POLITICHE PER LA RICERCA E L’ INNOVAZIONE 

Principi di riferimento 

I processi di globalizzazione in corso stanno rapidamente mutando gli scenari di evoluzione sociale ed economica, i paradigmi e le regole che hanno presieduto allo sviluppo. L’accresciuta competitività sul mercato nazionale e internazionale è collegata alla crescita esponenziale delle conoscenze - in termini di scienza, cultura, innovazione e trasferimento tecnologico - che fanno del cosiddetto “capitale immateriale” un fattore decisivo. Le imprese sono spinte a introdurre processi di medio-lungo periodo di innovazione e di crescita delle professionalità dei lavoratori per realizzare prodotti qualitativamente competitivi, che integrino nuove soluzioni tecnologiche e nuovi materiali

Nel medio periodo è ormai chiaro che solo un processo di ricerca e di innovazione continuo ed intenso è in grado di assicurare una crescita quantitativa e qualitativa  dell’occupazione ed un aumento della produttività e del reddito pro capite. 

La collocazione del nostro paese in coda alle più recenti graduatorie compilate dalla Commissione Europea, denuncia uno sviluppo senza ricerca e un ulteriore allontanamento dai grandi paesi industrializzati, non solo per quanto attiene ai settori high tech ma anche ai settori tradizionali che specializzano il sistema produttivo italiano D’altro canto le Finanziarie degli ultimi anni non hanno contribuito a recuperare il gap rispetto ai principali paesi industriali. Nel biennio 2002-2003 le risorse per la ricerca hanno subito una significativa riduzione. 

Per collocare stabilmente l’Italia tra i paesi maggiormente industrializzati, favorendo la qualità e la sostenibilità dello sviluppo, è necessario  adottare una più chiara ed efficace politica industriale, centrata sulla ricerca e innovazione tecnologica, come  motore dello sviluppo. Una politica che miri ad introdurre ottimali condizioni di contesto, nel settore pubblico e in quello privato, e corretti meccanismi di incentivazione, per avviare un circolo virtuoso di crescita qualitativa e quantitativa del nostro sistema produttivo. 

Del resto le più recenti statistiche dell’Istat relative alla spesa per R&S delle imprese e la crescente propensione delle piccole e medie imprese italiane a partecipare ai programmi di agevolazione alla ricerca, nazionali e europei, indicano una maggiore sensibilità all’innovazione tecnologica. 

Nel nostro paese, come in tutti i paesi avanzati, la domanda di ricerca e innovazione è stata trainata prevalentemente dalle grandi imprese, pubbliche e private, per loro natura le più idonee a introdurre innovazioni radicali e nuove professionalità. Una politica industriale centrata sulla ricerca e sull’innovazione deve pertanto porsi l’obiettivo della crescita dimensionale delle imprese italiane In questo quadro vanno inoltre individuate misure tese a incentivare l’apertura del capitale di rischio.  

Con tali politiche, il nostro paese deve collocarsi con maggiore decisione e autorevolezza all’interno delle scelte dell’Unione Europea per la costruzione - decisa a Lisbona e recentemente riconfermata dalla Commissione Europea - di uno “Spazio europeo della ricerca” volto ad avviare un governo unitario delle strategie scientifiche e tecnologiche. L’Europa della ricerca mira a  raccordare le scelte dei paesi membri, per costruire sinergie e massa critica adeguate a far fronte alla difficile competizione con gli altri attori internazionali e a promuovere una ricerca più interdisciplinare, più internazionale e con un maggiore collegamento tra ricerca di base e ricerca applicata.Un forte sostegno alla ricerca fondamentale, infatti, è necessario anche per un’innovazione tecnologica di qualità, in grado di sostenere la competitività delle imprese nei mercati internazionali. 

Ciò richiede che anche il nostro paese incrementi le risorse destinate complessivamente alla Ricerca & Innovazione e incentivi un rapporto stabile tra ricerca pubblica  e imprese all’interno di un sistema nazionale integrato e centrato su un processo di programmazione degli obiettivi strategici – autonomia nella gestione – valutazione dei risultati. 

