l'Ossimoro        Socialismo è libertà

 

 webzine socialista  a cura di  Mario Artali

     

 

"il convegno.... era partito dal considerare il socialismo liberale come un ossimoro. Ma.....lo spostamento di significato storico dei termini del linguaggio politico può trasformare un'espressione all'inizio ossimorica in una congiunzione di termini opposti. Poi è avvenuto che la democrazia è stata a poco a poco considerata come un'ulteriore fase di sviluppo del liberalismo,e oggi nessuno potrebbe concepire un liberalismo non democratico e una democrazia che non sia obbligatoriamente una liberal democrazia. A un liberale puro, come Benjamin Constant e a un democratico puro,come Giuseppe Mazzini, l'espressione liberaldemocrazia sarebbe parsa un ossimoro,come, fino a ieri, a noi,liberalsocialismo." Norberto Bobbio [introduzione alla edizione del 1997 di "Socialismo liberale" di Carlo Rosselli]

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Gigi Covatta, direttore di "Mondoperaio",storica rivista del Socialismo fondata da Pietro Nenni, ha curato un numero -3 del 2016- con un'ampia parte dedicata alla rievocazione dei tentativi abortiti di innovazione nella sinistra (Cosa 2 e Ulivo). Alla "Cosa 2" ed alle ragioni dell'insuccesso è dedicato il "pezzo" che ho scitto per Mondoperaio e che qui riporto: la Cosa che non fu. 
Siamo agli ultimi anni del novecento quando alcuni socialisti di diversa storia personale e molto spesso con "simpatie" non coincidenti all’interno dell’ormai defunto PSI, si ritrovano nella speranza di contribuire alla rinascita di una sinistra che, appresa la lezione della storia, voglia costituire un grande partito che sappia stare all’interno del movimento socialista internazionale senza più remore né riserve mentali.
L’Urss è morta, occorre costruire l’Europa dei popoli e delle autonomie, non c’è più un elemento reale di divisione, c’è da rifare tutto, sia per chi, come noi che proveniamo dal PSI, ha perso tutto, sia per chi –i compagni dell’ex PCI- ha salvato qualche bel pezzo della bottega che ci fu ma brancola alla ricerca di una strada.
C’è da ripensare programmi e strategie, non bastano più le stanche rimembranze del “sole dell’avvenire”: c’è ormai un mondo nuovo, con la globalizzazione, la già evidente finanziarizzazione del capitalismo, i profondi mutamenti nelle strutture sociali dovunque nel mondo, e chi più ne ha più ne metta.
Inizia allora una storia travagliata a cui partecipo con impegno.  Come è finita lo sappiamo, ma molti –me compreso- ne hanno dimenticato molte parti.
Qualcosa si è mosso:lo stanco pastrocchio postcomunista sembra volgere al termine, ma non è altrettanto chiaro verso cosa siamo diretti.
Non so se il passato può dare indicazioni per l'avvenire, ma ricordare che ci abbiamo provato è il minimo che possiamo fare. Qui chi vuole può trovare qualche pezzo di quella storia