2002: 112esimo Primo Maggio

di Vittorio Valenza


"É dubbio se tutte le invenzioni meccaniche fatte finora abbiano alleviato la fatica di un qualsiasi essere umano."
Con queste parole, il filosofo inglese John Stuart Mill, gran padre della libraldemocrazia, sintetizzava le dolorose condizioni di lavoro e di vita del proletariato negli anni '50 dell'Ottocento.
Particolarmente gravosa, ai quei tempi, era la durata della giornata di lavoro.
Nella media degli opifici, le 12 o le14 ore giornaliere, per sei giorni alla settimana, erano la regola.
Tra le prime rivendicazioni avanzate dal nascente Movimento operaio vi fu, quindi, la questione dell'orario, a partire da quello a cui erano sottoposti i bambini e le donne.

È in questo periodo, nel 1855, che viene coniato, sembra in Australia, il celebre slogan: "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire."

La storia del Primo Maggio è intimamente legata a questa richiesta.

Nel 1864, venne fondata, a Londra, in occasione dell'Esposizione universale, l'Associazione internazionale dei lavoratori: la cosiddetta "Prima Internazionale".

Al terzo congresso dell'Ail, a Ginevra nel settembre del 1866, venne lanciata la rivendicazione delle "otto ore come limite legale dell'attività lavorativa".

Da quel momento, le "otto ore" divennero un obiettivo costante delle lotte operaie.

In esse, si distinsero, in particolare, le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. 

Nell'ottobre del 1884, la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.

E il primo stato ad approvare una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, l'Illinois, ne fissò l'entrata in vigore per il 1 Maggio 1886, che cadeva di sabato, allora giornata lavorativa.

Quel sabato, dodicimila fabbriche degli Stati uniti e 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. 

L'epicentro del movimento fu la città di Chicago dove, si dice, che 80 mila operai diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana. 

La manifestazione si svolse in modo ordinato.

Ma, nei giorni successivi, gli scioperi e le manifestazioni proseguirono e, nelle principali città industriali, la tensione si fece sempre più acuta. 

Lunedì 3 maggio, davanti alle fabbriche Mc Cormik, in Haymarket square, la polizia e gli uomini dell'agenzia investigativa Pinkerton fecero fuoco contro i dimostranti. L'esito fu di quattro morti e decine di feriti. La reazione operaia non si fece attendere.

Il giorno dopo, il 4 Maggio, ventimila lavoratori e lavoratrici erano presenti in Haymarket square.

August Spies, Albert Parsons e Samuel Fielden, esponenti sindacali di orientamento anarchico, tennero un comizio.

Il clima della piazza era carico di tensione, ma nella sostanza pacifico tanto che lo stesso sindaco di Chicago, che aveva autorizzato la manifestazione, se ne andò, poco prima del termine, convinto che tutto si sarebbe concluso in modo ordinato.

Invece, verso la fine della manifestazione, la polizia caricò la folla e, nel trambusto, mentre gli agenti stavano avvicinandosi al palco degli oratori fu lanciata contro di loro una bomba.

I poliziotti aprirono il fuoco. 

Alla fine, si contarono otto morti e numerosi feriti, da entrambe le parti. 

Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni dei lavoratori.

Anche in altri stati.

Per esempio, Mercoledì 5 maggio, a Milwaukee nel Winsconsin, la polizia sparò contro degli operai, per lo più immigrati polacchi, uccidendone nove. 

A Chicago, in particolare, l'azione repressiva fu condotta contro gli anarchici che, in quegli anni, erano la componente più significativa del Movimento operaio.

Le sedi furono devastate e chiuse.

Molti vennero arrestati e otto furono processati per tentato omicidio: Adolphe Fiscer, August Spies, George Engel, Albert Parson, Louis Lingg, Oscar Neebe, Samuel Fielden e Michael Schwab.