In questo quadro, occorre promuovere sia una maggiore cultura della valutazione, che pervada tutto il sistema della ricerca pubblica e privata, con riferimento soprattutto alla gestione delle risorse per il supporto all’innovazione, sia una cultura della collaborazione tra il mondo della ricerca e il mondo delle imprese. 

Il sistema produttivo del nostro paese è caratterizzato da una presenza eccezionale e ben più alta che in altri paesi dell’UE, della piccola e piccolissima impresa. Pertanto - ferma restando la necessità di rafforzare l’attività di ricerca svolta dalle grandi imprese private e di salvaguardare i patrimoni di conoscenze acquisiti dalle imprese pubbliche operanti nei settori ad alta tecnologia - ciò richiede che si realizzino interventi specifici per il sostegno a questo decisivo settore, sia in termini di politiche regionali e locali per lo sviluppo dell’innovazione, in coerenza con il nuovo assetto federalista scaturito dalla riforma del titolo V della Costituzione, sia in termini di specifiche modalità di sostegno economico, più rapide ed efficaci. 

Non si tratta quindi soltanto di rifinanziare le leggi di sostegno alla ricerca e innovazione e di rivedere i meccanismi di valutazione ed erogazione finanziaria - cosa certamente necessaria - ma anche di introdurre interventi che favoriscano nel territorio la nascita di sedi di incontro tra domanda di innovazione e competenze disponibili, aggregazioni di imprese finalizzate all’innovazione, processi sia negoziali sia gestiti in autonomia che favoriscano l’integrazione delle risorse pubbliche e private. Fondamentale in questo senso è l’obiettivo di costruire un sistema integrato a rete, all’interno del quale le imprese, soprattutto piccole e medie - associate o consorziate in relazione ad un comune obiettivo di innovazione - possano trovare nelle università, negli enti e nei centri di ricerca pubblici le risorse immateriali indispensabili per innovare prodotti e conquistare competitività.   

In sintesi, un disegno di programmazione, sostenuto da un forte investimento economico dovrebbe ridefinire una complessiva governance del sistema, costituendo  una sede di relazioni integrate di indirizzo. Un’adeguata governance dovrebbe esplicitare la missione ed i macro obiettivi del "sistema ricerca" traducendoli in competenze, funzioni e regole certe, in un quadro complessivo di unitarietà di obiettivi.   

Occorre infatti, superare l’attuale frammentarietà delle competenze e duplicazioni degli interventi sia tra Ministeri, sia tra il livello nazionale e il livello regionale. 

Dal punto di vista strategico è necessario operare in due direzioni:

·        tradurre in obiettivi e filoni di impegno integrato le aree di ricerca pubblica, concentrando  risorse in pochi grandi progetti di respiro europeo

·        tradurre in concreto l’auspicato meccanismo di sinergie fra sistema pubblico e privato, fra ricerca e innovazione, fra ricerca, innovazione e territorio. 

Sull’insieme di tali temi - relativi ai processi di riforma istituzionale e alle priorità delle politiche di sostegno economico alle imprese - al fine di integrare le politiche industriali e di sviluppo tra i diversi Ministeri, tra Stato e Regioni e con la domanda espressa dalle parti sociali, è opportuno costituire presso il MIUR un tavolo stabile di confronto, composto, oltre che dal MIUR stesso, dagli altri Ministeri maggiormente coinvolti, dalla rappresentanza delle Regioni e delle Autonomie Locali, e dalle parti sociali maggiormente rappresentative.

Obiettivi

 

 ·        Nell’ambito di una chiara priorità assegnata alla ricerca e innovazione, assicurare la certezza delle risorse umane e finanziarie e degli strumenti disponibili creando le condizioni ottimali per favorire investimenti in Ricerca & Innovazione, procedendo al riequilibrio Nord-Sud e stimolando il protagonismo degli attori locali. 

·        Confermare e rafforzare la partecipazione del nostro paese ai progetti europei - a partire dal VI Programma Quadro - e internazionali. 

