
Gli industriali hanno subito visto con il fascismo il ripristino dell'ordine. Guardando la situazione nel corso dell'anno, non c'è alcun dubbio, basta scorrere le cifre: scioperanti 1919, 1.550.000 ; 1920-2.400.000 e nel 1923 con la vittoria di MUSSOLINI e le sue squadre punitive verso i sindacati e ogni tipo d'organizzazione operaia considerata in toto bolscevica, scendono a 60.000 per poi sparire del tutto in questo 1924, visto che è proibito scioperare, "per il bene del Paese"
Il fascismo quest'anno conosce il suo momento d'impopolarità con il Delitto Matteotti. MATTEOTTI è un avversario politico che ha denunciato in Parlamento i brogli di Mussolini alle ultime elezioni.
In questa cronaca con una breve sintesi ricapitoleremo i fatti.
Il 25 GENNAIO si scioglie la Camera. Nella campagna elettorale che si va ad aprire, dal balcone di Piazza Venezia, il 28 gennaio, il discorso di Mussolini chiarisce che escluderà ogni alleanza con altri partiti, soprattutto con quelli di sinistra. A tutti gli altri invece "che vogliono marciare con noi per la sconfitta del pericolo rosso" propone di entrare su un'unica lista, detto poi "il listone". Lo ripete anche il 24 marzo al Teatro Costanzi dove per la prima volta, è utilizzata la radio che trasmette il discorso in varie zone della città.
Il 6 APRILE si svolgono le elezioni in un clima di tensione. Con diritto al voto i cittadini sono 12.067.275. Votano 7.614.451, validi 7.165.000. Il listone dei fascisti prende il 64,9 % dei voti (4.650.000) le opposizioni il 35,1 % (2.511.000). Con un distinguo territoriale però, perché nel Nord (meno assistenziale) gli oppositori (più proletari a ovest, più cattolici a est) ottennero più consensi dei fascisti. 1.317.117 contro 1.194.829. I seggi del listone fascista furono alla fine 356 contro i 161 dell'opposizione.
Il 30 MAGGIO, GIACOMO MATTEOTTI denuncia in Parlamento delle irregolarità e delle intimidazioni fatta dai fascisti alla popolazione durante lo svolgimento delle elezioni. Ne chiede la nullità.
Il discorso di Matteotti é feroce circostanziato ma é inascoltato e la Camera il 7 giugno vota la fiducia al governo con 361 sì e 107 contrari. Matteotti con i colleghi è profeta del suo destino: "Io il discorso l'ho fatto, e visto il risultato, adesso preparatevi a quello funebre per me".
Il 10 GIUGNO, tre giorni dopo, è segnalata la scomparsa di MATTEOTTI, si teme un rapimento, la Camera s'interroga. L'opposizione forma un comitato. Mussolini tranquillizza che il governo s'impegnerà a far luce sull'episodio. Ma già circola la voce che è stato ucciso e che lui è il mandante. Subito si hanno le dimissioni di alcuni ministri. GIOLITTI esce dalla maggioranza. Il calo di prestigio é enorme per Mussolini e per il fascismo. GRAMSCI propone uno sciopero nazionale, poi per paura di fare brutta figura, o per evitare scontri di piazza con le squadre fasciste, lo annulla.
L'indignazione scuote il Paese, alcune compagini alleate e con queste anche una buona parte dell'esercito, cominciano ad avere dei dubbi. I liberali passano all'opposizione e con i cattolici e la sinistra si ritirano sull' AVENTINO di storica memoria "per la necessaria riflessione, per esami di coscienze".
Rifiutano di partecipare ai lavori in Parlamento fin quando dentro ci saranno i fascisti. Gli industriali s'interrogano sulla fiducia accordata, i nazionalisti e altri prendono le distanze, ma sono solo frammenti di oppositori, incapaci a destituire MUSSOLINI, come molti decisamente vorrebbero e altri in modo molto blando auspicherebbero.
16 AGOSTO - L'indignazione e lo sgomento sale quando é ritrovato il cadavere di MATTEOTTI. E sale ancora di più quando il Mondo annuncia che presto pubblicherà un documento d'accusa dettagliato contro Mussolini. Cioè un memoriale con la confessione dell'esecutore fisico del delitto e dove é evidente la responsabilità di Mussolini e dei suoi fedeli gerarchi.