Nel presentare l'accusa, la procura di stato disse ai giurati (tra i quali sedeva anche un parente di uno dei poliziotti uccisi): "La legge è a giudizio. L'anarchia è a giudizio. Questi uomini sono stati scelti e selezionati per la gran giuria, ed indicati perché sono i comandanti. Non sono più colpevoli degli altri migliaia che li seguono. Signori della giuria; condannate questi uomini, fate un esempio di loro, impiccateli e salvate le nostre istituzioni, la nostra società." 

Con un processo così impostato, sette imputati furono condannati a morte e uno, Oscar Neebe, a 15 anni di galera. 

A nulla valse il fatto comprovato che solo due degli imputati fossero presenti al momento dell'esplosione. 

Albert Spies, così accolse la sentenza: "Se pensate che impiccandomi potete schiacciare il movimento operaio…il movimento operaio di milioni d'oppressi, di milioni in miseria che vogliono salvezza…se questa è la vostra opinione, allora impiccateci! Qui schiaccerete una scintilla, ma qui e lì, davanti e ovunque, le fiamme si alzeranno. Un fuoco sotterraneo. Non si puoi spegnere."

Una campagna internazionale riuscì a far commutare in ergastoli due sentenze capitali: Samuel Fielden e Michael Schwab. 

Dei rimanenti cinque, Louis Lingg si uccise alla vigilia dell'esecuzione.

Gli altri quattro (Adolphe Fiscer, August Spies, George Engel, Albert Parson) furono impiccati l'11 novembre 1887. 

Come scrisse, sul New York Herald Tribune, William Dean Howells, uno dei più noti esponenti della cultura americana: "La libera repubblica ha ucciso cinque uomini per le loro convinzioni". 

Divennero i "Martiri di Chicago". 

Il 20 luglio 1889, una riunione dei partiti socialisti di tutti i Paesi ricostituì l'Associazione internazionale dei lavoratori che, nei primi anni '870, non era sopravvissuta alla contrapposizione tra i marxisti e i bakuninisti o, come si diceva allora tra "centralisti" e "antiautoritari".

Fu la "Seconda Internazionale": l'Internazionale socialista.

Riunito a Parigi, il Congresso decise, su proposta di Raymond Lavigne, che "una grande manifestazione sarebbe stata organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente i tutti i paesi e in tute le città, i lavoratori avrebbero chiesto alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore". 

La scelta cadde sul primo giorno di Maggio per il valore simbolico che i "Martiri di Chicago" avevano dato a quella giornata.

Così, il 1 Maggio 1990, i lavoratori di tutti i Paesi si fermarono: "Il proletariato d'Europa e d'America - affermò compiaciuto il vecchio Fiedrich Engels - passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti."

Anche i lavoratori italiani, che due anni dopo costituiranno il Partito socialista italiano, scesero in piazza: "Lavoratori -si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 Maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!"

Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci andarono vestiti a festa.

In tutti i Paesi, la mobilitazione fu un grande successo tanto che venne deciso di replicarla per l'anno successivo, il 1891.

Il 1 Maggio 1891 confermò la straordinaria presa di quell'appuntamento, cosicché l'Internazionale deliberò, al suo Secondo congresso, riunito nell'agosto del '91 a Bruxelles, di rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la "Festa dei lavoratori di tutti i paesi".

Straordinari furono gli appuntamenti del 1898 e del 1919.

Il 1 Maggio 1898 coincise con la fase più acuta dei "Moti per il pane", che investirono tutta Italia e che ebbero il loro tragico epilogo a Milano con le cannonate del generale Fiorenzo Bava Beccaris.

Il 1 Maggio 1919 è da ricordare, invece, perché i metallurgici e altre categorie di lavoratori poterono finalmente festeggiare la conquista delle "Otto ore".

Oggi, per cogliere e dare continuità allo spirito del Primo Maggio, il traguardo da conquistare non può essere altro che quello delle "35 ore". Obbiettivo ambizioso in una difficile congiuntura come questa, dove una sé dicente "Sinistra" fatica a difendere anche quello, vedi l'Articolo 18, che i socialisti hanno conquistato di slancio ben 32 anni fa.