·        Garantire il finanziamento delle Linee Guida per il Piano Nazionale della Ricerca, assicurando il rilancio sia della ricerca fondamentale, sia di quella applicata e in questo quadro rafforzare la nostra presenza nei settori ad alta tecnologia. Occorre anche verificare i finanziamenti del Piano Spaziale Nazionale, che può consentire importanti ricadute sulle infrastrutture e sul sistema produttivo. 

·        Promuovere la ricerca e l’innovazione in settori particolarmente strategici per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, quali la salute, l’ambiente, l’energia, l’agricoltura e l’alimentazione, i beni culturali. 

·        Rafforzare i settori ad alta intensità di conoscenza e tecnologia, mobilitando e coordinando i soggetti che promuovono il trasferimento tecnologico. 

·        Favorire l’evoluzione del nostro sistema produttivo operante nei settori tradizionali verso linee di prodotto e fasi produttive a maggiore intensità tecnologica. 

·        Migliorare l’efficienza del sistema di ricerca pubblica e di alta formazione, assicurando un livello qualitativo adeguato del sistema nazionale, valorizzando e potenziando le eccellenze,  favorendo la diffusione di una cultura di collaborazione con il sistema privato. Gli interventi mirati a migliorare l’efficienza della ricerca pubblica non devono, d’altro canto, ridurne l’autonomia e la creatività scientifica. 

·        Incrementare il numero degli addetti (ricercatori e tecnici), per superare il gap con i principali paesi avanzati, anche con politiche formative adeguate a incentivare la scelta verso il mondo della ricerca. 

·        Assicurare la disponibilità delle competenze necessarie attraverso un eccellente sistema di istruzione e formazione, che preveda l’integrazione tra conoscenze e abilità, sia decentrato e consenta la personalizzazione dell’offerta formativa, attraverso l’esigibilità dei crediti formativi comunque acquisiti, in un’ottica di “life long learning”, come raccomanda l’Unione Europea. 

L’insieme di tali obiettivi richiede un profondo cambiamento delle politiche adottate in questi ultimi anni.  

Proposte 

1)            Assicurare risorse adeguate al rilancio della Ricerca e Innovazione 

Il Consiglio Europeo di Barcellona ha fissato l’obiettivo di una spesa per R&S complessiva, pubblica e privata, pari al 3% del Pil nella media europea, entro il 2010 e confermato dal recente Piano di Azione della Commissione Europea. Coerentemente con tale obiettivo, è necessaria una politica di programmazione che preveda risorse adeguate e gradualmente crescenti per qualificare il sistema di ricerca pubblico e stimolare la spesa di ricerca del settore privato. 

·         In questo contesto, affinché sia credibile il raggiungimento dell’obiettivo dell’1% di spesa pubblica rispetto al Pil entro il 2006 , fissato nelle Linee Guida per il Pnr, approvato dal Governo nell’aprile del 2002, è fondamentale che siano stabiliti, fin da ora, per ogni anno di legislatura, gli obiettivi di spesa pubblica per R&S, prevedendo, a partire dal 2004, percentuali pari a 0,75%, 0,85%, e 1% del Pil. E’ necessario infatti procedere a una programmazione della spesa su base pluriennale, piuttosto che prevedere stanziamenti annuali legati alla disponibilità della legge finanziaria. Ciò permetterebbe alle aziende e al mondo della ricerca pubblica di programmare i propri investimenti e le proprie attività a fronte di uno scenario definito. In termini finanziari la spesa pubblica per R&S deve aumentare di un ammontare compreso tra i 6 e i 14 miliardi di euro  a seconda delle ipotesi di crescita del Pil, entro il 2006. Questo è un obiettivo molto ambizioso che, se non vuole essere velleitario, presuppone precise scelte di priorità e il superamento degli incentivi a pioggia che rappresentano un onere per la finanza pubblica senza    produrre risultati.  

·               Occorre definire  le priorità strategiche del sistema Paese, privilegiando i comparti di frontiera su cui il nostro paese è in grado di competere e le tecnologie avanzate a carattere diffusivo, con maggiori ricadute, sui quali concentrare volumi critici di finanziamento, a partire dal sostegno alle grandi imprese e alle imprese high tech.

