POLITICHE PER LA FORMAZIONE E  LA VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE

 

 Premessa 

La formazione è una delle leve cardine per il rilancio di un'efficace politica di sviluppo, dei diritti di cittadinanza e di coesione sociale, per la competitività delle imprese e per la crescita della professionalità delle persone. 

La popolazione adulta italiana mostra una percentuale di diplomati crescente, anche se ancora si registra un forte gap rispetto alla media europea.  Infatti solo il 42% della popolazione adulta ha un diploma di scuola secondaria, contro il 62% della Francia e del Regno Unito e l’81% della Germania e una media europea del 59%.

Il tasso di diploma sfiora il 70% dei 19enni. Il confronto internazionale tuttavia ci pone al disotto della media europea. La Francia ha un tasso di diploma pari all’81%, la Germania pari all’89%.

Il tasso di dispersione scolastica italiano è il più alto d’Europa ed è nell’ordine del 30% nella fascia di età 14 -19 anni, mentre il tasso medio europeo è inferiore al 20% e quello tedesco è inferiore al 10%.

 

I più recenti risultati della rilevazione europea sulla formazione del personale nelle imprese (Eurostat) mostrano una tendenza alla crescita della percentuale di imprese che hanno svolto formazione tra il 1993 e il 1999. Tuttavia la posizione relativa dell’Italia (con il 23,9% di imprese con formazione e con un aumento di circa il 50% rispetto al 1993) rimane ancora arretrata rispetto agli altri partner europei.

 

La sintonia degli accordi tra le parti sociali con le politiche e gli orientamenti dell’Unione Europea hanno sempre rappresentato una bussola per la definizione degli obiettivi ed i risultati da raggiungere ed ancora una volta si intende partire da queste indicazioni per il futuro.

 

Nel nuovo quadro politico e in una fase in cui le relazioni industriali attraversano un processo di complessa ridefinizione, il progressivo dispiegamento delle politiche dell’U.E. sollecita Governo e Parti sociali a nuove responsabilità nel campo dell’istruzione e della formazione.

 

Il Vertice di Lisbona del 23 e 24 marzo del 2000 ha posto le basi fondamentali per il rilancio dei sistemi di istruzione e formazione, indicando alcune priorità da raggiungere:

 

·               attribuire una priorità all’apprendimento durante tutto l’arco della vita, in particolare per le fasce più deboli; 

·               aumentare gli investimenti pro capite in risorse umane; 

·               elevare il livello di istruzione per tutti i giovani ed offrire un ampia gamma di opportunità formative; 

·                definire nuove competenze di base; 

·               aumentare la mobilità, anche con l’uso di incentivi appropriati; 

·               migliorare l’occupabilità dei giovani, attraverso sistemi di alternanza diffusi, e degli adulti, con il sostegno alla formazione continua. 

 

I risultati

 

In questi anni alcuni primi importanti risultati sono stati raggiunti, proprio grazie all’impegno delle parti sociali ed in coerenza con la strategia comunitaria. Si possono considerare avviati:

 

ü            la qualificazione e la realizzazione di percorsi di formazione in alternanza; 

ü            la costruzione di un sistema di formazione continua, anche attraverso la costituzione dei Fondi interprofessionali, che dovranno trovare ora una rapida fase di implementazione; 

ü            la sperimentazione di modelli bilaterali di rilevazione sistematica dei fabbisogni formativi; 

ü            il collegamento delle dinamiche dei processi formativi alle reali esigenze del sistema sociale e produttivo.

 

Il metodo

 

Un nuovo impulso al ruolo delle parti sociali, sia a livello nazionale che a livello locale, può favorire una più efficace realizzazione delle riforme degli assetti normativi ed organizzativi dei sistemi di formazione.

 

I processi di riforma, che hanno caratterizzato gli ultimi anni, hanno avuto come obiettivi da un lato una maggiore integrazione tra le varie tipologie formative e dall’altro il decentramento dei livelli decisionali.

 

L’integrazione, rispetto alla quale resta ancora molto da fare, ha implicato un maggiore coinvolgimento del sistema sociale e produttivo nella formazione, in termini di connessione con la domanda di competenze e di partecipazione.