Come vedremo, la stessa festa del 1 maggio è un fenomeno spontaneo . 

La festa internazionale dello maggio, che risale al l889, è forse il più ambizioso fra i rituali del movimento operaio. 

Per certi aspetti è una versione più ambiziosa e universalizzata della manifestazione annuale, combinante festa e dimostrazione operaia, che abbiamo visto emergere, per un gruppo ben preciso di lavoratori e limitata a certe regioni, dalle dimostrazioni e dalle feste dei minatori di due decenni prima. 

Aveva in comune con queste la caratteristica essenziale di essere la regolare presentazione in pubblico di una classe, una dimostrazione di forza, addirittura, nel suo invadere lo spazio sociale dell'establishment, una conquista simbolica. 

Ma, cosa altrettanto essenziale, era l'affermazione di una classe tramite un movimento organizzato, sindacato o partito. 

Era la grande parata annuale dell'esercito del lavoro un'occasione politica impensabile senza gli slogan, le rivendicazioni, i discorsi che, anche fra i minatori, che facevano storia a se, vennero a essere pronunciati in misura sempre maggiore da personaggi di statura nazionale rappresentanti non il sindacato, ma il movimento nel suo complesso. 

Nello stesso tempo, essendo coinvolta la classe in quanto tale, il 1 maggio era altresì, come le successive manifestazioni dello stesso genere pensiamo ai festival nazionali dell' "Humanite" in Francia o dell' "Unità" in Italia, un'occasione familiare e una festa popolare, ma una festa che, con tutta la sua vasta offerta di svaghi per il popolo, ostentava con fierezza il proprio autocontrollo . 

Come i minatori di Durham nel 1872 furono fieri di aver deluso i benpensanti che tremavano per l'invasione dei barbari dalla faccia nera, ricordiamo i guanti bianchi dei dimostranti così qualche anno fa i napoletani andarono fieri di un'impresa ancora più stupefacente. 

Niente, essi affermavano, era stato rubato e nessuno truffato durante il festival nazionale dell' "Unità", quando si svolse in quella città notoriamente ingegnosa e lesta di mano. 

Ma le feste dei minatori erano progettate come occasioni annuali già dalla prima, tenuta a Durham a mo' di esperimento ne11871, vennero offerti tre premi per la gara delle bande e "cospicui premi in denaro per sport atletici di vario genere". 

Invece la festa del 1 maggio era intesa semplicemente come dimostrazione internazionale unica e simultanea per ottenere la legalizzazione delle otto ore lavorative giornaliere. 

Quanta della sua forza, come quella della bandiera rossa, fosse dovuta a questo senso di internazionalismo, può essere oggetto di ipotesi, ma certamente era molta. 

La ripetizione annuale fu imposta ai partiti e all'Internazionale dalla pubblica richiesta della base. 

Per di più, fu attraverso la partecipazione pubblica che una dimostrazione si trasformò in una vacanza sia in senso rituale sia in quello di festa. 

Engels giunse ad alludervi come una Maifeier o celebrazione invece che come una dimostrazione soltanto nel 1893 .

Al contrario: i rivoluzionari ideologicamente più puri avevano addirittura il sospetto che il divertimento potesse essere politicamente diversivo, e le pratiche folcloristiche una concessione allo spirito di superstizione. 

Avrebbero preferito marce di protesta più cupe e militanti. 

I leader con una migliore conoscenza delle masse, come Adler, Vandervelde e Costa, erano più in sintonia con esse. 

Come disse Costa ne11893: "I cattolici hanno la Pasqua; da oggi in poi anche i lavoratori avranno la loro Pasqua". 

Gli italiani, mobilitando una classe tradizionali sta e in gran parte illetterata, tendevano a essere insolitamente sensibili alla forza del simbolo e della cerimonia. 

Per di più, la rivendicazione specifica dell'originario 1° maggio passò ben presto in secondo piano . 

