "Sono profondamente addolorato per la
scomparsa di Aldo Aniasi. Combattente nella Guerra di Liberazione,
parlamentare, ministro, il "Comandante Iso" ha dedicato una lunga e
appassionata militanza civile e politica alla affermazione dei valori di
liberta', di giustizia e di solidarieta'. Il Suo impegno e' stato quello di una intera
generazione che ha saputo rifondare lo Stato e garantire alla nazione piu'
elevati traguardi di crescita e di progresso. Profondamente legato alla
citta' di Milano, di cui e' stato a lungo sindaco, ha rappresentato nei prestigiosi incarichi ricoperti nel corso della Sua
lunga carriera un esempio di passione e dedizione al bene della collettivita'. Dobbiamo a uomini come Aldo Aniasi e alla Sua intensa
testimonianza di vita il consolidamento di una etica civica e di una
cultura sociale e politica che rende oggi l'Italia protagonista del
processo di integrazione europea a garanzia della pace e della convivenza
fra i popoli. Con questi sentimenti invio ai Suoi familiari l'espressione
del mio partecipe cordoglio".
Roma, 27 agosto 2005
Il presidente dell'ANED e della Fondazione Memoria
della Deportazione Gianfranco Maris ha inviato alla FIAP un commosso
messaggio di condoglianze:
"L’ANED – Associazione Unitaria dei deportati politici nei campi di
sterminio nazisti e la Fondazione Memoria della Deportazione, piangono la
morte di Aldo Aniasi, il partigiano Iso, per tutta la vita sempre fedele
agli ideali della resistenza e della Costituzione repubblicana e ai valori
di un socialismo unitario che nella crisi dei partiti degli anni ‘90 lo
portò senza incertezze a continuare il suo impegno politico nelle file dei
DS.
Il socialista Aldo Aniasi fu anche guida aperta e intelligente della città
di Milano, nella crescita moderna e nello sviluppo culturale, politico e
sociale negli anni difficili della strage di Piazza Fontana e della
contestazione giovanile.
A tutta la sua famiglia e ai compagni della FIAP i combattenti partigiani,
i superstiti dei campi di concentramento nazisti e i loro famigliari sono
oggi vicini con fraternità.
Il presidente
Sen. Avv. Gianfranco Maris"
Addio ad Aldo Aniasi
Si è spento sabato 27 agosto, all'età di 84 anni, Aldo Aniasi. L'ex sindaco di
Milano è stato colto da una crisi cardiaca presso l'Istituto nazionale dei
tumori del capoluogo lombardo dove avrebbe dovuto sottoporsi ad intervento
chirurgico.
Aldo Aniasi - nato a Palmanova nel 1921, ma milanese da sempre - è stato per 28
anni in Consiglio comunale, sindaco per 9 anni, dal 1967 al 1976, quando diventò
deputato socialista e venne sostituito alla guida della città da Carlo Tognoli.
Deputato per 5 legislature (lasciò Montecitorio nel 1994), due volte ministro
(Sanità e Regioni), per altri 9 anni vicepresidente della Camera.
A metà degli anni '90 aderì ai Democratici di sinistra e attualmente sedeva nel
consiglio nazionale della Quercia.
Oltre sessant'anni di vita politica iniziati da comandante partigiano, in Ossola,
con una medaglia d'argento al Valor Militare. Nome di battaglia Iso Danali,
l'anagramma di Aldo Aniasi. E Iso hanno continuato a chiamarlo fino alla fine
gli amici.
Aniasi è stato anche presidente della Federazione Italiana Associazioni
Partigiane.
Dolore e "profonda commozione" per la sua scomparsa sono stati espressi dai Ds
di Milano, che ne affidano ad una nota il ricordo. "Con lui ci lascia una figura
importante della Resistenza, un uomo che ha sempre dato molto a Milano e un
compagno aperto ai cambiamenti e fedele ai principi del socialismo e della
sinistra". "Oggi Milano - affermano ancora i Ds - perde un grande sindaco, e i
Democratici di Sinistra un dirigente autorevole e rappresentativo di una cultura
che vogliamo custodire e valorizzare".