Ci si attende, già su quest'anticipazione, l'arresto di Mussolini, o almeno le sue dimissioni. Qualcuno afferma che forse é la fine del fascismo e del suo capo. BONOMI porta al Re la notizia, il sovrano gli risponde secco "mi dispensi da questa lettura. Io non sono un giudice, io regno, non governo". E rivolto a Mussolini che non ha nessun'intenzione di dimettersi come vuole la piazza e gli oppositori, aggiunge "fa benissimo a non tenere conto di quelle stupidaggini". VITTORIO EMANUELE III avrebbe la possibilità di liberarsi di Mussolini anche subito, ma lo salva.
In tutto il Paese lo sgomento é enorme. Oltre le manifestazioni spontanee e quelle dell'opposizione si assiste a una fuga generale dal fascismo; prendono le distanze molti politici che lo avevano appoggiato nel listone. Alcuni generali e il gruppo degli ex combattenti esprimono sentimenti di condanna. Gli industriali s'interrogano e fanno sapere: "abbiamo un profondo disagio nella nostra coscienza".
Per il fascismo é vicina la disgrazia politica, molti fascisti si tolgono il distintivo, non rispondono nemmeno all'appello alcuni ufficiali della Milizia, e il partito va incontro a una lacerazione interna tra gli estremisti e la corrente più cauta, quella legalitaria, che é sconvolta. Il giornali della sinistra vanno a ruba, mentre intorno a Mussolini si va sempre di più creando un vuoto.
Basterebbe, come propongono SFORZA, TURATI e TREVES ai fuggiaschi sull'Aventino, muoversi, scendere in piazza con il popolo, invadere Palazzo Chigi e chiedere a Re di fare arrestare MUSSOLINI, fare immediatamente sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni.
Basterebbe, sarebbe fattibile, ma nessuno si muove. Decidono semplicemente di non partecipare ai lavori del Parlamento, fanno una secessione, finché MUSSOLINI resta sui banchi del Parlamento.
E' una sfida già debole, poi si aggiungono le vecchie beghe fra i partiti (ricordiamo che all'Aventino ci sono soprattutto i cattolici e le sinistre), le lacerazioni all'interno degli stessi partiti che non trovano un agire comune, una coesione che dovrebbe essere quella di un'unità nazionale. Nulla. Potevano agire, ma é un fallimento clamoroso. Non riescono a trovare uno strumento valido, confidano solo sul re, si appellano ai regolamenti, alle formalità, ai cavilli, manca insomma l'azione. Quello che appare chiaro é che nessuno é all'altezza della situazione. Perfino il re, che abbiamo visto sopra come la pensa.
Gli storici si dividono quando devono giudicare l'atteggiamento del sovrano. Alcuni lo accusano di vigliaccheria, di non essere stato energico (ma non lo era mai stato, lo abbiamo visto alla marcia su Roma), mentre altri più attenti e realisti affermano che se avesse destituito Mussolini su due piedi il Paese sarebbe caduto in una sanguinosa guerra civile con le numerose squadre di estremisti che gia' erano nelle piazze di ogni citta' d'Italia, minacciosi, a segnare il passo, e tutti nell'attesa del dramma, che ormai tutti temevano; cioè lo scontro fisico.
Comunque sia, lo stallo, l'impotenza o la paura e forse la saggezza del re, e l'Aventino che non incalza, non avanza, che non combatte, ma attende passivamente solo gli eventi, sono circostanze tutte a favore di Mussolini. Sa ora di avere dalla sua parte un impotente Aventino, ha dalla sua parte alcuni parlamentari che dopo un primo sbandamento stanno rientrando nei ranghi, e ha dalla sua parte il re con il suo esercito, con DI GIORGIO ministro della guerra e con REVEL ministro della marina schierati con lui. Poi ha la sua Milizia. Mussolini si sente forte e dalla difensiva passa all'offensiva, si organizza ed é convinto che "se cado io cadrà anche il re e la monarchia, quindi ora sono costretti ad aiutarmi".
Ma il 27 DICEMBRE Il Mondo, pubblica l'esplosivo documento, l'intera confessione di Cesare Rossi che è una denuncia nei confronti del capo del fascismo, accusato di essere il mandante del delitto Matteotti. Una vera "bomba". L'indignazione aumenta in tutto il paese. Il 30 mattina esce il Corriere chiedendo a Mussolini la cosa più saggia: dare le dimissioni.