Esso si trasformò sempre più in un'affermazione annuale di presenza della classe, e col massimo successo là dove, contro il parere dei cauti socialisti e leader sindacali che prevalevano in Gran Bretagna e Germania, sottolineava quella presenza mediante l'affermazione simbolica della forza fondamentale dei lavoratori: l'astensione dal lavoro per un giorno di sciopero. 

In molti Paesi latini esso fu visto come una commemorazione di martiri, "i martiri di Chicago", e qualche volta è ancora considerato così. 

L'elemento rituale presente nel 1 maggio dei lavoratori che era, come qualcuno osservava, anche tra gli anniversari radicali e rivoluzionari, l'unico associato esclusivamente al proletariato fu immediatamente riconosciuto da artisti, giornalisti, poeti e verseggiatori, i quali, per conto dei loro partiti, producevano distintivi, bandiere, manifesti, pubblicazioni periodiche sul 1 maggio, vignette e altro materiale idoneo all'occasione. 

Il loro linguaggio iconografico riecheggia la tematica della primavera, della gioventù e della crescita che era spontaneamente associata a quella giornata. 

I fiori erano una parte importante di questa iconografia e si usò portarli, non sappiamo come, fin dal principio: il garofano in Austria e in Italia alla fine divenne per eccellenza il fiore del 1 maggio, la rosa rossa (di carta) in Germania, la rosa selvatica e il papavero in Francia, come pure il ramo di biancospino; ma non il mughetto, che in seguito entrò in una simbiosi non politica con il 1° maggio in Francia . 

Ciò che la memoria popolare associava alla Fusillade de Fourmies quando, nel 1891, si sparò contro i partecipanti a una marcia di questo genere era l'immagine di una giovinetta con in mano un ramo fiorito. 

Senza dubbio ciò era dovuto in gran parte all'incidente storico che indusse l'Internazionale a scegliere per la sua dimostrazione questa data dotata di forte carica emotiva e tradizionale. 

Certo molto si dovette al suo inizio durante uno dei momenti memorabili di risveglio, crescita ed espansione del movimento operaio internazionale . 

La festa celebrava il rinnovamento e la speranza in un periodo di rinnovamento e di speranza, e forse non si sarebbe affermata in modo così duraturo se fosse iniziata in un momento meno ottimistico della storia del movimento operaio. 

Che cosa significava questa giornata per i lavoratori? Per fortuna non siamo del tutto all'oscuro su questo punto, giacché gli organizzatori di una recente esposizione di bandiere del movimento operaio in Italia ne fecero vedere alcune opportunamente scelte a un gruppo di anziani, che immediatamente le associarono al 1 maggio. 

Citerò Pietro Comollo, un torinese quasi ottantenne: il 1 maggio allora aveva un grande significato. Intanto tutti dicevano: "L'è la nostra festa"... è la nostra festa dei lavoratori. Si sapeva, un po' vagamente. che era in memoria di quelli che avevano lottato per le otto ore, i martiri di Chicago. E quindi già questo fatto era simbolico, era diventato una cosa simbolica per gli operai... e poi era una festa così. c'era il garofano rosso; era una manifestazione di lotta. e affluivano molto. non soltanto perché avevano strappato questa festa del 1 p maggio con le loro organizzazioni, ma perché riuniva tutti. Al 1 maggio trovavi anche gli anarchici,.. 

Era il rituale della classe, della comunità, della lotta e dell'unità. 

Quanto forte fosse l'attaccamento emotivo dei lavoratori a questa occasione è dimostrato dagli sforzi che gli avversari del movimento fecero per annettersela. 

Dopo i bolscevichi, fu Hitler che nel 1933 la trasformò in una festa nazionale ufficiale del lavoro, e a lui tenne dietro in seguito la Comunità economica europea. 

Inoltre, come Hitler aveva consapevolmente combinato il rosso della bandiera socialista con l'assai diverso simbolo della svastica, così possiamo vedere negli anni Trenta i nazisti trasformare deliberatamente il simbolismo iconografico del 1° maggio spostandolo dalla lotta di classe alla cooperazione di classe per la causa nazionale.

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