 

·               Il Paese deve dotarsi di uno strumento di ”assessment” delle competenze della ricerca pubblica e privata e delle potenzialità di sviluppo scientifico e tecnologico. Ogni due anni il Miur deve pubblicare una mappa delle competenze e delle eccellenze del sistema scientifico e tecnologico, realizzata secondo criteri di analisi e di valutazione coerenti con gli standard comunitari.

 

·               Occorre prevedere specifici strumenti di sostegno alla nascita di reti locali di innovazione realizzate dalle istituzioni in collaborazione con le associazioni di imprese, anche piccole e medie. In quest’ambito un rilievo particolare va assicurato alle iniziative derivanti dai processi di programmazione negoziata. 

·               L’imposta aggiuntiva sul consumo dei tabacchi, introdotto dalla recente Legge Finanziaria, va finalizzata al finanziamento dei Fondi esistenti per il supporto alla Ricerca pubblica e privata. 

·               Destinare l’otto per mille assegnato allo Stato, dell’imposta derivante dalla dichiarazione dei redditi di cittadini e imprese, a progetti di ricerca di alto contenuto scientifico miranti al miglioramento della qualità della vita. 

·               Occorre valorizzare il ruolo delle Fondazioni bancarie, che già negli ultimi anni hanno mostrato crescente interesse alla ricerca, incentivando il loro contributo all’integrazione della ricerca pubblica e privata.  

2)            Qualificare la domanda pubblica 

Assicurare una costante e rilevante domanda della Pubblica Amministrazione, relativa a prodotti e servizi ad alta tecnologia nei settori pubblici (energia, ambiente, acqua, sanità, beni culturali, difesa, trasporti etc.), prevedendo un adeguato coordinamento. Al tempo stesso occorre attivare la domanda pubblica, migliorandone la qualità, nei settori ad alta tecnologia, a partire da quello dell’Aerospazio e delle Telecomunicazioni, in stretto raccordo con i programmi europei.  

3)            Rendere più efficiente il sistema degli incentivi pubblici alla ricerca privata 

La drammatica situazione dei fondi per il sostegno alla ricerca privata richiede un tempestivo aumento delle risorse destinate a questo obiettivo. Occorre rendere più efficiente l’intero sistema di agevolazione, sia assicurando strumenti semplificati per progetti di minori dimensioni, sia migliorando il funzionamento degli strumenti a valutazione per i progetti di dimensioni maggiori. 

a) Interventi di defiscalizzazione 

Va ampliato l’utilizzo della leva fiscale per finanziare investimenti in R&S. Se utilizzata in modo efficiente, tale strumento introduce un meccanismo virtuoso che genera le risorse necessarie al suo stesso mantenimento. Si propone di: 

·          introdurre, specialmente per le piccole e medie imprese e per i progetti di minori dimensioni - inferiori ad una soglia da definire - e coerentemente con la legge delega di riforma del sistema fiscale, uno strumento di agevolazione fiscale a carattere permanente per le imprese che investano in ricerca e sviluppo. Tale strumento dovrà mirare a fornire un supporto semplificato e certo per le piccole e medie imprese, con modalità che attestino il carattere di innovazione del progetto e la congruità dell’impegno di spesa. 

·          Introdurre un’agevolazione fiscale per gli utili reinvestiti per le imprese che, attraverso adeguata certificazione, eseguita da enti registrati presso l’autorità competente, mostrino di investire in ricerca e sviluppo risorse proprie superiori alla media dei tre anni precedenti. Va valutata l’opportunità di modulare l’agevolazione in base alla dinamicità dei soggetti beneficiari. 

·          Ampliare la concessione di vantaggi fiscali automatici alle aziende per le committenze di progetti di ricerca e innovazione a Università e Enti Pubblici di ricerca, già previsti dalla Legge 297/99. 

·          Potenziare le agevolazioni fiscali automatiche per le imprese che assumono nuovi ricercatori, già previste dalla Legge 297/99. 

·          Ampliare la detraibilità delle erogazioni da parte delle persone fisiche a favore degli enti di ricerca senza scopo di lucro, registrati presso un apposito albo del Miur. 

·          Ridurre del 50% l’aliquota di tassazione di fondi mobiliari chiusi, che investono in partecipazioni in nuove imprese operanti in settori ad alta tecnologia. 