“Un simbolo del socialismo riformista; il rappresentante più compiuto di una
sinistra alimentata da una radicata cultura di governo e da un alto senso dello
Stato; un grande sindaco che ha amato Milano e a Milano ha dedicato tutte le sue
migliori energie e la sua passione”. Con queste parole il Segretario dei Ds
Piero Fassino ha voluto ricordare Aldo Aniasi. “ Siamo onorati – ha aggiunto
Fassino – che negli ultimi anni Aldo Aniasi abbia voluto proseguire la sua
militanza socialista nei Democratici di Sinistra e inchiniamo le nostre bandiere
a quest’uomo che ha servito l’Italia, Milano, la sinistra, il nostro partito”.
27 Agosto 2005
Compagno Iso, la tua lotta è la nostra
Il maltempo non ha fermato le tante persone che ieri sera, nello Spazio Coop
della Festa nazionale dell'Unità, hanno ricordato Aldo Aniasi, il comandante
partigiano Iso, scomparso ieri mattina a Milano.
All'invito del segretario della federazione provinciale dei DS Franco Mirabelli,
hanno risposto Giovanni Pesce (medaglia d'oro della resistenza), Nando Vertemati
segretario provinciale dello Sdi), il presidente della Provincia Filippo Penati,
Giorgio Roilo (Segretario Generale CGIL Milano), Carlo Tognoli (ex sindaco di
Milano), Mario Artali, Roberto Vitali (ex presidente della Provincia di Milano).
Ognuno ha portato un ricordo di Aldo Aniasi, dall'eroico periodo della
Resistenza, alla guida della città di Milano nel difficile periodo del
terrorismo e delle stragi, gli impegni di ministro, all'opera di confronto e
dibattito tra tutte le forze e le componenti della sinistra italiana. (Luca
Vaccarossa)
Milano, 28 agosto 2005
Un grande innovatore Capiva i bisogni di tutti
«Fu il primo ad affrontare e risolvere problemi legati al sociale Programmò la
linea 2 del metrò»
È stato un innovatore, Aniasi. Sindaco attento al verde, grande promotore delle
opere pubbliche. Sotto la sua amministrazione sono stati creati i parchi di
Trenno, Forlanini, Lambro. È stato lui a dare l’impulso decisivo per la linea 2
del metrò. Ha costruito moltissime scuole e quasi 200 campi gioco per bambini.
Insieme - lui sindaco, io assessore - abbiamo inaugurato due centri per
l’assistenza domiciliare agli anziani. I primi in Italia. Ma Aniasi è stato
anche il «traghettatore» della politica milanese dalle amministrazioni di
centrosinistra alla prima giunta di sinistra. Arrivato a Palazzo Marino, nel
1976, ho confermato il suo programma. I progetti della linea 3 del metrò e del
passante ferroviario erano sostenuti anche da Aniasi. Il comandante Iso è sempre
stato un uomo di sinistra. Nel dopoguerra, ha aderito al Psdi di Saragat; poi,
nel ’59, si è iscritto al Psi, schierandosi con Nenni. Sindaco con l’appoggio
determinante di Craxi, negli anni Ottanta alcune divergenze l’hanno allontanato
dal segretario. Ha difeso fino alla fine, con coerenza, le sue radici
partigiane. La storia di Milano lo ricorderà tra i grandi sindaci
socialisti-riformisti: Caldara, Filippetti, Greppi, Ferrari, Cassinis, Bucalossi.
Aniasi fa parte, a pieno titolo, di questa tradizione. Per me è stato un amico e
un maestro. Un grande lavoratore, sempre affabile con i cittadini.
Carlo Tognoli
Corriera della Sera
28 agosto 2005
Milano saluta Aldo Aniasi
Alle 11 di questa mattina, martedì 30 agosto, presso palazzo Marino, sede
storica del Comune di Milano, è iniziata la cerimonia funebre con rito civile
per Aldo Aniasi. Presenti tra gli altri Piero Fassino, segretario nazionale dei
Ds, Armando Cossutta presidente dei Comunisti italiani, Filippo Penati
presidente della Provincia di Milano, il sindaco Gabriele Albertini, Enrico
Boselli leader dello Sdi, Carlo Tognoli sindaco di Milano dopo Aniasi.