 

Di fronte a questo scenario, le parti sociali ribadiscono l’impegno a livello centrale e ritengono necessario che i loro rappresentanti locali rafforzino i rapporti con le istituzioni, anche attraverso gli Organismi Bilaterali Regionali, in relazione all'attribuzione alle Regioni di maggiori competenze sull'istruzione e sulla formazione.

 

Gli OBR avranno inoltre il compito di coordinarsi con gli Organismi Nazionali, eventualmente costituiti a livello settoriale, anche con l’obiettivo di dare attuazione alle iniziative di competenza di Fondimpresa, di cui gli OBR rappresentano la rete territoriale.

 

Le parti sociali, anche attraverso gli OBR, potranno concorrere alla realizzazione di iniziative che favoriscano la competitività delle imprese, rafforzino le competenze dei lavoratori, contribuiscano allo sviluppo dei sistemi formativi, anche attraverso l’assistenza alle imprese e ai lavoratori che si qualificano per individuare i fabbisogni di professionalità a livello regionale, che sviluppino in un contesto territoriale i risultati delle ricerche già realizzate bilateralmente dalle parti sociali.

 

 

Gli obiettivi e le proposte

 

Sulla base del percorso sin qui compiuto, le parti sociali ritengono prioritario orientare le politiche formative e i relativi finanziamenti verso la domanda del sistema produttivo, per realizzare in Italia un sistema di formazione coerente con lo sviluppo, la competitività delle imprese e la valorizzazione delle competenze dei lavoratori. In questo quadro assumono particolare rilievo i seguenti obiettivi:

 

1)            sviluppare sedi e strumenti finalizzati all’orientamento, per sostenere le scelte professionali e formative dei giovani e degli adulti, attraverso interventi integrati tra i sistemi formativi e i nuovi servizi per l’impiego, individuando per questi opportuni standard di qualità, in base ai quali si instauri un più stretto rapporto di collaborazione tra pubblico e privato; 

2)            definire un sistema integrato, dai licei alla formazione professionale e all’università, in grado di migliorare l’intera gamma degli strumenti di collaborazione tra scuola, formazione e mondo del lavoro, a partire dall’estensione del numero di qualificati e diplomati, da una migliore qualificazione della formazione nell’apprendistato e dal potenziamento di forme di alternanza studio-lavoro; 

3)            rispondere alla domanda di professionalità delle imprese e dei lavoratori anche con l’obiettivo di far emergere e potenziare le forme di “apprendimento informale”; 

4)            rafforzare l’area tecnico-professionale del sistema formativo, per rispondere alle nuove domande professionali delle imprese e dei giovani; 

5)            portare a regime la formazione tecnica superiore, mantenendo lo stretto legame con i fabbisogni formativi delle imprese e dei lavoratori; 

6)            promuovere l’integrazione tra scuola, università, formazione e lavoro nella formazione permanente, utilizzando anche gli strumenti contrattuali e normativi esistenti (150 ore, congedi formativi individuali ex lege 53/2000 ecc.), per il raggiungimento di qualifiche professionali riconosciute; 

7)            individuare, attraverso un confronto con le istituzioni (Ministeri e Regioni) criteri   coerenti di utilizzazione delle diverse indagini sui fabbisogni professionali e formativi realizzate dalle parti sociali e da altri soggetti istituzionali; 

8)            promuovere un confronto con Governo e Regioni per favorire un allargamento e un utilizzo strategico delle risorse per la formazione continua (FSE, Leggi nazionali e regionali), nel cui ambito potranno operare con maggiore efficacia anche gli interventi promossi da Fondimpresa. In questo quadro dovranno essere promossi e favoriti adeguati interventi formativi a sostegno delle fasce deboli, dei lavoratori coinvolti in processi di mobilità, dei lavoratori ultraquarantacinquenni, con particolare attenzione al rafforzamento delle pari opportunità uomo-donna e alle problematiche connesse a salute e sicurezza nei posti di lavoro;

9)            realizzare un sistema efficace e flessibile, nazionale e decentrato di accreditamento delle strutture formative, di definizione degli standard e di certificazione delle competenze delle persone, a partire dal documento redatto dal tavolo tecnico Regioni – Parti Sociali;