·          Al fine di favorire l’internazionalizzazione della ricerca pubblica e privata italiana vanno ampliati e diffusi gli accordi bilaterali reciproci per agevolazioni fiscali a favore di ricercatori stranieri, per i primi anni della loro permanenza.  

b)  Interventi di finanziamento diretto alle imprese 

I principali strumenti di agevolazione diretta per progetti di ricerca e sviluppo delle imprese, i fondi FAR e FIT, da oltre due anni, per le Regioni del Centro-Nord, hanno ormai esaurito le risorse. Oltre all’indispensabile rifinanziamento di tali fondi, occorre rivederne i meccanismi di funzionamento per assicurare un maggiore grado di efficienza, sia nella valutazione della qualità dei progetti, sia nei tempi di processamento delle domande. Occorre inoltre rendere effettivamente operativa la possibilità di operare attraverso  piani pluriennali di finanziamento, come in altri paesi europei, superando il meccanismo dei finanziamenti annuali che comporta instabilità e tagli legati alla congiuntura economica. 

Tenendo conto delle diverse finalità dei due Fondi, si propongono i seguenti interventi di modifica: 

·      l’accesso agli strumenti a valutazione dei fondi Far e Fit deve essere riservato ai progetti di dimensioni medio-grandi (di importo superiore ad una soglia da definire); 

·      uniformare la regolamentazione e le procedure, a partire dalla valutazione istruttoria, dall’ammissibilità dei costi e dai criteri di imputazione territoriali, ora diversi;

·      si considera opportuno mantenere una preselezione dei progetti, prima di procedere all’assegnazione dell’esperto, fornendo al Comitato Tecnico Scientifico adeguate risorse e strumentazione; 

·      ampliare, tra le forme di agevolazione previste, i contributi in conto interesse e le garanzie per il finanziamento bancario; 

·      bandi di finanziamento riservati a consorzi di piccole imprese, in collaborazione con università e centri pubblici di ricerca; 

·      prevedere meccanismi di attento monitoraggio relativo alla disponibilità dei fondi. In caso di esaurimento delle risorse l’operatività di questi strumenti deve essere dichiarata sospesa. Per i progetti già approvati e privi di finanziamento dovranno prevedersi interventi adeguati per risolvere la situazione pre-esistente e entrare nel nuovo sistema di regole;

·      definire e rispettare tempi certi per l’espletamento delle pratiche di esame e valutazione delle proposte; 

·      unificare, ampliare e aggiornare l’Albo degli esperti istituito presso il MIUR e presso il MAP, anche per ricomprendere discipline e competenze oggi assenti. Va prevista inoltre la possibilità che il Comitato Tecnico Scientifico possa affidare, motivando, il referaggio anche a docenti e ricercatori esterni di università e Enti Pubblici italiani e stranieri, nonché ad esperti italiani e stranieri, garantendo comunque l’imparzialità del giudizio 

·      monitorare gli esiti dei progetti di ricerca, pubblici e privati, più rilevanti, che hanno ottenuto finanziamenti, allo scopo di avviare una valutazione della capacità dei soggetti beneficiari di realizzare gli obiettivi enunciati;

 

·      definire in modo trasparente i criteri di valutazione del CTS dei progetti di ricerca presentati sul FIT e sul FAR, indicando una soglia minima di idoneità; 

·      esaminare e rafforzare le procedure per il monitoraggio e la verifica dei progetti, oggi affidata ad uno stesso referee, e le condizioni per il pagamento delle diverse tranches di finanziamento; 

·      monitorare l’operato dei soggetti incaricati delle istruttorie finanziarie (banche concessionarie) richiedendo uniformità di standard qualitativi del servizio e criteri comuni di valutazione;

·      rendere completa ed efficiente la banca dati dei soggetti pubblici e privati che hanno ottenuto i finanziamenti, rendendone pubblico l’accesso. Anche attraverso questo strumento va monitorato l’impatto di tali finanziamenti in termini di tassi di innovazione;

 

·      brevetti, produttività, competitività e occupazione.