Lo stesso 30 DICEMBRE MUSSOLINI convoca il Consiglio dei ministri. Tutto il Paese si attende le dimissioni di Mussolini, e già in alcune città ci sono manifestazione di giubilo, un giornale del sud pubblica nella notte addirittura l'evento, il fatto compiuto, in prima pagina, quando invece arriva la notizia che il capo del governo non si é dimesso, ma ha annunciato per il 3 gennaio un importante discorso dove anticipa i contenuti: "Importanti misure necessarie per la tutela morale e materiale del Paese, per riportarlo alla legalita'".
Ma non ha fatto i conti con gli estremisti della sua Milizia che in quel suo programma temono lo scioglimento della stessa. Il giorno dopo, il 31 DICEMBRE, gli ufficiali e i consoli organizzano una grand'assemblea a Roma e danno un ultimatum a Mussolini: "O rompi gli indugi, e noi ti siamo accanto, o tutti in prigione, compreso voi, che però ci resterete per sempre. Ti sconfesseremo con un gesto clamoroso, ci consegneremo tutti all'autorità giudiziaria per dimostrare solidarietà ai nostri colleghi esecutori del delitto, ma ci dissoceremo dal mandante, che ormai tutti lo sanno, siete stato voi".
In poche parole gli fecero capire che se lui voleva disfarsi di loro, la cosa non gli sarebbe proprio riuscita. C'erano altri capaci di occupare il suo posto. La piazza? Ci avrebbero pensato loro. I capi dell'Aventino? "bisogna fucilarli", e insistono. "O sei con noi o contro di noi".
CURZIO MALAPARTE il 31 DICEMBRE sull'Impero profetizza " Il fascismo contro Mussolini?". E ricorda al suo capo che il suo mandato gli viene dalle "province fasciste" e che non deve credere di salvarsi sacrificando i fascisti, e concludeva "o tutti in galera o nessuno"
Del resto il 5 dicembre dopo una delle tante infamanti accuse contro DE BONO per correità in un reato, era stato "sacrificato" alle dimissioni. BALBO comandante della Milizia lo aveva preceduto il 1° dicembre con le stesse motivazioni, c'era dunque una pulizia?.
Che MUSSOLINI volesse usare il prossimo 3 gennaio ancora più forti i suoi poteri con estrema fermezza o con dei compromessi non vi era alcun dubbio, ma che li volesse usare come poi vedremo nella forma più autoritaria e feroce, nessuno lo pensava, alcuni lo consideravano ormai già finito, forse non proprio il fascismo ma certamente lui ne sarebbe stato esautorato.
Del resto l'aveva creata lui quella struttura di ribelli, quella forza bruta, e molti erano pronti, in questa per lui poco felice circostanza, con intrighi vari ad occupare il suo posto.
Era un organismo il suo che gli era sfuggito in certi momenti dalle mani. Le critiche sul suo operato non erano mai mancate. Spesso a fatica aveva controllato i dissidenti. Ora per non perdere quel prestigio e quell'autorità cui tanto teneva, era necessario alzare il tiro, diventare, che lo voleva o no un dittatore. Era dunque l'occasione buona per sbarazzarsi degli avversari anche dentro il suo stesso partito, darli "in pasto alla folla". E', infatti, l'inizio di un nuovo periodo: il Regime.
IL CAPODANNO di questo 1925, é diverso dai soliti, porta con
se' in un'atmosfera drammatica e densa d'incognite, il tanto atteso mattino del
3 gennaio, quando Mussolini nel suo discorso annunciato alla Camera, dovrà per
il Caso Matteotti, difendersi o attaccare.
E' forse lo scontro di una democrazia, con tanti difetti ma che ha ancora un po'
di coraggio, con i giornali superstiti di sinistra, altri liberali e persino
quelli filofascisti che fanno marcia indietro, s'interrogano e avanzano dubbi,
come fa il Corriere della Sera, il Giornale d'Italia, Il Popolo (e
pagheranno poi cara questa presa di posizione).
Poi ci sono le spontanee manifestazioni di piazza, l'indignazione della gente.
Tutti sembrano sfidare il capo del fascismo. Ma sono capaci solo di fare
chiacchiere.
MUSSOLINI il 3 gennaio alla Camera, é abile, usa una tattica da
stratega. Chiede la parola e dice subito che non chiederà un voto di fiducia, né
un voto politico. Per coloro che lo hanno dimenticato ricorda l'art.47 che da'
alla Camera il diritto di accusarlo davanti all'Alta Corte di Giustizia. Poi
nega di aver fondato e diretto la ceka, e nel silenzio generale con un tono
perentorio, plateale, ma sicuro, afferma:
"Dichiaro qui, al cospetto di quest'assemblea e davanti al popolo
italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica
di tutto quanto é avvenuto. Se il fascismo è' stato un'associazione a
delinquere, io sono il capo di quest'associazione a delinquere".