Centinaia di cittadini, hanno seguito la cerimonia sul maxischermo allestito
davanti a palazzo Marino. Accanto al portone di ingresso di Palazzo Marino
decine le corone di fiori e gli stendardi delle diverse divisioni dell'Anpi
(Associazione nazionale partigiani italiani). Questa mattina infatti una
delegazione di partigiani della zona dell'Ossola guidati dal sindaco del comune
di Pieve Vergonte, Mariagrazia Medali è giunta a Milano per porgere omaggio
all'ex compagno partigiano 'Iso Danali'. «Con questo gesto abbiamo voluto
esprimere tutta la nostra partecipazione al dolore della famiglia - ha detto
Giancarlo Zoppi presidente del consiglio provinciale di Verbano Cusio Ossola -
nelle nostre terre è stato protagonista valoroso della Resistenza, Iso oltre ad
esserci stato vicino per la creazione della Casa della Resistenza, il più grande
centro di documentazione sulla Resistenza in Europa a cui Aniasi ha fornito non
solo materiale di importante valore storico ma anche tante idee. Ci lascia un
ricordo nitido e importante», ha concluso Giancarlo Zoppi.
Mentre il feretro, a conclusione della cerimonia, lasciava tra gli applausi
palazzo Marino, per raggiungere il cimitero di Lambrate, il pubblico ha intonato
le note di “O bella ciao”. Così i milanesi hanno salutato Aldo Aniasi, loro
sindaco per nove anni.
30 Agosto 2005
Aniasi al Famedio
Una rosa rossa deposta dalla moglie e tanti piccoli garofani sull'urna con le
ceneri di Aldo Aniasi. Una cerimonia semplice, quella di ieri pomeriggio al
Famedio del Cimitero Monumentale, che ha posto il sindaco degli anni '70 tra i
milanesi illustri, accanto allo storico centravanti dell'Inter, Giuseppe Meazza.
Nello stesso blocco dove si trovano Paolo Grassi, Giovanni Raboni, Giorgio Gaber,
Antonio Maspes, Guido Crepax e Ambrogio Fogar. Molti gli ex combattenti
presenti, tra cui il presidente dell'Anpi Tino Casali, e tra i gagliardetti
delle formazioni partigiane anche la bandiera del Psi di Porta Romana. A
rappresentare Palazzo Marino era presente l'assessore Giorgio Goggi, tra gli
altri l'ex sindaco Paolo Pillitteri e il presidente Rai, Claudio Petruccioli. In
testa al corteo, il fratello e la moglie del «comandante Iso» con le due figlie.
Il giornale
9 settembre
Nei commenti che ho letto sulla scomparsa di Aldo Aniasi una cosa non e'
stata detta, che egli nella sua duplice veste di presidente della Fiap, la
Federazione italiana delle associazioni partigiane fondata da Ferruccio Parri a
tutela dell'autonomia della Resistenza, e di direttore della rivista "Lettera ai
compagni" che ne e' l'organo, e' stato l'uomo di punta nella battaglia rivolta a
contrastare il passo e a rispondere colpo per colpo all'offensiva ideologica
metodologicamente miserevole e faziosamente strumentale rivolta a offuscare la
storia della Resistenza e a ridurla a un triste e marginale episodio di guerra
civile nella fase finale della guerra contro il nazifascismo. In questo lavoro
nulla egli ha concesso alla nostalgia. La difesa della Resistenza era per lui il
tema di una battaglia politica, era aspetto e momento di un piu' vasto e
articolato impegno, e il circolo De Amicis da lui fondato e diretto con
infaticabile assiduita' e con sacrificio personale e' stato lo strumento del
quale si e' valso per alimentare la cultura militante nella sua Milano con
iniziative che non coinvolgessero l'organizzazione resistenziale. Se un giorno
qualcuno ricostruira' il dibattito - che ha molto di ideologico e poco di
storiografico in atto da molti anni e sempre piu' spudorato e virulento -
intorno a questi temi, dovra' riconoscere che intorno a lui si e' costituito il
solo nucleo di resistenza attiva e organizzata, lucidamente consapevole della
