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IL
GIOVANE TURATI
di Pier Carlo Masini
Intervento pubblicato sul libro "Filippo Turati - cinquant'anni dopo" Edizioni Scientifiche Italiane - 1983 |
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La
formazione politica di Filippo Turati si differenzia da quella
di molti suoi contemporanei perché procede per maturazione
più che per abiure e conversioni. Si sviluppa lungo l'arco
di un quindicennio, coerente e meditata, dal 1875, anno del suo
esordio letterario e del suo primo impegno pubblico, al 1890 quando,
redattore di "Cuore e critica" si appresta a trasformare
la rivista in "Critica Sociale". A differenza di Andrea
Costa che passa dall'anarchismo al socialismo attraverso una esperienza
sofferta e drammatica, di Antonio Labriola che evolve prima dal
liberalismo costituzionale al radicalismo e da questo, con più
rapida virata, al socialismo marxista, di tanti altri socialisti
apostati della fede mazziniana e provenienti dalle file repubblicane,
Turati è già sociali- sta e direi socialriformista
fin dal 1878, quando scrive all'amico Ghisleri di aderire convintamente
al socialismo ma di non credere alla rivoluzione "se non
come sprone che acceleri la soluzione graduale". E a Achille
Loria nello stesso periodo dichiara che "il mio socialismo
è tendenza e moto più che sistema, essenzialmente
pratico, storico e graduale". Si coglie in queste affermazioni
l'influenza del positivismo evoluzionista che come positivismo
antepone le riforme concrete ai sogni di rigenerazione universale
e come evoluzionismo inquadra le riforme in un razionale disegno
di gradualità. Come appare dall'introduzione al saggio
su 11 delitto e la questione sociale. Turati sentì fortemente
l'influsso del pensiero di Gian Domenico Romagnosi che gli ispirò
questa sua ricerca scientifica intorno ad un problema che allora
interessava acutamente i giovani studiosi democratici: il problema
del delitto e della pena nei suoi risvolti non solo giuridici
ma anche sociali (contemporaneamente a Turati se ne occuparono
Ferri e Colajanni). Cito da questa introduzione un passo che e.
ragguaglia sulla concezione che Turati ha del socialismo all'
inizio degli anni ottanta. "Il socialismo non è un
sistema chiuso e prefisso, ma semplicemente un grande indirizzo
movente da intuizioni e osservazioni inconcusse, suscettivo di
ampliamenti e adattamenti continui alle esigenze dell'ambiente
storico - e questa indeterminatezza o piuttosto virtualità
che gli avversari gli rimproverano è appunto la sua forza
e la sua garanzia". Ad Arcangelo Ghisleri il 29 marzo 1881
scrive che .il tempo del socialismo letterario e sentimentale
è passato" e che sono necessari invece .studi positivi,
fatti, cifre, atre statistiche, sopralluoghi". Il programma
di riforme ha da essere .graduale non piazzaiolo, non nubivago,
non pedantesco". Più tardi, nel corso di una polemica
col giornalista Dario Papa che gli chiedeva di sintetizzare il
suo socialismo in un progetto di società futura, in un
piano, rispondeva: Ah un piano! Un piano qualunque! Un piano possibile,
verosimile ben architettato e ben confezionato. E non vi avvedete
che chiedendo questo a socialismo, voi gli chiedete semplicemente
di ridiventare bambino, di gufar via, alle ortiche tutto quello
che è a sua ricchezza e la sua coscienza di adulto [...]
la sua positività e la sua possibilità fa pratica,
graduale e reale, per bamboleggiare di nuovo [...] per mettersi
nel guardinfante del finalismo sociale [...]". Bastano queste
citazioni, credo, ad avvalorare quella mia ipotesi, di un Turati
già riformista a vent'anni; un riformista intransigente,
un riformista col bisturi come dimostrano i suoi scritti giovanili
di polemica e di denuncia raccolti da Luigi Cortesi in una scelta
antologica pubblicata molti anni fa. Successivamente negli anni
novanta Turati supera queste posizioni pragmatiche e sperimentali
con la sua adesione, imponente fatica e cerebrale, al marxismo
della cui ortodossia si farà tutore nella polemica contro
il revisionismo; ma riemergeranno più tardi nell'epoca
del riformismo e nel primo dopoguerra ad orientare la sua azione
politica, antimassimalista e anticatastrofica. Del resto il marxismo
di Turati è una specie di antidoto scientifico contro i
residui di utopismo e di semplicismo che, a suo giudizio, ancora
annebbiano la vista dei socialisti. 41 socialismo moderno - scrive
nel 1890 - non è che la concezione scientifica - e perciò
più largamente critica e sintetica - del dramma sociale".
C'è inoltre nel giovane Turati un'intuizione centrale che
è il nucleo della concezione del marxismo e alla quale
egli perviene molto presto, non tanto attraverso, testi marxisti
che poco conosceva, quanto attraverso la collaborazione intellettuale
della sua compagna, la informata Anna Kulisciotf. Questa intuizione
centrale riguarda il rapporto fra la base economica e la sua espressione
politica, fra il fatto e l'idea, fra la classe lavoratrice rinserrata
nelle strutture del capitalismo e il programma socialista per
la sua liberazione. Dall'incontro di questi due clementi nascerà
il partito che nel 1892 sarà il punto d'approdo di una
fase storica del movimento operaio italiano ma anche punto d'approdo
dell'esperienza giovanile di Filippo Turati. Egli scrive con efficaci
immagini al Comitato Centrale del Partito Operaio Italiano nel
1890: "L'ideale socialista [...] esce dalle viscere vostre
ed è l'alto riflesso della vostra saliente umanità
in conflitto con le ferree condizioni del regime imperante [...].
Naturalmente esso piegasi a voi, che per intanto gli tendete le
braccia; e quando le due curve si toccheranno e il chiuso circolo
sprigionerà la fatale scintilla, allora sarà scoccata
la più nobile ora della storia". Sarà appunto
l'ora del partito, luogo d'incontro fra la condizione operaia
e la sua coscienza politica riflessa, fra i lavoratori e gli intellettuali.
"L'organizzazione operaia, cieca d'ogni coscienza emancipatrice,
il partito socialista ridotto ad accademia dottrinale di disputanti:
l'una e l'altra cosa - scrive al Congresso dei socialisti romagnoli
nel 1890 - ci sembrano, ad ugual titolo, due pretti non sensi".
Per questo il partito fondato a Genova si chiamerà Partito
Socialista dei Lavoratori Italiani, un nome non scelto a caso,
ma significante la fusione di due forze fra loro complementari.
Alla fondazione di questo partito Turati dette un rilevante contributo
non solo d'idee ma anche di opere con l'attività della
Lega Socialista Milanese, embrione politico della più vasta
organizzazione nazionale che sorgerà dalla confluenza di
molte e varie associazioni locali e regionali, politiche e di
mestiere. Ma a Genova si arriverà anche attraverso due
inevitabili operazioni dissociative: dalla democrazia radicale
e repubblicana da una parte e dagli anarchici dall'altra. |