 

4.                                          Riforma del sistema pubblico della Ricerca 

La riforma del sistema universitario e degli Enti Pubblici di Ricerca deve puntare ad un potenziamento, oltre che alla razionalizzazione dell'organizzazione, favorendo l'elevazione complessiva del sistema dell'alta formazione e della ricerca attraverso la circolarità delle esperienze e del personale e una più intensa collaborazione nazionale, comunitaria ed internazionale che consenta di raggiungere un'adeguata massa critica. Il sistema deve puntare a migliorare il patrimonio delle competenze, valorizzando le eccellenze e favorendo la crescita di giovani ricercatori.  A tale proposito:

 

·      occorre prevedere procedure che garantiscano il funzionamento del circuito programmazione-autonomia-valutazione; a tal fine è necessario che l'Autorità politica si faccia carico di elaborare linee programmatiche credibili, confrontate con le forze sociali e con la comunità scientifica, ed adeguatamente finanziate; che la Comunità scientifica, nelle sue articolazioni, goda di effettiva autonomia; che siano elaborati criteri di valutazione della performance dei gruppi di ricerca e dei singoli ricercatori basati su standard internazionali e metodologie che garantiscano dal rischio di autoreferenzialità. Occorre favorire sia per i ricercatori degli EPR, sia per i docenti universitari una politica normativa e contrattuale che consenta di premiare in termini retributivi e di carriera sia il merito scientifico, sia l'impegno nelle attività didattiche e istituzionali, valorizzando inoltre le attività in collaborazione con il sistema produttivo e la partecipazione a spin off;

 

·      occorre un impegno straordinario per l’inserimento di giovani ricercatori per recuperare il gap quantitativo che ci separa dagli altri paesi sviluppati. Ciò implica un potenziamento degli organici, che, ferma restando la necessità di garantire una selezione basata sul merito, assicuri una crescita delle risorse umane coerente con lo sviluppo scientifico e tecnologico del Paese. Tale esigenza è accentuata dal fatto che nel prossimo decennio una larga parte dell’attuale personale di ricerca raggiungerà limiti di età, creando un vuoto generazionale irrecuperabile nel medio periodo;

 

·  va sostenuta e incentivata la mobilità dei ricercatori dal sistema pubblico alle imprese per la realizzazione di progetti di ricerca e innovazione, attraverso misure normative e contrattuali che prevedano sia incentivi per le imprese, sia la valorizzazione delle competenze acquisite dal ricercatore in termini retributivi e di carriera;

·      si ritiene indispensabile una riforma dei principali enti pubblici di ricerca che punti a: rifocalizzazione complessiva degli obiettivi; riorganizzazione dei meccanismi di funzionamento; partecipazione della Comunità scientifica; valorizzazione delle eccellenze e delle competenze; valutazione dei risultati dell'attività di ricerca in sé, ma anche delle sue possibilità di trasferimento al sistema produttivo e dei servizi;

 

·      le risorse aggiuntive disponibili vanno concentrate sui migliori progetti, coerenti con le scelte strategiche del Piano Nazionale della Ricerca. Ciò non deve significare riduzione dell'autonomia scientifica dei ricercatori, condizione imprescindibile per l'efficienza dell'intero sistema, ma anzi permettere una ulteriore valorizzazione delle eccellenze;

 

·      affinché sia effettivamente attuata, la riforma richiede una revisione dei sistemi di governo attualmente operanti. In particolare, è fondamentale creare uno stretto ed esplicito collegamento tra la necessaria autonomia dell’università e degli enti pubblici di ricerca e la responsabilità nella gestione delle risorse e nella selezione delle competenze, verificata attraverso una valutazione esterna e non autoreferenziale dei risultati ottenuti, coerentemente con gli obiettivi e le regole definite in fase di programmazione.  

4)            Il livello territoriale della politica della Ricerca e Innovazione 

Le Regioni nel rispetto del nuovo ordinamento introdotto dalla riforma federalista, insieme alle Autonomie Locali, devono potenziare il loro  ruolo di programmazione, di governo e di finanziamento dei processi e degli strumenti di diffusione per l’innovazione nell’ambito di politiche concertate per lo sviluppo locale, con particolare attenzione alle piccole e piccolissime imprese e, più in generale, alla fertilizzazione del sistema produttivo e dei servizi. A tal fine le Regioni dovranno destinare maggiori risorse alla politica della ricerca e innovazione e prevedere processi  stabili di confronto con le parti sociali. 