posta in gioco, che di li' sono partite con esemplare continuita' iniziative
culturali di alto livello, in cui testimoni autorevoli si alternavano a studiosi
degni di questa qualifica. Non cerco' mai adesioni compiacenti di generali
gallonati e di accademici esangui. La sua rivista colse per tempo quanto di
pericolosamente ambiguo, di deviante e anche di metodologicamente scorretto ci
fosse nella formula della "guerra civile" o nell'omaggio reso ai "ragazzi di
Salo'", e non si limito' a segnalarlo ma ne fece temi dominanti della propria
problematica storiografica. Un'antologia di scritti apparsi su "Lettera ai
compagni", oltre ad essere un dovuto omaggio alla sua memoria, darebbe un
contributo importante di idee e di passione a un dibattito mai concluso e nel
quale sempre piu' discontinua e fioca e' la risposta della cultura democratica
del nostro paese che sta perdendo la "battaglia delle idee" senza neanche
rendersi conto che la battaglia e' ancora in corso. Il mio ultimo contatto
telefonico con Aniasi risale a qualche settimana fa ed ebbe a oggetto la
richiesta di uno scritto a sostegno di una proposta che gli avevo suggerita e
per la quale si era gia' adoperato col consueto impegno, quello di chiedere che
tra i tanti busti, non tutti illustri, disseminati nei corridoi del Senato due
ne venissero immessi, di due uomini che hanno onorato nel piu' alto e nel piu'
nobile dei modi la storia d'Italia, Ferruccio Parri e Altiero Spinelli, il capo
della Resistenza e il padre dell'Europa unita. Ne' l'uno, ne' l'altro avrebbero
motivo di compiacersi dei risultati raggiunti, ma i promotori, se ci saranno,
potrebbero diventare anche gli assertori di un impegno a riprendere e a calare
nella realta' i motivi della loro battaglia. "Cammini dritto chi non e' gobbo",
era l'antiretorico motto di Parri che il partigiano Iso aveva fatto proprio. E'
il motto al quale egli ha improntato la sua vita e che ci lascia come monito con
la sua morte. Grazie, Iso.
Gaetano Arfè
"Il manifesto" del 31 agosto 2005
Aniasi, il riformista concreto negli anni inquieti di Milano
A un mese esatto dalla scomparsa di Aldo Aniasi vale la pena di ricordare quel
decennio difficile, spesso drammatico — definito come il Decennio del Diavolo —
che lo ha visto impegnato, fra il 1967 e il '76, alla testa di Palazzo Marino.
Certo, anche per altri sindaci c'erano stati momenti duri: per esempio, quando
Antonio Greppi aveva preso in mano le redini del Comune dopo la Liberazione, in
una città devastata dai bombardamenti. Ma come sindaco Aniasi si è trovato
davanti, quasi di colpo, una serie di problemi enormi, che andavano al di là
della cosiddetta amministrazione cittadina ordinaria. Forse, adesso non
rammentiamo più quelle giornate, anzi quegli anni sconvolgenti (nonostante
qualcuno li continui a chiamare «formidabili»...). Incombeva il Sessantotto, con
le generose speranze di cambiamento, ma anche con gli eccessi delle occupazioni,
i cortei, gli scontri, che lasciavano il segno in una Milano spesso impaurita e
sconvolta. Poi ci sono state le bombe alla Banca dell'Agricoltura di Piazza
Fontana, la morte improvvisa di Feltrinelli, e di seguito l'avvio del
terrorismo, gli «anni di piombo» (ricostruiti nel film della von Trotta), con la
«strategia della tensione», i «servizi deviati», la violenza che si colorava di
nero o di scarlatto. E intanto, anche a livello economico Milano subiva l'avvio
di quella crisi, o metamorfosi, che avrebbe cambiato il volto di tante strutture
industriali, specie nell'hinterland. Ma c'era anche una gran voglia di
partecipazione o — come allora si diceva — di gestione democratica dei poteri.