 10)         utilizzare la prossima scadenza (2004) della riprogrammazione del Fondo Sociale Europeo per attivare efficaci strumenti che permettano alle parti sociali di conoscere e valutare in tempo reale l’effettivo andamento qualitativo e quantitativo dell’utilizzo dei finanziamenti europei e per semplificare drasticamente le procedure di accesso ai finanziamenti regionali, nazionali e comunitari, ampliando e qualificando le misure finalizzate alla formazione e alle politiche attive del lavoro, anche attraverso la riorganizzazione delle sedi della concertazione territoriale in modo snello ed efficace;

11)        attivare un tavolo bilaterale per affrontare le implicazioni del presente documento sulle materie strettamente attinenti ai rapporti tra le parti sociali, a partire dalla promozione di un’iniziativa pubblica sul dialogo sociale in merito ai temi della formazione, nell’ambito del semestre italiano di presidenza dell’UE, e dalla costituzione di un gruppo tecnico bilaterale per la costruzione di un “Thesaurus” delle definizioni dei più importanti concetti della formazione, che si ritrovano in tutte le riforme in atto e che potranno valere in tutte le sedi del dialogo sociale.

L’Italia al 2010

 

Le parti sociali chiedono alla Conferenza Stato Regioni, al Parlamento e al Governo di adottare un documento di prevalente interesse nazionale sull’impegno dell’Italia per il conseguimento degli obiettivi previsti dal Vertice di Lisbona del 2000, prevedendo il raggiungimento entro il 2010 di almeno i seguenti obiettivi, che le parti sociali fanno propri e si impegnano a verificare periodicamente secondo scadenze concordate: 

Ø                  L’85% dei giovani di 20 anni dovrà conseguire un diploma di istruzione o formazione o una qualifica professionale. 

Ø                  Il tasso di partecipazione degli adulti all’istruzione e alla formazione dovrà aumentare del 30%. 

Ø                  Il numero di aziende italiane che dedicano un preciso investimento (in termini di costi diretti e indiretti) alla formazione dovrà crescere del 30%. 

Ø                  Il tasso di abbandono scolastico nella fascia di età 14 -19 anni dovrà essere dimezzato.

 

Inoltre devono essere fissati obiettivi nazionali per: 

Ø                  Aumento pro capite degli investimenti pubblici e privati nelle risorse umane. 

Ø                  Aumento del numero di studenti che frequentano corsi di istruzione e formazione professionale. 

Ø                  Aumento del numero di studenti che frequentano corsi di istruzione e formazione tecnica superiore. 

Ø                  Aumento del numero di diplomati e qualificati. 

Ø                  Aumento del numero di laureati. 

Ø                  Aumento del numero di adulti che frequentano corsi EDA. 

Ø                  Aumento del numero degli occupati in formazione continua.

 

Per il conseguimento di questi obiettivi risulta essenziale il rafforzamento delle infrastrutture formative del Mezzogiorno e la diffusione di esperienze di alternanza scuola-lavoro. 

Le parti sociali chiedono alla Conferenza Stato-Regioni, al Parlamento e al Governo di definire con rigore gli obiettivi nazionali, che l’Italia intende perseguire, per migliorare la competitività del sistema formativo e rafforzare l’inclusione sociale. 

Si impegnano a realizzare un monitoraggio annuale sull’effettivo, progressivo raggiungimento di tali obiettivi da considerare come parte integrante di un complessivo “piano di rientro” verso gli standard europei nel campo della formazione, da cui attualmente il nostro paese è lontano. 

Ritengono irrinunciabile il confronto con il Governo per l’attuazione delle leggi di riforma in atto. 

Richiedono che nell’ambito dell’utilizzo del Fondo Sociale Europeo vengano premiate non solo le Regioni che dimostrano maggiore capacità di spesa, ma anche le Regioni che perseguono gli obiettivi fissati. 

Chiedono, infine, che nel DPEF vengano indicate risorse adeguate al progressivo conseguimento degli obiettivi di miglioramento dei risultati del sistema formativo, compreso uno specifico riferimento all’esigenza di trasferire l’intero ammontare delle risorse dello 0,30% ai fondi interprofessionali per la formazione continua.


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