Per il livello territoriale della politica della R&I si  individuano le seguenti priorità: 

·      Favorire l’emergere della domanda di innovazione, a partire dall’analisi dei fabbisogni e delle potenzialità territoriali dei sistemi produttivi, sostenendo e incentivando i processi di aggregazione. 

·      Favorire la costruzione di reti regionali e territoriali per l’innovazione tra università, enti e centri di ricerca pubblici e privati focalizzando le eccellenze e le competenze in un processo di integrazione tra territori. A questo scopo va potenziato e ristrutturato il sistema dei centri tecnologici a supporto delle imprese, anche sperimentano modelli organizzativi innovativi (es i Centri di Competenza realizzati in Campania e i costituendi Centri di Competenza Tecnologica previsti nell’ambito del Piano Operativo Nazionale, nelle regioni del Mezzogiorno). 

·      Procedere alla verifica dei risultati dei progetti realizzati con contributi pubblici a cui collegare, sia per i soggetti pubblici che privati, la possibilità di presentare altri progetti. 

·      Sostenere la diffusione nelle università e negli EPR di azioni di promozione del trasferimento tecnologico e di azioni propedeutiche alla creazione di nuove imprese high tech. Definire azioni concrete ed innovative, in collaborazione con i privati, per l’incentivazione degli spin-off. 

·      Promuovere - raccordando i soggetti del sistema formativo, del sistema di trasferimento tecnologico e le associazioni imprenditoriali - programmi dedicati alla formazione di tecnici e alla diffusione di cultura soprattutto nei sistemi di piccole imprese, per sollecitare la capacità di gestione dell’innovazione e per ricollocare l’impresa nel contesto nazionale e internazionale. 

Sull’insieme delle politiche delle Regioni e delle Amministrazioni locali per la costruzione di un sistema territoriale di innovazione e di ricerca, è necessario aprire il confronto con la Conferenza dei Presidenti delle Regioni, con l’ANCI e con l’UPI, con l’’obiettivo di pervenire ad un accordo quadro che individui obiettivi prioritari, risorse, sedi e strumenti di riferimento, in grado di creare sinergie tra i diversi livelli istituzionali e tra i territori, in coerenza con la domanda sociale di innovazione e di professionalità.  

5)            Il Mezzogiorno 

Per quanto riguarda il Mezzogiorno, è da tenere presente che la scelta delle imprese che investono in queste aree, preferendole, ad esempio, a quelle dei paesi dell’Est, è dovuta alle opportunità di contenuti tecnologici più avanzati e ad alto valore aggiunto. Pertanto dovrà adottarsi una politica di riequilibrio delle risorse umane e finanziarie e di sostegno, a livello territoriale, per l’affermazione di reti tecnologiche e di infrastrutture in grado di fertilizzare il territorio e di attrarre imprese anche ad alta e media tecnologia, favorendone l’insediamento. 

Ciò è coerente con l'impostazione che, a partire dai Patti territoriali d'Area, dalle politiche per i distretti e  più recentemente con i PIT,  ha   perseguito la costruzione e l'adozione di strumenti che orientino, attraverso la concertazione, le scelte dei territori. 

In tal senso vanno riprese e rafforzate le "Strategie Regionali per l'Innovazione" predisposte in attuazione del disposto del Quadro Comunitario di Sostegno Obiettivo 1 2000-2006 dei fondi strutturali europei.   

Per quanto riguarda gli strumenti, appaiono da preferire quelle forme di aiuto che, permettono ad un tempo efficienza amministrativa e capacità politica di orientamento delle scelte. A tale proposito, si segnala l'esperienza (finanziata da fondi strutturali Obiettivo 1) del "Pacchetto Integrato di Agevolazioni" (PIA) che, pur se migliorabile sotto l’aspetto gestionale, consente alle imprese, attraverso un'unica domanda, di ottenere agevolazioni per un programma organico e completo di interventi riferito ad attività di ricerca ed innovazione tecnologica ed ai conseguenti investimenti per l'industrializzazione dei risultati nell'ambito di proprie unità produttive. A tali programmi possono essere collegati anche investimenti in formazione e/o servizi specialistici. 