Aniasi, che in Consiglio comunale era entrato trentenne fin dal 1951 e ne
conosceva benissimo «la macchina», ha cercato di capire quella stagione, carica
di entusiasmi e di inquietudini, tenendo salde le redini della giunta, con una
capacità rara di equilibrio che escludeva il ricorso alle «maniere forti» (come
reclamavano certi ambienti) e nel contempo si sforzava di garantire spazi al
«nuovo» (anche attraverso lo sviluppo di infrastrutture indispensabili: pensiamo
alla linea 2 del metro). Qualche insufficienza può esserci stata, specie nei
momenti più «caldi» della contestazione. Ma se a Milano in molti non hanno
dimenticato l'impegno di Aldo Aniasi, il merito va a quel suo riformismo
realistico, mai «gridato», e a quella volontà di dialogo, dove la lezione di
Turati si mescolava con l'eredità di De Amicis (come si intitola, del resto, il
Circolo culturale, da lui presieduto fino all'ultimo giorno).
Arturo Colombo
Corriere della Sera
25 settembre 2005
un discorso di trent'anni fa....
Aldo Aniasi: intervento in occasione del trentennale della Liberazione
Il fascismo, il nazismo erano la violenza al servizio degli oppressori e degli
sfruttatori, erano il mezzo cui ricorreva chi non voleva cedere propri
privilegi, chi si illudeva di poter proseguire in uno sfruttamento dell'uomo
sull'uomo, nella rapina imperialistica.
Contro chi predicava la razza eletta, contro chi teorizzava l'oppressione,
l'espansionismo come metodo di governo, contro chi sognava gli imperi come mezzo
di potere e contro chi combatteva per togliere la libertà al popolo spagnolo,
gli antifascisti seppero indicare la fratellanza, la solidarietà umana, la
libertà, la giustizia, come valori universali, come motivi di unità e di
riscatto dalla schiavitù politica e morale.
E su queste basi che è sorta la Resistenza, è su queste basi che si è creata per
la prima volta nella storia una reale unità di popolo alla quale hanno dato il
loro contributo spontaneo militari, cittadini, uomini, donne, ragazzi,
religiosi, persone di ogni condizione e di ogni età, per raggiungere e difendere
la libertà, il progresso e la giustizia sociale.
Gli eroici scioperi del marzo ’43 quando gli operai nelle fabbriche seppero
sfidare la feroce repressione fascista e gli scioperi del ’44 quando sfidarono
le SS nonostante i pericoli della deportazione nei lager nazisti dai quali a
migliaia non più tornarono; la resistenza dei militari dopo l'armistizio, le
azioni dei partigiani nelle montagne e nelle campagne, l'attività in città dei
GAP e dei SAP, sono tutti momenti di lotta riconducibili a una matrice comune.
Gli italiani non avevano dimenticato cosa era la libertà, avevano ideali comuni
e spontaneamente si schierarono con l'azione dei Comitati di Liberazione
Nazionale riconoscendone l'autorità morale e politica, la guida sicura alla
lotta per la democrazia.
Nel trentennale della Liberazione ricordiamo le unità militari che risposero ai
nazisti subito dopo l'8 settembre 1943, gli scontri, gli atti eroici, le
fucilazioni di massa, i 9000 morti della Divisione Acqui a Cefalonia e a Corfù,
delle Divisioni Regina e Cuneo nell'Egeo, delle Divisioni Granatieri e Piave
nella difesa di Roma. Ricordiamo l'eroismo di tanti carabinieri come la medaglia
d'oro Salvo D'Acquisto unitamente alle vittime dei nazi-fascisti, insieme ai
50.000 partigiani caduti, ai 45.000 morti del Corpo Italiano di Liberazione
Nazionale appartenenti alle Divisioni Legnano, Friuli, Mantova, Cremona, Folgore
e Picena, alle decine e decine di migliaia di morti nei campi di concentramento
a Buchenwald, a Dachau, ad Auschwitz, a Mauthausen e negli altri numerosi lager
ove si esercitò la criminale inumana bestialità nazista.