Poi rivendica gli sforzi compiuti per la stabilità del Paese, e rivolgendosi
agli aventiniani "quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili,
la soluzione è la forza. Viene il momento di dire basta e il governo è
abbastanza forte da stroncare la sedizione di questi sovversivi" e
aggiunge
"entro quarantott'ore, l'intera situazione sarà chiarita su tutta l'area. Normalizzeremo e reprimeremo ogni illegalità, compreso quella fascista, che (è una minaccia? Un avvertimento?) preme con la sua forza per scatenare il peggio, l'eliminazione delle opposizioni con altri mezzi"
Il re che potrebbe fare molto, fa poco, rifiuta di firmare un decreto di scioglimento della Camera con la data in bianco. Oltre non va', grazie alla viltà o all'incapacità di chi sta assistendo alla chiusura del diritto parlamentare, in silenzio (poi si lamenteranno! o negli anni del dopo fascismo diranno che era stato solo Mussolini ad usare il potere).
Qualcuno, pur non essendoci né il voto né la discussione, si dimette, "in punta di piedi", si defila "a titolo personale", sono tutti incapaci a sostenere una sfida, quelli in aula e quelli secessionisti dell'Aventino, meno coraggiosi perfino dei due ministri fascisti che manifestano il loro dissenso al loro Capo, anche se sanno benissimo che hanno tutto da perdere, se vince, Mussolini non li perdonerà.
Ne approfitta quindi Mussolini per rimpastare il governo con i suoi uomini (dove fra gli altri chiama ALFREDO ROCCO che diventerà subito "il legislatore del regime") con un Parlamento monco, e subito inizia a governare senza l'appoggio parlamentare. Emanando leggi e decreti a suo piacimento.
Gli aventiniani? Si limitano a scrivere un manifesto prendendo delle posizioni morali contro il fascismo, ma lo fanno troppo in ritardo, e non serve proprio a nulla, nessun giornale con le nuove disposizioni di Mussolini é disposto a pubblicare quello che hanno scritto.
Per Mussolini ora diventa tutto facile. Con il pretesto della punizione delle "teste calde" può sbarazzarsi degli avversari dell'opposizione, ma può sbarazzarsi anche di tutti coloro che all'interno del suo partito non si sono allineati alla sua politica, hanno alzato la testa, pronti a cogliere il momento tanto atteso per comandare loro, o che lo hanno tradito nel momento più critico del fascismo.
Infatti, il giorno dopo partono disposizioni dure. Mobilitazione della Milizia. Ai prefetti delle città invita a prendere tutti i provvedimenti necessari contro qualsiasi manifestazione antifascista. E significa soffocare la stampa, far chiudere i giornali che ha contro, chiudere, circoli, ritrovi, organizzazioni, associazioni, gruppi, riunioni di più persone. E non indicando quali, le scelte dove colpire sono lasciate all'inaudito arbitrio dei prefetti, quindi, anche se solo "politicamente sospetti", tutti.
Il 12 GENNAIO, un decreto disciplina severamente l'apertura d'ogni circolo, e vieta ad ogni dipendente pubblico di far parte di qualsiasi tipo d'associazione. Sarà esteso poi, ai magistrati, ai docenti universitari e perfino alle associazioni combattenti, quelli che gli avevano dato non poco appoggio nella fondazione dei fasci, ma che stanno sempre più ostentando una posizione d'indipendenza nei suoi confronti.
Altri provvedimenti nei riguardi della Borsa, dove il 26 febbraio, la nomina dei singoli agenti è subordinata all'approvazione del governo. Inoltre gli acquisti si fanno con un minimo del 25% in contanti, che provoca un generale ribasso azionario, rialzo dei cambi, svalutazione della lira.
Nello stesso giorno sono chiusi 95 circoli, 25 organizzazioni
"sovversive sospette", 120 gruppi e associazioni
"anticostituzionali", 150 esercizi pubblici considerati
"ritrovi", arrestati 111 "sovversivi", 655 perquisizioni
domiciliari.
Controllate tutte le 611 reti telefoniche, i 4433 posti pubblici, spulciati uno
ad uno i 145.797 abbonati (chi sono, cosa fanno, a quale partito politico
appartengono).
Si sciolgono tutte le sedi di riunione d'operai ed è creato un unico organismo sotto il diretto e totale controllo del partito fascista, il Dopolavoro, OND.