6)            Il sostegno alla creazione di nuove imprese nei settori ad alta tecnologia 

·          Occorre introdurre anche in Italia misure dirette a favorire la creazione di nuove imprese nei settori a maggiore intensità tecnologica. In questa direzione, fra le possibili linee di intervento, va ripensata la politica dei Parchi scientifici e Tecnologici, la politica dei Bic e degli Incubatori. 

·          Va riconsiderata a questo scopo la finalizzazione delle risorse e degli strumenti gestiti da Sviluppo Italia. 

·          Va costruito un meccanismo pubblico-privato, che permetta alle idee più promettenti di raggiungere un primo livello di avanzamento, indispensabile per collocarsi con successo sui mercati dei capitali di rischio. 

7)            Rivedere la normativa sui brevetti 

·      Per facilitare la collaborazione pubblico-privato è necessario rivedere la politica brevettuale recentemente adottata che trasferisce la titolarità dei brevetti dall’ente pubblico di ricerca ai singoli ricercatori. In conseguenza di tale normativa, peraltro, le imprese stanno riducendo la collaborazione in attività di ricerca con università ed Epr, poiché non hanno la garanzia che gli eventuali brevetti ottenuti siano poi sfruttabili industrialmente. 

·      Occorre incentivare la ricerca pubblica a dotarsi di competenze e strutture necessarie per sfruttare in modo più efficiente i risultati della propria attività. 

·      Occorre diffondere una cultura brevettale anche tra le imprese italiane, sia incentivando e sostenendo l’attività di brevettazione, sia agevolando l’accesso a banche brevetti e licenze a disposizione delle imprese, comprendenti anche opportunità provenienti da paesi esteri. 

9)      Sviluppo della società dell’informazione 

·          Introdurre strumenti di supporto mirati a integrare le esigenze della domanda con la produzione di nuovi servizi ad alto valore aggiunto, ad esempio sostenendo progetti trasversali per la produzione di servizi nel campo della logistica, della gestione di infrastrutture e del territorio, della salute, dell’ambiente, della sicurezza e della formazione, della mobilità, del supporto ai disabili. 

·          Adottare specifiche iniziative di sostegno delle piccole e medie imprese con aiuti all’introduzione di nuove tecnologie, supporto alla formazione delle professionalità, facilitazione dell’accesso al mercato della pubblica amministrazione per la fornitura di beni e servizi, supporto alla digitalizzazione dei distretti industriali. 

·             Accelerare e razionalizzare lo sviluppo dell’e-governement in una logica di semplificazione e riduzione dei costi. 

·             Definire un piano nazionale, e le relative linee di finanziamento, per il pieno consolidamento di una Società dell’Informazione in coerenza con quanto indicato nel piano e-Europe 2005.  

10)    Priorità del Semestre Italiano di Presidenza europea 

L’obiettivo definito nel Consiglio Europeo di Barcellona, di raggiungere un livello medio di spesa complessiva, pubblica e privata, per Ricerca e Innovazione pari al 3% del Pil, deve diventare una delle priorità del prossimo semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea. A questo scopo si suggeriscono alcune azioni da promuovere in sede comunitaria nei prossimi mesi: 

·          Sostenere un’interpretazione del Patto di Stabilità che, fatta salva la stabilità macroeconomica, consenta di escludere la spesa pubblica per la ricerca nel calcolo dell’indebitamento rilevante per il rispetto dei parametri concordati. 

·          Prevedere una diversa formulazione della regolamentazione relativa agli aiuti di stato che tenga conto delle precise esigenze delle PMI e favorisca un più agevole accesso alla ricerca. 

·          Ipotizzare regimi fiscali condivisi dagli Stati membri a sostegno della ricerca, innovazione e formazione. 

·          Monitorare l’effettiva partecipazione delle PMI al VI Programma Quadro ed eventualmente verificare l’opportunità di introdurre correzioni.


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