Ricordiamo i fucilati a Fossoli ed alle Ardeatine, gli impiccati, i massacrati
in centinaia di piazze d'Italia, la strage di Marzabotto e di tanti altri paesi
italiani, i torturati, i 70.000 deportati.
Questo è il tragico bilancio della lotta condotta da tutto il popolo per
riaffermare il proprio diritto alla libertà, all'autogoverno, alla democrazia,
per riconquistare il rispetto del mondo intero, per avviarsi su una strada di
progresso e di giustizia.
Trent'anni fa ci siamo uniti agli altri popoli liberi per una comunità umana
pacifica e solidale.
La Resistenza italiana si è saldata a quella europea per combattere il fascismo
e il nazismo che sono un fenomeno internazionale, un pericolo permanente ogni
volta che l'egoismo, la cupidigia, i privilegi vogliono impedire il progresso di
un popolo.
La Resistenza italiana, fatto unitario al quale hanno partecipato uomini di
diverso convincimento, ha dunque saputo superare ogni particolarismo per
divenire un momento di profonda solidarietà umana.
Solidarietà con tutti gli uomini che combattono per la propria libertà contro le
discriminazioni, le oppressioni, il razzismo, l'imperialismo, contro tutto ciò
che impedisce la libera convivenza umana.
L'Europa negli anni tragici del nazifascismo fu la cavia sulla quale si tentò di
sperimentare un disegno di oppressione, di dominio dell'uomo sull'uomo. Ma
l'Europa, e con gli europei gli italiani, seppe dimostrare col sacrifico dei
propri figli che nulla è più forte dell'aspirazione degli uomini alla giustizia
e alla libertà.
Il nostro Paese seppe unirsi contro il nazifascismo e seppe trovare l'unità con
tutti i popoli che combattevano il disegno mostruoso.
Trovammo accanto a noi combattenti per gli stessi ideali gli alleati sovietici,
gli americani, gli inglesi, i francesi, gli iugoslavi, i resistenti di tutta
Europa. Così il 25 aprile fu un momento liberatore e di speranza per noi, ma
anche per tutti gli altri popoli impegnati nella lotta al nazifascismo.
Abbiamo imparato che la pace e la libertà sono beni indivisibili: ogni
oppressione, ogni forma di schiavitù sono un insulto a tutto il genere umano.
Ogni volta che un popolo ritrova la libertà, tutti siamo più liberi; l'umanità
intera ha motivo di gioire.
Ricordo le speranze di quel periodo: certo non si sono tutte realizzate. Ricordo
la commozione dei milanesi che si strinsero festanti dopo il 25 aprile intorno
ad Antonio Greppi, Sindaco della Liberazione e a Luigi Meda, Presidente del
Comitato di Liberazione milanese.
Ricordo la speranza che con il fascismo liquidato per sempre fosse scomparsa
ogni forma di ingiustizia, di violenza, di sopraffazione.
Speranze che si sono spesso scontrate con una dura realtà, con la constatazione
che il nostro sistema sociale progredisce troppo poco e troppo lentamente. Lo
spirito libertario di allora fatica ancora ad affermarsi nella società civile,
nei luoghi di lavoro, nelle città.
Il patto unitario ha legato gli uomini della Resistenza e ha reso possibile la
Repubblica e la Costituzione che è il documento nel quale è racchiuso il
programma popolare e riformatore frutto di quegli anni di lotta.
Ma ancora oggi quel programma non è pienamente attuato. La nostra Repubblica
democratica fondata sul lavoro non riesce a dare vita allo slancio sociale che
fu della Resistenza e che si scontra ogni giorno con le vecchie strutture
accentrate e burocratiche dello Stato, di quello Stato che ha consentito
l'esperienza fascista.
La pari dignità sociale per tutti i cittadini, il diritto allo studio, la tutela
della salute sono ancora oggi dei programmi incompiuti per i quali è necessaria
una più profonda azione riformatrice che deve essere capace di rompere gli
schemi e le barriere che ancora ostacolano il progresso del Paese, ed il
raggiungimento di una maggiore giustizia sociale.
In questi 30 anni molto è stato fatto, ma troppo rimane da fare. La nostra
generazione, la generazione dell'antifascismo e della Resistenza, ha assolto ad
una funzione storica fondamentale, ha saputo testimoniare il valore
insopprimibile della democrazia e della libertà, e in nome di questi principi ha
battuto il fascismo di allora ed ha impedito che si realizzassero altri
tentativi autoritari, che prendessero corpo altri disegni eversivi.
Siamo però consapevoli che la strenua difesa dei valori della Resistenza, la
profonda coscienza comune a tutto il popolo del significato, dell'importanza
della battaglia compiuta, non sono sufficienti se ad esse non si accompagna una
modifica profonda delle strutture economiche e sociali del Paese che ancora oggi
chiede giustizia, chiede democrazia sostanziale.
Gli attentati, le bombe, le stragi, le provocazioni squadristiche di questi
anni, di questi giorni, non sono solo l'opera di qualche nostalgico o di qualche
folle che crede sia possibile il ritorno ad un passato definitivamente liquidato
e sconfitto.
Sono il segno che forte è la reazione per il timore che lo Stato si rinnovi, che
vi sia un'evoluzione in senso progressista dei rapporti economici e sociali.
Contro i tentativi di eversione occorre ritrovare la tensione morale degli anni
della Resistenza.
Dobbiamo operare per realizzare il programma sociale, nato in quegli anni,
rinnovare il patto di identità fra il popolo e lo Stato.
Dobbiamo renderci conto che invece in un clima di scoraggiamento, di sfiducia,
di incapacità ad operare un deciso progresso sociale, potrebbero trovare spazio
le manovre reazionarie e provocatrici, le speranze fasciste: è da questi
pericoli che la Repubblica deve difendersi.
Combattendo le ingiustizie, i privilegi, riconoscendo pari dignità e pari
diritti a tutti i cittadini, si crea la collettività di uomini liberi, si
combatte il fascismo di ieri e di oggi.
Il fascismo è violenza e ingiustizia: non lo si affronta con la violenza e le
aggressioni.
Il fascismo è stato vinto 30 anni fa e non può risorgere nella Repubblica
democratica, ma deve essere contrastato con un impegno di tutto il popolo.
Contro il rinascere del fascismo sono garanzia la maturità delle giovani
generazioni, l'impegno e l'unità del mondo del lavoro, la saldezza e la presenza
delle forze armate a presidio delle istituzioni democratiche.
La tragica esperienza del 1922 non potrebbe oggi ripetersi perché vi è ben altra
coscienza popolare, ben altra forza, ben altra volontà di opposizione. Questo è
un dato fermo e rassicurante anche se ciò, se l'impegno sinceramente
antifascista delle forze democratiche non può farci dimenticare che quanto è
stato fatto non basta, che la Resistenza sarà incompiuta finché non avremo un
Paese più giusto, finché non avremo vinto le sacche di povertà e di arretratezza
che ancora esistono, finché non avremo rinnovato le strutture dello Stato e
abolita la legislazione autoritaria e fascista che ancora sopravvive, fino a che
non vi saranno lavoro, scuole, ospedali per tutti gli italiani. Perché queste
cose, con la pace e l'indipendenza, sono il contenuto della libertà e della
democrazia, sono i programmi per i quali sono morti ed hanno combattuto gli
uomini della Resistenza.
E queste cose sappiamo bene che non si ottengono facilmente: occorre battersi,
occorre conquistarle con l'impegno di ogni giorno come hanno fatto i partigiani
sulle montagne, quelli che si sono battuti in città, nelle fabbriche, i militari
che hanno partecipato alla lotta di liberazione: un impegno civile che deve
continuare con il contributo delle giovani generazioni, con il loro impegno
politico, che è la continuazione delle nostre battaglie di allora.
La lotta contro il fascismo nazionale e internazionale che è ingiustizia, che è
oppressione, deve essere la lotta senza sosta e senza tentennamenti perché è la
lotta per la pace e per l'umanità.
La Resistenza non è un pezzo da museo, non deve essere mummificata, appartiene
alla nostra vita, è continuata in questi anni, deve essere un elemento
dell'impegno civile di ogni giorno.
Milano, 25 aprile 1975